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	<title>Ad Maiora Archivi &#8226; Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</title>
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	<description>Digital Emotions</description>
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	<title>Ad Maiora Archivi &#8226; Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</title>
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	<item>
		<title>Tempo e sperimentazione: il segreto per far crescere la tua azienda</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/tempo-sperimentazione-crescere-azienda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Bucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 12:56:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se sei atterrato/a su questo post, probabilmente anche tu almeno una volta negli ultimi 6 mesi ti sei chiesto, o chiesta: come affronto una pandemia, rimanendo a galla nonostante i rapidi cambiamenti di un mercato sempre più fragile e delicato? Come posso continuare a vendere i miei prodotti/servizi rimanendo in contatto col mio pubblico? Soprattutto, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se sei atterrato/a su questo post, probabilmente anche tu almeno una volta negli ultimi 6 mesi ti sei chiesto, o chiesta: <em>come affronto una pandemia, rimanendo a galla nonostante i rapidi cambiamenti di un mercato sempre più fragile e delicato?</em></p>
<p><em>Come posso continuare a vendere i miei prodotti/servizi rimanendo in contatto col mio pubblico?</em></p>
<p><em>Soprattutto, come arrivo a fine mese senza lasciare che pensieri e preoccupazioni governino le mie giornate e i risultati della mia azienda?</em></p>
<p>Ecco, come ho scritto, se sei atterrato/a su questo articolo, ti sei fatto/a almeno una di queste domande e sei ancora alla ricerca di una risposta&#8230; <strong>Sei nel post(o) giusto.</strong></p>
<p>La verità è in parte conosciuta: un evento epocale ha stravolto i sistemi di vita ai quali eravamo abituati finora, costringendoci ad adattare minuti, ore e giornate della nostra vita ad uno stile molto lontano dalle nostre consuetudini.</p>
<p>L’impatto dell’essere costretti a rimanere a casa è aumentato quando ci siamo ritrovati faccia a faccia con la nostra coscienza. E per coscienza intendo proprio la definizione letterale del termine, la quale recita:<em> “coscienza &#8211; consapevolezza che il soggetto ha di se stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori.”</em> (Treccani)</p>
<h3><strong>Cosa ha significato il confronto con tutti questi aspetti?</strong></h3>
<p>C’è chi si è accorto di stare dedicando troppe energie a situazioni che non lo meritavano, chi ha capito di voler intraprendere nuove strade lavorative, chi ha sentito il bisogno di rinnovarsi e chi ha avuto l’impulso di iniziare un percorso inesplorato.</p>
<p>Queste riflessioni hanno condotto ad un’unica, importante verità: il tempo è il bene più prezioso che abbiamo, e il modo in cui lo impieghiamo fa la differenza in termini di realizzazione dei nostri sogni, obiettivi, risultati.</p>
<p>In che modo tutto questo si collega alla prosperità di un’azienda, in un’epoca così particolare?</p>
<p>Il flusso di prosperità attraversa diverse fasi, tuttavia inizia a scorrere da un’unica vera fonte:<strong> il tempo.</strong></p>
<p>Utilizzare il <strong>tempo</strong> e le <strong>risorse</strong> ad esso connesse in modo da <strong>ottimizzare i risultati</strong> delle scelte che si fanno è fondamentale per rimanere focalizzati sul proprio obiettivo di crescita.</p>
<p><strong>Prosperare</strong> significa aprirsi alle possibilità, <strong>sperimentare nuovi approcci</strong>, studiare strumenti originali per adeguare le proprie strategie al mondo in cui viviamo, in cui le condizioni cambiano in un batter d’occhio.</p>
<p>Pensiamo per un attimo a come, negli ultimi anni, le strategie di Inbound Marketing abbiano soppiantato quasi del tutto le azioni di Outbound Marketing, premiando definitivamente un tipo di comunicazione volta a creare una relazione con gli utenti finali anziché a colpirli con un messaggio unilaterale.</p>
<p>Cosa ne sarebbe oggi del volto di molte aziende e multinazionali se non si fosse lasciato spazio alla sperimentazione e all’innovazione che hanno stravolto completamente il modo di comunicare moderno?</p>
<p>Una domanda retorica che racchiude in sé una piccola perla da tenere sempre in tasca: i <strong>cambiamenti</strong>, le <strong>sperimentazioni</strong> e i <strong>test</strong> sono alla base dell’innovazione che produce un progresso e conduce a nuove scoperte.</p>
<p>Per questo nella nostra agenzia abbiamo studiato un <strong>Processo di Consulenza e Formazione</strong> in grado di fornirti gli strumenti necessari per sfruttare ogni cambiamento a tuo vantaggio, liberando tempo, denaro e risorse da investire sull’innovazione e la crescita della tua azienda.</p>
<p>Questo processo conduce verso <strong>nuovi modi di reagire</strong> e ti permette di non essere impreparato di fronte ai cambiamenti, perché sai come affrontare, aggirare e superare tutti gli ostacoli che potresti trovare nel tuo percorso.</p>
<p>Immagina di camminare sul sentiero della tua vita, verso la realizzazione dei tuoi obiettivi e dei tuoi sogni. Ti piacerebbe avere una chiave per aprire con facilità ogni porta che si frappone fra te e il proseguimento del tuo percorso?</p>
<p>Con la chiave dell’innovazione sempre con te, non solo riesci nell’intento, ma soprattutto sei in grado, indipendentemente dal periodo storico che stai vivendo, di far prosperare la tua azienda, dedicare tempo di qualità alla tua famiglia e godere appieno delle bellezze della vita.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;impresa gentile: comportamenti e comunicazione di valore</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/impresa-gentile-comunicazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano De Cristofaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2020 09:51:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prima dei concetti penso che ci siano le storie. Non le favole, ma i racconti di vita vissuta, le esperienze di chi, anche in piccoli gesti, mette attenzione e cura. Come è accaduto in questa impresa gentile. Ti racconto una storia Sto facendo formazione, coaching e consulenza nello sviluppo delle persone in un’azienda e, da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima dei concetti penso che ci siano le storie.</p>
<p>Non le favole, ma i racconti di vita vissuta, le esperienze di chi, anche in piccoli gesti, mette attenzione e cura. Come è accaduto in questa impresa gentile.</p>
<h2>Ti racconto una storia</h2>
<p>Sto facendo formazione, coaching e consulenza nello sviluppo delle persone in un’azienda e, da una persona che è molto legata all’impresa e fa il suo lavoro con passione e cura, mi è stato raccontato questo episodio.</p>
<p>L’amministratore è davanti al distributore automatico di cibi e bevande, nell’area relax, e nota che ci sono degli slot vuoti tra un prodotto e l’altro; allora, inserisce la chiavetta e “acquista” gli spazi dove non c’è il prodotto.</p>
<p>Come mai lo ha fatto? Perché non voleva che qualcuno, non accorgendosi che non c’era il prodotto, rimanesse “fregato”.</p>
<p>Quando mi è stata raccontato il fatto, mi sono sentito bene, felice e appagato: l’amministratore si è preso cura delle persone che lavorano per la sua azienda e questo è avvenuto senza &#8220;pubblicità&#8221;, è stato solo un caso che ci fosse qualcuno a vedere. La scelta poteva essere quella di contattare il distributore e far riempire gli slot, senza dover spendere per acquistare gli spazi vuoti. Sì, avrebbe potuto, ma nel frattempo?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Un gesto semplice, ma denso di significato. Può sembrare un piccolo gesto, ma chi li conosce sa che ci sono tantissime altre azioni che in quell’azienda vengono fatte per <strong>prendersi cura delle persone</strong>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In quel gesto ho visto <strong>il vero imprenditore</strong>, quello che investe per creare valore non solo per sé e la sua famiglia, ma anche per i clienti, i fornitori e per le persone che investono il loro tempo in azienda.</p>
<h2>Parliamo di Responsabilità Sociale</h2>
<p>La Responsabilità Sociale d’Impresa è proprio legata a questi aspetti.</p>
<p>Se fai impresa, sai che hai una <strong>responsabilità nei confronti della società</strong>; certo, l’imprenditore assume un rischio ed è giusto che ci sia un ritorno dell’investimento e un’adeguata remunerazione.</p>
<p>Ci capita di sentire storie di imprese che si comportano in maniera opposta, che puntano al maggior profitto e basta, non in una logica di creazione di valore, ma di accumulo di capitali e di sfruttamento. E purtroppo non solo nelle imprese, ma anche nella politica.</p>
<p>Non stiamo parlando di morale o di etica &#8211; non mi occupo di questo &#8211; ma di consapevolezza dell’<strong>impatto del comportamento dell’impresa sulla società</strong>.</p>
<p><strong>Comportamento è comunicazione</strong>: non è un errore di ortografia, ma comunicazione e comportamento sono la stessa cosa. Questo si applica a tutti i settori: anche al marketing, alla pubblicità e all’Employer Branding così come alla comunicazione interna.</p>
<p>È possibile fare impresa e prendersi cura della relazione con i propri dipendenti e i clienti?</p>
<p>Possono il marketing, la pubblicità e l’Employer Branding essere assertivi e non manipolativi?</p>
<p>Possono le imprese essere trasparenti e creare veramente valore per il contesto sociale? Soprattutto, è possibile nell’era digitale?</p>
<p>Si, è possibile! Quello che cambia è il come, sono gli strumenti e le strategie, non lo scopo o il senso delle azioni che mettiamo in atto. Se l’obiettivo è quello di prenderci cura dei nostri bisogni, di quelli dei clienti, dei fornitori, delle persone che lavorano per noi e del contesto sociale nel quale viviamo, allora ci assumiamo la responsabilità delle scelte che facciamo e della comunicazione che mettiamo in atto.</p>
<p>Che si comunichi con il cliente o con un altro interlocutore poco importa, c’è la necessità di raggiungere un obiettivo: quale?</p>
<h2>Che differenza c’è tra convincere e manipolare?</h2>
<p>Iniziamo con il ragionare sui termini e sulle loro conseguenze.</p>
<ul>
<li><strong>Manipolare:</strong> spesso quando vediamo l’immagine di un prodotto e lo acquistiamo, succede che le nostre aspettative vengono deluse perché in fase di comunicazione il prodotto è stato manipolato. Il messaggio che questo trasmette è inquietante: se ho necessità di rendere un prodotto diverso da quello che in realtà è, cosa significa? Che per poter essere invitante è necessario mostrarlo in maniera diversa da come si presenta realmente e che il cliente non lo acquisterà mai. La manipolazione, nella comunicazione, si verifica proprio quando si attiva la convinzione del <em>Io non sono Ok, tu non sei ok</em><i>. </i>Questo porta alla necessità di manipolare in una <strong>logica Win-Lose</strong> (Io vinco, Tu perdi).</li>
<li><strong>Convincere:</strong> durante i miei corsi, spesso emerge questa parola che può avere effetti diversi, sulla base dell’interpretazione che ne diamo. Convincere non significa manipolare, ma domandiamoci: <em>“Come posso convincere il mio interlocutore?”</em>. La risposta è: entrando in connessione, cercando di sintonizzarsi sulle esigenze di entrambi e di soddisfare i bisogni, in una <strong>logica</strong> che viene definita <strong>Win-Win</strong> (Io vinco &#8211; Tu vinci).</li>
</ul>
<p>Osserviamo questa trasformazione:</p>
<ul>
<li>Convincere</li>
<li>Con Vincere</li>
<li>Vincere con</li>
</ul>
<p>Se entriamo in una logica di riconoscimento dei nostri bisogni e di quelli dell’altro, se diamo empatia a noi stessi e agli altri, se rispettiamo noi stessi e l’interlocutore accade l’alchimia e la relazione si trasforma in qualcosa di più duraturo e soddisfacente, con minor stress e più opportunità di comprendersi anche nei momenti difficili.</p>
<ul>
<li><strong>Empatia:</strong> capacità di riconoscere le emozioni, non di identificarci con quell’emozione, ma di riconoscerla, comprenderla e accettarla. Rosemberg affermava che l’essere umano soffre perché si è allontanato dalla sua condizione naturale che è quella di dare e ricevere empatia. Molto spesso parliamo di <strong>Ascolto Empatico</strong>, ossia la capacità di ascolto non solo che coglie gli aspetti contenutistici, ma anche quelli emotivi e relazionali.</li>
<li><strong>Gratitudine:</strong> questo termine può sembrare forte, eppure è essenziale, non solo per instaurare relazioni efficaci, ma anche svolgere al meglio le attività che poniamo in essere. La gratitudine <strong>verso il cliente</strong> che ha scelto il nostro prodotto/servizio, <strong>verso i collaboratori</strong> che investono gran parte del loro tempo nell’azienda e verso noi stessi.</li>
</ul>
<p>Si, lo so, questo termine solleva solitamente una serie di obiezioni, come ad esempio: <em>“Se io pago lo stipendio ai dipendenti, devo anche essergli grato?”</em> La risposta è si! Se riduciamo la relazione lavorativa allo stipendio e alla logica “ti pago, quindi lavori”, otterremo solo quello.</p>
<p>Invertiamo la logica: come si sente l’imprenditore quando vede che una persona che lavora per lui, che fa semplicemente il suo lavoro e vuole solo avere uno stipendio per raggiungere i propri risultati? Non è attento all’azienda? Non è coinvolto?</p>
<p>Se l’imprenditore tiene alla propria azienda, sono sicuro che vorrà persone coinvolte e che si sentano parte dell’azienda.</p>
<ul>
