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giovedì 17 maggio 2012
Italia,

Sentenza Eternit Torino: condanna a 16 anni ai dirigenti

Sedici anni di reclusione per i vertici della Eternit nell’ambito del processo che si è svolto a Torino a causa della morte di decine di dipendenti per le inalazioni delle polveri cancerogene.

In una maxi-aula 1 del tribunale di Torino gremita di giornalisti, fotografi, videoperatori e parenti delle vittime, in collegamento audio-video con la maxi-aula 2,  è stata letta oggi la sentenza del processo Eternit, che si è concluso con la condanna a 16 anni di reclusione per i due ex alti dirigenti della società, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne.

Il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello e i sostituti Gianfranco Colace e Sara Panelli avevano chiesto una condanna a 20 anni di reclusione per omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e disastro doloso. Gli imputati si sono sempre dichiarati estranei alle accuse. I numeri della più grande causa in materia di sicurezza sul lavoro che si sia mai svolta nel Vecchio Continente parlano da soli: i decessi attribuibili alla fibra killer sono 2191 (la cifra include sia operai che residenti nelle zone limitrofe alle aziende di Eternit), i malati di patologie correlate all’inalazione di amianto sono 665 e le parti civili 6392.

Gli stabilimenti incriminati sono quello di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Alla lettura del verdetto ha assistito anche il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli che ha preso posto affianco al pm Guariniello.

Una sentenza che molti considerano storica (ovviamente ora ci sarà il ricorso in appello), in quanto potrebbe aprire nuovi scenari per altre possibili cause legali nei confronti di aziende che hanno portato i propri dipendenti ad avere malattie anche gravi derivanti dalla propria attività professionale.

Ricordiamo che ormai da anni l’eternit è stato letteralmente bandito in quanto potenzialmente cancerogeno: nonostante questo, in molte città le bonifiche sono ancora in alto mare e molti cittadini sono preoccupati per le possibili dispersioni causate dalle lastre con l’usura del tempo e degli agenti atmosferici.

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