<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Marketing Archivi &#8226; Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</title>
	<atom:link href="https://www.bloo.it/blog/categoria/marketing/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link></link>
	<description>Digital Emotions</description>
	<lastBuildDate>Wed, 27 Dec 2023 10:08:53 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2019/05/favicon.png</url>
	<title>Marketing Archivi &#8226; Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</title>
	<link></link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Come migliorare la Customer Experience</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/migliorare-customer-experience/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Luca Propato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2023 11:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bloo.it/?p=158355</guid>

					<description><![CDATA[<p>Comprendere e migliorare la Customer Experience (CX) è una delle attività strategiche più importanti per una crescita sostenibile e duratura di ogni azienda. Anche in Italia sta assumendo sempre più importanza, perché non basta più avere un brand forte e un prodotto di valore; serve anche garantire una esperienza di relazione, interazione, acquisto, post-vendita che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/migliorare-customer-experience/">Come migliorare la Customer Experience</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Comprendere e migliorare la <strong>Customer Experience (CX)</strong> è una delle attività strategiche più importanti per una crescita sostenibile e duratura di ogni azienda. </p>



<p>Anche in Italia sta assumendo sempre più importanza, perché non basta più avere un brand forte e un prodotto di valore; serve anche garantire una <strong>esperienza</strong> di relazione, interazione, acquisto, post-vendita che sia memorabile per i clienti.</p>



<p>In questo articolo presento 5 fattori o fasi fondamentali per costruire e sviluppare una Customer Experience efficace e in grado di <strong>fare davvero la differenza</strong> per la tua azienda e, soprattutto, per i tuoi clienti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1. Ascolto e comprensione del cliente</h2>



<p>La prima fase è comprendere in <strong>modo empatico</strong> i tuoi clienti, ma con <strong>dati</strong> alla mano, per mantenere alta l’oggettività. <a href="https://www.lucapropato.com/blog/ascolto-customer-experience.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ascolta</a> attivamente i loro feedback attraverso sondaggi, focus group, o interazioni dirette sui social media. Usa gli strumenti di analisi dei dati per comprendere meglio le preferenze e i comportamenti dei clienti.</p>



<p>Questo ti permetterà di scoprire tendenze e idee, oltre che anticipare le esigenze (anche quelle meno esplicite) del tuo pubblico e di offrire soluzioni su misura. Ricorda, un cliente che si sente ascoltato è più propenso a sviluppare una relazione a lungo termine con il tuo brand.</p>



<p>Un esempio di azienda che ascolta attivamente e comprende i suoi clienti è <strong><a href="https://www.bloo.it/blog/content-marketing-netflix/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Netflix</a></strong>, il famoso servizio di streaming video. Utilizza i dati di visione dei suoi utenti per capire &#8211; tramite algoritmi avanzati &#8211; quali sono i generi, le trame, gli attori e i registi che preferiscono. In questo modo, può offrire loro contenuti personalizzati e suggerimenti mirati, oltre che produrre serie e film originali basati sui gusti del suo pubblico. </p>



<p>Netflix ha anche un sistema di feedback che permette agli utenti di valutare i contenuti che hanno visto e di segnalare eventuali problemi tecnici o di qualità. Questo consente a Netflix di migliorare costantemente la sua offerta e di fidelizzare i suoi clienti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">2. Mappatura e ottimizzazione del Customer Journey</h2>



<p>Il <strong>Customer Journey</strong> include ogni punto di contatto (<em>touchpoint</em>) tra il cliente e la tua azienda. È fondamentale identificare e ottimizzare questi touchpoint. Per questo esamina attentamente ogni fase del viaggio del cliente, dalla scoperta del prodotto all&#8217;acquisto e oltre. Identifica punti di attrito e opportunità per migliorare.</p>



<p>Ad esempio, una semplice modifica nel processo di checkout può ridurre drasticamente la frustrazione del cliente e aumentare le conversioni. Implementa strumenti come il <strong>Customer Journey Mapping</strong> per visualizzare e ottimizzare queste interazioni.</p>



<p>Un&#8217;azienda che mappa e ottimizza il suo Customer Journey con estrema attenzione è <strong>IKEA</strong>, la nota catena di arredamento per la casa e l&#8217;ufficio. Ha progettato il suo percorso di acquisto in modo da guidare i clienti attraverso le diverse aree del negozio, stimolandoli a scoprire e provare i suoi prodotti. </p>



<p>IKEA offre anche diversi servizi aggiuntivi, come la progettazione online, il trasporto, il montaggio e il ritiro dell’usato, per facilitare e completare l’esperienza di acquisto. Usa anche strumenti digitali, come il sito web, l’app e i social media, per interagire con i clienti prima, durante e dopo la visita al negozio, offrendo loro informazioni, ispirazioni e assistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">3. Personalizzazione dell&#8217;esperienza</h2>



<p>I clienti apprezzano le <strong><a href="https://www.lucapropato.com/blog/customer-experience.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esperienze personalizzate</a></strong>, soprattutto da quanto il digitale permette di costruire &#8211; con maggiore facilità e accuratezza &#8211; percorsi che vanno incontro a esigenze specifiche delle persone.</p>



<p>Utilizza i dati raccolti per creare esperienze uniche che parlino direttamente ai bisogni e desideri del tuo cliente. La personalizzazione può assumere molte forme, dalla raccomandazione di prodotti basati sul comportamento di acquisto alla comunicazione su misura. </p>



<p>Le tecnologie come l&#8217;intelligenza artificiale e il machine learning possono aiutarti in questo, rendendo le interazioni con il tuo pubblico più pertinenti e coinvolgenti.</p>



<p>Una azienda che personalizza l’esperienza dei suoi clienti è <strong>Yoox</strong>, il popolare sito di e-commerce di moda e design. Usa algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning per analizzare le preferenze e il comportamento di acquisto dei suoi clienti e creare offerte personalizzate in base ai loro gusti, al loro stile e al loro budget. </p>



<p>Yoox offre anche la possibilità di personalizzare alcuni prodotti, come borse, scarpe e gioielli, con incisioni, colori e materiali a scelta. Si adatta anche alle esigenze dei suoi clienti, offrendo diverse modalità di consegna, reso e pagamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">4. Coerenza e qualità percepita del servizio</h2>



<p>La <strong>coerenza</strong> attraverso tutti i canali è fondamentale. Assicurati che ogni interazione rifletta la visione, il valore e le promesse del tuo <a href="https://www.lucapropato.com/blog/customer-experience-brand.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">brand</a> e dei tuoi prodotti. In ogni interazione, i clienti dovrebbero sentire una connessione forte e coerenza con la tua azienda e con le persone che ne fanno parte.</p>



<p>Questo include tutto: dalla qualità del prodotto, al marketing, al servizio commerciale e al customer care. Ad esempio, assicurati che il <a href="https://www.bloo.it/blog/tone-of-voice-esempi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tono di voce</a> e lo stile della tua comunicazione siano uniformi su tutti i canali, dal sito web ai social media. La coerenza rafforza il tuo marchio e aumenta la fiducia dei clienti.</p>



<p>Immancabile come esempio, quello di <strong>Apple</strong>, che offre coerenza e valore estremo nel suo servizio. Si distingue per il suo design elegante e innovativo, la sua facilità d’uso e la sua affidabilità. Offre ai suoi clienti un&#8217;esperienza omogenea e integrata tra i suoi diversi prodotti e servizi. I prodotti e i servizi Apple sono progettati per funzionare insieme in modo armonioso. Questo crea un&#8217;esperienza utente più fluida e intuitiva. </p>



<p>Garantisce anche un servizio di assistenza e supporto di alto livello, sia online che nei suoi negozi fisici. I dipendenti Apple sono addestrati per fornire un servizio clienti di qualità e sono disponibili per aiutare i clienti con qualsiasi problema. I negozi Apple sono progettati per essere accoglienti e offrire un&#8217;esperienza di acquisto piacevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">5. Misurazione e Analisi</h2>



<p>Definisci <strong>metriche</strong> chiare per valutare la CX e usa questi dati per guidare le decisioni aziendali e identificare le aree di miglioramento (prodotti, processi, comunicazione, etc). Non limitarti a misurare la soddisfazione del cliente; analizza anche il comportamento e le tendenze per prevedere i bisogni futuri, ma soprattutto per prevenire problemi.</p>



<p>Ricorda che l’analisi accurata dei dati può rivelare opportunità nascoste per migliorare l&#8217;esperienza del cliente e guidare la crescita dell&#8217;azienda. Misura costantemente la CX utilizzando metriche come Net Promoter Score (<em>NPS</em>), Customer Satisfaction Score (<em>CSAT</em>) e Customer Effort Score (<em>CES</em>).</p>



<p>Un esempio noto in tal senso è quello di Decathlon che è molto attento a questi indicatori per valutare la soddisfazione dei suoi clienti. L&#8217;azienda monitora il comportamento e le tendenze dei suoi clienti, utilizzando i dati di vendita, di navigazione e di feedback per migliorare la sua offerta e anticipare le loro esigenze, per innovare e lanciare nuovi prodotti e servizi, come le app, le community e le esperienze sportive. </p>



<p>Sfrutta anche i dati per ottimizzare i suoi processi interni, come la logistica, la gestione degli ordini, la consegna e il servizio clienti, al fine di garantire efficienza, rapidità e qualità. Decathlon è un&#8217;azienda che ha creato un’esperienza olistica <sup>(1)</sup> per i suoi clienti, integrando i canali online e offline.</p>



<h2 class="wp-block-heading">3 metriche per valutare la Customer Experience</h2>



<p>A proposito di metriche, fornisco una breve panoramica sulle tre che ho citato sopra. Net Promoter Score (NPS), Customer Satisfaction Score (CSAT) e Customer Effort Score (CES) sono tutti utilizzati per misurare aspetti diversi della Customer Experience e del servizio clienti. </p>



<p>•&nbsp;<strong>Net Promoter Score (NPS)</strong>: è una metrica utilizzata per misurare, valutare e migliorare la lealtà dei clienti verso un&#8217;azienda o una marca. Ai clienti viene chiesto di valutare, su una scala da 0 a 10, la probabilità che consiglino l&#8217;azienda o il prodotto a un amico o un collega. I punteggi 0-6 identificano i detrattori, 7-8 sono passivi e 9-10 sono promotori. Il NPS è calcolato sottraendo la percentuale di detrattori dalla percentuale di promotori. </p>



<p>•&nbsp;<strong>Customer Satisfaction Score (CSAT)</strong>: è una misura diretta della soddisfazione del cliente con un prodotto, servizio o esperienza specifica. Solitamente, dopo un&#8217;interazione o all&#8217;acquisto di un prodotto, ai clienti viene chiesto di valutare la loro soddisfazione su una scala, ad esempio da 1 (molto insoddisfatto) a 5 (molto soddisfatto). È utilizzato per valutare risposte immediate a specifiche interazioni o esperienze, aiutando le aziende a identificare aree di miglioramento. </p>



<p>• <strong>Customer Effort Score (CES)</strong>: misura l&#8217;impegno o lo sforzo richiesto al cliente per interagire con un&#8217;azienda o per ottenere una risoluzione a un problema. Dopo un&#8217;interazione di servizio, ai clienti viene chiesto di valutare, su una scala, quanto è stato facile o difficile ottenere ciò che volevano dall&#8217;azienda. Viene usato per valutare l&#8217;efficienza dei processi di servizio al cliente, con l&#8217;obiettivo di ridurre gli sforzi del cliente e migliorare l&#8217;esperienza complessiva. </p>



<p>Queste metriche sono strumenti importanti per le aziende che cercano di comprendere e migliorare la loro customer experience, identificare i punti di forza e di debolezza e infine, adottare misure per ottimizzare la soddisfazione e la fedeltà dei clienti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un viaggio continuo&#8230;</h2>



<p>Migliorare e ottimizzare la Customer Experience è un viaggio continuo e iterativo che richiede impegno per innovare e crescere. </p>



<p>Integrando questi cinque fattori o fasi nella tua strategia aziendale, puoi costruire relazioni più forti con i tuoi clienti, aumentando la loro soddisfazione e fedeltà. </p>



<p>Ricorda, la CX non è un progetto singolo basato su un unico momento o punto di contatto; è un mindset che deve permeare ogni aspetto del tuo business.</p>



<p><sup>(1) Fonte: https://www.moengage.com/blog/retail-marketing-101-decathlon-provides-a-holistic-omni-experience/</sup></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/migliorare-customer-experience/">Come migliorare la Customer Experience</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come trasformare l&#8217;incertezza in un&#8217;opportunità di crescita</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/incertezza-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Ciarrocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 12:25:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bloo.it/?p=148282</guid>