<li><strong>Gentilezza:</strong> essere gentili non è un esercizio di forma, la vera gentilezza è frutto di consapevolezza e di equilibrio interiore. Non parlo di essere affabili o di comunicare con delicatezza, parlo di<strong> prendersi cura della relazione</strong>. Esprimiamo autentica gentilezza quando siamo mentalmente predisposti ad accettare e ad accogliere.<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
</ul>
<p>Ricapitolando, l’alchimia si genera quando ci sono degli <strong>elementi base per la formula magica</strong>:</p>
<ul>
<li>la consapevolezza;</li>
<li>l’ascolto e l’osservazione;</li>
<li>l’empatia;</li>
<li>avere una logica win-win;</li>
<li>la gratitudine autentica;</li>
<li>la gentilezza.</li>
</ul>
<p>La scelta di cosa e come comunicare dipende molto da come vedo l’altro? Lo vedo solo come un mezzo? Solo come un “pollo da spennare?” Certo che ci sono le esigenze d’impresa e la necessità di fare fatturato, ma si può raggiungere un risultato efficace senza manipolazione e rendendo più umano il marketing (interno ed esterno) e il fare impresa?</p>
<h2>Il digitale e l&#8217;impresa gentile</h2>
<p>L’uso del digitale può essere un’opportunità o un pericolo:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<ul>
<li>un’opportunità per cogliere nuove esigenze e raggiungere un pubblico più ampio</li>
<li>un pericolo perché rischiamo di confondere la velocità con la superficialità e la scarsa attenzione.</li>
</ul>
<p>Come diceva il mio maestro:</p>
<blockquote><p>“La mediocrità prima o poi si scopre!”<span class="Apple-converted-space"> </span></p></blockquote>
<p>Essere perfetti non è possibile, valorizzare quello che si fa è fondamentale, far vedere quello che non è diventa manipolazione… e prima o poi si scopre.</p>
<p>Il mezzo non può essere ignorato, non possiamo rifiutarci di utilizzare i canali digitali e la tecnologia non è il male: possiamo imparare ad <strong>utilizzarli con consapevolezza</strong> e oltre alla forma curare la sostanza, oltre la velocità <strong>approfondire le relazioni e i contenuti</strong> e oltre al profitto cercare di <strong>generare valore</strong>.</p>
<p>Che siano dipendenti o clienti, la Leadership Gentile e lo Human Marketing puntano a creare la consapevolezza che la relazione non è uno strumento, ma un’opportunità per creare rapporti di valore.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Come nasce un&#8217;idea di successo?</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/come-nasce-idea-di-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Elena Crusco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2019 14:15:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa c’è dietro un’idea di successo? Mi sono fatta questa domanda molte volte e non ti nego che ho sempre pensato ci fosse una persona geniale, colta da un’improvvisa illuminazione divina, in grado di dare forma alla sua idea con facilità e leggerezza. Per fortuna non è proprio così, altrimenti sicuramente quella persona non sarebbe [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/come-nasce-idea-di-successo/">Come nasce un&#8217;idea di successo?</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa c’è dietro un’idea di successo?</strong></p>
<p>Mi sono fatta questa domanda molte volte e non ti nego che ho sempre pensato ci fosse una persona geniale, colta da un’improvvisa illuminazione divina, in grado di dare forma alla sua idea con facilità e leggerezza.</p>
<p>Per fortuna non è proprio così, altrimenti sicuramente quella persona non sarebbe stata umana.</p>
<p>Dietro un’idea di successo ci sono <strong>intuizione, conoscenza, capacità di ascolto, creatività e perseveranza.</strong></p>
<p>Non è poco, è vero. Ma posso assicurarti che tutti possiamo avere un’idea in grado di essere <strong>accolta e condivisa</strong>.</p>
<h2>Nuove idee</h2>
<p>Alla base della creazione di nuove idee c’è quasi sempre <strong>una criticità da risolvere</strong>, qualsiasi sia la sua entità.</p>
<p>Questo è un bene, perché ci dà l’opportunità di <strong>mettere in moto il pensiero e stimolare la creatività.</strong></p>
<p>Per poter generare una bella idea bisogna prima di tutto <strong>comprendere appieno il problema</strong>, <strong>capire il bisogno inespresso</strong> che scaturisce da esso, <strong>ascoltare la realtà che ci circonda</strong> e, infine, <strong>cercare un modo diverso di comunicare e agire.</strong></p>
<p><a href="https://www.lucapropato.com/blog/tipologie-di-contenuti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Abbiamo già parlato</a> di quanto sia importante, in un mondo di contenuti ripetitivi e uguali, saper essere originali e imparare a ispirare, educare e intrattenere il proprio pubblico.</p>
<p>Per le idee vale lo stesso principio, <strong>un’idea di successo</strong> per essere riconosciuta tale, <strong>risponde a uno di questi tre stimoli: coinvolgimento, stupore, utilità.</strong></p>
<h3>Coinvolgimento</h3>
<p>Se devi cercare un volo da Roma a Oslo, qual è la prima cosa che ti viene in mente di fare?</p>
<p>Io, ad esempio, vado su uno di quei siti che confrontano tariffe e voli offrendoti le soluzioni migliori.</p>
<p>Raramente faccio caso all&#8217;aereo con il quale viaggio: questo potrebbe risultare un problema per una compagnia aerea che vorrebbe fidelizzarmi, facendo sì che io mi senta più serena a viaggiare con loro piuttosto che con altri.</p>
<p><strong>La Scandivian Airlines si è posta un quesito</strong>: come possiamo fidelizzare i nostri clienti ed essere sempre la prima scelta per i viaggi nei paesi scandinavi?</p>
<p><strong>Serve un’idea fresca e nuova</strong> e non il solito slogan: “abbiamo le tariffe migliori, lo facciamo con passione, siamo i più bravi e professionali”.</p>
<p><span class="s1"><strong>Questa è stata la loro idea di successo</strong>: </span></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/peALPhRtxZ8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Non mi vergogno di dirti che mi è sfuggita una lacrima e che questo video mi ha emozionata molto.</p>
<p>Dopo averlo visto, l’ho condiviso con un’amica che vive in Australia e torna all’incirca ogni due anni: ogni volta che ci abbracciamo, non siamo mai le stesse di due anni prima.</p>
<p><strong>Un’idea che funziona sa coinvolgere ed emozionare le persone.</strong></p>
<h3>Stupore</h3>
<p>Dopo un’approfondita ricerca di mercato, la rete televisiva statunitense TNT (Turner Network Television) decide di cambiare rotta e puntare tutta la sua programmazione su serie tv e lungometraggi incentrati sul dramma.</p>
<p><strong>Il problema è come comunicarlo</strong> ai clienti già abbonati e a quelli nuovi, <strong>in maniera diversa dal solito spot pubblicitario</strong>:“e se ponessimo i clienti al centro di un vero e proprio dramma?”</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/DZ2goMv9L_4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Non si può dire che non abbiamo avuto <strong>un’idea geniale per stupire il loro pubblico</strong> e informarlo della nuova programmazione.</p>
<p>Questo video ha suscitato nelle persone<strong> stupore e divertimento</strong> ed ecco che tutti lo hanno condiviso, facendolo <strong>diventare virale</strong>.</p>
<h3>Utilità</h3>
<p>Il 4 settembre 2008 viene pubblicato su YouTube il primo video di ClioMake Up.</p>
<p>Clio è una giovane ragazza di Belluno che sta per iniziare un corso di make up a New York e desidera condividere sul web la sua passione per il beauty care:</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/ZYgEQU3gGkw" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Oggi Clio è un’affermata truccatrice e youtuber con oltre un milione di follower.<br />
Perchè l’idea di Clio fu un’idea di successo?</p>
<p>Certo, in quel periodo era sicuramente più semplice farsi notare e fare qualcosa di unico.</p>
<p>Ma l’idea di Clio è stata accolta così bene perché ha un <strong>valore pratico</strong>: <strong>dare consigli utili</strong> su come farsi belle per ogni occasione, <strong>usando un linguaggio semplice </strong>e alla portata di tutte, proprio come si fa tra amiche o tra sorelle.</p>
<p>Clio <strong>condivide qualcosa di utile e interessante</strong> per qualcuno e le ragazze si rivedono nella sua semplicità e simpatia, chiedono consigli e iniziano a seguirla con stima e fiducia.</p>
<p><strong>Fornire un aiuto concreto</strong> ad un’altra persona e <strong>migliorare la sua vita</strong> rende un’idea un vero e proprio successo.</p>
<p>Un consiglio molto utile è la <strong>regola del &#8220;perché?&#8221;</strong>: quando hai una nuova idea che ti frulla per la testa, fermarti un attimo e chiediti perché potrebbe funzionare.</p>
<ul>
<li><strong>È un&#8217;idea coinvolgente, che emoziona e che fa sognare?</strong></li>
<li><strong>Genera stupore e meraviglia?</strong></li>
<li>Ci lascia a bocca aperta? Se si, perchè?</li>
<li>Ma soprattutto, <strong>è utile a migliorare la vita di altre persone?</strong> Qualcuno può trarne profitto?</li>
</ul>
<p>Vedrai che la tua idea inizierà pian piano a prendere forma!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/come-nasce-idea-di-successo/">Come nasce un&#8217;idea di successo?</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>3 suggerimenti per evitare le distrazioni da scrivania</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/evitare-le-distrazioni-scrivania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 09:07:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=140488</guid>

					<description><![CDATA[<p>Trello, Asana, post-it volanti. Qualsiasi sistema utilizzi per mantenere ordine nella tua giornata lavorativa o di studio, il tuo obiettivo rimane uno: lasciare da parte tutte le distrazioni. Come dici, non è proprio semplice? Lo so, lo so, ma ho qualche consiglio per aiutarti. Via il telefono! Prima distrazione: il tuo cellulare. Non hai proprio voglia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/evitare-le-distrazioni-scrivania/">3 suggerimenti per evitare le distrazioni da scrivania</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Trello, Asana, post-it volanti.</p>
<p>Qualsiasi sistema utilizzi per mantenere ordine nella tua giornata lavorativa o di studio, il tuo obiettivo rimane uno: lasciare da parte tutte le distrazioni.</p>
<p>Come dici, non è proprio semplice? Lo so, lo so, ma ho qualche consiglio per aiutarti.</p>
<h2>Via il telefono!</h2>
<p>Prima distrazione: il tuo cellulare.</p>
<p>Non hai proprio voglia di svolgere quel lavoro e allora sblocchi la tastiera e inizi a scorrere i feed di Instagram e Facebook, senza uno scopo, con il solo obiettivo di <strong>perdere tempo</strong>.</p>
<p>Una cattiva abitudine da eliminare.</p>
<p>Lo studioso americano Edward Hallowell ha dato un nome a questa propensione a cedere a distrazioni sciocche e inutili e alla nostra carenza di concentrazione: l&#8217;ha chiamato <strong>ADT</strong>, <em>Attention Deficit Trait</em>.</p>
<p>E forse non sai che, una volta interrotto il lavoro, impieghi mediamente 23 minuti per recuperare il focus. Quindi decisamente non ne vale la pena!</p>
<p><strong>• Suggerimento utile numero 1:</strong> installa sul tuo smartphone un&#8217;app come RescueTime, in modo da tenere sotto controllo il tempo che passi davanti al monitor. E disattiva le notifiche se hai bisogno di massima concentrazione!</p>
<h2>Organizza la giornata e fissa le priorità.</h2>
<p>Appena seduto alla scrivania, prendi un foglio di carta &#8211; o butta giù una nota sul tuo pc &#8211; e appunta <strong>tutti gli impegni della giornata</strong>. In questo modo potrai segnare quali sono le cose più importanti e poi, a cascata, inserire tutte le altre.</p>
<p>Così il lavoro è ordinato e riesci ad evitare l&#8217;ansia da To Do List infinita che, una volta preparata, ti fissa da un angolo della scrivania e sicuramente non ti fa stare tranquillo e concentrato su quel task.</p>
<p>Potrebbe esserti utile anche sperimentare<strong> tecniche come quella del pomodoro</strong>, che ti permette di dividere il tempo in spicchi, con un compito da svolgere in 25 minuti, e ti regala anche delle finestre di tempo libero, per ogni task precisamente 5 minuti.</p>
<p><strong>• Suggerimento utile numero 2:</strong> Fai qualche pausa, è aria fresca per il tuo cervello, fai due passi, preparati un caffè, un tè, una cioccolata calda, fai due chiacchiere con un altro essere umano. E poi sgranchisci le gambe e magari fai anche un po&#8217; di stretching.</p>
<h2>Limita e definisci i rapporti con colleghi e clienti.</h2>
<p>Se sei un freelance e lavori da remoto probabilmente i tuoi contatti col mondo esterno si riducono a call e appuntamenti telefonici. Se la tua scrivania è circondata da altre scrivanie, le occasioni per chiacchierare e chiedere favori si moltiplicano.</p>
<p>In ogni caso, è importante<strong> non interrompere continuamente un lavoro</strong> perché chiamati o bloccati da altre persone. Qui, recuperare la concentrazione, diventa ancora più complesso: perché magari il collega di persona o il cliente via mail ti richiedono di sbrigare una questione in tempi veloci e questo causa ansia, nervosismo, e magari fa saltare anche la tua lista di priorità e il tuo &#8220;pomodoro&#8221;.</p>
<p><strong>• Suggerimento utile numero 3:</strong> Sarebbe l&#8217;ideale fissare delle finestre di confronto con gli altri. Ad esempio, prendere appuntamenti per le call e controllare le mail solo in due momenti della giornata, all&#8217;inizio e alla fine. Allo stesso modo, sul luogo di lavoro potete fissare delle riunioni o dei momenti di confronto tra colleghi. E poi, ovviamente, ci sono le pause caffè!</p>
<p>Come puoi vedere, basta poco per <a href="https://www.lucapropato.com/blog/minimalismo-digitale.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">evitare distrazioni inutili e diventare più produttivi</a>, che tu sia uno studente, un lavoratore autonomo o un impiegato.</p>
