<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Storie Archivi &#8226; Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</title>
	<atom:link href="https://www.bloo.it/blog/categoria/storie/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link></link>
	<description>Digital Emotions</description>
	<lastBuildDate>Wed, 28 Dec 2022 21:47:39 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2019/05/favicon.png</url>
	<title>Storie Archivi &#8226; Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</title>
	<link></link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>8 momenti importanti della storia del marketing</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/momenti-importanti-storia-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Luca Propato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 21:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bloo.it/?p=148792</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scopriamo 8 momenti che hanno contribuito a rendere il marketing quel processo fondamentale per la crescita e l’evoluzione di ogni azienda e brand.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/momenti-importanti-storia-marketing/">8 momenti importanti della storia del marketing</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quello che oggi conosciamo come <strong>marketing</strong> è il risultato di un percorso di tanti anni. Il mio obiettivo, con questo articolo, è trattare alcuni momenti fondamentali che hanno contribuito a plasmare l’attuale sistema di strategie e tattiche per la promozione di aziende, prodotti e servizi.</p>



<p>Essere a conoscenza di questi episodi potrebbe essere una <strong>fonte di ispirazione</strong> e, perché no, aiutarti a rendere più interessanti le tue chiacchierate con colleghi e clienti. </p>



<p>Per cui andiamo a scoprire insieme 8 momenti che hanno contribuito a rendere il marketing quel <strong>processo</strong> oggi fondamentale per la <strong>crescita</strong> e l’<strong>evoluzione</strong> di ogni azienda e brand oggi esistente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1. Invenzione della stampa</h2>



<p>L&#8217;<strong>invenzione della stampa</strong> a caratteri mobili nel XV secolo ha permesso la diffusione di idee e informazioni su larga scala, aprendo la strada a marketing, pubblicità e quindi alle strategie di promozione dei prodotti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">2. Industrializzazione</h2>



<p>L&#8217;<strong>industrializzazione</strong> del XVIII e XIX secolo ha portato alla produzione di massa di prodotti e alla nascita delle grandi catene di distribuzione, creando la necessità di promuovere i prodotti a livello nazionale e internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">3. Radio e Televisione</h2>



<p>La nascita della <strong>radio</strong> e della <strong>televisione</strong> nel XX secolo ha fornito nuove opportunità per la promozione dei prodotti, offrendo un mezzo per raggiungere un pubblico ampio e diversificato. In particolare, con la televisione a colori negli anni &#8217;70, sono nate nuove opportunità per pubblicizzare prodotti, raggiungendo ancora più persone grazie all’interesse e alla diffusione ancora più crescente nei confronti di questo media.</p>



<h2 class="wp-block-heading">4. Era Digitale</h2>



<p>L&#8217;avvento dell&#8217;<strong>era digitale</strong> negli anni &#8217;90 ha rivoluzionato il modo in cui le aziende promuovono i loro prodotti e servizi, offrendo nuove opportunità di marketing attraverso il web, i social media e altre forme di comunicazione digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">5. Dispositivi Mobili</h2>



<p><strong>Telefoni cellulari</strong> prima, e <strong>smartphone</strong> e <strong>tablet</strong> dopo, hanno cambiato il modo in cui i consumatori interagiscono con le aziende, con le informazioni e con le altre persone, offrendo nuove opportunità di marketing attraverso le app, l’invio di messaggi, la fruizione dei siti web da qualsiasi luogo e in ogni momento, l’uso dei social media.</p>



<h2 class="wp-block-heading">6. Content Marketing</h2>



<p>Il <strong>marketing dei contenuti</strong>, ovvero la creazione e la diffusione di contenuti informativi e di valore per attrarre e creare un legame con un pubblico specifico, è diventato una strategia importante negli ultimi anni. Il content marketing, a differenza delle varie forme di pubblicità a pagamento, con &#8220;effetti più temporanei&#8221;, è un mezzo di crescita aziendale che permette di costruire relazioni a lungo termine con la clientela.</p>