					<description><![CDATA[<p>Opportunità di crescita in un contesto di incertezza? Certamente. Parliamo di capacità di adattamento e flessibilità. Se qualcuno ti avesse detto che nel 2020 avresti vissuto la più grande emergenza sanitaria del dopoguerra, cosa avresti fatto? Nella rara ipotesi in cui gli avessi creduto, come ti saresti preparato per affrontare questo momento di crisi? Difficile rispondere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/incertezza-crescita/">Come trasformare l&#8217;incertezza in un&#8217;opportunità di crescita</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Opportunità di crescita in un contesto di incertezza? Certamente. Parliamo</span><span style="font-weight: 400;"> di <strong>capacità di adattamento</strong> e <strong>flessibilità</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se qualcuno ti avesse detto che nel 2020 avresti vissuto la più grande emergenza sanitaria del dopoguerra, cosa avresti fatto? Nella rara ipotesi in cui gli avessi creduto, come ti saresti preparato per affrontare questo momento di crisi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Difficile rispondere perché lo scenario degli ultimi mesi ci ha proiettato in un contesto di <strong>grandi incertezze</strong> e <strong>cambiamenti imprevisti</strong>, una vera e propria centrifuga che ha messo in discussione tutti i nostri punti saldi. Sono state stravolte le nostre consuetudini, abbiamo visto negata la libertà di muoverci e di relazionarci con le persone. Abbiamo perso totalmente la capacità di controllo su ciò che ci circonda, la visione d’insieme del mondo e di come funzionano le logiche della società in cui viviamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">D’impatto, il buio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La fase di crisi è repentina, inarrestabile, pronta a travolgerti come un fiume in piena, ma rappresenta spesso un’occasione di crescita per coloro che riescono ad analizzare ed interpretare meglio e prima degli altri il cambiamento.</span></p>
<h3><strong>Ma come si gestisce una situazione di crisi?</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Il miglior modo per reagire è quello di prepararsi attingendo all’esperienza e alle best practices da cui possiamo trarre importanti insegnamenti. Non possiamo pensare di avere una soluzione immediata ad un nuovo contesto se non abbiamo solide basi aziendali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo parlare di <strong>Crisis Management</strong>? </span><span style="font-weight: 400;">Certamente. Le situazioni di crisi aziendale possono nascere da molteplici contesti, tra cui quello che stiamo vivendo legato al Covid-19. Questa emergenza sanitaria ha incrociato quella economica, provocando un effetto domino che ha colpito tutte le realtà imprenditoriali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Agire tempestivamente è fondamentale, ma lo è ancor di più comprendere la strada da percorrere. Ogni azienda dovrebbe costantemente monitorare il mercato in cui opera e definire un piano di azione in caso di crisi, che segue delle specifiche linee guida. Stiamo parlando del cosiddetto <strong>“piano di crisis management”</strong>, il documento redatto internamente all’azienda che tiene conto delle azioni da intraprendere in ogni settore aziendale, oltre che dei soggetti che entrano in gioco nel caso in cui ci fossero i presupposti per fronteggiare una situazione di crisi, contenendo danni diretti e collaterali all’azienda.</span></p>
<h3><strong>La valutazione dei rischi</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Le aziende più strutturate, qualora fosse necessario, sono in grado di implementare i piani di emergenza in tempi molto rapidi, grazie anche alla presenza di un team di lavoro preposto. Quando questo non è possibile, è necessario valutare rapidamente i rischi di impatto sull’operatività aziendale.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">In questo scenario emerge il vero leader che sa <strong>analizzare il contesto</strong> in cui opera, ne comprende il cambiamento ed è in grado di rispondere in maniera funzionale e veloce.</span></p>
<h3><strong>La definizione del piano di comunicazione</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">In contesti difficili di emergenza come quello attuale è fondamentale gestire i <strong>rapporti interni ed esterni</strong> all’azienda. Non possiamo continuare a parlare al nostro pubblico senza fare riferimento al contesto in cui stiamo vivendo. È importante adeguare i <strong>contenuti</strong> e il <strong>tono di comunicazione</strong>, senza però tralasciare l’importanza di essere coerenti con i valori aziendali e il core business.</span></p>
<h3><strong>Il confronto</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Fare un passo indietro, fermarsi e riflettere. Insieme. La forza di un’azienda sta nel confronto e un vero leader si differenzia perché sa <strong>ascoltare</strong>. Il dialogo con i collaboratori è importante perché ci apre ad una visione più completa dell’azienda e la specializzazione di ognuno ci permette di analizzare nello specifico ogni settore aziendale. Nasce proprio dai momenti di confronto l’idea che può costituire l’alternativa e la soluzione vincente in grado di rispondere ad una situazione di emergenza. Qui si definisce la <strong>capacità di adattamento</strong> che spesso nasce dal rimescolare le carte e mettere in discussione dei punti saldi che spesso vengono dati per scontati. L’abilità del buon leader è quella di saper cogliere le occasioni date dal cambiamento, partendo dal confronto e intercettando un&#8217;<strong>opportunità di crescita</strong>.</span></p>
<h3><strong>La flessibilità</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">In contesti di emergenza dobbiamo essere pronti a riorganizzare l’attività aziendale proponendo <strong>modelli snelli e fluidi</strong>, ricorrendo a tutti gli strumenti a cui abbiamo accesso. Ripensare all’attività aziendale ed ottimizzare ogni aspetto. Pianificare e lavorare per obiettivi seguendo una <strong>strategia</strong> ci aiuta ad essere più flessibili e pronti ad affrontare situazioni di emergenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo <strong>smart working</strong> e la <strong>comunicazione digitale</strong> hanno evidenziato la capacità organizzativa di un’azienda. In poco tempo ci siamo trovati di fronte a delle scelte strategiche importanti in cui gli strumenti digitali hanno giocato un ruolo centrale. Si sono attivati nuovi bisogni che rappresentano nuove opportunità. Il quadro complessivo è di grande rilevanza ed è in continua mutazione, sei pronto?</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/incertezza-crescita/">Come trasformare l&#8217;incertezza in un&#8217;opportunità di crescita</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comunicare con onestà: le pubblicità di Bill Bernbach</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/pubblicita-bernbach/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Elena Crusco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 14:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=147875</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una bella famigliola sorridente, i capelli perfetti e il trucco impeccabile, si accinge a fare colazione con dei deliziosi cornetti dal ripieno super cremoso. Io, di prima mattina, a parte i capelli da scienziato pazzo, ci metto all’incirca una ventina di minuti a capire chi sono. Mi rifiuto di credere che anche per te non [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/pubblicita-bernbach/">Comunicare con onestà: le pubblicità di Bill Bernbach</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Una bella famigliola sorridente, i capelli perfetti e il trucco impeccabile, si accinge a fare colazione con dei deliziosi cornetti dal ripieno super cremoso.</p>
<p class="p1">Io, di prima mattina, a parte i capelli da scienziato pazzo, ci metto all’incirca una ventina di minuti a capire chi sono.</p>
<p class="p1">Mi rifiuto di credere che anche per te non sia così.</p>
<p class="p1">Quella sopra, però, è la classica pubblicità della famiglia felice e coccolosa che ci propinano, con insistenza, ormai da anni. Ma non sarà meglio essere onesti?</p>
<p class="p1">Parliamone!</p>
<h2 class="p3"><b>Dimmi la verità, nient’altro che la verità</b></h2>
<p class="p1">L’onestà è un fattore importante, soprattutto nella comunicazione, dove il consenso del nostro pubblico lo otteniamo proprio quando restituiamo, alle parole e alle immagini, la loro credibilità.</p>
<p class="p1">Certo, una pubblicità non può sbatterci in faccia la realtà così com’è. Rischierebbe di essere troppo arida e non riuscirebbe a incuriosirci o a emozionarci.</p>
<p class="p1">Il segreto sta sempre nel mezzo, bisogna trovare il <strong>giusto equilibrio tra realtà e finzione</strong>.</p>
<p class="p1">Basta con tutta questa iper-positività ovunque, con le solite frasi: <em>“Siamo i leader di mercato”</em>, <em>“Il miglior prodotto che tu abbia mai provato!”</em>, con allegata foto di un sorriso a 35.000 denti.</p>
<p class="p1">Essere creativi significa <strong>avere il coraggio di osare</strong>, di uscire fuori dagli schemi. Abbandonare i porti sicuri e sapersi addentrare con stile nel mondo delle debolezze che un prodotto o un brand possono avere. La vera maestrìa sta nel <strong>saper valorizzare la verità</strong>, soprattutto se è una verità scomoda.</p>
<p class="p1">Ecco per te due esempi caldi caldi (come i cornetti di cui parlavo prima).</p>
<h2 class="p3"><b>Bill Bernbach e la sua delicata onestà</b></h2>
<p class="p1">Conosci Bill Bernach?</p>
<p class="p1">È stato un pubblicitario statunitense, promotore della <strong>rivoluzione creativa</strong> che ci fu nella pubblicità americana degli anni cinquanta.</p>
<p class="p1">Fu l’ideatore di queste due pubblicità:</p>
<ul>
<li><strong>Avis </strong></li>
</ul>
<p class="p1"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-147876" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/02/Schermata-2020-02-07-alle-15.51.28-708x1024.png" alt="pubblicità avis bernbach" width="300" height="434" srcset="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/02/Schermata-2020-02-07-alle-15.51.28-708x1024.png 708w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/02/Schermata-2020-02-07-alle-15.51.28-207x300.png 207w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/02/Schermata-2020-02-07-alle-15.51.28.png 748w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p class="p1"><em>&#8220;Avis è solo al secondo posto nel settore dell&#8217;autonoleggio.</em><br />
<em>E allora, perchè venire con noi?</em><br />
<em>Noi ci proviamo davvero (quando non sei il più grande, devi farlo per forza).</em><br />
<em>È solo che non possiamo permetterci posaceneri sporchi. O serbatoi di benzina mezzi vuoti. O tergicristalli usurati. O auto non lavate. O gomme sgonfie. O nient&#8217;altro che regolatori di sedili che regolano.</em><br />
<em>Riscaldatori che riscaldano. Sbrinatori che sbrinano.</em><br />
<em>Ovviamente, ciò che cerchiamo di fare al meglio è semplicemente essere gentili.</em><br />
<em>Per farti partire bene con una macchina nuova, ad esempio un&#8217;esuberante Ford super-torque e un sorriso accogliente.</em><br />
<em>Per farti sapere, tanto per dire, dove mangiare un buon panino al pastrami a Duluth.</em><br />
<em>Perché?</em><br />
<em>Perchè non possiamo permetterci di darti per scontato.</em><br />
<em>Vieni con noi la prossima volta.</em><br />
<em>La fila al nostro sportello è più breve.&#8221;</em></p>
<p class="p1">Ci vuole fegato a dire che un’azienda non è la migliore sul mercato, anche se è la verità.</p>
<p class="p1">Avis si impegna molto di più delle altre aziende proprio perchè sa di non essere leader, quindi perchè mentire dicendo il contrario?</p>
<p class="p1">Bernach riesce a trasformare una “scomoda verità” in un<strong> punto di forza</strong> per l’azienda, che mostrandosi sincera e trasparente<strong> entra subito in sintonia con i suoi clienti</strong>, creando un legame di simpatia e fiducia.</p>
<ul>
<li class="p1"><strong>Ohrbach&#8217;s</strong></li>
</ul>
<p class="p1"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-147883" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/02/Schermata-2020-02-07-alle-15.50.56-194x300.png" alt="pubblicità libri bernbach" width="300" height="463" /></p>
<p><em>&#8221; We regret to inform you your school stuff is ready at Ohrbach&#8217;s&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Ci dispiace informarti che il tuo materiale scolastico è pronto da Ohrbach&#8217;s&#8221;</em></p>
<p class="p1">Anche qui si mette in scena la verità.</p>
<p class="p1">Tutti noi siamo stati bambini e sappiamo benissimo quant’è brutto tornare a scuola dopo le vacanze estive. Una foto di bambini che corrono felici e contenti verso l’entrata della scuola non sarebbe stata credibile e il messaggio non avrebbe avuto lo stesso valore.</p>
<p class="p1">L’onestà di Bernach è così<strong> leggera e sofisticata</strong> che riesce a catturarci subito, ci sentiamo rappresentati da quelle parole o da quelle immagini perché <strong>raccontano quello che viviamo ogni giorno</strong>.</p>
<p class="p1">Dare un taglio realistico e credibile alla nostra comunicazione ci aiuta a porre le basi per una giusta <strong>relazione con il nostro pubblico</strong> e a far alzare la famosa “saracinesca” della diffidenza nei confronti delle pubblicità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/pubblicita-bernbach/">Comunicare con onestà: le pubblicità di Bill Bernbach</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come creare un pubblico su Facebook Ads: Pubblico Salvato, Personalizzato e Simile</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/come-creare-un-pubblico-su-facebook-ads/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mugnano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2019 08:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=138026</guid>

					<description><![CDATA[<p>Creare un contenuto ben scritto e che stimoli la curiosità, stabilire il budget e i tempi della campagna: fatto. E il pubblico? Attenzione, questo è un passaggio fondamentale. Vediamo allora qual è quello che fa al caso tuo, e qualche consiglio utile. Pubblico Salvato Probabilmente è il pubblico più conosciuto e più utilizzato nella piattaforma, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/come-creare-un-pubblico-su-facebook-ads/">Come creare un pubblico su Facebook Ads: Pubblico Salvato, Personalizzato e Simile</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Creare un contenuto ben scritto e che stimoli la curiosità, stabilire il budget e i tempi della campagna: fatto.</p>
<p>E il pubblico?</p>
<p>Attenzione, questo è un passaggio fondamentale. Vediamo allora qual è quello che fa al caso tuo, e qualche consiglio utile.</p>
<h2>Pubblico Salvato</h2>
<p>Probabilmente è il pubblico più conosciuto e più utilizzato nella piattaforma, è un pubblico &#8220;base&#8221;  che forse avrai sentito chiamare <strong>pubblico freddo</strong>.</p>
<p>Il pubblico salvato è una audience creata profilando gli utenti Facebook per interessi e dati socio-demografici.</p>
<p>Hai mai sentito parlare di <strong>Buyer Personas</strong>? Bene, questo è lo strumento da utilizzare se vuoi fare advertising avendo come target le tue personas.</p>
<p>Facebook ti permette di inserire i dati su località geografica, età, genere e lingua, i dati demografici, gli interessi e i comportamenti e eventuali connessioni alle tue pagine, app o eventi. Non sono tutti campi obbligatori, sarai tu a scegliere quali usare includendo o escludendo i requisiti necessari.</p>
<p>Puoi partire &#8211; includendo o escludendo &#8211; da un pubblico personalizzato o simile creato in precedenza.</p>
<p>Il pubblico creato non ti conosce, a meno che tu non sia un brand affermato, non sa chi sei e cosa offri, non si fida ancora di te e di conseguenza non acquisterà mai nulla alla prima inserzione vista. Utilizza questo pubblico <strong>per farti conoscere e per dargli informazioni</strong>.</p>
<p>Ti consiglio di segmentare gli interessi in gruppi omogenei, non mischiare gli interessi che sono distanti tra loro. In questo modo aiuterai Facebook, e la sua intelligenza artificiale, a cercare le persone più vicine alla tua buyer personas.</p>
<h2>Pubblico Personalizzato</h2>
<p>Il pubblico personalizzato, o custom audience, è costruito partendo <b>da un&#8217;origine di dati esterna</b>, di tua proprietà, o interna a Facebook. Il meglio di questo pubblico lo avrai se configurerai perfettamente <a href="https://www.blooacademy.it/blog/pixel-facebook/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">il pixel di Facebook</a>.</p>
<p>Il pixel è un tag che traccia, di base, le visualizzazioni di pagina ma può essere programmato per tracciare molto altro, o come li chiama Facebook, eventi.</p>
<p>La custom audience racchiude gli utenti Facebook che sono venuti in contatto con il tuo brand, conoscono la tua azienda o i tuoi prodotti/servizi, per questo puoi mostrargli, a differenza del pubblico salvato, <strong>inserzioni più vicine al tuo obiettivo finale di vendita</strong>. Questa tipologia di pubblico è molto importante perché può essere utilizzato per fare <strong>remarketing</strong>.</p>
<p>Le <strong>origini dei dati</strong> possono essere le interazioni con le tue pagine Facebook e Instagram, un file con i tuoi clienti, il traffico del tuo sito web, le attività nella tua app o addirittura le attività offline dei tuoi clienti. Sì, proprio così, puoi importare i dati relativi a una tua fidelity card e lasciare che Facebook li trovi nella piattaforma per unire le strategie offline a quelle online.</p>
<p>Le custom audience sono poco utilizzate e mi capita spesso di trovare account pubblicitari che ne fanno poco uso. Ti consiglio di iniziare a lavorarci e di inserirli subito nella tua strategia.</p>
<h2>Pubblico Simile</h2>
<p>Il pubblico simile o <em>lookalike</em> è una <strong>espansione del tuo pubblico personalizzato</strong>. Se nei due pubblici descritti precedentemente sei tu a dover indicare a Facebook cosa vuoi, qui il lavoro lo fa tutto Facebook con l&#8217;intelligenza artificiale.</p>
<p>Scegli un pubblico di partenza, seleziona il luogo del pubblico, la dimensione del pubblico e il gioco è fatto. Facebook cercherà gli utenti simili per caratteristiche, interessi e comportamenti agli utenti che gli hai indicato con il pubblico di partenza.</p>
<p>Attenzione però a due aspetti.</p>
<ol>
<li>Non inserire nel luogo più di una nazione perché non tutti hanno gli stessi <strong>comportamenti di acquisto</strong> (in Italia le persone si comportano in maniera differente dalla Germania).</li>
<li>L&#8217;altro aspetto su cui fare attenzione è la <strong>dimensione</strong>. Facebook ti chiede di indicare una percentuale da 1 a 10%. L&#8217;1% è il pubblico più simile ai tuoi utenti, più aumenti la dimensione più saranno differenti le caratteristiche degli utenti dal pubblico di partenza.</li>
</ol>
<p>Io ti consiglio di usare la dimensione 1%, al massimo 2%, ma come dico sempre, testate testate testate.</p>
<p>Ora hai qualche nozione di base per non sbagliare la scelta del tuo pubblico: infatti, un errore nel calibrare questa variabile può far fallire miseramente anche la miglior campagna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/come-creare-un-pubblico-su-facebook-ads/">Come creare un pubblico su Facebook Ads: Pubblico Salvato, Personalizzato e Simile</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gamification e Marketing: quando le aziende giocano con i clienti</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/gamification-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Sulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 07:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=135286</guid>