<p>Pronto a mettere tutto in pratica?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/evitare-le-distrazioni-scrivania/">3 suggerimenti per evitare le distrazioni da scrivania</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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		<title>L&#8217;approccio SMART al lavoro creativo</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/approccio-smart-al-lavoro-creativo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 09:32:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=143850</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ma io non sono creativo!&#8221; Questa è la frase più ripetuta durante i corsi come Content Rocker: già, perché tutti pensano che il lavoro creativo sia una cosa per pochi eletti. Invece, con l&#8217;approccio SMART, potresti stupirti delle tue potenzialità. Vediamo in cosa consiste. Start. Iniziare, buttarsi, smetterla di fissare il cursore che lampeggia e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ma io non sono creativo!&#8221;</p>
<p>Questa è la frase più ripetuta durante i corsi come <a href="https://www.blooacademy.it/corsi/content-rocker/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Content Rocker</a>: già, perché tutti pensano che il lavoro creativo sia una cosa per pochi eletti. Invece, con l&#8217;approccio SMART, potresti stupirti delle tue potenzialità.</p>
<p>Vediamo in cosa consiste.</p>
<h2>Start.</h2>
<p>Iniziare, buttarsi, smetterla di fissare il cursore che lampeggia e la pagina bianca.</p>
<p>Potrebbe sembrare una banalità ma<strong> iniziare a scrivere</strong>, buttando giù idee, pensieri, appunti, significa rompere il ghiaccio, squarciare quel velo di ansia che ti si para davanti quando devi intraprendere una nuova impresa.</p>
<p><strong>Guardati intorno, osserva e &#8220;senti&#8221;</strong> ciò che ti circonda e la risonanza che queste cose hanno dentro di te. Per questo, spesso, si sente dire che i creativi devono fare sempre esperienze nuove, essere informati, andare al cinema, a teatro, ascoltare musica.</p>
<p>Tutto questo è <strong>materiale su cui</strong> poi potrai andare a<strong> lavorare</strong>, contaminandolo con la tua professione. Ogni giorno butta giù qualche riga e vedrai che inizierai a prenderci gusto.</p>
<h2>Mind the inner chatter of your mind.</h2>
<p>No, niente di soprannaturale. Come ti anticipavo qualche riga più su, il secondo punto dell&#8217;approccio SMART è tutto interiore.</p>
<p>Spesso si viene travolti da pensieri negativi, i cosiddetti <strong>ANTs</strong>, <em>Automatic Negative Thoughts</em>. In psicologia si tratta di riflessioni &#8220;distruttive&#8221; che, invece di darci la spinta a provare e riprovare, <strong>ci buttano giù</strong> alla prima difficoltà.</p>
<p>Il lavoro creativo deve svolgersi in serenità, senza paura del fallimento, ma anzi con spirito proattivo e ben predisposto: quindi prendi questi benedetti ANTs e mettili a tacere!</p>
<h2>Activate.</h2>
<p>Via! Inizia a fare ordine e ad allenare questo muscolo.</p>
<p>L&#8217;uomo è per sua natura creativo ma, come per tutte le competenze e le tecniche, questa qualità innata va <strong>sviluppata, lavorata e migliorata</strong>.</p>
<p>Come?</p>
<p>Con la pratica! Vedrai che, una volta sganciato il freno a mano, ti sembrerà di avere sempre più idee e spunti da sviluppare.</p>
<h2>Radical acceptance.</h2>
<p>Accettazione radicale, in che senso?</p>
<p>Premettendo che in questo approccio ha un bel peso la componente psicologica, accettare questo tentativo, i suoi rischi e la tua voglia di provare, significa dedicarsi anima e corpo all&#8217;obiettivo.</p>
<p>Abbi la <strong>determinazione</strong> di affrontare anche le difficoltà, i rifiuti e le insicurezze. Non vivere mai questo tuo desiderio &#8211; <a href="https://www.blooacademy.it/blog/come-diventare-un-copywriter/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">magari vuoi diventare un copywriter?</a> &#8211; come un obbligo o un imperativo, ma come uno scopo vero e proprio.</p>
<h2>Take time.</h2>
<p>Prenditi il tuo tempo. Allenati ogni giorno. Rileggi poi a mente fredda.</p>
<p>Il lavoro creativo, diversamente dal pensiero comune, non è fatto di intuizioni improvvise e folgorazioni. O meglio, nella prima fase, potrebbe anche esserci un piccolo lampo di genio.</p>
<p>Ma a questa ispirazione segue un<strong> lavoro di rilettura e limatura</strong> che passa per diversi stadi e ha, necessariamente, bisogno di tempo.</p>
<p>Quindi non giudicare subito il tuo testo, ma rileggilo e modificalo, facendolo decantare. Vedrai che risultato!</p>
<p>• La Dottoressa Rangan ha scritto un pezzo su questo approccio su Medium. <a href="https://medium.com/live-your-life-on-purpose/i-want-to-write-d94a4fe2b195" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Qui trovi l&#8217;articolo a cui mi sono ispirata!</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/approccio-smart-al-lavoro-creativo/">L&#8217;approccio SMART al lavoro creativo</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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		<title>Metodo SCAMPER: 7 domande per uscire fuori dagli schemi</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/metodo-scamper/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Elena Crusco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2019 11:32:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche settimana fa abbiamo parlato del metodo Design Thinking: abbiamo visto come questo processo sia utile a risolvere un problema con creatività. Già, perché la creatività non è altro che un modo diverso di pensare cose già esistenti. Come? Insieme alla Visual Designer Virginia Jukuki abbiamo sperimentato uno dei tanti metodi utilizzati per pensare “outside [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/metodo-scamper/">Metodo SCAMPER: 7 domande per uscire fuori dagli schemi</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Qualche settimana fa abbiamo parlato del metodo <span class="s1"><strong>Design Thinking</strong>:</span> abbiamo visto come questo processo sia utile a<strong> risolvere un problema con creatività.</strong></p>
<p class="p1">Già, perché la creatività non è altro che un <strong>modo diverso di pensare</strong> cose già esistenti. Come?</p>
<p class="p1">Insieme alla Visual Designer Virginia Jukuki abbiamo sperimentato uno dei tanti metodi utilizzati per <strong>pensare “outside the box”</strong>: il metodo SCAMPER.</p>
<p class="p1">Vediamo insieme di cosa si tratta.</p>
<h2 class="p1"><b>SCAMPER</b></h2>
<p class="p1">Il <b>metodo SCAMPER</b> nasce verso la metà del XX secolo, a partire dalla tecnica del Brainstorming: consiste in una serie di domande e azioni che aiutano a <b>sviluppare il pensiero creativo</b> e a vedere tutto da una prospettiva diversa.</p>
<p class="p1">Questo metodo è uno degli strumenti che si possono utilizzare per generare idee creative.</p>
<p class="p1">Infatti, durante il <a href="https://www.lucapropato.com/blog/design-thinking.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><b>processo di Design Thinking</b></a> spesso vengono organizzati dei workshop che aiutano il team a lavorare in maniera più consapevole, comprendendo le esigenze degli utenti. Questa modalità contribuisce e trovare <b>nuove idee</b>, ponendosi come obiettivo quello di risolvere un problema già ben identificato.</p>
<p class="p1">E questo nome?</p>
<p class="p1">Il nome viene dall’unione di <b>7 lettere</b> che sono le iniziali di <b>7 modalità differenti di ripensare un prodotto/servizio</b>, partendo dal presupposto che, tutto ciò che esiste, non è altro che una versione diversa e nuova di ciò che già esisteva.</p>
<h2 class="p1"><b>SETTE PAROLE</b></h2>
<p class="p1">A 7 verbi/parole, corrispondono altrettante <b>domande creative</b>, che inducono il nostro pensiero a guardare da prospettive diverse un prodotto o servizio.</p>
<p class="p1">Poniamo il caso che il packaging del nostro prodotto non funzioni, il cliente non è soddisfatto o, semplicemente, cerchiamo un modo per differenziarci dalla concorrenza.</p>
<h4 class="p1"><b>1. S</b>ubstitute: <b>Sostituire qualche dettaglio o caratteristica.</b></h4>
<ul>
<li class="p1">Posso cambiare il materiale del packaging?</li>
<li class="p1">Renderlo più rigido o più morbido?</li>
<li class="p1">Cambiare il colore?</li>
<li class="p1">Sostituirne le dimensioni?</li>
</ul>
<h4><b>2. C</b>ombine: <b>Combinare più caratteristiche insieme.</b></h4>
<ul>
<li class="p1">Si possono combinare più funzioni insieme?</li>
<li class="p1">Posso far sì che il packaging del mio prodotto possa essere utilizzato anche in altro modo?</li>
<li class="p1">Può soddisfare più bisogni contemporaneamente?</li>
</ul>
<h4><b>3. A</b>dapt: <b>Adattare il prodotto/servizio a diversi tipi di utilizzo.</b></h4>
<ul>
<li class="p1">C’è qualche altro prodotto che ha un packaging particolare, dal quale prendere spunto, per riadattarlo al mio?</li>
<li class="p1">Quali idee, ispirazioni prese in prestito da altri prodotti, possiamo adattare al nostro packaging?</li>
</ul>
<h4><b>4. M</b>odify: <b>Modificare alcune caratteristiche.</b></h4>
<ul>
<li class="p1">Cosa posso ingrandire, ridurre, esagerare, enfatizzare, cambiare del mio packaging?</li>
</ul>
<h4><b>5. P</b>ut to other use: <b>Pensare ad un’altra modalità d’uso.</b></h4>
<ul>
<li class="p1">Il mio packaging potrebbe essere utilizzato in un contesto diverso rispetto a quello che ho sempre considerato?</li>
<li class="p1">Potrebbe avere un altro tipo di utilizzo una volta che il consumatore ha usufruito del prodotto al suo interno?</li>
</ul>
<h4><b>6. E</b>liminate: <b>Eliminare parti del prodotto/servizio.</b></h4>
<ul>
<li class="p1">Cosa potrei eliminare del mio packaging?</li>
<li class="p1">Quali parti potrebbe essere superflue o scomode?</li>
<li class="p1">Come posso semplificarlo?</li>
<li class="p1">Posso divederlo in più parti?</li>
</ul>
<h4><b>7. R</b>everse: <b>Invertire il funzionamento del prodotto/servizio.</b></h4>
<ul>
<li class="p1">Posso capovolgerlo e farlo diventare altro?</li>
<li class="p1">Posso far sì che invertendo la confezione cambi il funzionamento?</li>
</ul>
<p class="p1">Questo metodo può essere applicato non solo per risolvere problematiche legate a una questione specifica da risolvere, ma anche per <b>generare nuove idee di business</b>, nuovi prodotti o servizi digitali.</p>
<p class="p1">È utilissimo anche nella nostra vita quotidiana: ci aiuta, in maniera schematica, a <b>uscire fuori dal pensiero predefinito</b>, indagando punti di vista che non avevamo preso in considerazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/metodo-scamper/">Metodo SCAMPER: 7 domande per uscire fuori dagli schemi</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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		<title>Una buona web reputation può aiutarti a trovare lavoro</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/web-reputation-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Sulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2019 09:13:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La reputazione che abbiamo sul web rappresenta sempre più una componente distintiva dei processi di selezione del personale, eppure ancora oggi è spesso sottovalutata. Le foto che postiamo e i commenti che scriviamo, possono influenzare l’opinione dei recruiter durante un colloquio. Scopriamo come. La web reputation non è altro che il personal branding di noi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La reputazione che abbiamo sul web rappresenta sempre più una componente distintiva dei processi di selezione del personale, eppure ancora oggi è spesso sottovalutata.</p>
<p>Le foto che postiamo e i commenti che scriviamo, possono influenzare l’opinione dei recruiter durante un colloquio.</p>
<p>Scopriamo come.</p>
<p><span id="more-140650"></span></p>
<p>La web reputation non è altro che il <a href="https://www.lucapropato.com/blog/personal-branding.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">personal branding</a> di noi stessi, ovvero la cura della<strong> nostra immagine</strong> e del <strong>messaggio che trasmettiamo</strong> a chi lo legge. Quando sei alla ricerca di un’occupazione e cominci a inviare curriculum alle aziende, è importante sistemare o rinnovare i tuoi profili social, affinché siano coerenti con le tue esperienze lavorative e con il messaggio che desideri inviare al recruiter.</p>
<p>Poniti questa semplice domanda: “Cosa penserebbe il capo dell’azienda dei miei sogni se vedesse il mio profilo?”. Basta davvero poco per fare la differenza.</p>
<h2>Quanto è importante “Metterci la faccia”?</h2>
<p>Avere un profilo coerente con i nostri valori e principi è fondamentale per fare in modo che i <strong>contenuti</strong> che condividiamo rispecchino appieno chi siamo.</p>
<p>Ricorderai sicuramente il caso della direttrice di Intesa San Paolo che in un video, girato con un semplice smartphone, esclamava: “Ci metto la faccia, ci metto il cuore!”. Bene, quello che doveva essere un innocente e informale contest tra filiali si è trasformato – suo malgrado &#8211; in un fenomeno virale, che ha giocato a sfavore sia della protagonista del video che della banca.</p>
<p>Il concetto di <em>Bene o male, l’importante è che se ne parli</em>, può andar bene solo se si lavora nello Star System, dove ciò che si vende è lo scoop.</p>
<h2>L’importanza di “comunicare consapevolmente”</h2>
<p>Uno dei motivi principali per cui dovresti preoccuparti di curare i tuoi profili social è che <strong>ogni post pubblicato rappresenta una traccia</strong> che internet e il tuo peggior nemico non dimenticano.</p>
<p>Prova a digitare il tuo nome e il cognome sul motore di ricerca di Google, sarai sorpreso dai risultati. Valuta quali account mantenere attivi e soprattutto i nomi a loro associati: <em>fragolina96</em> non è il nome più giusto per lanciarsi nel mondo del lavoro.</p>
<h2>Quali profili social guardano i recruiter?</h2>