<h2 class="wp-block-heading">7. Influencer Marketing</h2>



<p>Negli ultimi anni l’<strong>influencer marketing</strong>, cioè la promozione dei prodotti attraverso persone che hanno un grande seguito sui social media o che sono considerate autorità nel loro campo, è diventato una strategia che ha rivoluzionato l’approccio dei consumatori con i brand, andando in alcuni casi a sostituire i grandi testimonial tradizionali, come personaggi provenienti dallo sport o dal mondo dello spettacolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">8. Pandemia</h2>



<p>Ci ho pensato su un po’ prima di annoverare questo punto. Però, oggi a distanza di due anni dall’inizio della <strong>pandemia di COVID-19</strong>, non possiamo nascondere che ha avuto un impatto significativo sull’approccio alla vendita di prodotti e servizi, spingendo molte aziende a rivedere le proprie strategie di marketing per permettere l&#8217;acquisto online e la consegna a domicilio. L&#8217;<strong>e-commerce</strong> è cresciuto rapidamente negli ultimi 2 anni, molto più di quello che sarebbe accaduto in un momento “normale”, diventando una importante attività strategica di molte imprese che non lo avrebbero preso in considerazione, se non tra qualche anno. È cambiato anche l’approccio al mondo del lavoro e con esso anche al marketing, in cui da una fase di smart working forzato, siamo passati al fatto che videocall ed eventi a distanza sono la normalità.</p>