					<description><![CDATA[<p>Immagina di essere in una nuova città. È ora di pranzo, hai fame e cerchi un posto dove mangiare. Apri una app sul tuo telefono e in pochi secondi trovi il ristorante più vicino, al miglior prezzo. Fantastico! Ma se ti dicessi che tutte queste informazioni sono il risultato di un gioco nel quale sei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/gamification-marketing/">Gamification e Marketing: quando le aziende giocano con i clienti</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Immagina di essere in una nuova città. È ora di pranzo, hai fame e cerchi un posto dove mangiare.</p>
<p>Apri una app sul tuo telefono e in pochi secondi trovi il ristorante più vicino, al miglior prezzo. Fantastico!</p>
<p>Ma se ti dicessi che tutte queste informazioni sono il risultato di un gioco nel quale <strong>sei tu il protagonista</strong>?</p>
<p>Proprio così. <strong>Si tratta della Gamification</strong>, una strategia non convenzionale che da qualche anno viene utilizzata dalle più grandi aziende del mondo.<span id="more-135286"></span></p>
<h2>Che cos&#8217;è la gamification?</h2>
<p>Nata nel 2010 dalla mente geniale del game designer americano Jesse Schell, la gamification consiste nell’utilizzo di <strong>elementi ludici in contesti non direttamente legati al mondo dei giochi</strong>.</p>
<p>Il marketing è stato fin da subito il terreno più fertile per questa portentosa innovazione, tant&#8217;è che solo in Italia <strong>due terzi delle imprese</strong> l&#8217;hanno già integrata nelle proprie strategie.</p>
<p>Attraverso livelli, missioni e sfide da completare, le aziende <strong>stimolano gli utenti all&#8217;azione, alla competitività e alla cooperazione</strong>. E li fanno sentire i protagonisti indiscussi di una narrazione immersiva.</p>
<h2>Ma funziona davvero?</h2>
<p>La risposta è <strong>SÌ</strong>.</p>
<p>La Gamification, soprattutto mediante il suo approccio social, <strong>avvicina le persone ai brand </strong>e le porta a condividere la propria esperienza con gli amici, generando passaparola e fidelizzazione.</p>
<p>Al contrario della vecchia pubblicità unilaterale, le persone vengono quindi considerate dalle aziende <strong>una parte attiva</strong>. Poiché, fornendo le proprie informazioni su gusti e abitudini, partecipano inconsapevolmente alla creazione e alla personalizzazione di un prodotto.</p>
<p>Per toccare con mano un esempio concreto di gamification, non dobbiamo andare troppo lontano da casa. Nel 2013, infatti, Seat Pagine Gialle ha promosso <strong>la prima caccia al tesoro mobile d&#8217;Italia</strong>.</p>
<p>Le persone, scaricando un’app, venivano raggruppate in squadre con l’obiettivo di superare 50 prove mediante la condivisione di informazioni su hotel, ristoranti e negozi sparsi in tutto il paese.</p>
<p><strong>I risultati raggiunti</strong> in poche settimane sono stati emblematici:</p>
<p>● 400 team partecipanti;<br />
● 50 città coinvolte;<br />
● 15.000 visualizzazioni sul sito;<br />
● 70.000 ricerche attraverso Pagine Gialle.</p>
<p>Non male, vero?</p>
<p>Quindi, possiamo affermare a gran voce che la gamification potrebbe essere <strong>il futuro del marketing digitale</strong>. Un elemento di diversificazione per le aziende, che offre risultati rapidi e consistenti. Uno strumento in grado di mantenere alto il livello di attenzione della generazione “Z”, ovvero i nati dopo il 2000.</p>
<p>Basta avere una connessione internet e uno smartphone, e il gioco può iniziare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/gamification-marketing/">Gamification e Marketing: quando le aziende giocano con i clienti</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come la comunicazione sui social media sta cambiando</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/comunicazione-sui-social-media/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Elena Crusco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 08:06:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=134946</guid>

					<description><![CDATA[<p>I social media sono una macchina complessa che viaggia alla velocità della luce. Questo è ormai un dato di fatto sia per i professionisti che per le aziende. Negli ultimi mesi, però, la comunicazione social ha subito una vera e propria rivoluzione. Un cambio di rotta improvviso ma necessario. Vediamo insieme di che cosa si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/comunicazione-sui-social-media/">Come la comunicazione sui social media sta cambiando</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I social media sono una macchina complessa che viaggia alla velocità della luce. Questo è ormai un dato di fatto sia per i professionisti che per le aziende.</p>
<p>Negli ultimi mesi, però, <strong>la comunicazione social ha subito una vera e propria rivoluzione</strong>. Un cambio di rotta improvviso ma necessario.</p>
<p>Vediamo insieme di che cosa si tratta.<span id="more-134946"></span></p>
<h2>Il mondo degli influencer</h2>
<p>Avrai notato anche tu che <a href="https://www.blooacademy.it/blog/instagram-influencer-marketing/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">i profili social degli influencer</a> (Instagram, in particolare) rispondono tutti a delle <strong>regole ben precise</strong>.</p>
<p>Le foto hanno un <strong>colore predominante</strong>, e sono puntualmente <strong>ritoccate in modo eccessivo</strong>; la frequenza dei post condivisi è suppergiù sempre la stessa; e <strong>le frasi emozionali e motivazionali</strong> inserite come caption <strong>fanno <em>pendant</em> con lo stile di vita cool</strong> immortalato negli scatti.</p>
<p>La domanda viene spontanea: <strong>ma non sarà tutto troppo finto?</strong></p>
<p>La risposta è: “Decisamente sì!”.</p>
<p>I profili social degli influencer, infatti, <strong>appaiono tra di loro identici</strong>, oltre che troppo perfetti per essere veri.</p>
<p>Come anticipato, però, la comunicazione sui social sta finalmente cambiando, o meglio siamo noi, “comuni mortali&#8221;, che <strong>stiamo iniziando a stancarci di una rappresentazione della realtà stereotipata, ripetitiva e artificiale</strong>.</p>
<h2>Dalla finzione alla spontaneità</h2>
<p>Analizzando il profilo Instagram di Chiara Ferragni, ad esempio, ci rendiamo subito conto del cambiamento in atto.</p>
<p>Dove fino a qualche anno fa, c’erano solo foto e frasi confezionate ad hoc per i followers della regina del web, adesso troviamo <strong>contenuti che raccontano in modo spontaneo la sua vita</strong>: fotografie e stories “senza filtro”, a suo modo autentiche.</p>
<p>Non a caso, a breve uscirà un documentario sulla sua vita. Un film biografico che si pone come obiettivo proprio quello di raccontare la sua storia, la sua trasformazione da blogger di provincia a celebrità mondiale.</p>
<p>E ci sono proprio le storie all’origine di questa inversione di tendenza. Perché da che mondo è mondo, <strong>l’essere umano si nutre di racconti,</strong> e raccontare una storia ci differenzia e ci rende unici, contribuendo positivamente alla creazione del nostro personal brand.</p>
<p>Beth Comstock, ex vicepresidente della General Eletric, ce lo spiega in una semplice frase: “Non venderai mai nulla se non sai raccontare nulla”.</p>
<p>La comunicazione social sta quindi diventando più spontanea e meno autoreferenziale, più personale e meno artificiosa; lasciandoci intuire, una volta per tutte, che i<strong>l vero fulcro di una strategia di marketing efficace consiste nel <a href="https://www.lucapropato.com/blog/content-marketing-relazioni.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">creare relazioni vere con il proprio pubblico</a></strong>. E lo storytelling è sicuramente un ottimo punto da cui iniziare.</p>
<p><strong>Nessun tramonto <em>photoshoppato</em> vale quanto una storia emozionante.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/comunicazione-sui-social-media/">Come la comunicazione sui social media sta cambiando</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Facebook: il futuro è nelle relazioni</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/facebook-f8/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Mugnano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2019 06:01:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=134869</guid>