<p>Negli ultimi anni <strong>LinkedIn</strong> è sicuramente la piattaforma più utilizzata per cercare e offrire lavoro. Tuttavia, gli addetti alla selezione del personale potrebbero sbirciare anche il tuo profilo Facebook e Instagram. Perché?</p>
<p>Tutto dipende dal tipo di comunicazione utilizzata: la realtà virtuale di Linkedin rimane circoscritta all’ambito lavorativo, mentre <strong>Facebook e Instagram</strong> sono una porta di accesso alla <strong>sfera personale</strong> del candidato. E spesso è proprio questa a fare la differenza nella scelta del recruiter.</p>
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		<title>Design Thinking: come risolvere un problema con creatività</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/design-thinking/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Elena Crusco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Sep 2019 15:49:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=140693</guid>

					<description><![CDATA[<p>Devi risolvere un problema e hai bisogno di nuove idee, ma non sai da dove iniziare. C’è un metodo che può fare al caso tuo. Hai mai sentito parlare del Design Thinking? È un modello progettuale che aiuta a sviluppare soluzioni innovative attraverso il pensiero creativo sul modello dei designer. In Bloo abbiamo sperimentato i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/design-thinking/">Design Thinking: come risolvere un problema con creatività</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Devi risolvere un problema e hai bisogno di nuove idee, ma non sai da dove iniziare.</p>
<p>C’è un metodo che può fare al caso tuo.</p>
<p>Hai mai sentito parlare del <strong>Design Thinking</strong>?</p>
<p>È un <strong>modello progettuale</strong> che aiuta a sviluppare <strong>soluzioni innovative</strong> attraverso il <strong>pensiero creativo</strong> sul modello dei <strong>designer</strong>.</p>
<p>In Bloo abbiamo sperimentato i passaggi fondamentali di questo processo, guidati da Virginia Jukuki Capoluongo, la nostra visual designer: ecco cosa abbiamo imparato.</p>
<h2>Le basi del Design Thinking</h2>
<p>È abbastanza noto che, per poter risolvere un problema, bisogna analizzarlo, comprenderlo appieno ed eventualmente guardarlo sotto altri punti di vista.</p>
<p>Il Design Thinking fonda le sue basi proprio su questo approccio, definito <strong>Human Centered Design</strong>, che mira a coinvolgere e prendere in considerazione i <strong>punti di vista e i desideri dei destinatari</strong> ai quali vogliamo presentare il nostro prodotto o servizio.</p>
<p>Abbiamo sintetizzato il processo in tre fasi principali, anche se, i modelli <strong>Stanford</strong> e <strong>Ideo</strong> ne prevedono molte di più. Iniziamo!</p>
<h2>1. Ricerca e osservazione</h2>
<p>Gli obiettivi di questa prima fase sono la definizione del problema specifico e la <strong>ricerca di informazioni</strong>. Questa è sicuramente la parte più complessa, poiché pone le basi per tutta la struttura.</p>
<p>L&#8217;elemento cardine è l’<strong>ascolto dettagliato e attento dei bisogni e delle necessità degli utenti.</strong></p>
<p>“Come mai l’utente X mette nella lista dei desideri i più svariati oggetti, ma non li acquista mai?”. Questo potrebbe essere un gran bel problema per un’azienda che vende online.</p>
<p>Cerca di immedesimarti in tutti i passaggi che l’utente deve compiere per arrivare a visionare un prodotto, metterlo nel carrello e acquistarlo. Realizzare una <strong>User Journey Map</strong> e un&#8217;<strong>Emotional Map</strong> dello stato d’animo dell’utente, può aiutarti a comprendere cosa, ipoteticamente, potrebbe turbarlo proprio nel momento dell’acquisto.</p>
<p>Una volta che hai tutte le informazioni necessarie e hai individuato un possibile problema, si passa alla fase due.</p>
<h2>2. Generazione di idee o fase creativa</h2>
<p>Scatena la creatività, ma tieni sempre in considerazione i dati raccolti all’inizio.</p>
<p>La cosa importante in questa seconda fase è non porsi limiti e <strong>buttare giù quante più idee possibili</strong>, anche se in un primo momento possono sembrare strambe e impensabili.</p>
<p>La forza sta proprio in questo.</p>
<p>Il <a href="https://www.blooacademy.it/blog/metodo-scamper/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">metodo SCAMPER</a> può guidare il team a pensare diversamente un prodotto o un servizio, creando, nel nostro esempio, una funzionalità diversa o un tasto specifico, che sia in grado di portare l’utente X all’acquisto.</p>
<p>Ogni idea potrà essere scritta o disegnata su un post-it e, in seguito, tutti i componenti del team dovranno votare le idee migliori e scegliere quali soluzioni risultano più adatte e fattibili da implementare e si inizierà a lavorare su come farlo.</p>
<h2>3. Prototipazione e test</h2>
<p>La terza e ultima fase è quella più delicata: la <strong>prototipazione</strong> e <strong>progettazione del nuovo prodotto/servizio</strong>.</p>
<p>Prima di arrivare all&#8217;implementazione, infatti, è necessario fare delle prove attraverso dei <strong>prototipi</strong> (ad esempio una landing page oppure una singola funzionalità del servizio). Su questi vengono realizzati dei <strong>test</strong>, coinvolgendo gli utenti, che ci aiutano a migliorare il processo, o prodotto.</p>
<p>Il <strong>processo</strong> del Design Thinking non finisce qui, ma è <strong>iterativo</strong> e prosegue anche dopo i test utente, che possono portare alla risoluzione del problema iniziale o alla creazione di una nuova sfida da affrontare e risolvere.</p>
<p>Un articolo, ovviamente, non è sufficiente a comprendere quanto questo processo sia complesso ed efficace, non solo in tutti gli ambiti lavorativi, ma anche nella vita quotidiana.</p>
<p>Per approfondire la versione a 6 fasi del Design Thinking, leggi questo articolo: <strong><a href="https://www.lucapropato.com/blog/design-thinking.html" target="_blank" rel="noopener">Che cos’è il Design Thinking, metodo per strategie di marketing human-centered</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/design-thinking/">Design Thinking: come risolvere un problema con creatività</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I 3 segreti sulla gestione del cliente che abbiamo rubato a Mad Men</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/gestione-del-cliente-mad-men/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2019 07:39:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=133127</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se non conosci Mad Men, potrei non perdonarti. Si tratta di una delle serie più famose sul marketing vecchio stile: per intenderci quello degli anni Cinquanta, delle riunioni innaffiate di scotch e whiskey, di maschilismo imperante. Un mondo affascinante, in cui le regole della comunicazione seguivano sicuramente altre tendenze, ma da cui possiamo recuperare ancora [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/gestione-del-cliente-mad-men/">I 3 segreti sulla gestione del cliente che abbiamo rubato a Mad Men</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se non conosci Mad Men, potrei non perdonarti.</p>
<p>Si tratta di una delle serie più famose sul marketing vecchio stile: per intenderci quello degli anni Cinquanta, delle riunioni innaffiate di scotch e whiskey, di maschilismo imperante. Un mondo affascinante, in cui le <strong>regole della comunicazione</strong> seguivano sicuramente altre tendenze, ma da cui possiamo recuperare ancora oggi <strong>importanti insegnamenti</strong>.</p>
<p><span id="more-133127"></span></p>
<p>Ho rubato questi 3 segreti per imparare a <strong>gestire al meglio il cliente</strong> &#8211; come freelance, collaboratore o agenzia &#8211; proprio dalle vicende di Don Draper e Peggy Olson.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>&#8220;Stop writing down what I ask for, and try to figure out what I want&#8221;</h2>
<p>Questa frase viene pronunciata durante l’ennesimo brief di Don e compagni con Heinz, loro cliente, che continua a non accettare le proposte creative dell’agenzia.</p>
<p>Spesso, quando il cliente si rivolge all’agenzia, <strong>non ha idea di quello di cui ha bisogno</strong>: arriva con idee confuse, non sa nemmeno qual è il suo brand positioning e si aspetta che sia chi ha di fronte a rispondere a queste domande esistenziali.</p>
<p>La prima cosa da fare è, semplicemente, <strong>ascoltare e osservare</strong>.</p>
<p>Devi conoscere chi hai davanti, innanzitutto come persona: in questo modo riuscirai a cogliere i suoi interessi, il suo modo di porsi, la sua personalità. Ed è ammesso anche fare qualche ricerca sul web e sui social per capire davvero cosa si nasconde dietro quel volto. Solo così potrai calibrare bene la tua comunicazione e <strong>creare un legame</strong> con lui.</p>
<p>Secondo passo, ovviamente, sta nel cogliere quali sono<strong> i desideri e le aspirazioni</strong> che quel team ripone nella sua azienda: lascia che sia il cliente a spiegarti come hanno lavorato fino a quel momento, cosa vorrebbero migliorare e cosa mantenere.</p>
<p>Non imporre subito cambiamenti e non prendere di petto la cosa: devi condurre il gioco, ma tenere il cliente al tuo fianco.</p>
<h2>&#8220;Don’t let your client near the check&#8221;</h2>
<p>Gli incontri più importanti si svolgono spesso dentro locali alla moda, con davanti ostriche e calici pieni: Roger Sterling, il grande account della serie tv, dà preziosi consigli a Lane Pryce per la sua prima cena di lavoro e gli raccomanda di non far avvicinare il cliente al conto.</p>
<p>Come trasferire questa perla di saggezza ai giorni nostri?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Semplice, il concetto è ancora pienamente applicabile: la cosa fondamentale è <strong>coccolare</strong> il cliente, farlo sentire importante e fargli percepire la <strong>cura e</strong> la <strong>dedizione</strong> che riservi proprio a lui.</p>
<p>Ora ti starai chiedendo: sì, fantastico, ma come?</p>
<p>Ad esempio, facendogli arrivare dei <strong>piccoli pensieri</strong>: un mazzo di fiori per un’occasione importante, una lettera recapitata in ufficio in cui lo ringrazi per la fiducia che ti ha riservato. O, quando si arriva al tasto dolente del preventivo, offrendogli un pacchetto con un piccolo risparmio, un<strong> servizio extra</strong> o qualcosa di gratuito.</p>
<p>Solo così creerai una connessione e <strong>lo rassicurerai</strong> sull’aspetto peggiore del vostro rapporto: i pagamenti.</p>
<h2>&#8220;Your work doesn’t speak for you&#8221;</h2>
<p>Don Draper è il grande copywriter, il creativo, ma anche l’uomo misterioso che non rivela nulla del suo passato e crede che i suoi lavori non abbiano bisogno di spiegazioni. E sbaglia, come gli ricorda in un episodio Bert Cooper.</p>
<p>Arriva il momento di presentare il tuo progetto al cliente: come lo fai?</p>
<p>Devi <strong>coinvolgerlo</strong> nella lavorazione, fargli percepire l’impegno che c’è dietro e farlo concentrare sui<strong> benefici e</strong> i <strong>risultati</strong> di questa proposta.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Innanzitutto, una carta vincente è quella di far vivere al cliente le <strong>fasi di lavorazione</strong> da vicino, aggiornandolo costantemente o creando un file condiviso in cui mostri quotidianamente di cosa ti stai occupando. In questo modo quella persona si sentirà importante e percepirà che stai facendo un grande lavoro per lui.</p>
<p>In secondo luogo, quando arriva da te, non presentargli il progetto nudo e crudo, ma accompagnalo: spiega perché hai fatto quelle scelte, lascia qualcosa di incompleto, in modo che <strong>il cliente possa sentirsi utile e importante</strong>, usa il giusto frame, la giusta spiegazione e la giusta direzione per mostrargli quello che hai confezionato.</p>
<p>Infine, non farlo concentrare troppo sul tuo prodotto ma su quello che porterà, sui benefici e gli obiettivi che vi state ponendo. Fornendo motivazioni e spiegazioni utili.</p>
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		<title>Crisis Management: la crisi che diventa opportunità</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/crisis-management/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianfranco Marramiero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2018 16:31:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il crisis management nasce molti anni prima dell’avvento dei social media. Al concetto stesso di impresa è connaturata la possibilità di dover gestire una crisi: il punto è far sì che si adottino delle strategie per trasformare una criticità in una opportunità ed uscire rafforzati dalla situazione. Che cos&#8217;è il Crisis Management Il Crisis Management [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il crisis management nasce molti anni prima dell’avvento dei social media.</p>
<p>Al concetto stesso di impresa è connaturata la possibilità di dover gestire una crisi: il punto è far sì che si adottino delle strategie per trasformare una criticità in una opportunità ed uscire rafforzati dalla situazione.</p>
<p><b>Che cos&#8217;è il Crisis Management</b></p>
<p>Il Crisis Management riguarda qualsiasi situazione che può minacciare o danneggiare la <b>reputazione</b> di un&#8217;azienda e causare un <b>impatto negativo sul mercato</b>.</p>
<p>Nasce tra gli <b>anni Settanta e Ottanta</b> del secolo scorso, a seguito di alcune crisi aziendali molto importanti che hanno colpito alcune aziende, come ad es. l&#8217;avvelenamento da cianuro di alcune confezioni dell’analgesico Tylenol della Johnson &amp; Johnson che portò alla morte di ben sette persone.</p>
<p>Si tratta quindi di una branca del grande universo costituito dalle PR e dalla <b>comunicazione d&#8217;impresa</b>: l&#8217;obiettivo finale, in ogni caso, è preservare ed accrescere la reputazione, la credibilità e la notorietà del brand.</p>