<p>Si conclude così questo breve ma intenso <strong>viaggio nella storia del marketing</strong>. Ovviamente un solo articolo non può essere esaustivo e non è possibile riassumere tutti i punti più importanti che si sono susseguiti negli anni, ma mi auguro che sia stato per te un interessante punto di partenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/momenti-importanti-storia-marketing/">8 momenti importanti della storia del marketing</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Luisa Spagnoli: la forza della creatività</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/luisa-spagnoli-la-forza-della-creativita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 09:49:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bloo.it/?p=148606</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questa è una storia di gusto, stile e passione. La storia di una grande imprenditrice italiana, Luisa Spagnoli. Tra cacao e passerelle Qui inizia il racconto di una vita, purtroppo troppo breve, vissuta con entusiasmo, determinazione, leggerezza.  Già, perché nonostante in molte narrazioni della vita di questa donna ci si soffermi sui suoi amori, sul [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/luisa-spagnoli-la-forza-della-creativita/">Luisa Spagnoli: la forza della creatività</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è una storia di gusto, stile e passione. La storia di una grande imprenditrice italiana, Luisa Spagnoli.</p>
<h2>Tra cacao e passerelle</h2>
<p>Qui inizia il racconto di una vita, purtroppo troppo breve, vissuta con entusiasmo, determinazione, leggerezza.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Già, perché nonostante in molte narrazioni della vita di questa donna ci si soffermi sui suoi amori, sul suo rapporto con i figli, sulle scelte prese, appunto, in quanto donna, la cosa che mi preme sottolineare è la sua <strong>importanza nel mondo dell’imprenditoria</strong>. E il valore aggiunto che le ha dato l’essere donna per le altre donne.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Luisa nasce in una famiglia modesta sul finire dell’800. Come si conveniva a una signorina, sposa giovanissima Annibale Spagnoli.</p>
<p>Moglie e marito decidono di rilevare <strong>una drogheria</strong> nel centro di Perugia, luogo che diventerà nel 1909 parte di una delle più importanti industrie dolciarie, la <strong>Perugina</strong>: da qui inizia la carriera di Luisa Spagnoli, che solo qualche anno dopo crea l’inconfondibile fondente del marchio, il <em>cioccolato Luisa</em>.</p>
<p>Con la famiglia Buitoni fa crescere quest’azienda, che sarà una delle prime a lavorare sul brand, sulla sua immagine e sui suoi valori, e che darà i natali a prodotti storici e leggendari, veri simboli italiani. Luisa sarà <strong>una delle prime donne a entrare nel Consiglio d’Amministrazione</strong> di un’industria così importante.</p>
<p>E poi, dopo la prima guerra mondiale, periodo di grande crescita per la Perugina, la Spagnoli si mette in testa di aprire un <strong>allevamento di conigli d’angora </strong>e pollame: inizia a lavorare la lana, che ricava “pettinando” i suoi animali, senza torture e sofferenze.</p>
<p>Purtroppo non riuscirà a vedere la crescita della sua <em>Angora Spagnoli</em> e le vetrine luminose del brand <em>Luisa Spagnoli</em>, portata via da una malattia nel 1935. Ma suo figlio e le generazioni successive porteranno avanti il suo progetto.</p>
<p>Proprio come avrebbe voluto lei.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>La forza di Luisa Spagnoli</h2>
<p>Quali sono state le armi vincenti di un’imprenditrice ammirata, imitata e amata dai suoi dipendenti? Ecco quelle che, secondo me, hanno fatto la differenza.</p>
<h3>Avere un progetto</h3>
<p>Quando Luisa ha rilevato la drogheria a Perugia, ha puntato in alto. Non voleva semplicemente una piccola attività che le permettesse di vivere ma <strong>un progetto in cui riconoscersi</strong>, investire forze ed estro, qualcosa che crescesse con lei.</p>
<p>Allo stesso modo, la scelta di differenziare e iniziare un’attività apparentemente distante come quella dell’angora aveva l’obiettivo di <strong>costruire qualcosa di nuovo</strong>. Qualcosa di diverso.</p>
<p>Certo, forse nemmeno lei si aspettava di riuscire a realizzare così tanto nella sua vita, sicuramente ha messo in campo quel pizzico di follia e spinta visionaria.</p>