					<description><![CDATA[<p>Qualche settimana fa si è tenuta a San José, in California, l’annuale conferenza dedicata agli sviluppatori. Un evento atteso da molti, durante il quale Mark Zuckerberg &#8211; CEO di Facebook &#8211; ha parlato di quel che sarà il futuro delle sue piattaforme. Sono state tante le novità tecniche presentate, alcune davvero “disruptive”. Vediamo insieme quali [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/facebook-f8/">Facebook: il futuro è nelle relazioni</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa si è tenuta a San José, in California, l’annuale conferenza dedicata agli sviluppatori. Un evento atteso da molti, durante il quale Mark Zuckerberg &#8211; CEO di Facebook &#8211; ha parlato di quel che sarà <strong>il futuro delle sue piattaforme</strong>.</p>
<p><strong>Sono state tante le novità tecniche presentate</strong>, alcune davvero “disruptive”.</p>
<p>Vediamo insieme quali sono e come potrebbero cambiare le dinamiche social a cui siamo abituati.<span id="more-134869"></span></p>
<h2>Tutte le novità dell’ecosistema</h2>
<p><strong>Iniziamo da Facebook</strong>. Al di là del restyling grafico, con un design più elegante e chiaro (sia in versione desktop che mobile) e un nuovo logo che da blu diventa azzurro, <strong>le novità più interessanti riguardano il modo in cui le persone interagiscono tra di loro</strong>.</p>
<p>Infatti, a partire dai prossimi aggiornamenti, <strong>i Gruppi, gli Eventi e le Storie avranno più visibilità</strong> all’interno della piattaforma. E, per favorire le relazioni tra gli utenti, verrà inserito un nuovo servizio chiamato Secret Crush: un’app di dating per trovare l’anima gemella. Non sono state nominate invece le pagine, che inevitabilmente sembrano destinate all’oblio.</p>
<p><strong>Grande movimento anche sul social del momento, Instagram</strong>. Dopo aver introdotto il tag per i prodotti all’interno dei post, presto sarà possibile <strong>completare l’acquisto senza mai uscire dalla piattaforma</strong> &#8211; una vera e propria rivoluzione per il mondo dell’e-commerce. Inoltre, a breve, <strong>verranno anche eliminati “i cuoricini”</strong>, che saranno visibili solo a chi ha pubblicato un contenuto. In questo modo &#8211; dice Zuckerberg &#8211; gli utenti saranno in grado di prestare più attenzione alla qualità, e non si lasceranno trascinare da quella che in gergo viene chiamata “<a href="https://www.lucapropato.com/blog/leve-della-persuasione.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riprova sociale</a>”.</p>
<p>Per quanto riguarda le App di messaggistica (Messenger e WhatsApp), invece, <strong>le novità più importanti sono due</strong>: lato interazione, presto gli utenti potranno scambiarsi messaggi da una piattaforma all’altra. Lato acquisti, sarà anche possibile vendere prodotti, fare Lead Generation e inviare e ricevere denaro senza mai uscire dall’ecosistema social.</p>
<h2>“Il futuro è privato!”</h2>
<p>La conferenza di quest’anno verrà soprattutto ricordata per la frase con cui Zuckerberg ha esordito: “<strong>The Future is Private!</strong>”</p>
<p>Ma che cosa vuol dire davvero?</p>
<p>A voler pensare male, lo slogan pronunciato da Zuckerberg potrebbe essere la risposta necessaria dopo gli eventi legati a Cambridge Analytica.</p>
<p>In realtà, rileggendo e analizzando le novità che presto verranno introdotte sulle varie piattaforme made in Menlo Park, si potrebbe dedurre che in casa Facebook hanno compreso qual è il vero bisogno delle persone: <strong>comunicare e instaurare relazioni autentiche, umane, in pieno stile <a href="https://www.blooacademy.it/corsi/human-marketing/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Human Marketing</a></strong>.</p>
<p>Quindi, se fino ad oggi Facebook poteva essere facilmente paragonato a una piazza affollata, dove le persone si urlano a vicenda. Nei prossimi mesi, la metamorfosi in circolo privato o club esclusivo potrebbe diventare finalmente realtà.</p>
<p>Fonte: f8.com</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/facebook-f8/">Facebook: il futuro è nelle relazioni</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Natale sul web: shopping, foto e gruppi Whatsapp</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/natale-sul-web/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2018 10:16:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=132557</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni ormai a Natale. Siamo pronti a pranzi epocali, pacchetti e dolciumi, alle solite domande (indesiderate) dei parenti e agli abbracci. Ma cosa succede nel frattempo online? Ho raccolto qualche numero per capire come viene vissuto il Natale nel mondo digitale, ripercorrendo i momenti salienti legati alla festività più sentita dell&#8217;anno. Lo shopping [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/natale-sul-web/">Il Natale sul web: shopping, foto e gruppi Whatsapp</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mancano pochi giorni ormai a Natale.</p>
<p>Siamo pronti a pranzi epocali, pacchetti e dolciumi, alle solite domande (indesiderate) dei parenti e agli abbracci.</p>
<p>Ma cosa succede nel frattempo online?</p>
<p><span id="more-132557"></span></p>
<p>Ho raccolto qualche numero per capire come viene vissuto il Natale nel mondo digitale, ripercorrendo i momenti salienti legati alla festività più sentita dell&#8217;anno.</p>
<h2>Lo shopping natalizio</h2>
<p>Natale fa rima con regalo!</p>
<p>La corsa ai regali è il primo step per prepararsi al 25 dicembre e, si sa, la grande distinzione in occasione delle compere è quella tra iper-organizzati e ritardatari cronici.</p>
<p>Lo <strong>shopping online i</strong>nizia:</p>
<ul>
<li>a ottobre per il 20% dei consumatori;</li>
<li><strong>a novembre per il 49% </strong>dei consumatori;</li>
<li>a dicembre per il 24% dei consumatori.</li>
</ul>
<p>Questo significa che gli e-commerce e i siti delle aziende vengono presi d&#8217;assalto soprattutto nel mese appena trascorso. Ergo, i brand devono farsi trovare pronti con promozioni, prodotti e idee regalo.</p>
<h2>L&#8217;organizzazione delle vacanze</h2>
<p>Che fai a Capodanno?</p>
<p>No, non voglio saperlo, anche perché sono sicura che non lo sai nemmeno tu.</p>
<p>Ma <strong>l&#8217;organizzazione delle vacanze passa proprio per le chat</strong>: il 60% delle persone decide il menu del 25 dicembre su Whatsapp e Messenger, mentre il 57% si confronta sulla scelta del regalo.</p>
<p>E poi anche tu forse fai parte di quel 21% che riceve messaggi per avere indicazioni sulla tua lista dei desideri.</p>
<h2>Gli auguri</h2>
<p>Addio bigliettini, <strong>9 italiani su 10</strong> fanno gli auguri<strong> tramite chat</strong>.</p>
<p>Il 75% degli intervistati è favorevole all’uso dei <strong>gruppi Whatsapp</strong> per il canonico «Buon Natale a te e famiglia».</p>
<p>Ma c&#8217;è anche un dato sconvolgente: un buon numero di persone, il 28%, riesce a resistere negli stessi gruppi senza abbandonare fino all’Epifania.</p>
<h2>Le foto</h2>
<p>Una volta, l&#8217;8 dicembre veniva visto come la data in cui riunirsi e addobbare casa. Oggi potremmo definirlo come il giorno in cui si dà il via al popolamento dei feed con le foto sul tema.</p>
<p>Vediamo allora chi c&#8217;è sul podio dei <strong>soggetti preferiti</strong> da immortalare e condividere sui social.</p>
<ul>
<li>Al primo posto rimangono gli scatti dell’<strong>albero di Natale</strong> (88%).</li>
<li>Medaglia d’argento per la tavola imbandita (86%).</li>
<li>Al terzo posto le decorazioni in casa (85%).</li>
</ul>
<p>Il <strong>selfie natalizio</strong> con cappelli da Babbo Natale, frontini con renne e occhiali con pupazzi di neve entra in classifica con un bel 53%.</p>
<h2>Postare postare postare</h2>
<p>Il Natale è uno dei periodi in cui gli utenti amano di più pubblicare sui social: secondo le stime vengono postati una media di <strong>32 milioni di contenuti al giorno</strong>, il 21% in più rispetto alla media annua.</p>
<p>Tutto questo risponde sicuramente alla <strong>voglia di condividere</strong> con gli altri ciò che facciamo, come viviamo questo particolare momento, ma è anche un&#8217;occasione che<strong> le aziende</strong> dovrebbero saper cogliere e abbracciare.</p>
<p>Le parole d&#8217;ordine per una <strong>strategia vincente nel periodo natalizio</strong> sono creatività, emozione, personalità, ma soprattutto umanità.</p>
<p>Il Natale è una festività &#8220;reale&#8221; che inevitabilmente si svolge sempre più anche nel mondo digitale, ma rimarrà sempre il momento in cui vogliamo circondarci di sentimenti positivi. Anche sul web.</p>
<p><strong>FONTI</strong></p>
<ul>
<li>Tutti i dati sono ripresi da un&#8217;indagine Doxa.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/natale-sul-web/">Il Natale sul web: shopping, foto e gruppi Whatsapp</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le Parole Killer della comunicazione</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/parole-killer-della-comunicazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianfranco Marramiero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 10:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=131882</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno, nel parlato e nello scritto, sono tanti i dettagli che condizionano l&#8217;effettiva riuscita della comunicazione: la gestualità, la postura, il tono di voce, la mimica facciale e, ovviamente, le parole. Scegliere le parole più adatte per la situazione, per il destinatario e per il messaggio può sembrare qualcosa di elementare e scontato. Ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/parole-killer-della-comunicazione/">Le Parole Killer della comunicazione</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni giorno, nel parlato e nello scritto, sono tanti i dettagli che condizionano l&#8217;effettiva riuscita della comunicazione: la gestualità, la postura, il tono di voce, la mimica facciale e, ovviamente, le parole.</p>
<p><span id="more-131882"></span></p>
<p>Scegliere le parole più adatte per la situazione, per il destinatario e per il messaggio può sembrare qualcosa di elementare e scontato. Ma non è così.</p>
<h2>Parole Killer?</h2>
<p>Non ce ne hanno mai parlato &#8211; né a scuola, né all&#8217;università, né in casa &#8211; ma si annidano più spesso di quanto pensiamo nei nostri discorsi e nei nostri testi: sono le Parole Killer.</p>
<p>Vengono definite in questo modo perché hanno il potere di <strong>creare interferenze</strong> nella nostra <strong>comunicazione</strong>, rendendola così addirittura <strong>disfunzionale</strong> rispetto all&#8217;obiettivo iniziale.</p>
<p>Le troviamo nel vocabolario, sono tradotte in tutte le lingue, le utilizziamo ogni giorno e sempre in modo inconsapevole: sei curioso di conoscerle?</p>
<h2>Quali sono le Parole Killer</h2>
<p>Ti riporto qui qualche esempio che ti farà sicuramente spalancare la bocca e riflettere sull&#8217;uso che facciamo di questi termini nella quotidianità.</p>
<h3>• Non</h3>
<p>La negazione è <strong>il primo nemico</strong> della riuscita di una buona comunicazione, se viene utilizzata in maniera impropria.</p>
<p>Ad es. quante volte con l&#8217;intento di essere d&#8217;aiuto a qualcuno che ha bisogno di conforto, diciamo frasi come «Non ti preoccupare» oppure diciamo o sentiamo altri dire «Non ti agitare»: puntualmente la reazione che suscitiamo nel nostro interlocutore è di farlo agitare ancora di più.</p>
<p>Ciò accade perché <strong>il cervello elabora</strong> la realtà principalmente <strong>per immagini</strong> e non processa la parola NON: succede quindi che al cervello arriva prima l&#8217;immagine di quello che NON vogliamo avvenga e solo dopo il processo di negazione. Ma nel frattempo noi abbiamo stimolato inconsciamente l&#8217;avverarsi di quell&#8217;evento.</p>
<p>Non ci credi? Prova a dire a un bambino non correre e al 90% lui si metterà a correre. Provare per credere!</p>
<p>Il subconscio <strong>non coglie la negazione</strong> e nella nostra mente viene evocata proprio l&#8217;immagine che il parlante vorrebbe allontanare. Non a caso, l&#8217;avverbio non viene definito come <strong>una non-parola</strong>.</p>
<h3>• Scusami per il disturbo!</h3>
<p>Un&#8217;espressione di uso comune che si utilizza spesso sui luoghi di lavoro e che noi culturalmente percepiamo come rispettosa e di buona educazione. Giusto?</p>
<p>Sbagliato!</p>
<p>Usare parole come &#8220;disturbo&#8221;, &#8220;rubare tempo&#8221; presuppongono proprio l&#8217;idea di <strong>creare un fastidio</strong>, non di valorizzare la nostra comunicazione. E se le utilizzi in maniera costante, <strong>a livello inconsapevole</strong>, il nostro interlocutore comincerà ad avere una sensazione di “disturbo” quando parliamo con lui.</p>
<p>Un suggerimento? Scegli formule diverse come:</p>
<ul>
<li>«È un buon momento?»</li>
<li>«Hai tempo adesso?»</li>
</ul>
<p>In questo modo, oltre ad essere rispettoso della sua persona e dei suoi impegni <strong>crei un’immagine positiva</strong> nella sua mente e lui sarà sicuramente più propenso ad ascoltarti con piacere.</p>
<h3>• Magari</h3>
<p>È una parola davvero strana, il magari. Nel momento in cui la inseriamo in una frase in cui esprimiamo la volontà di compiere un&#8217;azione, crea una <strong>non-volontà</strong>. Un&#8217;aura di dubbio e incertezza.</p>
<ul>
<li>«Magari vi raggiungo più tardi.»</li>
<li>«Magari potrei aiutarti con quel lavoro.»</li>
</ul>
<p>Quante volte sei andato ad un appuntamento in cui hai detto «magari ci vediamo lì»? Probabilmente non tantissime.</p>
<p>Solitamente si tratta di un modo carino &#8211; o almeno molti lo vedono in questo modo &#8211; per dire che non ci saremo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/parole-killer-della-comunicazione/">Le Parole Killer della comunicazione</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Pixel di Facebook: tutto quello che c’è da sapere</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/pixel-facebook/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mirko Maiorano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Nov 2018 07:18:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=132151</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di Facebook, un Pixel non è l’unità di misura dello schermo di uno smartphone, bensì uno degli strumenti più importanti per creare campagne pubblicitarie efficaci sulla piattaforma californiana di Menlo Park. Che cos’è il Pixel Il Pixel di Facebook è una porzione di codice Javascript che basa il suo funzionamento sui cookie, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/pixel-facebook/">Il Pixel di Facebook: tutto quello che c’è da sapere</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di Facebook, un Pixel non è l’unità di misura dello schermo di uno smartphone, bensì <strong>uno degli strumenti più importanti per creare campagne pubblicitarie efficaci</strong> sulla piattaforma californiana di Menlo Park.<span id="more-132151"></span></p>
<h2>Che cos’è il Pixel</h2>
<p><strong>Il Pixel di Facebook è una porzione di codice Javascript che basa il suo funzionamento sui cookie</strong>, le tracce che ogni utente lascia all’interno del proprio browser/dispositivo navigando sul web.</p>
<p>Ogni volta che visiti un nuovo sito web, infatti, vengono generati dei file di testo contenenti le informazioni riguardo la pagina web e il dispositivo utilizzato per accedervi. In questo modo, <strong>queste informazioni vengono successivamente utilizzate per migliorare la tua esperienza di navigazione</strong>.</p>
<p>Ti è mai capitato di andare su Amazon, visitare la pagina di un prodotto, e poi trovare il suo annuncio pubblicitario su un altro sito web o su Facebook?</p>
<p>Questo meccanismo è possibile soltanto grazie ai cookie.</p>
<p>Se già sei avvezzo a Google Analytics o Google Ads, ti basterà sapere che <strong>il Pixel di Facebook equivale al codice di monitoraggio</strong> che trovi sulle piattaforme targate “grande G”.</p>
<p>Al contrario, se invece sei nuovo del mondo dell’advertising e non hai mai sentito parlare di tracciamento degli utenti, continua a leggere questo articolo per scoprire quali sono <strong>le principali funzionalità del Pixel Facebook</strong>.</p>
<h2>A che cosa serve il Pixel</h2>
<p>Come già anticipato, <strong>il Pixel è senza dubbio uno degli elementi indispensabili per realizzare campagne pubblicitarie in grado di convertire gli utenti in clienti paganti</strong>. Senza di esso, infatti, molte strategie risulterebbero impossibili da realizzare e molte informazioni sul comportamento degli utenti sarebbero praticamente inaccessibili.</p>
<p>Innanzitutto, <strong>il Pixel è utile per fare attività di retargeting</strong>, ossia raggiungere il pubblico che ha già visitato il tuo sito web o ha compiuto una particolare azione all’interno della piattaforma Facebook (interazione con un post, visualizzazione di un video etc.). Cosi facendo, sei in grado di intercettare un target di persone che sai essere particolarmente interessato al tuo annuncio pubblicitario.</p>
<p>Oltre al Retargeting, <strong>il Pixel è indispensabile anche per monitorare adeguatamente le azioni che gli utenti compiono all’interno del tuo sito imputabili alle tue campagne pubblicitarie</strong>. Vuoi conoscere quante persone hanno acquistato un prodotto su un e-commerce cliccando sul tuo annuncio pubblicitario? Grazie al Pixel, questo è possibile: ogni azione (aggiunta al carrello, visualizzazione di una pagina specifica, acquisto, acquisizione di un cliente etc.) può essere tracciata e monitorata adeguatamente.</p>
<p>Infine, ma non per importanza, <strong>il Pixel permette anche di ottimizzare le campagne pubblicitarie per le azioni che vuoi che gli utenti compiano sul tuo sito web</strong>. Questo vuol dire, ad esempio, che puoi indicare a Facebook di intercettare, all’interno di un pubblico precedentemente definito, le persone più inclini a compilare un modulo di contatto o ad acquistare un prodotto sfruttando la potenza dell’algoritmo di Facebook dotato di intelligenza artificiale.</p>
<h2>Come installare il Pixel</h2>
<p>Installare il Pixel Facebook sul tuo sito web non è un procedimento particolare complesso.</p>
<p>A riguardo, <strong>Facebook permette un triplice modalità</strong>:</p>
<p>• Usare un’integrazione o uno strumento di gestione dei tag come BigCommerce, Google Tag Manager, Magento, Shopify, WooCommerce etc.<br />
• Installare manualmente il codice<br />
• Inviare le istruzioni via e-mail a uno sviluppatore</p>
<p><strong>Se utilizzi WordPress</strong>, puoi utilizzare uno dei molteplici plugin disponibili come Pixel Caffeine e PixelYourSite.</p>
<p>Altrimenti, <strong>ti consiglio di inserire manualmente il codice di tracciamento all’interno dell’header di tutte le pagine del sito</strong>: una volta scelta questa modalità dal pannello impostazioni presente in Gestione Inserzioni, Facebook ti fornisce una guida dettagliata su come agire.</p>
<p>Una volta inserito il codice di tracciamento, puoi verificare che tutto funzioni adeguatamente utilizzando <strong>l’estensione per Chrome “Facebook Pixel Helper”</strong>.</p>
<p>Naturalmente, la semplice installazione del Pixel offre opportunità abbastanza standard, ma se vuoi ottenere di più, allora devi imparare ad utilizzare e implementare ulteriori codici per tracciare adeguatamente tutte le azioni importanti che gli utenti compiono all’interno del tuo sito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/pixel-facebook/">Il Pixel di Facebook: tutto quello che c’è da sapere</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chatbot: le nuove prospettive del marketing digitale</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/chatbot-nuove-prospettive-del-marketing-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Reclama]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2018 08:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=131507</guid>

