Brand Purpose: il perché (forte) delle aziende

bambino che vuole volare con grande motivazione, come brand purpose
Brand Purpose: il perché (forte) delle aziende 1200 628 Anna Lisa Di Vincenzo

“Chi ha un perché abbastanza forte, può superare qualsiasi come”.

Lo diceva Nietzsche, molto prima che si iniziasse a parlare di brand, mission e vision. E non possiamo dargli torto, perché è proprio su questo concetto che è nata l’idea – vincente – del Brand Purpose.

Vediamo di cosa si tratta e perché funziona.

Cos’è il brand-purpose?

In inglese il vocabolo purpose indica l’intento, lo scopo, il fine. Ha un significato positivo, fatto di sfumature profonde e non tangibili.

È quella cosa che ci spinge a prendere una decisione, a seguire una strada, a dare vita a un’impresa.

Esatto, proprio per questo è un concetto fondamentale per il “nuovo” marketing: il Brand Purpose è il perché, la ragione che sta alla base della nascita di quell’azienda, di tutte le sue scelte e della sua organizzazione. Da qui deriva la cultura aziendale, i valori e lo stile di vita proposto, oltre che i prodotti e i servizi venduti.

È il messaggio del brand, un qualcosa di insito, naturale, che attira una community di persone che condividono quell’idea.

Ne ha parlato Simon Sinek nel suo celeberrimo intervento al Ted Talk:

Le aziende capaci di farci sentire ispirati, di guadagnarsi la nostra fiducia e fedeltà a lungo termine, sono quelle che ci fanno sentire più di un semplice cliente che sta facendo un buon affare: ci fanno sentire parte di un progetto più grande.

L’autore e saggista ritiene che alla base di una struttura aziendale debba esserci un perché abbastanza forte, il fulcro del famoso Golden Circle, che regge Vision, Mission, Values e Positioning.

Perché è importante il WHY

Oggi la sfiducia, nelle istituzioni e negli altri soprattutto, è ai massimi storici.

Non crediamo alle parole, vogliamo vedere i fatti, far parte di qualcosa. Vogliamo puntare su progetti di valore, su grandi idee. Appoggiare grandi cause.

Anche le ultime ricerche sociologiche confermano questo trend, che non interessa solo gli adulti ma, a sorpresa, anche i Millennials. Nella scelta di un brand o di un prodotto ciò che conta sono anche le posizioni prese da quell’azienda su questioni politiche e sociali, il sistema di valori e lo stile di vita proposto.

Non a caso, tutti i grandi nomi – Ikea, Nutella, Burger King – si schierano spesso, con forza, su tematiche importanti come l’ambiente, la questione razziale, la discriminazione di genere e la sessualità, o ancora la lotta alle armi.

Sappiamo che le decisioni che prendiamo, anche nel processo di acquisto, sono per lo più irrazionali, mosse da qualcosa di profondo e viscerale: per questo, appoggiare una causa che colpisce le persone alla pancia, scatenando determinate emozioni, risulta oggi una scelta vincente.

Un esempio?

Dove non è solo un brand che vende prodotti per l’igiene e la cura della persona: è il brand che celebra la bellezza autentica, le donne in tutte le loro forme, i loro colori e le loro sfumature.

Se tu, consumatrice, ti senti rappresentata e credi in quest’idea di bellezza, più vicina al tuo essere, sarai più propensa a comprare questi prodotti rispetto a quelli di Garnier, nelle cui pubblicità vedi donne eteree e filiformi.

Insomma, non è importante solo ciò che possiamo toccare con mano. Quello che ci interessa di più è tutto ciò che non vediamo.

Tutto ciò in cui anche noi, persone, crediamo.

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Anna Lisa Di Vincenzo

Copywriter freelance, divoratrice di libri e accumulatrice seriale di borse, bottoni vintage e stoffe a pois. Laureata in Scienze dell'Informazione a Parma, specializzata in Informazione Editoria e Giornalismo a Roma con una tesi sul Marketing dell'Editoria, ha fatto del Content Management uno strumento per far emergere la sua anima ottocentesca nel mondo contemporaneo.