<p>Ma non si è mai accontentata, non si è mai fermata. Ha preteso, prima di tutto da se stessa, il massimo.</p>
<h3>L’intuizione e la creatività<span class="Apple-converted-space"> </span></h3>
<p>Una dote innata condita con un entusiasmo travolgente e la voglia di creare: le <strong>intuizioni</strong>, poi rivelatesi tali anche a chi stava intorno a Luisa, e la sua creatività sono state le caratteristiche che le hanno fatto accelerare il passo.</p>
<p>Sapevi che fu lei a creare <strong>il primo <em>Bacio Perugina</em></strong>?</p>
<p>Un giorno decise di riutilizzare gli avanzi che rimanevano in laboratorio dalle lavorazioni dei loro prodotti: granella di nocciole, cacao, qualche nocciola intera. Decise di dare nuova vita a questi “scarti”. E così nacque il cioccolatino simbolo degli innamorati, che inizialmente lei chiamò <em>Cazzotto</em>, visto che ricordava una mano chiusa con una nocca in rilievo. Fu poi Buitoni ad addolcire il tutto.</p>
<p>Ma non solo. Da un’abitudine di Luisa venne l’ispirazione per <strong>il famoso bigliettino</strong> che troviamo ancora oggi avvolto intorno al Bacio: era lei che faceva recapitare a Giovanni, l’uomo con cui aveva una storia, un cioccolatino nascosto all’interno di un pezzettino di carta con su scritte parole d’amore.</p>
<p>Regalava idee, spunti e nuova linfa a chiunque la circondasse. Una creatività contagiosa.</p>
<h3>La determinazione</h3>
<p>Crederci: la fiducia in se stessi, la convinzione nelle proprie scelte, il camminare con la schiena dritta.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il grande dono che aveva Luisa, era quello di sentirsi una persona prima che una donna. In grado di prendere le sue decisioni, <strong>portare avanti le sue idee</strong>, in grado di fare a modo suo.</p>
<p>Certo, ascoltando consigli &#8211; come nel caso del nome del Bacio &#8211; ma senza perdere la bussola.</p>
<p>Il suo matrimonio finì proprio dopo la <strong>prima guerra mondiale</strong> perché lei, in un periodo tutt’altro che facile, prese decisioni rivoluzionarie per far continuare a prosperare l’azienda. Ci fu Luisa, con i figli giovanissimi, a capo della crescita della Perugina in quegli anni. Scelte non condivise dal marito Annibale che, alla fine, lasciò l’azienda e anche la moglie.</p>
<p>Allo stesso modo, molti non capirono la sua idea di avviare <strong>un secondo business</strong>, quello dell’angora: business portato avanti dal figlio dopo la sua morte, e passato di generazione in generazione. Un progetto che continua ancora ai giorni nostri.</p>
<h3>L’impegno per le donne</h3>
<p>E infine, permettetelo, voglio ricordare anche il suo impegno per le donne.</p>
<p>Unica donna tra gli uomini, sapeva di dover tenere botta per farsi ascoltare ma conosceva anche tutte le problematiche che il suo genere viveva ogni giorno. Le sentiva sulla sua pelle.</p>
<p>La sua <strong>gestione aziendale</strong> era anni luce avanti a quella di qualsiasi altra industria occidentale e quelle che oggi, spesso, vengono definite innovazioni e passi avanti per le donne lavoratrici, c’erano già tutte.</p>
<p>Proprio durante la Grande Guerra, come accennavamo prima, Luisa decide di non fermarsi: gli uomini erano al fronte e lei dà la possibilità alle donne, mogli e figlie, di andare a lavorare al posto loro. Questi furono anni di grande sviluppo, con <strong>un’azienda gestita e portata avanti al femminile</strong>.</p>
<p>Forse anche in questo periodo, capì quali erano le questioni che impedivano alle donne di lavorare come gli uomini e di vivere in modo sereno l’impegno in fabbrica. Fu così che venne creato l’<strong>asilo nido</strong> all’interno dell’impianto industriale e venne garantito il cosiddetto <strong>diritto all’allattamento</strong> a tutte le dipendenti.</p>
<p>E poi, per chiunque lavorasse nella Perugina, un ambiente di lavoro famigliare, sano, fatto di balli, premi e risultati.</p>
<h2>L’eredità di Luisa Spagnoli</h2>
<p>Le due aziende nate e cresciute grazie a Luisa Spagnoli sono ancora oggi <strong>esempi di made in Italy</strong> nel mondo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La <em>Perugina</em> e il brand di moda che porta il suo nome continuano a portare avanti le sue idee, il suo approccio al lavoro e i suoi prodotti. Inoltre, Luisa è diventata una vera icona, celebrata e raccontata in libri e film.</p>