					<description><![CDATA[<p>Qualche mese fa ero su Facebook Messenger, stavo parlando con il servizio clienti di un noto brand, chiedendo alcune informazioni aggiuntive su un servizio a cui volevo abbonarmi. Dall’altra parte c’era Francesca, una ragazza molto disponibile e preparata nel rispondere alle mie domande. Stavamo chiacchierando da qualche minuto, mi aveva ormai convinto a diventare un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/chatbot-nuove-prospettive-del-marketing-digitale/">Chatbot: le nuove prospettive del marketing digitale</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche mese fa ero su Facebook Messenger, <strong>stavo parlando con il servizio clienti di un noto brand</strong>, chiedendo alcune informazioni aggiuntive su un servizio a cui volevo abbonarmi.</p>
<p>Dall’altra parte c’era Francesca, una ragazza molto disponibile e preparata nel rispondere alle mie domande.</p>
<p>Stavamo chiacchierando da qualche minuto, mi aveva ormai convinto a diventare un loro cliente, quando <strong>ad un tratto mi è sorto un dubbio</strong>: “Ma Francesca esiste davvero?”.<span id="more-131507"></span></p>
<p>Durante la nostra conversazione, non era successo niente di strano. Nulla che potesse farmi dubitare dell’autenticità del mio interlocutore. Ma d’altronde, chi poteva assicurarmi che non avessi parlato per tutto il tempo con un chatbot, invece che con una persona in carne ed ossa?</p>
<p>Non saprò mai se Francesca esiste davvero oppure no. Ma nel caso in cui quella ragazza fosse stata solo un chatbot, <strong>non sarebbe cambiato granché</strong>. Aveva risposto ad ogni mia domanda – che era quello che mi interessava – e mi aveva persuaso ad acquistare – che era quello che stava a cuore alla sua azienda.</p>
<h2>Che cosa è un chatbot</h2>
<p>Se non hai sentito questa parola prima d’ora, ti stai sicuramente chiedendo: <strong>che cosa è un chatbot?</strong></p>
<p>Con chatbot si intende <strong>un software in grado di simulare una conversazione attraverso un’applicazione di messaggistica istantanea</strong> come WhatsApp, Messenger e Telegram.</p>
<p>Se vogliamo semplificare il discorso, <strong>possiamo distinguere i chatbot in due macro-categorie</strong>: quelli basati su delle regole predefinite e quelli che sfruttano l’Intelligenza Artificiale.</p>
<p><strong>I primi</strong> sono tanto intelligenti quanto lo sono i programmatori che li hanno costruiti. Ad ogni domanda di un utente, vanno a ricercare la risposta da fornire a quello specifico comando.</p>
<p><strong>I secondi</strong>, invece, sono come gli esseri umani: apprendono dall’esperienza. Interpretano il linguaggio delle persone e imparano dalle conversazioni sostenute.</p>
<h2>Perché utilizzare un chatbot</h2>
<p>I motivi per cui dovresti iniziare subito a utilizzare i chatbot sono molteplici.</p>
<p>Innanzitutto, già nel 2016, il tempo di utilizzo delle principali applicazioni di messaggistica aveva superato quello dei più famosi social network.</p>
<p>Se ciò non bastasse, tutti i CEO delle più grandi multinazionali del settore tecnologico hanno più volte dichiarato che <strong>il futuro della tecnologia si sarebbe basato sull’elaborazione del linguaggio umano</strong>.</p>
<p>Ma <strong>veniamo ai vantaggi concreti</strong> che puoi ottenere integrando i chatbot nella tua strategia di marketing digitale:</p>
<ul>
<li><strong>Essere disponibile 24 ore su 24</strong>: a differenza degli esseri umani, i chatbot non si stancano mai. Per questo motivo, sei a disposizione dei tuoi utenti ad ogni ora del giorno e della notte.</li>
<li><strong>Maggiore produttività</strong>: se il multitasking non funziona per le persone (meglio <a href="https://www.blooacademy.it/blog/minimalismo-digitale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">diventare minimalisti digitali</a>), la stessa cosa non può dirsi per i chatbot. Questi programmi, infatti, sono in grado di gestire simultaneamente più conversazioni, senza abbassare la qualità e la velocità delle risposte. Così facendo, chi prima si occupava di rispondere ai clienti, adesso può dedicarsi a svolgere mansioni più creative e meno ripetitive.</li>
<li><strong>Personalizzazione delle conversazioni</strong>: attraverso i chatbot è possibile ottenere e memorizzare informazioni sugli utenti, in modo tale da inviare messaggi personalizzati ad un determinato target interessato in modo del tutto automatizzato.</li>
</ul>
<h2>Come creare un chatbot</h2>
<p><strong>Per creare un chatbot non è necessario essere per forza un programmatore esperto</strong>. Esistono, infatti, molte piattaforme che ne semplificano la realizzazione.</p>
<p><strong>Se non hai alcuna conoscenza tecnica</strong>, ti consiglio di provare un servizio come <strong>BotBuilder</strong> che offre una serie di template da scegliere a seconda dell’obiettivo che vuoi raggiungere. Ovviamente, non permette una elevata personalizzazione.</p>
<p>Se invece sei già avvezzo a programmi di questo tipo,<strong> le piattaforme più conosciute per realizzare i chatbot sono Chatfuel e ManyChat</strong>.</p>
<p>Entrambe permettono di creare in pochissimo tempo bot sia per Facebook Messenger sia per Telegram.</p>
<p>Puoi costruire schede personalizzate con immagini, pulsanti e risposte pre-impostate. Puoi definire una serie di risposte programmate da dare agli utenti a seconda delle domande più comuni. Oppure, puoi anche inviare messaggi a più utenti contemporaneamente (non esagerare, altrimenti potresti essere bloccato temporaneamente dalla piattaforma di messaggistica).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/chatbot-nuove-prospettive-del-marketing-digitale/">Chatbot: le nuove prospettive del marketing digitale</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le regole del social advertising valgono per tutti, tranne per gli influencer?</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/regole-social-advertising/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carmela Parisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 14:48:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=7876</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’enorme quantità di post sponsorizzati, o che pubblicizzano prodotti spediti gratuitamente, ha creato un vero e proprio Far West, in cui manca la figura dello sceriffo: ma i Social Media potrebbero avere maggiori interessi a rendere le cose più giuste e trasparenti possibile. Influencers: persone o prodotti? Kendall Jenner è un essere umano, fatto di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/regole-social-advertising/">Le regole del social advertising valgono per tutti, tranne per gli influencer?</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’enorme quantità di post sponsorizzati, o che pubblicizzano prodotti spediti gratuitamente, ha creato un vero e proprio Far West, in cui manca la figura dello sceriffo: ma i Social Media potrebbero avere maggiori interessi a rendere le cose più giuste e trasparenti possibile.</p>
<p><span id="more-7876"></span></p>
<h2>Influencers: persone o prodotti?</h2>
<p>Kendall Jenner è un essere umano, fatto di carne e sangue, così come lo sono Chiara Ferragni e Leadra Medine. Ma, quando <strong>l’identità di una persona diventa un prodotto</strong> o un canale per il prodotto – quando la Ferragni è diventata <em>The Blonde Salade</em> o Medine <em>The Man Repeller</em> – dobbiamo iniziare a guardare a queste figure come qualcosa di diverso.</p>
<p>O se noi non riusciamo, devono necessariamente farlo gli <strong>organismi di regolamentazione</strong>, come lo <em>United States Federal Trade Commission</em> (FTC).</p>
<p>Questo lavoro non è altro che l’applicazione della versione più sfumata di un principio semplice: coloro che fanno pubblicità non hanno il permesso di <strong>raggirare i consumatori</strong>, mascherando attraverso contenuti commercialmente motivati qualcosa che non lo è.</p>
<p>Quando vediamo un post su Instagram di un’azienda che seguiamo e che pubblicizza degli integratori vitaminici, sappiamo che quello è marketing. Ma se Kendall Jenner posta lo stesso prodotto sul suo profilo – e viene pagata per farlo – <strong>la Legge pretende che il consumatore venga avvertito</strong>. Ora, se Kendall Jenner decide di postare la sua colazione su Instagram e questi integratori appaiono all’interno del suo piatto, le cose diventano un po’ più complicate.</p>
<p>«Stiamo attenti a controllare ogni influencer che non rivela che sta promuovendo dei prodotti connessi ad un brand», afferma Michael Ostheimer, responsabile dello staff presso il FTC. Questi non sono semplici selfie di adolescenti ma costituiscono un vero e proprio marketing, e molto potente. «Le persone li stanno pagando svariate migliaia di dollari. Sembra quasi che coloro che lo fanno abbiano il potere», continua. In aggiunta,<strong> i post degli influencer su Instagram sono raddoppiati</strong> nel corso del 2017, secondo quanto afferma Klear, un’azienda che si occupa di analytics, mentre l&#8217;<strong>influencer marketing</strong> è diventato un business da un miliardo di dollari solo nell’ultimo anno (e ci si aspetta che aumenti fino a 5 miliardi entro il 2020).</p>
<p>Per le linee guida del FTC, ogni post sponsorizzato deve contenere tag specifici quali <strong>#Ad</strong> o <strong>#Sponsored</strong>. Le agenzie parlano chiaro: i tag devono essere inseriti vicino al post, preferibilmente <strong>a destra subito dopo la caption</strong> (e non nella parte della caption che appare quando si clicca su “more”). E non puoi raggirare questa regola inserendo gli hashtag #sp o #partner o scrivendo “Grazie Louis Vuitton”.</p>
<p><strong>Funziona?</strong></p>
<p>«C’è una prova che evidenzia come alcuni post sono stati corretti o eliminati, ma in generale, sembra che molti degli influencer più famosi <strong>continuino a evadere la Legge</strong>». A dirlo è Bonnie Patten, direttore esecutivo di <em>Truth in Advertsing</em>, un gruppo di avvocati che, nel settembre del 2017, ha presentato un reclamo – il secondo – insieme al FTC, facendo notare come le Kardashian e le Jenners – le star dei reality americani, ambasciatrici di moda e guru nel business della bellezza – abbiano più volte omesso di rivelare le pubblicità.</p>
<p>La strategia preferita dalle Kardashian/Jenner per aggirare la Legge è l’utilizzo del loro hashtag personale, #KJ4EL, che è un acronimo di Kendall Jenner per Estée Lauder. Il problema è che l&#8217;acronimo potrebbe non essere chiaro al consumatore, che quindi non individuerebbe la pubblicità. «<strong>I consumatori hanno il diritto di sapere</strong> se i tuoi motivi e interessi sono finanziati e se c’è un guadagno monetario», afferma Patten.</p>
<p>Mentre <strong>i brand</strong> sembrano essersi messi in salvo, aggiungendo una <strong>apposita dicitura nei contratti</strong> che forza gli influencer a dichiararlo apertamente nel post, «gli influencer non si preoccupano affatto», dice Julie Zerbo,<span class="Apple-converted-space">  </span>avvocato e autrice del sito <em>The Fashion Law</em>. Negli scorsi due anni, il suo blog ha esaminato questa questione tramite il suo <em>“The Annual Brand and Influencer Report: The Good, Bad, and Highly Problematic”</em>. Nel corso del 2017, Bryanboy e Caro Daur sono stati “esemplari”, Chiara Ferragni si è posizionata nel mezzo della classifica, mentre Olivia Palermo e Camila Coelho sono piombate alla fine della lista. «La maggioranza si è posizionata in basso in questa classifica di chi sta effettivamente divulgando. Questa cosa è vergognosa», afferma Zerbo.</p>
<h2>Perché i contenuti sponsorizzati non contengono #ad?</h2>
<p>Ferragni afferma di essere stata “una delle prime” influencer ad aver applicato l’hashtag #ad, già quando la questione venne affrontata per la prima volta dalle autorità. Ma come lei stessa afferma, sia che le sue azioni fossero reattive o proattive, queste rivelazioni sono irrilevanti, perché «non penso che i miei <strong>follower</strong> siano<strong> interessati a sapere</strong> se i miei contenuti sono sponsorizzati o meno, specialmente perché ho scelto di lavorare con partner, prodotti e progetti che sono vicini a ciò che sono e ciò che mi piace», ha affermato.</p>
<p>Ciò scongiura la domanda: se non fa differenza, perché i post sponsorizzati non contengono #ad al primo posto? Ma va anche al punto cruciale del problema: separare ciò che sono i contenuti sponsorizzati da ciò che è editoriale, e se effettivamente questo importi ai lettori.</p>
<p>La prova che più ci convince, un aneddoto, proviene dalle stesse influencers: quasi uniformemente hanno affermato come il loro <strong>engagement</strong> sia <strong>crollato dopo aver utilizzato i tag come #ad</strong>. Mentre le influencer hanno pensato che questo potrebbe essere il risultato dei cambiamenti dell’algoritmo di Instagram, la causa di ciò potrebbe essere il fatto che la piattaforma ha “bruciato” tutti i post taggati #ad (la maggior parte degli utenti di Instagram non vede il 70% di questi post nel loro feed), anche se <strong>Instagram afferma di non penalizzare questi contenuti</strong>.</p>
<p>Nel giugno del 2017, Instagram ha istituito un programma nel quale, al posto del geo-tag in alto rispetto al post, appariva una <strong>nota che indicava se il post fosse sponsorizzato</strong> o meno e da chi. Questo si colloca comunque fuori dalle linee guida del FTC (poiché gli influencer devono necessariamente aggiungere #ad sotto ai post sponsorizzati). Più recentemente, la piattaforma ha aggiunto una componente che segnava con <strong>un banner</strong>, che poteva vedere solo chi aveva postato, i post che contenevano <strong>pubblicità improprie</strong>. Non ci sono ripercussioni, attenzione, ma il sospettato veniva invitato a leggere le regole di Instagram sulle sponsorship.</p>
<p><strong>Non tutti gli influencer hanno avuto bisogno di essere ripresi</strong>. Come ha rivelato il report della Fashion Law, Bryanboy è molto chiaro con i suoi 665k follower circa i suoi contenuti a pagamento. «Ogni volta che ricevo un regalo, una pubblicità a pagamento, un contenuto sponsorizzato o una presentazione stampa, lo dichiaro sempre», ha affermato. Per lui ciò significa rendere se stesso più affidabile. «Tanti influencer sono esitanti nel dichiarare ciò perché non vogliono apparire come quelli che vengono sempre pagati».</p>
<p>Ciò è collegato alla <strong>questione dell’autenticità</strong>. E qui è dove le cose peggiorano. Per mantenere le cose più spontanee possibili, gli influencer spesso tornano su ciò che li ha resi popolari: postano immagini di se stessi con i prodotti che amano.</p>
<p>«Penso che gli influencer si siano resi conto del fatto che è l’autenticità la ragione per cui sono diventati così famosi», afferma Zerbo. «I lettori hanno iniziato a guardarli come un’alternativa a Vogue e al mondo in cui sapevano chiaramente di aver a che fare con le pubblicità».</p>
<p>Ma quando ciò comportò dichiarare le partnership pagate, l’autenticità venne tagliata da entrambe le parti. «Penso che <strong>una delle cose che caratterizza i social sia l’obiettivo di essere realmente autentici</strong> e di sbirciare nella vita di qualcun altro», afferma Patten. Per raggiungere ciò – per il FTC, i social, i consumatori e gli influencer – bisogna decidere quando finisce la vita e inizia il business, sapendo tutti che la separazione di questi due elementi potrebbe rappresentare uno svantaggio per alcuni.</p>
<p>Questo articolo è apparso per la prima volta nell’ultima edizione stampata del The business of Fashion: <a href="https://www.businessoffashion.com/articles/professional/do-influencers-need-regulating" target="_blank" rel="noopener noreferrer">puoi consultarlo qui!</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/regole-social-advertising/">Le regole del social advertising valgono per tutti, tranne per gli influencer?</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come fare pubblicità su Instagram</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/come-fare-pubblicita-su-instagram/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Luca Propato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 13:21:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=7655</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel mondo digital, uno dei dubbi più diffusi negli ultimi mesi tra i non addetti ai lavori riguarda sicuramente la pubblicità a pagamento su Instagram. Fino all’anno scorso, la maggior parte delle aziende, che sceglieva di non affidarsi ad un’agenzia o a un consulente, riusciva lo stesso a creare un annuncio pubblicitario su Facebook &#8211; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/come-fare-pubblicita-su-instagram/">Come fare pubblicità su Instagram</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mondo digital, uno dei dubbi più diffusi negli ultimi mesi tra i non addetti ai lavori riguarda sicuramente la <strong>pubblicità a pagamento su Instagram</strong>.</p>