<p>Anche se è esplosa una crisi.</p>
<p><b>I 3 passi del Crisis Management</b></p>
<p>Per definizione, il processo di gestione della crisi prevede un team o un addetto che svolgerà <b>3 azioni fondamentali</b>:</p>
<ol>
<li><b>Research</b>: l&#8217;analisi, in cui si valutano i punti deboli dell&#8217;azienda, si osserva l&#8217;ambiente esterno e ci si prepara con un apposito &#8220;piano di crisi&#8221; a tutto ciò che potrebbe verificarsi;</li>
<li><b>Response</b>: il momento della comunicazione, la cosiddetta crisis communication, la risposta da dare alla criticità rilevata e a chi l&#8217;ha sollevata;</li>
<li><b>Recovery</b>: il piano di rilancio che, passata la fase acuta della crisi, deve sfruttare quel momento per acquisire notorietà e trovare nuove opportunità.</li>
</ol>
<p>Attraverso qualsiasi media e in qualsiasi settore, bisogna essere <b>sempre preparati</b> <b>alla potenziale crisi</b>, saper rispondere alle accuse e alle critiche in modo corretto e anzi, trarre da quello che potrebbe rappresentare un problema, nuovo slancio.</p>
<p><b>Crisis Management sul web</b></p>
<p>La natura stessa dei social, l&#8217;eterogeneità di chi naviga su queste piattaforme e la confusione, unita alla mancanza di regole ferree in questi spazi, ha sicuramente modificato la natura della crisi.</p>
<p>Oggi le crisi riguardano anche aziende di piccole dimensioni: dopotutto basta incappare in un hater, in un commento piccato, in una recensione negativa e, se si reagisce nel modo sbagliato, si può davvero rovinare la propria reputazione aziendale e di conseguenza gli affari.</p>
<p><b>Alcuni fattori</b> sono fondamentali per il contenimento del processo sul web:</p>
<ul type="disc">
<li><b>il tempo</b>: ormai tutto va molto veloce, per questo bisogna rispondere tempestivamente ma mai frettolosamente, in modo da evitare di innescare un effetto domino;</li>
<li><b>il tono</b>: usare il giusto tono di voce, quello dell&#8217;azienda, è un dettaglio che molti Social Media Manager dimenticano quando devono rispondere ai commenti, mettendo in campo un tono personale, a volte persino acido ed indisponente;</li>
<li><b>l&#8217;analisi</b>: prima di rispondere dobbiamo essere in possesso di tutte le informazioni utili per poter rispondere punto per punto alle accuse mosse e dobbiamo scegliere il giusto approccio per ribaltare la critica che è stata formulata;</li>
<li><b>le parole</b>: scegliere le parole giuste è un aspetto fondamentale, i termini e la forma utilizzati sono le nostre vere e uniche forme di auto-difesa.</li>
</ul>
<p>In ogni caso, anche sul web le crisi possono essere viste e gestite come<b> opportunità per migliorare</b> la reputazione, la credibilità e la notorietà del brand.</p>
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		<title>3 consigli utili sulla comunicazione non verbale</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/comunicazione-non-verbale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianfranco Marramiero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Nov 2018 09:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro corpo parla. Certo, le parole sono importanti, ma anche la postura, lo sguardo e la voce hanno un ruolo molto importante nella comunicazione. Vediamo allora, attraverso 3 semplici tips, come migliorare la tua comunicazione non verbale. Cos&#8217;è la comunicazione non verbale? Si tratta di un processo di comunicazione che avviene attraverso l’invio e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro corpo parla.</p>
<p>Certo, le parole sono importanti, ma anche la postura, lo sguardo e la voce hanno <strong>un ruolo molto importante nella comunicazione</strong>.</p>
<p><span id="more-132288"></span></p>
<p>Vediamo allora, attraverso 3 semplici tips, come migliorare la tua comunicazione non verbale.</p>
<h2>Cos&#8217;è la comunicazione non verbale?</h2>
<p>Si tratta di un <strong>processo di comunicazione</strong> che avviene attraverso l’invio e la ricezione di messaggi, <strong>senza l’uso delle parole</strong>.</p>
<p>Gesti, espressioni, tono di voce e ritmo, ma anche abbigliamento e acconciatura. Tutti aspetti che potrebbero sembrare secondari ma che in realtà sono fondamentali.</p>
<p>Secondo la celebre<strong> ricerca di Albert Mehrabian</strong>, professore di psicologia all’UCLA, le parole rappresentano solo una parte della nostra comunicazione: è altrettanto importante la comunicazione paraverbale e quella non verbale.</p>
<p>Questa riflessione deriva dal fatto che questo tipo di trasmissione di messaggi avviene <strong>al di sotto della soglia di consapevolezza</strong> dell&#8217;interlocutore: in parole povere è tutto ciò che noi percepiamo con i nostri sensi, che viene decodificato <strong>a livello inconscio.</strong></p>
<p>Parliamo quindi di una forma di comunicazione potentissima, che non va assolutamente ignorata.</p>
<h2>I 3 tips per una miglior comunicazione non verbale</h2>
<p>Se ti trovi spesso a parlare in pubblico è necessario che tu conosca questi piccoli trucchi. Ma è utile conoscere la forza di questi <strong>messaggi silenziosi</strong> anche per avere maggior successo nel lavoro e relazioni più sane.</p>
<p>Ti lasciamo<strong> 3 semplici consigli da seguire</strong>. A partire da adesso!</p>
<h3>1. Lo sguardo</h3>
<p>È comune sentirsi dire da bambini che quando una persona parla, bisogna guardarla negli occhi.</p>
<p>Si tratta di una riflessione esatta, ma da rivedere.</p>
<p>Mantenere un <strong>buon contatto visivo</strong> fa capire alla persona con cui parliamo che siamo interessati a quello che dice, ed è sinonimo di rispetto e curiosità. Ma fissare per troppo tempo potrebbe creare l&#8217;effetto contrario, quindi mettere in difficoltà l&#8217;interlocutore.</p>
<p>E poi, sapevi che quando la persona che ti ascolta ha <strong>la pupilla dilatata</strong> vuol dire che è molto attenta? Fai attenzione a questo dettaglio!</p>
<h3>2. Le braccia</h3>
<p>Spesso durante le riunioni ce ne stiamo seduti con le braccia poggiate sul ventre o conserte.</p>
<p>Errore!</p>
<p>Questa posizione ci fa apparire <strong>timidi, insicuri, chiusi</strong> al confronto. Se hai una scrivania davanti, poggia <strong>le braccia sul tavolo</strong> ed esprimi le tue opinioni liberamente. Magari senza gesticolare eccessivamente!</p>
<h3>3. La prossemica</h3>
<p>Parliamo di <strong>distanze tra i due interlocutori</strong>: mi verrebbe da dirti, subito, né troppo vicini né troppo lontani.</p>
<p>Lo spazio è infatti una variabile da tener presente nella comunicazione.</p>
<p>Pensa a quando sei in autobus, schiacciato tra gli altri, e non ti senti sicuramente a tuo agio. Oppure quando a scuola guardavi la Professoressa seduta dietro la scrivania, che costituiva una sorta di barriera nella relazione.</p>
<p>Bene, a seconda della situazione, <strong>va utilizzato anche lo spazio</strong>: se vuoi stabilire un contatto con le persone che hai di fronte, non nasconderti dietro un tavolo, ma ricorda di non essere troppo invadente.</p>
<p>Secondo la psicoterapeuta Sally Hall si dovrebbe mantenere una distanza minima di quattro piedi (circa 1,2 m) dall&#8217;interlocutore.</p>
<p>Questi sono solo alcuni piccoli tips che ti suggerisco di sfruttare ogni giorno: potrebbero sembrare dettagli irrilevanti ma sono proprio questi fattori a fare la differenza e rendere la tua comunicazione davvero efficace.</p>
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		<title>Come migliorare il profilo LinkedIn e aumentare la tua visibilità</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/come-migliorare-il-profilo-linkedin-e-aumentare-la-tua-visibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Reclama]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jul 2018 15:39:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=129825</guid>

					<description><![CDATA[<p>LinkedIn è senza dubbio il social media per eccellenza quando si parla di lavoro e business. Sono infatti sempre di più i neolaureati, i professionisti e gli imprenditori che decidono di aprire un profilo per cercare rispettivamente un posto di lavoro, nuovi clienti e partner di ogni tipo. Ti ritrovi in una di queste categorie? [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>LinkedIn è senza dubbio <strong>il social media per eccellenza quando si parla di lavoro e business.</strong></p>
<p><span id="more-129825"></span></p>
<p>Sono infatti sempre di più i neolaureati, i professionisti e gli imprenditori che decidono di aprire un profilo per cercare rispettivamente un posto di lavoro, nuovi clienti e partner di ogni tipo.</p>
<p>Ti ritrovi in una di queste categorie?</p>
<p>Allora ho da dirti una cosa molto importante.</p>
<p>Oggi creare un profilo su LinkedIn è sicuramente essenziale per accedere alle opportunità che questa piattaforma offre ai suoi utenti, ma <strong>questo non è sufficiente</strong>.</p>
<p>È solo il primo passo verso gli obiettivi che vuoi raggiungere. È il primo tassello dell’immagine professionale che vuoi costruire, il punto di partenza di un percorso di personal branding.</p>
<p>Per questo motivo, se hai già creato un profilo e non hai ottenuto alcun risultato, non ti arrendere. È ancora presto per gettare l’ancora e giudicare negativamente l’efficacia di questo social media.</p>
<p>Ho <strong>5 consigli per migliorare il tuo profilo LinkedIn </strong>che voglio condividere con te.</p>
<h2><b></b>1. L’occhio vuole sempre la sua parte</h2>
<p>Come su un banner pubblicitario, anche su LinkedIn, <strong>l’aspetto visivo è uno dei più importanti</strong>. Pertanto la scelta della fotografia e dell’immagine di copertina deve essere molto accurata.</p>
<p><strong>La foto profilo su Linkedin</strong> è la prima cosa che le altre persone vedono di te. Vien da sé che è il primo elemento su cui dovresti prestare attenzione.</p>
<p>Evita quindi di inserire foto che ti ritraggono al mare, ad una festa o in situazioni poco professionali. Oppure i selfie che di solito condividi su Facebook o Instagram.</p>
<p>Prediligi invece <strong>un primo piano in alta qualità</strong>, meglio se su sfondo omogeneo, che sia <strong>quanto più coerente con la professione che svolgi</strong>, la posizione che occupi e l’immagine che vuoi che gli altri percepiscano di te.</p>
<p><strong>Le stesse considerazioni valgono anche per l’immagine di copertina</strong>, quella porzione di pixel in cui puoi inserire una foto orizzontale che fa da cornice al tuo profilo. Si tratta di uno degli elementi più ‘snobbati’ dagli utenti, ma che è in grado di migliorare l’efficacia del tuo profilo LinkedIn e potenziare la comunicazione visiva del tuo brand.</p>
<h2>2. Descriviti in poche parole</h2>
<p>Dopo le immagini, il sommario è sicuramente uno degli elementi che più contribuisce a rendere efficace un profilo LinkedIn.</p>
<p>Mi riferisco allo spazio di testo sottostante il tuo nome e cognome. Quella sezione dove puoi descrivere in breve chi sei e che cosa fai.</p>
<p>Nel sommario ti consiglio di non essere prolisso, anche perché hai a disposizione solo 120 caratteri (spazi inclusi). <strong>Sii chiaro e immediato</strong>. Ad esempio, puoi pensare di inserire il tuo titolo professionale seguito da una breve frase che spiega in poche parole che cosa puoi fare per gli altri:</p>
<p>“Consulente di Web Marketing: aiuto le imprese a comunicare e vendere sul web.”</p>
<p><strong>Il tuo obiettivo in questa sezione è comunicare la tua identità</strong> e persuadere le persone ad approfondire la tua storia all’interno del tuo profilo LinkedIn.</p>
<h2>3. Presentati in modo efficace</h2>
<p>È arrivato il momento di presentarti e dire qualcosa in più su di te.</p>
<p>Nel Riepilogo, la sezione che trovi subito dopo quella relativa alle informazioni di contatto, hai infatti l’opportunità di <strong>raccontarti ed entrare nel dettaglio delle informazioni</strong> che hai solo accennato nel Sommario del tuo profilo LinkedIn.</p>
<p>Qui puoi <strong>spiegare che cosa fai, in che modo lo fai e soprattutto per quale ragione hai deciso di farlo</strong>. Le persone amano le storie e illustrare le motivazioni che ci sono dietro le tue scelte professionali &#8211; con tutti gli alti e bassi del caso &#8211; può contribuire positivamente a coinvolgere e far identificare i lettori.</p>
<p>Puoi anche chiarire per quale tipo di clienti hai scelto di lavorare, quali traguardi hai raggiunto nella tua carriera e quali sono le competenze di cui ti reputi davvero competente.</p>
<p><strong>Se sei un neolaureato</strong>, puoi raccontare invece in quale settore ti piacerebbe lavorare e perché, oltre che spiegare in quale modo saresti in grado di contribuire alla crescita delle aziende che sceglieranno di investire su di te.</p>
<p>Nel Riepilogo puoi anche <strong>arricchire la tua presentazione aggiungendo file multimediali</strong> (foto, video, link e presentazioni) che ottimizzano ulteriormente il tuo profilo LinkedIn.</p>
<h2>4. Inserisci solo le informazioni di valore</h2>
<p>Se vuoi migliorare il tuo profilo LinkedIn, ricorda sempre di <strong>inserire soltanto le informazioni che contano davvero</strong>.</p>
<p>Ti dico questo perché soprattutto nelle sezioni Esperienza, Formazione e Competenze è davvero molto semplice lasciarsi andare e condividere il superfluo.</p>
<p>Ad esempio, se da giovane hai frequentato un corso da pizzaiolo perché eri stufo dell’università, ma alla fine ti sei laureato e oggi fai il consulente, evita di inserire l’attestato del corso tra le esperienze di Formazione.</p>
<p>Allo stesso modo, se durante gli studi hai lavorato come cameriere ma oggi sei un commercialista, non inserire questa esperienza tra quelle più rivelanti della tua carriera.</p>
<p>Come puoi ben immaginare, lo stesso ragionamento vale anche per le competenze: identifica le principali e lascia stare quelle non pertinenti.</p>