<blockquote><p>«Luisa Spagnoli era una donna eccezionale nella mente e nel cuore».</p></blockquote>
<p>Lo diceva Giovanni Buitoni, suo compagno di lavoro e di vita. E mi sembra una sintesi perfetta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/luisa-spagnoli-la-forza-della-creativita/">Luisa Spagnoli: la forza della creatività</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Adriano Olivetti: la tecnologia per le persone</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/adriano-olivetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bloo.it/?p=148446</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo è il primo di una serie di articoli che ti daranno l’ispirazione giusta, attraverso il racconto di storie di successo vere, verissime, reali. E il primo grande genio italiano che ti presentiamo è proprio lui, Adriano Olivetti. La storia che non conosciamo Facendo ricerche per scrivere questo testo, mi sono resa conto che non [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/adriano-olivetti/">Adriano Olivetti: la tecnologia per le persone</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è il primo di una serie di articoli che ti daranno l’ispirazione giusta, attraverso il racconto di storie di successo vere, verissime, reali. E il primo grande genio italiano che ti presentiamo è proprio lui, <strong>Adriano Olivetti.</strong></p>
<h2>La storia che non conosciamo</h2>
<p>Facendo ricerche per scrivere questo testo, mi sono resa conto che non conoscevo nulla di questa figura quasi mitologica. Le macchine da scrivere, manco a dirlo, le ho sempre adorate.</p>
<p>Ma dietro questo prodotto, chi c’era?</p>
<p>Sarà stata la scomparsa prematura di Adriano Olivetti o il fatto che procedesse a una velocità diversa rispetto a quella dell’Italia dei suoi tempi, ma <strong>sappiamo davvero poco dell’imprenditore e della persona</strong> che era.</p>
<p>Ho provato a tracciare, a partire da interviste, siti dedicati e articoli di giornale, il suo profilo: quello che ne è venuto fuori è una descrizione davvero affascinante.</p>
<h2>Chi era Adriano Olivetti?</h2>
<p>Nato nel 1901, ragazzo studioso, apprendista nella fabbrica di suo padre che, appunto, costruiva macchine per scrivere. Un’azienda che funzionava, ma senza molte pretese.</p>
<p>Adriano, dopo un viaggio negli USA, inizia a mettere in pratica le sue <strong>idee nuove</strong> nell’impresa di famiglia con un unico obiettivo: <strong>modernizzare</strong> la produzione e creare <strong>prodotti innovativi</strong>, per una società in pieno cambiamento.</p>
<p>Negli anni Cinquanta, quelli del boom economico, la Olivetti viene consacrata come vero <strong>brand tecnologico</strong> anche all’estero. È proprio allora che nascono la Lexikon 80, la calcolatrice Divisumma 24 e la celeberrima macchina per scrivere portatile Lettera 22. Ancora oggi veri e propri oggetti del desiderio per gli amanti del vintage.</p>
<p>Parallelamente alla crescita imprenditoriale e industriale, Adriano si occuperà sempre di cultura, arte, architettura e politica.</p>
<p>Ma cosa lo rende, ancora oggi, una vera e propria icona?</p>
<p>Ho riportato quattro aspetti distintivi di quest’uomo e del suo lavoro, aspetti a cui i veri imprenditori di successo dovrebbero far attenzione. Anche nel nostro secolo.</p>
<h3>L’idea fissa</h3>
<p>In un’intervista al nipote, il giornalista chiede com’era davvero <strong>Adriano Olivetti al lavoro</strong>, come viveva il suo mestiere: Beniamino Liguori de’ Liguori Carino ruba l’espressione <em>“l’idea fissa”</em> a Paul Valery per definire il modo in cui suo nonno si impegnava ogni giorno.</p>
<p>Per l’imprenditore si trattava di qualcosa in più del semplice produrre dispositivi, oggetti tecnologici. C’era una <strong>passione</strong>, una fame di sapere, un’<strong>attenzione costante a migliorare il prodotto</strong>, ad andare oltre. Un vero fuoco che non smetteva mai di ardere.</p>
<p>E questo dovrebbe essere il motore di ogni azienda.</p>
<h3>La cultura</h3>
<p>Adriano Olivetti negli anni Trenta fondò una rivista, <em>Tecnica e Organizzazione</em> e prima della II Guerra Mondiale, durante l’esilio in Svizzera, scrisse il libro <em>L’ordine politico delle comunità</em>. Creò il famoso Movimento Comunità, con cui vinse anche le elezioni e divenne sindaco di Ivrea negli anni Cinquanta</p>