<p><span id="more-7655"></span></p>
<p>Fino all’anno scorso, la maggior parte delle aziende, che sceglieva di non affidarsi ad un’agenzia o a un consulente, riusciva lo stesso a creare un annuncio pubblicitario su Facebook &#8211; seppur con qualche difficoltà o con scarsi risultati. Oggi invece non è più cosi.</p>
<p>Facebook è oramai un canale troppo saturo di comunicazioni pubblicitarie tutte uguali, e per giunta ha definitivamente perso il suo appeal sulla fascia dei nuovi consumatori, la generazione Z (i ragazzi/e nati dopo il 2000). Allo stesso tempo invece Instagram &#8211; utilizzato da oltre 800 milioni di utenti al mese &#8211; è diventata la piattaforma del momento su cui ogni brand vuole investire per <strong>ottenere visibilità, costruire la propria immagine e incrementare le vendite</strong> sul proprio e-commerce o nel proprio punto vendita.</p>
<p>Ma come si fa pubblicità su Instagram?</p>
<p>È proprio questa la domanda che i brand si fanno oggi quando decidono di investire su questa piattaforma, perché al contrario di quanto avveniva – e avviene – con Facebook, il processo di creazione di un annuncio pubblicitario è leggermente più complicato.</p>
<p>Se anche tu ti sei fatto almeno una volta questa domanda, allora questo articolo è stato scritto proprio per te. È una breve guida, scritta con la preziosa <strong>collaborazione di Giorgio Reclama</strong>, che risponderà a molti dei tuoi dubbi e ti permetterà di <strong>realizzare da zero la tua prima inserzione</strong> su questo social media.</p>
<h2>Come sponsorizzare un post su Instagram</h2>
<p>Iniziamo dalle cose più semplici.</p>
<p>Se hai mai provato a fare pubblicità su Facebook, sicuramente sai che per sponsorizzare un post della tua pagina bisogna premere il pulsante “Metti in evidenza il post” sotto il contenuto che vuoi pubblicizzare. Così facendo ne amplierai la visibilità e il post potrebbe ottenere più visualizzazioni, mi piace, commenti e condivisioni. Giusto?</p>
<p>Se fin qui ci siamo, seguendo la stessa logica, vediamo adesso come fare la stessa cosa per un contenuto pubblicato sul tuo profilo Instagram.</p>
<p>Prima di iniziare, però, devo farti una premessa. Per poter sponsorizzare un post su Instagram c’è bisogno che il profilo che utilizzi sia un ‘Profilo Aziendale’. Sai che cos’è o come attivarlo? Se non sai da dove iniziare, ti consiglio di leggere prima questo articolo “<a href="https://www.blooacademy.it/blog/come-usare-instagram-business/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come usare Instagram per il business: guida per i brand</a>” che spiega passo dopo passo cosa fare.</p>
<p>Adesso che hai attivato il tuo profilo aziendale, prendi lo smartphone e sponsorizziamo insieme il tuo primo post.</p>
<p>1. Come prima cosa, scegli il contenuto che ti piacerebbe promuovere e cliccaci sopra per visualizzarlo;</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-7670 size-medium" src="https://www.blooacademy.it/wp-content/uploads/Screenshot_2018-05-31-15-14-23-237x300.png" alt="" width="237" height="300" /></p>
<p>2.<strong> Clicca poi sul pulsante blu con su scritto “Promuovi” </strong>che trovi in basso a destra. Si aprirà una nuova schermata attraverso la quale andremo a creare la promozione;</p>
<p>3. Attraverso la sezione Risultato puoi scegliere se ottenere più visite sul tuo profilo Instagram e sul tuo sito Web, oppure più visualizzazioni del post. La scelta dipende ovviamente dal tipo di business e dalla finalità della tua promozione, ma in generale ti consiglio di optare per la seconda scelta nel caso in cui tu hai un negozio fisico e vuoi aumentare la notorietà nei dintorni del suo indirizzo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-7673" src="https://www.blooacademy.it/wp-content/uploads/Screenshot_2018-05-31-15-15-17-177x300.png" alt="" width="177" height="300" /></p>
<p>4. (Opzionale) Selezionando “più traffico sul sito web” e cliccando sul tasto “modifica”, puoi scegliere su quale sito web indirizzare gli utenti. Inoltre, puoi anche selezionare il testo del pulsante di Call to Action che comparirà sotto l’annuncio. Ricorda di individuare quello che più si addice al messaggio della tua comunicazione.</p>
<p>5.<strong> La sezione Pubblico è una delle più importanti</strong>. Qui bisogna definire quale sarà il target di persone che visualizzerà il tuo annuncio. Puoi scegliere se lasciar fare tutto a Instagram (ma non te lo consiglio) oppure definire manualmente il tuo pubblico.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-7674" src="https://www.blooacademy.it/wp-content/uploads/Screenshot_2018-05-31-15-15-27-175x300.png" alt="" width="175" height="300" /></p>
<p>Nel secondo caso, ti consiglio di essere il più preciso possibile, perché più grande è il tuo pubblico più budget sarà necessario per raggiungerlo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-7675" src="https://www.blooacademy.it/wp-content/uploads/Screenshot_2018-05-31-15-15-32-176x300.png" alt="" width="176" height="300" />6. Come poco fa accennato, la sezione successiva è proprio quella relativa al Budget: qui puoi scegliere quanto denaro destinare alla tua promozione. Ti consiglio sempre di partire con un budget moderato, testare se l’inserzione funziona e poi aumentare gradualmente la somma investita.<br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-7676" src="https://www.blooacademy.it/wp-content/uploads/Screenshot_2018-05-31-15-15-49-177x300.png" alt="" width="177" height="300" /><br />
7. L’ultima informazione che ci viene richiesta è la durata della pubblicità su Instagram. Anche in questo caso ti consiglio di non esagerare mai con un periodo troppo esteso, perché ricorda che la piattaforma diluisce il tuo budget, e più ampio è l’intervallo di tempo meno denaro avrai a disposizione giornalmente per contrastare i tuoi competitor.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7677 size-medium" src="https://www.blooacademy.it/wp-content/uploads/Screenshot_2018-05-31-15-16-02-177x300.png" alt="" width="177" height="300" /></p>
<p>8. Prima di premere su “Crea promozione”, inserisci &#8211; se non lo hai già fatto – un metodo di pagamento attivo.</p>
<p>Se hai seguito passo dopo passo queste istruzioni, sono felice di annunciarti che <strong>hai creato il tuo primo post sponsorizzato su Instagram</strong>.</p>
<p>Adesso non ti resta che attendere che la promozione sia approvata (di solito Instagram impiega meno di un’ora) e controllare i risultati nella sezione “Visualizza dati di Insights” sotto il post.</p>
<p>Prima di passare alle cose un po’ più difficili, ci tengo a sottolineare che ad oggi purtroppo questa è l’unica modalità che permette di sponsorizzare un post già pubblicato sul proprio profilo Instagram.</p>
<h2>Creare un’inserzione su Instagram: il Power Editor</h2>
<p>Adesso, però, potresti chiederti: “Ma come posso promuovere invece un contenuto che non voglio pubblicare sul mio profilo Instagram?”</p>
<p>Gran bella domanda. A riguardo mi viene subito da pensare a tutti quei post sponsorizzati che ci appaiono su Instagram, che in realtà non sono davvero presenti sulla bacheca del profilo che li sponsorizza. Come ci riescono?</p>
<p>La risposta a questo quesito ci proietta dallo smartphone al computer, e per la precisione ad <strong>uno strumento professionale chiamato Power Editor</strong>. Si tratta di una piattaforma attraverso la quale è possibile creare inserzioni, gestirle, duplicarle e ottimizzarle al meglio.</p>
<p>Ovviamente, per analizzare nel dettaglio uno strumento così complesso, sarebbe necessaria una guida ah hoc, e chissà che non la scriveremo a breve. Per questo motivo, per adesso, <strong>ci soffermeremo soltanto sulle principali funzionalità</strong> che ci consentono di creare un’inserzione su Instagram.</p>
<p>Prima di addentrarci nel Power Editor, però, dobbiamo innanzitutto <strong>collegare il nostro profilo Instagram aziendale con la pagina Facebook </strong>di cui siamo amministratori.</p>
<p>Per farlo basta recarsi nell’home page della pagina Facebook, fare click su Impostazioni e selezionare la voce Instagram. Premere quindi su Accedi e successivamente aggiungere le credenziali d’accesso dell’account Instagram.</p>
<p>Adesso che il tuo account è connesso con la pagina Facebook, possiamo visitare il Power Editor: <a href="https://www.facebook.com/business/url/?href=%252Fads%252Fmanage%252Fpowereditor&amp;cmsid=1443935649245791&amp;creative=link&amp;creative_detail=advertiser-help-center&amp;create_type&amp;destination_cms_id&amp;orig_http_referrer=https%253A%252F%252Fwww.google.it%252F&amp;search_session_id" target="_blank" rel="noopener noreferrer">clicca qui per accedere</a>. E salvo aggiornamenti, la schermata che dovresti trovare è suppergiù quella che vedi qui sotto.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-7685 size-large" src="https://www.blooacademy.it/wp-content/uploads/Schermata-2018-06-01-alle-15.05.11-1024x550.png" alt="" width="710" height="381" /></p>
<p>Adesso clicca sulla scheda Campagne e poi su Crea inserzione per accedere al pannello di creazione della tua prima campagna pubblicitaria su Instagram. La schermata che si aprirà sarà quella che vedi riportata qui di seguito.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-7686" src="https://www.blooacademy.it/wp-content/uploads/Schermata-2018-06-01-alle-15.05.19-1024x563.png" alt="" width="710" height="390" /></p>
<p>Sulla sinistra trovi tutte le fasi necessarie per la creazione di un’inserzione, mentre sulla destra le informazioni da inserire via via che andrai avanti con il processo.</p>
<p>Facciamo <strong>una breve panoramica sulle funzionalità più importanti</strong>.</p>
<ol>
<li>Nel modulo Campagna puoi scegliere qual è il tuo obiettivo di marketing. Ma per le inserzioni su Instagram, la scelta si riduce solo ai seguenti obiettivi: notorietà della marca, copertura, traffico, interazione, installazione dell’app, visualizzazione del video e conversioni.</li>
<li>Nel modulo Gruppo di inserzioni puoi impostare il target del tuo pubblico, i posizionamenti dell’annuncio, il budget e la programmazione della campagna. Per creare un’inserzione su Instagram ti consiglio di recarti in Posizionamenti, selezionare Modifica Posizionamenti e in Piattaforme deselezionare tutto tranne la sezione Instagram (che contiene due posizionamenti diversi, Feed e Storie).</li>
<li>Nel modulo Inserzione puoi invece creare la creatività del post che vuoi sponsorizzare, scegliendo il formato che preferisci tra Carosello, Immagine singola, Video singolo, Slideshow e Canvas. Puoi inserire un’immagine o un video, scegliere la call to action, il sito web o il profilo Instagram di destinazione e scrivere una didascalia per il post.</li>
<li>Selezionando l’account Instagram precedentemente collegato e cliccando su Conferma e poi Ordina, avrai creato <strong>la tua prima inserzione su Instagram con il Power Editor con lo strumento Gestione Inserzioni</strong>.</li>
</ol>
<p>Come puoi ben immaginare, il post sponsorizzato sarà visibile su Instagram solo per il periodo programmato nella campagna e non sarà condiviso assieme agli altri contenuti sulla tua bacheca pubblica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/come-fare-pubblicita-su-instagram/">Come fare pubblicità su Instagram</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>GDPR: che cos&#8217;è, chi riguarda e quali saranno le conseguenze della normativa</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/gdpr-normativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Paradiso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 May 2018 15:55:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=7469</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il countdown è quasi agli sgoccioli e manca pochissimo all’entrata in vigore del Regolamento UE 679/2016, noto ai più come GDPR (acronimo di General Data Protection Regulation). Cos&#8217;è il GDPR Ma di cosa parliamo nello specifico? Si tratta di una riforma globale della normativa sulla protezione dei dati personali nell’Unione Europea, maggiormente in sintonia con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/gdpr-normativa/">GDPR: che cos&#8217;è, chi riguarda e quali saranno le conseguenze della normativa</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il countdown è quasi agli sgoccioli e manca pochissimo all’entrata in vigore del Regolamento UE 679/2016, noto ai più come GDPR (acronimo di <em>General Data Protection Regulation</em>).</p>
<p><span id="more-7469"></span></p>
<h2>Cos&#8217;è il GDPR</h2>
<p>Ma di cosa parliamo nello specifico?</p>
<p>Si tratta di una riforma globale della <strong>normativa sulla protezione dei dati personali</strong> nell’<strong>Unione Europea</strong>, maggiormente in sintonia con le evoluzioni tecnologiche ed i nuovi modelli economici, rispondente ad esigenze di certezza giuridica e di armonizzazione del sistema.</p>
<p><strong>In Italia</strong> il decreto legislativo di adeguamento non è ancora stato approvato (la delega al Governo è scaduta il 21 maggio), e ciò ha contribuito a creare un clima di preoccupazione nel mondo imprenditoriale. Il quadro normativo interno a cui le imprese dovranno fare riferimento, infatti, è ancora caratterizzato da molte incertezze, nonostante l’imminente operatività del nuovo Regolamento.</p>
<h2>I destinatari del GDPR</h2>
<p>La questione GDPR riguarda tutte le <strong>aziende, enti, liberi professionisti</strong> che raccolgono e trattano i dati personali dei cittadini UE, quantunque non aventi sede nel territorio dell’Unione e a prescindere dalla modalità di trattamento (sia essa automatizzata, semi-automatizzata o priva di automatismo).</p>
<p>Ogni trattamento, quindi, dalla raccolta alla elaborazione, registrazione, conservazione, consultazione, fino alla distruzione di un dato, indipendentemente dalle modalità con il quale venga effettuato, sarà soggetto alla nuova normativa.</p>
<h2>Accountability e risk management</h2>
<p>Viene inoltre imposto un <strong>nuovo approccio</strong> alla protezione dei dati, imperniato sul concetto di una maggiore <strong>responsabilizzazione</strong> di tutte le parti in causa (c.d. <em>Accountability</em>), che segna il passaggio da una visione di “mero adempimento” ad una visione gestionale e dinamica della privacy, indirizzata a conciliare gli scopi aziendali tradizionali con la tutela di un diritto della personalità qual è il <strong>diritto alla riservatezza</strong>, applicando anche a quest’ultimo il concetto &#8211; già noto alle imprese &#8211; di risk management.</p>
<p>Tale <strong>concetto di “rischio”</strong> va focalizzato sull’impatto che il trattamento dei dati &#8211; ed una violazione degli stessi &#8211; potrebbe avere sugli interessati (come ad es. furto di identità, negazione di un finanziamento, fino ad arrivare alla discriminazione) prevedendo ed adottando le misure conseguenti ed adeguate (e non più “minime” come richiesto invece dall’attuale Codice della Privacy).</p>
<h2>Gli effetti del GDPR</h2>
<p>Ciò ovviamente comporterà delle <strong>modifiche organizzative</strong> in azienda, la quale dovrà assumere un approccio innovativo basato appunto sulla cultura dell’<em>accountability</em> e la gestione del rischio. Sono previste, ad esempio, <strong>nuove figure aziendali</strong> (come il <em>Data Protection Officer</em>), si rende necessario un <strong>piano di compliance</strong> al GDPR ed una maggiore capacità di rilevare gli incidenti (c.d. <em>Data Breach</em>) anche dotandosi di ulteriori e nuovi <strong>strumenti tecnologici</strong>.</p>
<p>In chiusura, preme sottolineare come in caso di riscontrata non conformità al Regolamento da parte del soggetto obbligato, all’Autorità di controllo è conferito &#8211; tra gli altri &#8211; il potere di infliggere <strong>sanzioni amministrative pecuniarie</strong>. Tali sanzioni, rispetto all’attuale disciplina, risultano <strong>pesantemente inasprite</strong>: ad es. in caso di violazione relativa al consenso dell’interessato o in caso di inosservanza di un ordine da parte dell’Autorità di controllo, la sanzione può arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato mondiale annuo.</p>
<p>Ciò con il chiaro intento di imprimere un vero cambiamento rispetto al corretto uso e trattamento dei dati personali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/gdpr-normativa/">GDPR: che cos&#8217;è, chi riguarda e quali saranno le conseguenze della normativa</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Definizione del target ed età: pensare oltre i Millennials e le Generazioni</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/target-millennials/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Anardu]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2017 09:28:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.primefactory.it/?post_type=post&#038;p=2509</guid>