<p><strong>Sul tuo profilo LinkedIn dovrebbero esserci soltanto le informazioni che aggiungono valore alla tua immagine professionale attuale</strong>. Tutto il resto è marginale e finisce solo per confondere chi legge.</p>
<h2>5. Scegli le tue parole chiave</h2>
<p>Per finire, come avviene già su Google, anche su LinkedIn le pagine relative ai profili degli utenti vengono indicizzate sulla base di parole chiave.</p>
<p>In tal senso, migliorare il tuo profilo LinkedIn vuol dire riuscire ad <strong>essere trovato dalle persone che cercano una o più keyword che ti rappresentano</strong>.</p>
<p>Senza entrare nei tecnicismi della SEO, quello che ti consiglio di fare a proposito è di sfruttare al meglio tutte le porzioni di testo che LinkedIn ti mette a disposizione per inserire le parole chiave che identificano chi sei e quello che fai.</p>
<p>Ovviamente non esagerare: le keyword devono essere coerenti con il contesto in cui vengono inserite e contribuire ad arricchirne il significato. Altrimenti, sarebbero bravi tutti!</p>
<p><strong>Ora tocca a te</strong>. Metti in pratica questi semplici consigli e poi torna a farmi sapere quali risultati hai ottenuto: sono sicuro che ti lasceranno a bocca aperta.</p>
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		<title>5 motivi per assumere un Project Manager nella tua azienda</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/project-manager-azienda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Luca Propato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 10:21:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vorresti aumentare la produttività della tua azienda? Ti piacerebbe riuscire a seguire il tuo team e avere del tempo per svolgere altre attività durante la giornata? Hai mai pensato di delegare la gestione ad una risorsa specifica? Assumere un Project Manager può essere un&#8217;ottima scelta. Chi è il Project Manager Il Project Manager è una figura operativa che si occupa di gestire le attività di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vorresti aumentare la produttività della tua azienda? Ti piacerebbe riuscire a seguire il tuo team e avere del tempo per svolgere altre attività durante la giornata? Hai mai pensato di delegare la gestione ad una risorsa specifica? Assumere un Project Manager può essere un&#8217;ottima scelta.</p>
<p><span id="more-7118"></span></p>
<h2>Chi è il Project Manager</h2>
<p>Il Project Manager è una figura operativa che si occupa di <strong>gestire le attività di un’azienda o di team interni</strong> ad essa.</p>
<p>In particolare, svolge <strong>numerose mansioni</strong>: può valutare la fattibilità di un progetto, ne può seguire lo sviluppo fino alla consegna dello stesso. Egli è quindi una risorsa di supporto che può <strong>aumentare la produttività</strong> del team di cui fa parte.</p>
<p>Come si possono ottenere questi risultati? Tramite l’interazione con i clienti, la gestione delle scadenze, l’ottimizzazione dei processi di produzione e molto altro.</p>
<h2>I vantaggi di avere un Project Manager in azienda</h2>
<p>Se non hai ancora chiari quali vantaggi puoi ottenere assumendo un Project manager in azienda, ti diamo intanto 5 buoni motivi per farlo.</p>
<h3>1. Valutare la linea d’azione più adatta</h3>
<p>Nel Project Management esistono diverse <strong>metodologie di sviluppo e gestione</strong>, ciascuna adatta ad una determinata situazione. Che sia Waterfall, Agile o Six Sigma, il tuo Project Manager saprà proporti la metodologia <strong>più appropriata</strong> per portare a termine il tuo progetto.</p>
<h3>2. Analizzare i processi e ottimizzare i risultati</h3>
<p>Il compito di un Project Manager non consiste solamente nel creare una WBS (<em>Work Breakdown Structure</em>) e assegnare task, ma anche nell’assicurarsi che vengano completati con un&#8217;<strong>alta qualità</strong> e rispettando le <strong>tempistiche</strong>.</p>
<p>Tramite appositi strumenti è possibile <strong>monitorare, misurare e ottimizzare</strong> i processi: ad esempio, se uno dei tuoi programmatori è più prestante in un determinato ambito è consigliabile impiegarlo di nuovo in compiti simili. Tuttavia, focalizzarsi troppo sulle ottimizzazioni non è un bene: bisogna sempre valutare il guadagno potenziale in rapporto al tempo spendibile per ottenerlo.</p>
<p><a href="https://www.blooacademy.it/wp-content/uploads/working.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-7119" src="https://www.blooacademy.it/wp-content/uploads/working-257x300.png" alt="" width="257" height="300" /></a></p>
<h3>3. Pensare unicamente alla tua mansione</h3>
<p>Gestire il tempo di tutti i tuoi dipendenti ti lascia meno spazio per concentrarti sul tuo lavoro, ti riempie di pensieri e ti distoglie dal tuo obiettivo. Non ti piacerebbe affidare l’organizzazione ad una risorsa ad hoc che possa seguire il team a tempo pieno e in maniera più efficiente?</p>
<p>Lo scopo di un Project Manager è di <strong>rendere più facile il lavoro </strong>per tutti i membri del team, rimuovendo vincoli burocratici, difficoltà e qualsiasi imprevisto possa presentarsi nell’arco del ciclo di sviluppo.</p>
<h3>4. Avere una visione completa dell’andamento del progetto</h3>
<p>Grazie alle attività che svolge ogni giorno, il tuo Project Manager potrà stilare con facilità un&#8217;<strong>analisi dello stato attuale dei lavori</strong>. Sarà lui a confrontarsi con i membri del team, a raccogliere feedback ed elaborare i dati in un rapporto completo pronto all’uso.</p>
<h3>5. Vivere la vita lavorativa più serenamente</h3>
<p>Il tempo è denaro! Ottimizzare i tempi di sviluppo non solo ti farà risparmiare risorse economiche, che potresti impiegare in altri settori, ma darà anche a te e ai tuoi dipendenti del tempo per rilassarsi. La soddisfazione e la serenità, tua e dei tuoi collaboratori, sono un elemento fondamentale per garantire dei <strong>ritmi di lavoro</strong> ottimali.</p>
<p>I vantaggi sono tanti e riguardano aspetti importanti: la produttività, il raggiungimento del risultato, ma anche maggior collaborazione, più tranquillità e un clima positivo in ufficio. Secondo noi ora stai proprio sentendo la mancanza di un Project Manager nella tua azienda!</p>
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		<title>Curriculum Vitae: 10 suggerimenti utili per non essere cestinati</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/curriculum-vitae-suggerimenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2017 10:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.primefactory.it/?p=2328</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il momento della stesura del curriculum vitae corrisponde spesso a quel periodo di incertezza e ansia che si attraversa alla fine di un corso di studi, quando non si è ancora pienamente coscienti delle proprie potenzialità o della strada da prendere.  Ma è anche un atto che va ripetuto periodicamente, vista la situazione attuale del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il momento della stesura del curriculum vitae corrisponde spesso a quel periodo di incertezza e ansia che si attraversa alla fine di un corso di studi, quando non si è ancora pienamente coscienti delle proprie potenzialità o della strada da prendere. <span id="more-2328"></span><br />
Ma è anche un atto che va ripetuto periodicamente, vista la situazione attuale del mondo del lavoro. Per questo dovresti tirare fuori il pc e seguire questi 10 suggerimenti.</p>
<h2>1. Non scegliere il formato Europass</h2>
<p>È stato dipinto come un documento per <strong>presentare competenze e qualifiche</strong> in modo chiaro ed efficace: è diventato, in realtà, uno strumento di appiattimento e omologazione tra professioni e soprattutto persone. Certamente lavorare su un <strong>curriculum &#8220;differente&#8221;</strong> è una vera e propria necessità per chi svolge lavori creativi (grafici, video-maker, social media manager, blogger), ma anche chi ha un&#8217;occupazione più tradizionale può mettere nero su bianco le proprie capacità in modo esaustivo senza l&#8217;Europass.</p>
<p>Immedesimati in un Titolare di azienda, un Imprenditore o un addetto alle risorse umane: come potrebbe notare un determinato candidato a primo colpo? Spesso scatta la noia e molti curricula, probabilmente anche validi, vengono direttamente spostati nel cestino.</p>
<p>Puoi creare un Curriculum diverso lavorando semplicemente su Word, scaricando modelli o creandoli tu stesso se sei in grado. Il primo step è, come sempre, l&#8217;aspetto visivo: se la presentazione dà un&#8217;<strong>immagine piacevole</strong> avrà più possibilità di essere letta. E arriviamo così allo step numero due.</p>
<h2>2. Scrivi in modo chiaro, semplice, e con umanità: bocciato il curriculum-elenco</h2>
<p>Guarda al curriculum come a un mezzo per farti conoscere: siamo quel che facciamo, ma siamo anche esseri umani. Mettere un po&#8217; di te stesso anche nella scrittura di un documento professionale ti aiuterà a presentarti in modo trasparente e sicuramente più interessante.</p>
<p><strong>Descriviti</strong> in chiave professionale, ma evitando formule abusate e noiose: &#8220;ho frequentato, ho svolto l&#8217;attività&#8221; o elencando competenze vuote come &#8220;<em>problem solving</em>&#8221; e &#8220;<em>team working</em>&#8220;. Molto meglio scrivere davvero cosa vorresti diventare, dove hai studiato e di cosa sei appassionato, perché sei interessato a quel posto di lavoro.</p>
<p><strong>Non</strong> scrivere <strong>un freddo elenco</strong>, ma spiega, argomenta: mettici personalità.</p>
<h2>3. Fai risaltare le tue soft skills</h2>
<p>Oggi nel mercato del lavoro ciò che si richiede maggiormente sono doti come la <strong>flessibilità</strong>, il <strong>rispetto dei tempi</strong> dati, la capacità di fronteggiare <strong>situazioni di stress</strong>, il saper <strong>prendere una posizione</strong> o <strong>sapersi confrontare</strong> in modo empatico con gli altri.</p>
<p>Tutte queste caratteristiche rientrano in quel termine &#8211; usato da poco nel panorama italiano, ma già molto sfruttato all&#8217;estero &#8211; delle <em>soft skills</em>: queste competenze, legate alla <strong>personalità</strong> e non a bisogni prettamente professionali, accompagnano le <em>hard skills</em>, cioé la preparazione tecnica per ricoprire un determinato ruolo.</p>
<p>Parla delle tue <em>soft skills</em> e falle venire a galla spontaneamente: dopotutto, oltre alla formazione accademica, spesso sono proprio loro a caratterizzare i veri professionisti.</p>
<h2>4. Non dire bugie</h2>
<p>Frequentemente i curricula sono infarciti di termini caduti in disuso, di mansioni scopiazzate dal curriculum del cugino e di esperienze lavorative gonfiate ad arte: tutto per presentarsi come esperti, professionisti navigati, quando magari è tutto il contrario. Sbagliato!</p>
<p>Il curriculum deve essere completo, ben argomentato, sicuramente corposo, ma <strong>mai falso</strong>: inventare di conoscere determinati settori, avere certe passioni o aver lavorato a stretto contatto con Tizio, può rivelarsi un vero e proprio<strong> boomerang</strong>, se si riesce a superare la fase critica del Cestino.</p>
<p>Infatti in sede di colloquio sarà difficile motivare e spiegare ciò che avevi scritto, e seppure dovessi superare anche la seconda fase ed iniziare a lavorare, risulteresti disonesto e poco credibile. Meglio un: &#8220;non sono esperto in questo, ma mi piacerebbe imparare&#8221;.</p>
<p>Le bugie non sono una buona idea, nemmeno in ufficio.</p>
<h2>5. Inserisci sempre una tua fotografia</h2>
<p>Oltre alle classiche informazioni, nel curriculum va inserita una fotografia: <strong>mostrare il viso</strong>, infatti, dà maggiori certezze a chi legge il curriculum. Associare un volto a un racconto &#8211; sempre per l&#8217;importanza dell&#8217;aspetto visivo &#8211; stimola la <strong>curiosità</strong> e garantisce anche la<strong> veridicità</strong> di quanto affermato.</p>
<p>Le raccomandazioni sulla foto dovrebbero essere scontate: professionale, abbigliamento consono, ma non troppo ingessato. Tutto questo vale non solo per le donne, ma anche per gli uomini.</p>
<p>Inoltre non dimenticare i dati personali: città di residenza, indirizzo, recapiti, e immancabile la <strong>data di nascita</strong>. Molti non più giovanissimi la omettono, creando così un vero e proprio alibi a chi legge: in nome dell&#8217;onestà intellettuale meglio essere chiari e trasparenti; inoltre l&#8217;azienda potrebbe mettere in campo particolari incentivi e tipologie di contratto, proprio in base alle informazioni anagrafiche.</p>
<h2>6. Invia la mail in modo corretto e non fare spam</h2>
<p>Oggi la consegna del curriculum avviene quasi nella totalità dei casi via mail, uno strumento usato poi anche nella vita d&#8217;ufficio: ecco perché è importante saper usare questo canale in modo corretto, dando così un&#8217;informazione implicita sulla nostra capacità di comunicare in chiave digitale.</p>
<p>Inserisci sempre l&#8217;<strong>Oggetto</strong> della mail, chiaro ed esaustivo, e scrivi qualche riga nel <strong>Corpo</strong>, inserendo il curriculum come <strong>allegato</strong> della mail. Invia un messaggio per ogni possibile posto di lavoro, ma mai in copia a più contatti, magari di campi completamente diversi: l&#8217;impressione che daresti sarebbe quella del disordinato, disperato, oltre che poco interessato alla singola realtà lavorativa.</p>
<p>In realtà sarebbe consigliabile<strong> personalizzare</strong>, per ogni azienda in cui si presenta la candidatura, sia il curriculum che il testo della mail: se proprio non vuoi, puoi sempre usare la <strong>Copia Nascosta</strong>.</p>
<p>Inoltre informati sull&#8217;<strong>indirizzo giusto</strong> a cui inviare la tua candidatura: cerca sul sito il settore Risorse Umane o chiama per avere i giusti riferimenti.</p>
<h2>7. Abbozza una lettera di presentazione</h2>