<p>La sua <strong>attenzione al dibattito culturale e politico</strong> fu fondamentale anche per il suo lavoro: Adriano riusciva, in questo modo, a vivere appieno il suo tempo, accogliendo tutte le <strong>spinte innovatrici</strong> e mantenendo stretto il <strong>contatto con la realtà</strong>.</p>
<p>Conoscere il panorama in cui ci si muove, le aspettative e i problemi del proprio tempo aiuta sicuramente l’imprenditore a creare prodotti utili, che trovano posto nel mercato e in un contesto sociale specifico.</p>
<h3>Le persone</h3>
<p>Molti hanno messo a confronto in questi anni il genio italiano con Steve Jobs, ma altrettanti hanno tenuto a precisare che Olivetti ha sempre lavorato per una tecnologia che “aiutasse” le persone, che fosse al loro servizio, un <strong>mezzo “popolare” per diffondere istruzione e cultura</strong>.</p>
<p>E questo è chiaro in molte iniziative portare avanti dal Signore delle macchine per scrivere.</p>
<p>L’imprenditore è stato un antesignano nella cura della <strong>comunicazione</strong>: agli inizi degli anni Trenta creò un nuovo ufficio, il Servizio Pubblicità. In poche parole, questo doveva occuparsi di comunicare in modo chiaro e piacevole con le persone. Far conoscere i prodotti e come questi potevano <strong>semplificare la loro vita</strong>, senza dimenticare l’estetica e il design. Non a caso, in IBM molti paragonavano le tristi macchine statunitensi ai frizzanti prodotti italiani, a favore ovviamente di questi ultimi.</p>
<p>Ma la cura per le persone non stava solo nella creazione del prodotto e nella sua comunicazione, ma anche nei <strong>rapporti con i dipendenti</strong>. Infatti la Olivetti fu una delle prime industrie a ridurre gli orari di lavoro per lo stesso salario, in anticipo sulla legislazione italiana.</p>
<p>Una sorta di pioniere della <a href="https://www.lucapropato.com/blog/dream-company.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dream Company</a>, che lavorava a un progetto con le persone e per le persone.</p>
<h3>L’innovazione</h3>
<p>Ora scoprirai una cosa sconvolgente.</p>
<p>Il <strong>pioniere dello store immersivo</strong>, da cui ha preso le mosse il modello Apple Store, fu proprio Olivetti.</p>
<p>Adriano contattò, nel 1954, gli architetti Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti e Ernesto Rogers per progettare un negozio al numero 584 della Fifth Avenue di New York. Che non fosse solo un luogo di vendita, ma uno <strong>spazio architettonico fatto di visioni, intuizioni, design</strong>. Di bellezza e tecnologia.</p>
<p>Ecco, basta questo per capire quanto lo sguardo di Adriano guardasse avanti, come questo imprenditore si muovesse a un ritmo che gli altri non riuscivano a tenere.</p>
<p>Altra cosa molto interessante che ti segnalo è che, dagli archivi NARA di Washington, pubblicati solo nel 2008, è venuto fuori che un agente della <strong>CIA</strong> era molto vicino a Olivetti e passava informazioni periodicamente agli USA. Non solo sull’industria di Ivrea ma, soprattutto, sulla vicenda politica e sociale dell’imprenditore.</p>
<p>Una personalità sfaccettata, frizzante, che non voleva solo produrre tecnologia, ma dare forma al futuro. Tanto innovatrice, da essere seguita con interesse anche dal Paese della modernità per antonomasia.</p>
<p>Adriano Olivetti si spense improvvisamente nel 1960, durante un viaggio in treno. Ma la sua, ancora oggi, è un’azienda con 36.000 dipendenti, presente in Italia e all’estero.</p>
<p>Soprattutto, come avrebbe voluto Adriano, è un progetto. Industriale, culturale e sociale.</p>
<p><strong>Continua a seguirci per leggere altre storie di successo. E chissà che non troverai proprio la giusta dose di ispirazione per la tua idea!</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/adriano-olivetti/">Adriano Olivetti: la tecnologia per le persone</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Murubutu: lo storytelling in musica</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/storytelling-in-musica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Elena Crusco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2020 11:03:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=147547</guid>

