Il genetista Renato Dulbecco, è morto oggi, 20 febbraio 2012, dopo quasi un secolo di vita. Era nato infatti il 22 febbraio 1914, dedicando la sua intera esistenza alla medicina, effettuando scoperte fondamentali sul genoma umano, ma soprattutto sullo sviluppo dei tumori.
Le sue importanti sperimentazioni scientifiche, gli sono valse nel 1975, il premio Nobel per la Medicina, insieme ad Howard Temin e David Baltimore. Aveva 98 anni e già da giovanissimo, poco più che 18enne, iniziò ad occuparsi di genetica e nella fattispecie di biologia nell’Istituto di Anatomia Giuseppe Levi, dopo essere stato notato per le importanti e precoci intuizioni mediche.
Tra gli incontri più importanti, ricordiamo quelli avuti con il microbiologo Salvador Luria e Rita Levi Montalcini, suoi colleghi di corso nelle lezioni di anatomia del grande luminare Giuseppe Levi.
Dopo qualche anno, sul finire degli anni ’40, si trasferisce in America, raggiungendo Luria e proprio di questo viaggio si conosce un commento dello stesso Dulbecco, scaturito dall’incontro inaspettato e gradito con la Montalcini.
“Facevamo lunghe passeggiate sul ponte parlando del futuro, delle cose che volevamo fare: lei alle sue idee sullo sviluppo embrionale e io alle cellule in vitro per fare un mucchio di cose in fisiologia e medicina”
Giunto in America, inizia a collaborare con Luria, che aveva un laboratorio di ricerca di Bloomington, nell’Indiana, raggiungendo obiettivi importanti sullo studio di alcuni virus e nell’applicazione delle radiazioni come mezzo di terapia.
Così dopo alcuni anni, nell’Istituto di ricerca californiano Caltech, scopre il meccanismo di funzionamento del virus dell’Herpes Zoster e poi quello della Poliomelite, a cui seguì la realizzazione da parte di Hilary Koprowski e Salk, di un vaccino cosiddetto “inattivato” nel 1955 e quello “trivalente” ad opera di Albert Sabin, intorno ai primi anni ’60.
Lo studio delle cellule cancerose è stato però l’ambito che lo ha principalmente coinvolto, a partire dalle mutazioni genetiche messe in atto dai geni “infettati”, fino alla rilevazione delle anomalie genetiche scatenate dai tumori. Dopo qualche anno, proprio queste analisi, gli permisero di conquistare il Nobel e di comprendere i meccanismi chiave nella diffusione delle cellule cancerogene nell’organismo, contribuendo a sviluppare anche nuovi trattamenti nella lotta contro questa malattia.
Condividi questa pagina con i tuoi amici
Cerca Su Bloo 




