<p>Al punto precedente abbiamo detto che è consigliabile scrivere qualche riga anche <strong>nel Corpo della mail</strong>: questo è lo spazio giusto per una breve e chiara lettera di presentazione.</p>
<p>Nel Regno Unito si usano le <em>cover letter</em> e le <em>motivation letter</em>: la prima come<strong> accompagnamento al CV</strong> vero e proprio, la seconda in cui si spiega <strong>perché si vuole quel lavoro</strong>; ti consiglio di unire queste due parti, scriverle in modo molto sincero e in italiano corretto, e inserire questo testo nella mail.</p>
<p>Parla del tuo <strong>background</strong> e di <strong>come vorresti crescere</strong>: in poche righe potrai creare la giusta curiosità nel tuo probabile nuovo datore di lavoro. Che a quel punto andrà a leggere il tuo curriculum creativo in allegato.</p>
<h2>8. Non dimenticare che il recruiting si muove anche sui social</h2>
<p>Chi di noi quando conosce una persona, incontra un nuovo collega o deve valutare una collaborazione, non cerca l&#8217;interessato sui social? Lo fa anche chi si occupa di colloqui di lavoro, per capire chi sei davvero.</p>
<p>Secondo una ricerca <a href="http://www.adecco.it/come-trovare-lavoro/digital-reputation-e-social-recruiting" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Adecco</a>, il 25,5% dei recruiter boccia un possibile nuovo lavoratore per foto, contenuti o commenti che questo aveva postato su un suo profilo social. Occhio quindi a quello che pubblichi, soprattutto su Facebook e Instagram: si può capire molto sul tuo <strong>stile di vita</strong> e i tuoi veri <strong>interessi</strong> semplicemente guardando la tua bacheca. Se ne parla anche <a href="http://www.lucapropato.com/blog/social-recruiting-curriculum-non-basta.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">in questo articolo sul Social Recruiting.</a></p>
<p>Dopotutto, basterà avere una gestione leggermente più oculata dei tuoi <strong>filtri di privacy</strong>, in modo da mostrare ai tuoi contatti professionali e al mondo solo la tua &#8220;parte istituzionale&#8221; e non<em> the dark side of the moon</em>.</p>
<h2>9. Cura il tuo spazio su LinkedIn</h2>
<p>Rimanendo in tema social, quello strettamente a tema professionale è proprio LinkedIn: anche qui puoi costruire un<strong> curriculum da aggiornare</strong> continuamente e puoi venire a contatto con aziende e proposte di lavoro. Riempi tutte le sezioni, usa una foto adatta e fai sì che tuoi colleghi, collaboratori o insegnanti rilascino delle <strong>recommendations</strong>.</p>
<p>Ma puoi anche<strong> creare contenuti</strong> sulla piattaforma: scrivere articoli, condividere letture interessanti e partecipare alla vita social delle aziende. Così dimostrerai la tua professionalità, le tue competenze e, se vuoi lavorare nel mondo digitale, la padronanza degli strumenti stessi del tuo mestiere.</p>
<p>Ricorda che si tratta sì di un social network, ma a tema professionale: mantieni il tuo profilo in linea con questo.</p>
<h2>10. Sii te stesso!</h2>
<p>Probabilmente passiamo più tempo in ufficio che a casa, con gli amici o impegnati nei nostri hobby: per questo è importante farsi conoscere per quelli che si è, con le proprie potenzialità e le proprie debolezze. Ciò che conta è la <strong>voglia di mettersi in gioco</strong>, le<strong> competenze</strong> e la <strong>curiosità</strong> per un ambiente nuovo e per il futuro.</p>
<p>Guarda al curriculum come un semplice mezzo per presentarti, da un punto di vista lavorativo ma anche personale: <strong>umanizzare e dare un tocco unico</strong> anche al proprio lavoro non può che essere <strong>un valore aggiunto</strong>.</p>
<p>A questo punto non ti resta che reinventare il tuo curriculum e&#8230; buona fortuna!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/curriculum-vitae-suggerimenti/">Curriculum Vitae: 10 suggerimenti utili per non essere cestinati</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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		<title>5 idee per gestire meglio il tuo tempo</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/idee-gestione-tempo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Cacciotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2017 16:27:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un’epoca in cui le ore scorrono senza sosta, diventa una necessità gestire meglio il tempo a disposizione, saperlo ottimizzare e programmare: uno dei modi per farlo è quello di prendere delle “buone abitudini”. Cambiare o migliorarsi è possibile, a patto che si proceda per piccoli passi e non si pretenda di diventare qualcun&#8217;altro in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un’epoca in cui le ore scorrono senza sosta, diventa una necessità gestire meglio il tempo a disposizione, saperlo ottimizzare e programmare: uno dei modi per farlo è quello di prendere delle “buone abitudini”.<span id="more-1429"></span></p>
<p>Cambiare o migliorarsi è possibile, a patto che<strong> si proceda per piccoli passi</strong> e non si pretenda di diventare qualcun&#8217;altro in un baleno (eventuali vincite milionarie vanno intese come eccezioni che confermano la regola). Vorresti prendere l&#8217;abitudine di andare a correre la mattina? Procedi per gradi: cominciate col puntare la sveglia 1 o 2 ore prima, poi sfruttate quel tempo per una passeggiata mattutina, ed ecco che correre sarà la naturale evoluzione. Ma non tutti i cambiamenti sono misurabili, e alcune abitudini necessitano di un impegno maggiore del semplice traslare gli orari di sonno e veglia.</p>
<p>Ecco dunque cinque piccole regole che, contrariamente a molte convinzioni, possono aiutarti nel <strong>rendere possibile questo processo di cambiamento e permetterti di gestire meglio le tue ore</strong>.</p>
<h2>1. Le distrazioni non sono il male, se relegate al momento giusto</h2>
<p>Molte guide partono da un assioma sbagliato: demonizzare le distrazioni.</p>
<p>Dire a qualcuno di rifuggire Facebook, l&#8217;ascolto di musica o il guardare un punto qualsiasi fuori la finestra è, indirettamente, un invito a fare tutte queste cose. Sarebbe come dire a una persona pronta a mettersi a dieta: &#8220;E mi raccomando eh, non mangiare!&#8221;. Un consiglio tanto banale quanto sconsiderato nei suoi effetti subconsci.</p>
<p>Saper gestire il proprio tempo è <strong>riuscire a invertire le proprie energie e attenzioni, declinandole secondo scala di priorità</strong>: in cima alla lista dovrebbe esserci (al netto degli affetti) ciò che ci motiva nel grande disegno che è la vita, potremo utilizzare le altre distrazioni per riempire spazi piccoli di cui non sapevamo neanche di poter disporre.</p>
<p><strong>Mai sentita la metafora del barattolo pieno? </strong></p>
<p><iframe loading="lazy" title="A Valuable Lesson For A Happier Life" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/SqGRnlXplx0?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.blooacademy.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<h2>2. Non aspettare che arrivi il momento giusto</h2>
<p>Uno dei sintomi più frequenti della carenza di volontà è quello di attaccarsi a qualsiasi pretesto per rinviare un impegno.</p>
<p>Circostanze di luogo, tempo o predisposizione vanno centellinate per quello che realmente valgono: certamente non si può arare un campo con la tormenta, o creare un sito web mentre si è in ascensore (eppure ho visto informatici fare cose in ascensore che noi umani&#8230;), e questi sono impedimenti oggettivi. Ma <strong>non aspettare di proposito il momento giusto per iniziare qualcosa</strong>: il piccolo passo può esser fatto anche alla fine di una settimana, di una giornata, mentre si è con altre persone. La vita è ora e, senza essere apocalittici sul &#8220;chissà cosa può succedere dopo&#8221;, pensa soltanto alla miriade di eventualità che possano occorrere anche nel miglior giorno scelto per iniziare.</p>
<h2>3. Evita di riempire tutti gli spazi della tua agenda</h2>
<p>Eh? Cosa? Come? Ma non stavamo parlando di produttività? Allora perché riempire ogni piccolo spazio è deleterio? In verità il principio di crearsi una fitta agenda di impegni non è sbagliato, a patto però che ci sia equilibrio.</p>
<p>Richiamando ancora il principio della dieta, è come voler mangiare un intero banchetto di roba: alla fine si rischia di stare male per aver cercato di strafogarsi. Stessa cosa per gli impegni: anche la più nobile determinazione nel volerli portare a termine tutti, dovrà prima o poi arrendersi alla pressione e allo stress che ne consegue. Portandoci, dopo diverse serate insonni, alla domanda: e un po&#8217; di tempo per me? Realizzando che non è mai stato messo in agenda.</p>
<p>Fallo, <strong>riservati del tempo</strong> per volerti bene come riserveresti del tempo <strong>per altre attività</strong>: l&#8217;efficienza produttiva si mantiene soltanto prendendosi cura della macchina stessa.</p>
<h2>4. Non porti degli obiettivi troppo alti</h2>
<p>Abbiamo detto che il segreto è procedere per piccoli traguardi: se però questi diventano degli ostacoli insormontabili o obiettivi difficili da raggiungere allora l&#8217;intero castello delle nostre convinzioni vacilla, sperperando dosi di autostima e buone intenzioni.</p>
<p><strong>Non chiedere a te stesso l&#8217;impossibile</strong>: guadagnare 1.000 euro in 3 giorni (salvo le vincite di cui sopra), sviluppare addominali scolpiti in appena un mese di palestra o entrare nel database della vostra banca di fiducia dopo il primo modulo ECDL, sono U-T-O-P-I-E.</p>
<p><strong>Piccoli passi significa piccole soddisfazioni</strong>: datti il tempo e il modo di raggiungerle e goditi il momento quando riesci in qualcosa. Volersi bene passa anche dall&#8217;accettarsi nelle vittorie, oltre che nelle sconfitte.</p>
<h2>5. Non mantenere un profilo troppo basso</h2>
<p>Se sei capitato qui, quasi sicuramente avrai delle ambizioni e voglia di cambiare il tuo status quo. Dunque la regola precedente del porsi obiettivi comunque più modesti deve essere visto come <strong>un invito ad aumentare la definizione di ciò che vorrai essere</strong>, per te stesso e per gli altri.</p>
<p>Ultimo esempio (promesso): hai mai notato la differenza tra un mosaico disegnato con piccoli tasselli e uno fatto in mattonelle più grandi di cotto o ceramica? O una tv normale contro una televisione HD? È la maggiore risoluzione, la cosiddetta alta definizione, quella che ci permette di cogliere i dettagli, i particolari di una sequenza o una persona.</p>
<p>L’obiettivo è far venir fuori delle persone che, <strong>ottimizzando le risorse a disposizione</strong>, riescano a creare un&#8217;alta definizione di ciò che vogliono essere, <strong>compilando l&#8217;immagine con tanti piccoli obiettivi</strong>, quadratino dopo quadratino. L&#8217;unico limite alle tue ambizioni è il cielo, per il resto puoi andare e riuscire in tutto (a patto che l&#8217;intero frame sia comunque S.M.A.R.T.: Specifico, Misurabile, Arrivabile o Accessibile, Realistico, Temporizzabile).</p>
<p>Queste piccole regole ti aiuteranno nella definizione di una <strong>strategia di lungo periodo</strong> <strong>che ti renda più efficiente e organizzato</strong> nel raggiungere gli obiettivi prefissati: uno schema che ti aiuti a gestire l&#8217;esigua disponibilità di tempo (risorsa assai preziosa quanto rara) potrebbe però non bastare, se non coadiuvato da costanza e allenamento.</p>
<p>Un ulteriore aiuto potrebbe derivare dal seguire un <strong>corso di Time Management</strong>, ovvero di gestione del tempo: partire dalle proprie ambizioni e limiti, per sviluppare un percorso personalizzato di raggiungimento di traguardi personali, professionali o esistenziali.</p>
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		<title>Come finanziare la tua start-up con i fondi europei</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/start-up-fondi-europei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Garreffa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2017 10:37:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sei un giovane imprenditore e stai per dare vita alla tua start-up? Se hai già trovato la tua idea vincente e preparato un business plan in grado di evidenziare i punti di forza del tuo progetto, il primo passo da compiere verso la realizzazione della tua start-up è quello di trovare i finanziamenti necessari. Anche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sei un giovane imprenditore e stai per dare vita alla tua start-up? Se hai già trovato la tua idea vincente e preparato un business plan in grado di evidenziare i punti di forza del tuo progetto, il primo passo da compiere verso la realizzazione della tua start-up è quello di trovare i finanziamenti necessari.<span id="more-1431"></span> Anche se hai costituito da poco una nuova impresa potresti avere la necessità di ottenere finanziamenti e agevolazioni per favorire lo sviluppo e la crescita della tua attività imprenditoriale.</p>
<p>In questo articolo scopriremo insieme come finanziare la tua impresa con i fondi europei.</p>
<h2>Come ottenere finanziamenti per la tua startup</h2>
<ol>
<li>Una possibile strategia, se non vuoi ricorrere alle tradizionali modalità di finanziamento offerte da istituti di credito e società finanziarie, potrebbe essere quella di rivolgerti ad <strong>investitori  privati</strong> (ad esempio business angels e capital venture), con l’intento di <strong>suscitare il loro interesse</strong> riguardo alla tua idea di business e spingerli così a finanziare il tuo progetto.</li>
<li>Un metodo alternativo molto <strong>utilizzato dagli start-upper</strong> per reperire risorse finanziarie è il <strong>crowdfunding</strong>: la raccolta di fondi online, nata come forma di micro-finanziamento dal basso che mobilita persone interessate a sostenere un’idea imprenditoriale (tra le piattaforme più conosciute a livello nazionale e internazionale, Eppela e IndieGoGo, solo per citarne alcune). Tale strumento, che ha registrato una forte crescita negli ultimi anni, si rivolge per lo più ad <strong>iniziative di carattere artistico, culturale e sociale</strong>, ma può anche abbracciare progetti di innovazione tecnologica o del settore scientifico.</li>