					<description><![CDATA[<p>La definizione del target è uno dei lavori più difficili per chi fa marketing e comunicazione: richiede doti di analisi ma anche di immaginazione, a volte piuttosto astratta. Uno dei parametri che viene sempre preso in considerazione durante questo processo è quello legato all’età. Chi sono i Millennials? Da una decina d&#8217;anni si parla di Millennials, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/target-millennials/">Definizione del target ed età: pensare oltre i Millennials e le Generazioni</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>definizione del target</strong> è uno dei lavori più difficili per chi fa <strong>marketing e comunicazione</strong>: richiede doti di analisi ma anche di immaginazione, a volte piuttosto astratta.<span id="more-2509"></span></p>
<p>Uno dei parametri che viene sempre preso in considerazione durante questo processo è quello legato all’<strong>età</strong>.</p>
<h2>Chi sono i Millennials?</h2>
<p>Da una decina d&#8217;anni si parla di <strong>Millennials</strong>, considerandolo il target principale per vendere qualsiasi cosa. Persone nate &#8211; a seconda degli enti di ricerca demografici &#8211; tra la fine degli anni &#8217;70 e la metà dei primi 2000: ma può un quasi quarantenne sentirsi vicino a un diciassettenne? Basta la possibilità di accedere agli stessi strumenti tecnologici a considerarli come un unico insieme compatto?</p>
<p>Mai come prima d’ora, questa è l’era dei Peter Pan, di quelli che fanno fatica a crescere, non solo perché non vogliono (alcuni), ma anche perché per congiunture economiche sfavorevoli non riescono a raggiungere i classici <em>big step</em> di vita entro la stessa età in cui lo hanno fatto i loro predecessori. Non a caso uno dei confini delle categorizzazioni dei Millenials in quanto tali sono le crisi economiche, come quelle post 2001.</p>
<p>Il punto non è tanto andare a vedere cosa hanno in comune, qualcosa lo avranno di sicuro. Il punto è <strong>considerare le differenze</strong>: capire che nell’enorme scatolone denominato “Millennials” sono state infilati, solamente sulla base dell’anno di nascita, una serie di atteggiamenti, abitudini e interessi, che è umanamente impossibile possano essere identici per tutti. Di conseguenza non tutti possono reagire nella stessa maniera in cui vorremmo reagissero alle operazioni di marketing cui li sottoponiamo.</p>
<p>Quella dei Millennials, così come è stata codificata[¹] dal Pew Research Center (nati dal 1981 al 1997), è una categoria troppo ampia, che comprende troppe persone con interessi troppo differenziati e con esperienze di vita troppo diverse. Sviluppare un targeting su una forbice tanto aperta può solo essere controproducente.</p>
<p>Un esempio per capire che parliamo di un range troppo ampio: alcuni prodotti mediali come i cartoni animati, i fumetti, i videogame &#8211; che hanno visto l’inizio del proprio picco nei primi anni ‘80 -, sono stati considerati negli anni prima come intrattenimento da bambini e da ragazzi, e, se li si fruiva da adulti, da immaturi, per poi passare a una progressiva rivalutazione e restituzione di dignità, fino a che sono diventati prodotti culturali regolari, vere e proprie icone e <em>status symbol</em>.</p>
<p>Nella grande scatola che contiene i Millennials, alcuni hanno vissuto questo processo dall&#8217;inizio, altri sono arrivati a metà, altri ancora stanno vivendo solamente l&#8217;ultima fase d&#8217;oro: come possono condividere tutti, indistintamente, un comune sentire riguardo questi ambiti?</p>
<p>È lo stesso passaggio che è accaduto a termini quali <em>nerd</em>, nati per connotare un personaggio che coltivava passioni affatto <em>mainstream</em>, al limite del <em>loser</em>, diventato poi una sorta di esperto in qualche campo para-tecnologico, per poi diventare ora il vero <em>cool</em>: rimanere a casa il sabato sera ormai non è più da sfigati come lo era fino a qualche anno fa, anzi, dà identità e aura di intenditore!</p>
<p>Sempre il <strong>Pew Research Center</strong> rileva in uno studio[²] che solo il 40% dei Millennials si rispecchia in questa definizione, mentre l’<strong>Istat</strong> nel secondo capitolo[³] del Rapporto Annuale 2016 &#8211; anche se informalmente &#8211; li definisce come coloro nati tra il 1981 e il 1995, e definisce I-Generation (generazione delle reti) i nati tra il 1996 e il 2015; in questo rapporto si fa notare che la Generazione X è di quasi 13 milioni di persone, la I di poco meno più di 10 milioni, mentre i famigerati Millennials sono tra i tre i meno numerosi, con circa <strong>8 milioni di individui</strong>. L&#8217;Istat riduce lo span di soli due anni, ma due anni che hanno un peso importante, in una definizione del genere.</p>
<p>La <strong>targettizzazione tramite età</strong>, specie quella che elegge i Millennials come il target perfetto, va quindi <strong>rielaborata</strong> e probabilmente anche <strong>sottodimensionata</strong>: sicuramente è necessario non considerarlo l’unico o il principale discrimine nell’individuazione di un target, o se proprio si vuole procedere con questo parametro, prenderlo con le pinze e con range di età minori.</p>
<h2>Come andare oltre le Generazioni?</h2>
<p>Definire il proprio target dando <strong>meno peso all’età</strong> sulla carta d’identità e più su quella percepita, arricchendo il proprio pubblico di riferimento di <strong>interessi, azioni, abitudini, comportamenti, sentimenti, emozioni</strong>; pensandoli più “vivi”, più come persone, ognuna con delle sfumature che possono arricchire anche la nostra comunicazione e avvicinarci maggiormente a chi costituisce il vero asset di un’azienda, i consumatori.</p>
<p><strong>Creare “personas”</strong>: dei veri e propri personaggi, con tanto di nome e, oltre all’età, anche di lavoro, di livello di istruzione, di tipologia di letture, di passatempi, di modi preferiti di informarsi, tenersi in forma, andare in vacanza, relazioni familiari ed amicali, per esempio, può esser un buon modo per riflettere sul nostro destinatario reale. Si chiude così la forbice che ci fa pensare che il nostro prodotto sia acquistato da grandi e piccini, da genitori e figlioletti, e ci fa concentrare sulle nostre risorse e ci fa comprendere meglio i <strong>reali bisogni del nostro pubblico</strong>.</p>
<p>Avere un target composto da tante persone sicuramente ci porterà qualche risultato: per un calcolo probabilistico, sparare nel mucchio qualcuno prenderà. Ma avere un target composto da poche persone rispetto una folla indistinta, ma preciso, focalizzato su quello che è il nostro prodotto, interessato a come possiamo e vogliamo migliorare la sua vita, ci porterà non solo i risultati che vogliamo in termini di numeri, ma anche in termini di <strong>qualità e fidelizzazione</strong>.</p>
<p><strong>FONTI</strong></p>
<p>1] <a href="http://assets.pewresearch.org/wp-content/uploads/sites/12/2015/01/FT_generations-defined.png" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Generations Defined<br />
</a>2] <a href="http://www.people-press.org/2015/09/03/most-millennials-resist-the-millennial-label/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Most Millennials resist the &#8216;Millennial Label&#8217;<br />
</a>3] <a href="http://www.istat.it/it/files/2016/04/Cap_2_Ra2016.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rapporto Annuale 2016 &#8211; Le trasformazioni demografiche e sociali: Una lettura per generazione</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/target-millennials/">Definizione del target ed età: pensare oltre i Millennials e le Generazioni</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Copyright e diritto d&#8217;autore: che cosa è, a che cosa serve</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/copyright-diritto-autore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Garreffa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 16:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.primefactory.it/?p=2065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se il tuo settore professionale è il marketing, l’editoria o la grafica pubblicitaria, è probabile che tu abbia sentito parlare spesso di diritto d’autore. Pubblicando frequentemente contenuti testuali o visivi sui social network, ti sarai imbattuto in documenti, immagini e video protetti da copyright. Per segnalare la presenza del diritto d’autore o copyright si utilizza un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/copyright-diritto-autore/">Copyright e diritto d&#8217;autore: che cosa è, a che cosa serve</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se il tuo settore professionale è il marketing, l’editoria o la grafica pubblicitaria, è probabile che tu abbia sentito parlare spesso di <strong>diritto d’autore</strong>.</p>
<p>Pubblicando frequentemente contenuti testuali o visivi sui social network, ti sarai imbattuto in documenti, immagini e video protetti da copyright.<span id="more-2065"></span></p>
<p>Per segnalare la presenza del diritto d’autore o copyright si utilizza un apposito <strong>simbolo</strong>: ©, formato dalla lettera “c” all’interno di un cerchio, oppure posta tra parentesi: (c) o (C).</p>
<p>Ma che cos’è il copyright e quando si applica?</p>
<h2>Che cos’è il copyright</h2>
<p>Anche se copyright e diritto di autore vengono utilizzati in molti casi come sinonimi, esistono alcune differenze tra i due termini sia in riferimento al significato che alla tutela dei diritti in questione. Storicamente, infatti, il <strong>copyright</strong> – tradotto letteralmente come “diritto di copia” – nasce in Inghilterra nel XVI secolo, con il diffondersi delle prime macchine automatiche per la stampa che hanno reso più economica, e di conseguenza più ampia, la circolazione di testi e volumi.</p>
<p>Per esercitare un maggiore controllo sulle opere pubblicate e diffuse nel territorio, la monarchia inglese emana i primi provvedimenti in materia, che prevedono la concessione agli editori dei diritti di copia su ogni stampa, ovvero il diritto esclusivo di stampare l’opera e di ricercare e confiscare le pubblicazioni non autorizzate.</p>
<p>Più che di un diritto riconosciuto all’autore, il quale non dispone della proprietà dell’opera, si può parlare, in questa fase, del copyright come di un diritto proprio dell’editore.</p>
<p>Lo Statuto della Regina Anna del 1709 introduce in Inghilterra il concetto moderno di copyright, garantendo &#8211; allo stampatore di un’opera &#8211; una protezione legale della durata di 14 anni, al termine dei quali il diritto di copia torna all’autore dell&#8217;opera che può beneficiarne per 14 anni a sua volta.</p>
<p>Il copyright inteso nell’accezione di diritto patrimoniale si diffonde soprattutto negli ordinamenti di tipo anglosassone (Gran Bretagna e Stati Uniti). Nel resto d’Europa, in particolare in Francia, emerge una diversa interpretazione di tale diritto che, sulla base dei principi espressi dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione Francese, pone al centro la persona, quindi <strong>l’autore</strong> (diritto morale dell’autore).</p>
<p>In Italia si è scelto di adottare questo secondo modello, con il riconoscimento del diritto d’autore come diritto morale incedibile legato alla paternità dell’opera.</p>
<p>La principale differenza tra il copyright di stampo anglosassone e il diritto d’autore, infatti, riguarda l’origine del diritto stesso:</p>
<ul>
<li>Il copyright nei sistemi anglosassoni nasce con il <strong>deposito dell’opera</strong> all’Ufficio Copyright;</li>
<li>Il diritto d’autore si acquista con la semplice <strong>creazione dell’opera</strong>, espressione del lavoro intellettuale, senza che sia necessario alcun deposito formale dell’opera.</li>
</ul>
<p>Bisogna tuttavia sottolineare che, nella sostanza, le differenze tra i due modelli vanno sempre più assottigliandosi, soprattutto in seguito alla ratifica di una serie di trattati internazionali confluiti poi nella Convenzione di Berna – la cui ultima revisione è del 1971 – volti ad uniformare la tutela del diritto d’autore nei diversi Paesi.</p>
<h2>Che cosa tutela il diritto d’autore?</h2>
<p>Il diritto d’autore nasce con la creazione dell’opera. Ciò significa che l’autore dell’opera dispone automaticamente di tale diritto, a patto che essa sia inedita. L’autore detiene quindi <strong>il diritto esclusivo di utilizzare l’opera</strong> e <strong>può autorizzarne o rifiutarne la riproduzione, la distribuzione, l’esecuzione o la rappresentazione</strong>.</p>
<p>In mancanza di <strong>consenso esplicito</strong> da parte dell’autore che ne autorizzi l’utilizzo non è perciò consentito appropriarsi di un’opera e diffonderla, anche se la stessa è presente su Internet. Nel caso di un documento scritto, ad esempio, non è possibile copiare o riprodurre il testo o una sua porzione, fatta eccezione per il riassunto, la citazione o la riproduzione di parti di opere letterarie a scopo di studio, discussione, insegnamento o ricerca scientifica, purché vengano citati l’autore e la fonte e l’utilizzo non sia a fini di lucro (Legge 22/04/1941 n° 633).</p>
<p>Se viene attuata una <strong>violazione del diritto d’autore</strong>, si può incorrere in varie tipologie di sanzioni, sia civili che penali, a seconda della violazione commessa. Tali sanzioni possono inasprirsi se chi utilizza l’opera senza aver ottenuto il consenso dell’autore, lo fa a scopo di lucro.</p>
<h2>A quali tipi di opere si applica il diritto d’autore?</h2>
<p>Ovviamente il diritto di autore non tutela un’idea in sé. L’idea è soltanto il punto di partenza, ma è necessario tradurla in pratica attraverso un’opera che rispecchi i criteri di <strong>novità</strong> e <strong>originalità</strong>. Sono molte le opere che soddisfano i requisiti necessari per essere protette dal diritto d’autore. Tra queste si possono citare:</p>
<ul>
<li>Opere letterarie (romanzi, poesie, saggi, articoli);</li>
<li>Opere visive (dipinti, disegni, fotografie, sculture);</li>
<li>Opere audiovisive (programmi TV, film, video);</li>
<li>Opere teatrali e musical;</li>
<li>Registrazioni audio e composizioni musicali;</li>
<li>Software e banche dati (in seguito a recenti modifiche legislative in applicazione di direttive europee per l’armonizzazione del diritto d’autore all’interno dell’Ue).</li>
</ul>
<h2>Il diritto d’autore oggi</h2>
<p>Con l’avvento di Internet e delle nuove tecnologie digitali, il diritto d’autore ha perso una delle sue dimensioni principali, ovvero la territorialità. Nell’attuale contesto globalizzato, che ha ridimensionato le distanze tra gli Stati, gli ostacoli di natura geografica ed economica alla circolazione internazionale delle opere non costituiscono più un problema. Non è più necessario recarsi fisicamente in un luogo, se la stessa opera viene resa disponibile in rete.</p>
<p>Allo stesso modo, testi, immagini e contenuti multimediali possono essere pubblicati, diffusi e riprodotti online liberamente, senza nessun tipo di intermediario. Questi aspetti hanno reso oggi molto più complicata la tutela del diritto d’autore e molto meno efficaci le azioni di controllo per individuare le eventuali violazioni.</p>
<p>Si pensi alla diffusione recente del file sharing (scambio e condivisione di file) in riferimento a materiale protetto da copyright. I cambiamenti intervenuti negli ultimi anni hanno reso perciò necessaria una rivisitazione dell’istituto del diritto d’autore, al fine di adeguarlo al nuovo scenario globale.</p>
<p>Tenendo conto che il modello tradizionale di copyright non è più in grado di tutelare le esigenze degli autori, è necessario affidarsi alle nuove soluzioni offerte dal web per garantire agli autori una gestione più diretta della propria opera.</p>
<p>Tra i modelli proposti recentemente vi è, ad esempio, quello della “donazione volontaria”, che prevede un pagamento diretto all’autore al momento dell’acquisto. Attraverso il “sistema di soglia di garanzia”, invece è l’autore a comunicare in anticipo la somma necessaria per la realizzazione di un’opera, mentre un’organizzazione intermediaria si occupa di raccogliere le quote di garanzia dal pubblico fino al raggiungimento della soglia. Una volta completato, il lavoro viene reso disponibile gratuitamente a tutti, non soltanto ai contribuenti.</p>
<p>Altre idee sono attualmente in fase di studio ed offrono soluzioni interessanti per aggiornare il diritto d’autore alle nuove esigenze del mondo digitale, tenendo conto delle opportunità offerte dal web 2.0 e dalla diffusione dei social network.</p>
<p>Sei uno studente, uno startupper, imprenditore, professionista o consulente? Molto probabilmente, prima o poi, ti ritroverai di fronte al grande mondo del copyright.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/copyright-diritto-autore/">Copyright e diritto d&#8217;autore: che cosa è, a che cosa serve</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo dei marchi e brevetti nella crescita economica</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/marchi-brevetti-crescita-economica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Garreffa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2017 09:48:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.primefactory.it/?p=2149</guid>