<li>Arriviamo quindi ad una forma di finanziamento che potrebbe fare al caso tuo, soprattutto se hai già le idee molto chiare sugli obiettivi che vuoi raggiungere: stiamo parlando dell’ampia categoria dei <strong>finanziamenti pubblici</strong>, che si distinguono in europei, nazionali e regionali, a seconda della tipologia di ente pubblico che li eroga. Alcuni di questi contributi sono <strong>parzialmente a fondo perduto</strong>, vale a dire che non prevedono la restituzione del prestito al soggetto erogante, e si rivolgono di norma alle imprese in fase di <strong>start-up</strong>, alle <strong>aziende costituite da giovani e/o disoccupati</strong> e all’<strong>imprenditoria</strong> <strong>femminile</strong>. In alcuni casi, tali finanziamenti possono anche essere concessi ad imprese già avviate e consolidate che desiderino investire in <strong>settori</strong> <strong>particolarmente innovativi o che vogliano internazionalizzarsi</strong>.</li>
</ol>
<p>Dunque, come avrai intuito, le opportunità di finanziamento per l’avvio di un’attività imprenditoriale sono davvero molte, ma non è sempre facile orientarsi all’interno di questo vasto panorama così come può risultare difficile <strong>identificare lo strumento migliore</strong> per sostenere finanziariamente la propria idea. Questi strumenti finanziari hanno requisiti, tempi e modalità di richiesta differenti – la richiesta di finanziamento avviene attraverso la partecipazione ad un bando pubblico – quindi occorre per prima cosa individuare l’ente che li rende disponibili.</p>
<p>In alcuni casi, infatti, si tratta di finanziamenti europei gestiti direttamente dalla Commissione Europea (e relative agenzie), in altri sono erogati e gestiti a livello indiretto, dallo Stato, dalle Regioni o da altri enti pubblici.</p>
<h2>Fondi europei per le start-up</h2>
<p>I<strong> finanziamenti europei</strong> sono quelli più conosciuti, almeno in linea teorica: questi strumenti possono rivelarsi dei grandi alleati per le imprese in fase di start-up che, beneficiando di tali fondi, possono riuscire a coprire gran parte dei costi di avviamento del proprio progetto imprenditoriale. Anche se la linea seguita dalla Commissione Europea va sempre più verso la riduzione dei finanziamenti indiretti a fondo perduto a favore dell’utilizzo della<strong> finanza agevolata</strong> (ad esempio il microcredito e i finanziamenti a tasso zero senza garanzie reali), il fondo perduto è ancora presente per i fondi europei a gestione diretta, basati su partenariati transnazionali.</p>
<p>Si tratta quindi di una grande opportunità, che però non sempre viene sfruttata al meglio nel nostro Paese, soprattutto a causa della complessità degli adempimenti burocratici e della scarsa pubblicità che viene data a tali bandi. C’è poi una precisazione da fare quando si parla di fondi europei. Infatti, si può correre il rischio di generare qualche confusione, poiché buona parte di questi prestiti non viene gestita direttamente dalle istituzioni europee, ma dagli Stati membri dell’Ue a livello nazionale e locale. In Italia, ad esempio, i fondi indiretti vengono amministrati dalle Regioni, che li assegnano mediante la creazione di bandi appositi.</p>
<ul>
<li>I <strong>fondi diretti</strong>, erogati e gestiti dalle istituzioni europee mediante sovvenzioni, prestiti e garanzie, si rivolgono principalmente ad imprese già avviate e start-up con progetti dal forte valore innovativo, ad esempio nel campo della ricerca scientifica e delle nuove tecnologie. Tra le opportunità in questo settore merita sicuramente un accenno <em>Horizon 2020</em>, il grande programma europeo per la ricerca e l’innovazione che fa parte della strategia Europa 2020 volta a promuovere la competitività globale dell’Europa. Questo programma, con un budget di circa 80 miliardi di euro, si articola in tre obiettivi: creare leadership industriale, affrontare le sfide sociali e far emergere eccellenze nel campo della scienza. All’interno di Horizon 2020 è presente anche uno strumento specificamente rivolto alle piccole e medie imprese, che mira a<strong> sostenere l’attività di ricerca e innovazione delle PMI</strong> con una forte ambizione a svilupparsi, crescere ed internazionalizzarsi. Lo <em><strong>SME Instrument</strong> </em>fornisce, infatti, un supporto che copre l’intero ciclo di innovazione, organizzato in tre fasi ed integrato da un servizio di tutoraggio e da un servizio di coaching.</li>
<li>Invece, per quanto riguarda i <strong>fondi indiretti</strong>, le opportunità per le start-up sono più ampie perché i bandi sono rivolti a progetti in diversi settori, ma le somme erogate sono più modeste.</li>
</ul>
<h2>Chi può presentare domanda di finanziamento?</h2>
<p>È difficile dare una risposta univoca, in quanto dipende dai<strong> requisiti specificati</strong> di volta in volta <strong>nel singolo bando</strong>.</p>
<p>Se i destinatari sono le nuove imprese, generalmente si richiede che:</p>
<ul>
<li>siano <strong>innovative</strong></li>
<li><strong>non</strong> siano <strong>costituite da più di 48 mesi</strong></li>
<li>abbiano la <strong>sede legale</strong>, o almeno operativa, <strong>nella regione che eroga il finanziamento</strong></li>
<li>spesso sono previste agevolazioni per <strong>l’imprenditoria femminile</strong>, i <strong>disoccupati</strong> e gli <strong>under 35.</strong></li>
</ul>
<h2>Come individuare l’opportunità migliore per la tua start-up</h2>
<p>Uno dei problemi principali in riferimento ai fondi europei consiste proprio nella <strong>difficoltà nel reperire e nell’interpretare le informazioni necessarie</strong> sui bandi e sulle modalità di richiesta del finanziamento. Per questo, se vuoi approfittare delle possibilità che l’Europa mette a disposizione in questo settore, devi armarti di molta pazienza e cercare tra i bandi disponibili quello che potrebbe fare al tuo caso: il primo passo da compiere sarà quindi quello di <strong>consultare periodicamente</strong> il sito web dell’<a href="http://europa.eu/european-union/index_it" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Unione Europea</strong></a> per scoprire le ultime novità sulle diverse opportunità di finanziamento.</p>
<p>Un’altra possibilità, se sei interessato ad approfondire l’argomento dei fondi europei indiretti, è quella di cercare i dettagli dei bandi disponibili sul sito web e sul bollettino ufficiale della <strong>Regione</strong> in cui ha sede la tua attività, oltre a consultare quello della <strong>Camera di Commercio</strong> territorialmente competente.</p>
<p><strong>Per conoscere meglio le dinamiche legate ai finanziamenti e ai bandi europei, continua a seguirci o iscriviti alla nostra newsletter!</strong></p>
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		<title>Corso post laurea: quale scegliere?</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/corso-post-laurea-quale-scegliere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Spagnolli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2017 10:17:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hai terminato il tuo percorso universitario e stai pensando di frequentare un corso post laurea? Sei alla ricerca di una formazione che possa aiutarti a trovare lavoro o che sia utile alla tua crescita professionale? In questo articolo, ti chiariremo le idee sulle tipologie di corsi post laurea che esistono e ti descriveremo nel dettaglio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Hai terminato il tuo percorso universitario e stai pensando di frequentare un <strong>corso post laurea</strong>? Sei alla ricerca di una formazione che possa aiutarti a trovare lavoro o che sia utile alla tua crescita professionale?<span id="more-1423"></span><br />
In questo articolo, ti chiariremo le idee sulle tipologie di corsi post laurea che esistono e ti descriveremo nel dettaglio i vari percorsi formativi.</p>
<h2>Corsi post laurea: significato e tipologie</h2>
<p>Il termine <em>post-laurea</em> significa letteralmente &#8220;dopo la laurea&#8221;. Una volta conseguito il titolo universitario, puoi scegliere di <strong>ampliare le tue competenze e capacità</strong> attraverso:</p>
<ul>
<li>un dottorato di ricerca</li>
<li>una scuola di specializzazione</li>
<li>un master universitario di primo e secondo livello</li>
<li>un corso di perfezionamento</li>
<li>un corso di formazione</li>
</ul>
<h2>Dottorato di ricerca</h2>
<p>Il dottorato di ricerca è il massimo grado di istruzione universitaria, come dettato dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Processo_di_Bologna" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Processo di Bologna</a>.</p>
<ul>
<li><strong>Accesso</strong>: tramite concorso internazionale, bandito direttamente dalle singole università per i laureati che hanno conseguito un titolo magistrale o a ciclo unico.</li>
<li><strong>Durata:</strong> 3 anni.</li>
<li><strong>Titolo:</strong> Dottore di ricerca.</li>
<li><strong>Costi:</strong> nessun costo (al contrario, vengono messe a disposizione borse di studio per almeno la metà degli ammessi al dottorato).</li>
<li><strong>Destinatari:</strong> laureati che intendono dedicare 3 anni alla ricerca in un settore specifico, acquisendo altissime competenze trasversali.</li>
</ul>
<h2>Scuole di specializzazione</h2>
<p>Le scuole di specializzazione forniscono competenze e abilità in particolari attività professionali e permettono di ottenere l’abilitazione all’esercizio di tali professioni.</p>
<ul>
<li><strong>Accesso:</strong> tramite concorso pubblico a laureati magistrali.</li>
<li><strong>Durata:</strong> da 2 a 5 anni.</li>
<li><strong>Titolo:</strong> Diploma di Specializzazione con il titolo di Specialista nell’attività professionale.</li>
<li><strong>Costi:</strong> dai 1000 ai 2000 euro (tasse universitarie).</li>
<li><strong>Destinatari:</strong> laureati delle aree di Medicina, Psicologia, Beni Culturali, Sanitaria e Legale.</li>
</ul>
<h2>Master universitario di 1° e 2° livello</h2>
<p>Un master universitario è uno specifico corso di studi che attesta particolari competenze e capacità in una determinata attività professionale.</p>
<ul>
<li><strong>Accesso:</strong> si distingue di due livelli: il primo corrisponde al 7° livello del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Quadro_europeo_delle_qualifiche" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quadro europeo delle qualifiche</a> ed è possibile accedervi dopo una laurea triennale o un titolo di studi equiparato; il secondo corrisponde all’8° livello del <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Quadro_europeo_delle_qualifiche" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quadro europeo delle qualifiche</a> ed è riservato a coloro che hanno conseguito una laurea magistrale o a ciclo unico.</li>
<li><strong>Durata:</strong> generalmente 1 anno.</li>
<li><strong>Titolo:</strong> Diploma legalmente riconosciuto in Italia. In Europa, il master universitario italiano non trova riscontro perché il Master’s degree corrisponde alla laurea di secondo livello.</li>
<li><strong>Costi:</strong> 10.000 euro (prezzo medio dei master universitari in Italia secondo Il Sole 24 ore).</li>
<li><strong>Destinatari:</strong> laureati che intendono mettere in pratica le competenze acquisite nel percorso universitario, avvicinandosi al mondo del lavoro.</li>
</ul>
<h2>Corso di perfezionamento</h2>
<p>Un corso di perfezionamento è un corso di alta formazione che assicura una specializzazione in ambito tecnico e professionale.</p>
<ul>
<li><strong>Accesso:</strong> laurea triennale o magistrale. Inoltre è possibile la frequentazione anche in simultanea con altri corsi di studi universitari.</li>
<li><strong>Durata:</strong> da 3 mesi a 1 anno.</li>
<li><strong>Titolo:</strong> attestato di frequenza.</li>
<li><strong>Costi:</strong> dai 500 ai 5.000 euro (a seconda del tipo di corso).</li>
<li><strong>Destinatari:</strong> laureati che preferiscono un percorso di studio più breve, ottenendo una specializzazione in tempi più brevi.</li>
</ul>
<h2>Corso di formazione</h2>
<p>Un corso di formazione professionale è attivato da Enti di Formazione pubblici e privati, ed è finalizzato al conseguimento di una qualifica dopo il superamento di un esame.</p>
<ul>
<li><strong>Accesso:</strong> ragazzi che abbiano concluso la scuola dell’obbligo.</li>
<li><strong>Durata:</strong> variabile (a seconda del corso).</li>
<li><strong>Titolo:</strong> Attestato di qualifica professionale rilasciato dalla Regione.</li>
<li><strong>Costi:</strong> gratuito o prevede un’indennità di partecipazione.</li>
<li><strong>Destinatari:</strong> giovani che vogliono acquisire competenze e ottenere una qualifica professionale da poter spendere immediatamente nel mondo del lavoro.</li>
</ul>
<p>Ognuno dei corsi appena descritti ha una differente finalità e si rivolge a persone diverse. Nei corsi di formazione rientrano anche quei <strong>percorsi formativi sempre più richiesti nel mercato del lavoro</strong>, ma trattati solo marginalmente dalle università italiane: parliamo delle nuove figure digitali come Web Marketing Specialist e Social Media Manager.</p>
<p>In Bloo Academy <strong>il nostro obiettivo è</strong> proprio <strong>formare i nuovi professionisti del mercato digitale</strong>, dandoti la possibilità di <strong>personalizzare la tua formazione</strong> secondo le tue passioni e le tue preferenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/corso-post-laurea-quale-scegliere/">Corso post laurea: quale scegliere?</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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