					<description><![CDATA[<p>Più del 42% dell’attività economica totale dell’Unione europea è generato da industrie ad alta intensità di proprietà intellettuale. Durante il periodo 2011-2013, tali industrie hanno offerto un impiego a circa 60 milioni di europei e corrisposto salari notevolmente più elevati rispetto alle altre imprese. Esse hanno inoltre contribuito all’aumento degli scambi commerciali tra l’Ue e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/marchi-brevetti-crescita-economica/">Il ruolo dei marchi e brevetti nella crescita economica</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più del 42% dell’attività economica totale dell’Unione europea è generato da <strong>industrie ad alta intensità di proprietà intellettuale.</strong> Durante il periodo 2011-2013, tali industrie hanno offerto un impiego a circa 60 milioni di europei e corrisposto salari notevolmente più elevati rispetto alle altre imprese. <span id="more-2149"></span></p>
<p>Esse hanno inoltre contribuito all’aumento degli scambi commerciali tra l’Ue e il resto del mondo.</p>
<p>Uno <a href="https://euipo.europa.eu/tunnel-web/secure/webdav/guest/document_library/observatory/documents/IPContributionStudy/performance_in_the_European_Union/performance_in_the_European_Union_full.pdf">studio</a> condotto nel 2016 dall’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e dall’Ufficio europeo dei brevetti (EPO, European Patent Office) ha evidenziato <strong>l’impatto economico in Europa dei diritti di proprietà intellettuale</strong> in termini di PIL, occupazione, salari e commercio. I risultati dello studio rivelano come le imprese che fanno un uso intensivo di questi diritti abbiano registrato una crescita più elevata nel periodo in esame, dimostrandosi anche più resistenti alla crisi economica.</p>
<p>Questa tipologia di imprese, rispetto ad altre realtà economiche, fanno ricorso ai diritti di proprietà intellettuale ad un livello superiore alla media e si concentrano principalmente nel settore manifatturiero, delle tecnologie e dei servizi alle imprese.</p>
<p>Dall’analisi emerge che, in termini di occupazione, il 27,8% dei posti di lavoro nell’Unione Europea è stato generato da industrie ad alta intensità di <strong>marchi</strong> (21%), <strong>disegni e modelli</strong> (12%), <strong>brevetti</strong> (10%), mentre percentuali minori sono state apportate da industrie ad alta intensità di diritti d’autore, indicazioni geografiche e privative per ritrovati vegetali.</p>
<p>Ma cosa sono i diritti di proprietà intellettuale e perché sono così importanti per l’economia dell’Ue?</p>
<h2>I diritti di proprietà intellettuale</h2>
<p>Con l’espressione proprietà intellettuale ci si riferisce all’insieme dei diritti – i cosiddetti Intellectual Property Rights (IPR) – di carattere <strong>personale</strong> e <strong>patrimoniale</strong>. Il diritto personale è inalienabile e comprende il diritto morale di essere riconosciuto autore dell’opera o ideatore della soluzione tecnica o del marchio. Il diritto patrimoniale è invece disponibile e trasmissibile ed è strettamente connesso allo sfruttamento economico della propria opera creativa.</p>
<p>La proprietà intellettuale comprende al suo interno due macro-categorie:</p>
<ul>
<li><strong>Proprietà letteraria e artistica</strong> (diritto d’autore) relativa ad opere dell’ingegno creativo quali opere letterarie, teatrali, cinematografiche, fotografie, dipinti, composizioni musicali etc.</li>
<li><strong>Proprietà industriale</strong>, che comprende segni distintivi quali marchi, indicazioni geografiche, denominazioni di origine, disegni e modelli industriali, invenzioni, nuove varietà vegetali etc.</li>
</ul>
<p>In Italia i diritti di proprietà industriale si acquistano mediante <strong>brevettazione</strong>, <strong>registrazione</strong> o negli altri modi previsti dal Codice della Proprietà Industriale (CPI). Su domanda dell’interessato e dopo aver verificato la sussistenza dei requisiti previsti, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) rilascia un documento che, a seconda dei casi, prende il nome di “brevetto” o “registrazione”.</p>
<h2>Che cos’è un marchio</h2>
<p>Il marchio è un segno distintivo. Viene utilizzato per distinguere i prodotti o servizi di un’azienda da quelli offerti sul mercato dalle altre imprese del settore. Rappresenta l’elemento più importante dell’immagine dell’azienda e viene utilizzato per rafforzare la sua identità, per differenziare i suoi prodotti da quelli della concorrenza e per costruire un rapporto di fiducia con i clienti.</p>
<p>Secondo l’articolo 7 del Codice della Proprietà Industriale, possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa tutti i <strong>segni rappresentabili graficamente</strong>: le parole (compresi i nomi di persone), i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della sua confezione, le combinazioni o le tonalità cromatiche.</p>
<p>Inoltre, sebbene il Codice non ne faccia esplicito riferimento, possono essere registrati come marchi anche gli slogan pubblicitari, a patto che presentino un carattere distintivo e siano facilmente identificabili dal pubblico.</p>
<h2>Che cos’è un brevetto</h2>
<p>Un brevetto è un titolo che tutela e valorizza un’invenzione tecnica. Attraverso il brevetto viene conferito al titolare un <strong>monopolio temporaneo di sfruttamento</strong> che consiste nel diritto esclusivo di realizzare l’oggetto del brevetto, di disporne e di farne un uso commerciale, escludendone l’utilizzo ad altri soggetti non autorizzati.</p>
<p>Secondo l’articolo 45 del Codice della Proprietà Industriale, possono costituire oggetto di brevetto le invenzioni industriali (e i modelli di utilità) che possiedono i seguenti requisiti:</p>
<ul>
<li><strong>Novità</strong>: l’invenzione deve essere nuova in senso assoluto, ossia non essere mai stata prodotta o brevettata in nessuna parte del mondo</li>
<li><strong>Originalità</strong>: l’invenzione deve avere un carattere innovativo e deve rappresentare un passo avanti rispetto allo stato della tecnica attuale</li>
<li><strong>Industrialità</strong>: per essere brevettata, un’invenzione deve poter essere riprodotta a livello industriale, escludendo, quindi, tutte le creazioni artigianali legate alle capacità della singola persona che le ha realizzate</li>
<li><strong>Liceità</strong>: l’invenzione non deve essere contraria all’ordine pubblico o al buon costume.</li>
</ul>
<p>Infine, possono costituire oggetto di brevetto anche le nuove varietà vegetali, ma in questo caso si utilizza il titolo “privativa”.</p>
<h2>Perché è importante registrare un marchio o brevettare un’invenzione?</h2>
<p>La scelta da parte di un’impresa di registrare il proprio marchio presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi risponde all’esigenza di ottenere una maggiore protezione nei confronti del marchio stesso, impedendone l’uso non autorizzato da parte di altre imprese concorrenti. La registrazione, infatti, attribuisce all’impresa diritti esclusivi e permette uno <strong>sfruttamento commerciale del marchio</strong>, ad esempio attraverso la concessione di licenze, contratti di esclusiva, merchandising e sponsorizzazione.</p>
<p>Con la concessione di un brevetto, invece, l’impresa ottiene un importante strumento di <strong>protezione dei propri investimenti in ricerca e innovazione</strong>, impedendo ad altre aziende di sfruttare i risultati di tali attività. È possibile, in tal modo, impedire ad altri di brevettare invenzioni identiche o simili e di violare i diritti di uso dell’oggetto del brevetto. Inoltre, un buon portafoglio brevetti, oltre a rispecchiare l’alto livello di specializzazione dell’azienda, consente alla stessa di ottenere un’immagine positiva nei confronti dei propri clienti, investitori e partner commerciali.</p>
<p>Nell’attuale contesto globalizzato, la conoscenza delle tematiche legate alla proprietà intellettuale acquista, dunque, un’importanza fondamentale, soprattutto per gli imprenditori e per coloro che operano in campo industriale. Marchi e brevetti rappresentano, infatti, un vantaggio notevole non solo per le PMI, che sfruttando in maniera strategica tali strumenti possono accrescere la propria forza sul mercato e migliorare la propria competitività, ma anche per quelle startup innovative che, grazie ad idee semplici ma “disruptive”, hanno la possibilità di ritagliarsi il proprio spazio nel mercato europeo ed internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/marchi-brevetti-crescita-economica/">Il ruolo dei marchi e brevetti nella crescita economica</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Inserzioni su Facebook: 10 consigli per una comunicazione efficace</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/inserzioni-su-facebook/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lombardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2017 14:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.primefactory.it/?p=1561</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ti sarà certo capitato di imbatterti in guide online più o meno strutturate che forniscono consigli su come creare inserzioni su Facebook e realizzare campagne di online advertising di successo, sfruttando l’enorme potenziale di reach del colosso dei social network. Premesso che tecnicamente gli step da seguire non sono ostacoli insormontabili e che la parte [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/inserzioni-su-facebook/">Inserzioni su Facebook: 10 consigli per una comunicazione efficace</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ti sarà certo capitato di imbatterti in guide online più o meno strutturate che forniscono consigli su<strong> come creare inserzioni su Facebook</strong> e realizzare campagne di online advertising di successo, sfruttando l’enorme potenziale di reach del colosso dei social network. <span id="more-1561"></span></p>
<p>Premesso che tecnicamente gli step da seguire non sono ostacoli insormontabili e che la parte complessa è quella relativa alle scelte strategiche a monte della campagna, ciò su cui meno si focalizza l’attenzione è proprio il piano dei contenuti, ovvero le caratteristiche che questi devono avere affinché si realizzi una <strong>comunicazione efficace</strong>.</p>
<p>Gli <strong>annunci pubblicitari su Facebook</strong> altro non sono che testi (sebbene corredati da immagini e link al prodotto/servizio offerto) con cui parliamo direttamente al nostro target e come tali vanno ideati e strutturati. Adotta un approccio che consideri sia l’aspetto tecnico e funzionale che quello semantico. Sfruttando infatti le infinite potenzialità della nostra lingua è possibile realizzare campagne pubblicitarie, non solo ottimizzate da un punto di vista strategico, ma anche efficaci dal punto di vista comunicativo.</p>
<p>Per raggiungere il risultato sperato non esiste una “formula magica”, tuttavia si può lavorare sulla creazione di testi efficaci per annunci pubblicitari su Facebook tenendo a mente alcuni semplici “accorgimenti” per raggiungere il nostro obiettivo: efficacia del messaggio e massima apertura nei confronti delle sue possibilità interpretative (il <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/semiotica/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">processo di semiosi illimitata di Pierce </a>vi dice nulla?)</p>
<h2>10 consigli da tenere a mente</h2>
<p>Ecco <strong>10 semplici suggerimenti</strong> per realizzare una <strong>comunicazione efficace</strong> nelle tue campagne di <strong>Facebook Ads:</strong></p>
<p><strong>1) </strong>Ognuno ha le sue <strong>“mappe mentali”</strong> per cui più lasci apertura alle interpretazioni possibili, più persone riuscirai a coinvolgere. Evita l’uso di parole limitanti e di negazioni nelle tue inserzioni. La necessità è quella di incuriosire e coinvolgere, cercando di intercettare nel nostro target emozioni, bisogni, desideri o problemi a cui il nostro prodotto o servizio offre una possibile soluzione.</p>
<p><strong>2) </strong>Se usi una <strong>domanda come incipit</strong> del testo pubblicitario, una strategia abbastanza efficace per stimolare l’interazione degli utenti con il post, questa non deve risultare scontata o banale (rifuggi domande ovvie del tipo “ti piacerebbe incrementare il tuo fatturato, sentirti meglio, essere vincente?…. o simili).</p>
<p><strong>3)</strong> Usa domande aperte piuttosto che chiuse, a cui il lettore non deve mai poter rispondere semplicemente con un “sì” o “no”, soprattutto nel caso in cui tu abbia necessità di ottenere un maggior livello di<strong> engagement</strong>.</p>
<p><strong>4)</strong> Le domande che poni al tuo target possono essere quantitative o qualitative: ad es. &#8220;quanto è efficace e produttiva la tua presenza sul web?” o “quali strumenti / strategie possono aiutarti a migliorare la tua presenza online?”</p>
<p><strong>5) </strong>Sia le domande che le<strong> frasi</strong> che usi devono essere il più possibile <strong>semplici e dirette</strong>. Cerca di parlare rivolgendoti alla seconda persona singolare ed evita l’uso dicotomico del Noi (azienda) vs Voi (clienti) poiché si “appesantisce” il tono della comunicazione ed il rischio è quello di risultare noiosi, o peggio autoreferenziali.</p>
<p><strong>6) </strong>Evita periodi troppo lunghi e ricorda <strong>l’importanza della punteggiatura</strong> per dare il giusto ritmo alla tua inserzione.</p>
<p><strong>7) </strong>Sii sintetico, ma al tempo stesso non dimenticare l’importanza di strutturare il tuo messaggio che, per arrivare a colpire il suo target, dovrebbe sempre avere un <strong>incipit</strong>, un <strong>“gancio”</strong> ed una frase di<strong> chiusura</strong> con la C.T.A. (<strong>call to action</strong>)</p>
<p><strong> 8) </strong>Se desideri farti notare ogni tanto esci dagli schemi ed osa con uno <strong>stile anticonvenzionale. </strong>Armati di originalità ed ironia e gioca su elementi “accessori” o argomenti limitrofi, non strettamente correlati al prodotto o servizio offerto, ma che possano comunque avere un senso per il tuo target e stimolarne la curiosità. (Questo tipo di strategia richiede ovviamente un po’ di esperienza ed esercizio per arrivare a risultare efficace).</p>
<p><strong>9) </strong>Punta dritto al tuo<strong> target</strong> tenendo a mente i suoi gusti, bisogni, interessi, desideri ma anche i problemi e le relative domande che esso si pone nel cercare sul web o sui canali social il tuo prodotto o servizio.</p>
<p><strong>10)</strong> Ultimo, ma non meno importante: <strong>mai fare false promesse</strong>! Ricorda di applicare principi come coerenza e congruenza rispetto a quelle che sono la <em>mission</em> e la<em> vision</em> aziendali anche alle campagne di advertising.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/inserzioni-su-facebook/">Inserzioni su Facebook: 10 consigli per una comunicazione efficace</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