					<description><![CDATA[<p>È una domenica mattina soleggiata e decido di fare una passeggiata all’aria aperta. Esco di casa con gli auricolari nelle orecchie e avvio la riproduzione casuale di qualche playlist di musica su Spotify. Mentre cammino, mi rendo conto che la mia attenzione è stata completamente catturata dalla canzone che è iniziata: ha una base rap [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/storytelling-in-musica/">Murubutu: lo storytelling in musica</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">È una domenica mattina soleggiata e decido di fare una passeggiata all’aria aperta.</p>
<p class="p1">Esco di casa con gli auricolari nelle orecchie e avvio la riproduzione casuale di qualche playlist di musica su Spotify.</p>
<p class="p1">Mentre cammino, mi rendo conto che la mia attenzione è stata completamente catturata dalla canzone che è iniziata: ha una base rap e, con rime ricche ed elaborate, mi sta raccontando qualcosa.</p>
<p class="p1">Mi fermo per strada, ormai sono del tutto presa dalle parole, dal ritmo e dalla narrazione e voglio concentrarmi sul testo per scoprire come va a finire questa storia.</p>
<p class="p1">Sei curioso?</p>
<p class="p1">Prometto di non spoilerarti nulla.</p>
<h2 class="p1">Murubutu e i suoi racconti</h2>
<p class="p1">Sul display del telefono leggo “Anna e Marzio &#8211; Murubutu”.</p>
<p class="p1">Non conosco questo cantante, ma in pochi secondi mi ritrovo a esplorare tutta la sua discografia e scoprire che Murubutu non scrive semplici parole in rima, lui <strong>narra delle storie</strong> in rima.</p>
<p class="p1">Veri e proprio <strong>racconti che sanno coinvolgere ed emozionare.</strong></p>
<p class="p1">I suoi album sono un viaggio alla scoperta di personaggi unici, imperfetti e fragili, che convivono ogni giorno con le proprie paure e speranze. Come succede a tutti noi.</p>
<p class="p1">Murubutu riesce in pochi minuti a <strong>trasmettere un’emozione, una curiosità e uno spunto di riflessione.</strong></p>
<p class="p1">Tra parole che si susseguono veloci e ritmi incalzanti, chi ascolta inizia a disegnare con la fantasia forme e contorni di mondi e personaggi immaginari, a immedesimarsi in loro e a voler conoscere la loro storia.</p>
<p class="p1">Alla fine, quando la canzone finisce, è successo qualcosa. Ti sei emozionato, sei rimasto colpito dalla bellezza delle rime o più semplicemente ti sei sentito coinvolto nella narrazione.</p>
<p class="p1">Qualsiasi cosa, ma non puoi essere rimasto indifferente.</p>
<h2 class="p1">Storytelling: lo stai facendo nel modo giusto</h2>
<p class="p1">Ti ricordi di quando abbiamo parlato dell’importanza per un brand di sapere <a href="https://www.lucapropato.com/blog/tipologie-di-contenuti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ispirare, educare e intrattenere</a> i propri clienti?</p>
<p class="p1">Ecco, se Murubutu si potesse paragonare a un’azienda ti direi che sta facendo davvero un ottimo lavoro di <strong>content marketing.</strong></p>
<p class="p1"><strong>Sta comunicando qualcosa attraverso i racconti</strong> e ti sta dando di più di un’assillante hit estiva o di un motivetto che tra qualche giorno scorderai, ti sta facendo sognare e immaginare altri mondi, sta risvegliando in te una sensazione o una curiosità.</p>
<p class="p1">Pensa a quante canzoni con testi vuoti o insensati ascoltiamo ogni giorno, mentre siamo al supermercato o in fila alla cassa di un negozio.</p>
<p class="p1">Queste canzoni sono come le <strong>aziende che non sanno comunicare: non ci raccontano nulla,</strong> non ci incuriosiscono, ma cercano solo di venderci i loro prodotti o servizi.</p>
<p class="p1">Queste canzoni o aziende passano inosservate, o al massimo di loro ci ricordiamo solo perché diventano assillanti e le ritroviamo ovunque, ma non di certo perché ci hanno trasmesso qualcosa.</p>
<p class="p1"><strong>Riuscire ad affascinare il tuo pubblico è tutta un’altra storia.</strong> Una storia che<a href="https://www.blooacademy.it/blog/come-raccontare-un-brand/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> chi sa fare storytelling</a> conosce bene.</p>
<p class="p1"><strong>Chi sa usare le parole attira la nostra attenzione</strong> e crea con noi un legame speciale che va oltre qualsiasi musica maledettamente orecchiabile.</p>
<p class="p1">Ti lascio con una citazione che qui in Bloo Academy ci pace tanto:</p>
<blockquote>
<p class="p1">“Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire.” <em>Maya Angelou</em></p>
</blockquote>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/storytelling-in-musica/">Murubutu: lo storytelling in musica</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Raccontare il Natale: 3 pubblicità da lacrimoni</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/raccontare-il-natale-3-pubblicita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 11:06:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=145889</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il calendario dell&#8217;avvento da completare, la Vigilia di attesa trepidante e la mattina del 25 con tutti i regali sotto l&#8217;albero. E poi la tombola con i parenti e la tavola imbandita per settimane. In molti recitano la parte dei Grinch, ma questa festività ci riporta inevitabilmente all&#8217;infanzia, risvegliando in noi il bambino che eravamo. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/raccontare-il-natale-3-pubblicita/">Raccontare il Natale: 3 pubblicità da lacrimoni</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il calendario dell&#8217;avvento da completare, la Vigilia di attesa trepidante e la mattina del 25 con tutti i regali sotto l&#8217;albero. E poi la tombola con i parenti e la tavola imbandita per settimane.</p>
<p>In molti recitano la parte dei Grinch, ma questa festività ci riporta inevitabilmente all&#8217;infanzia, <strong>risvegliando in noi il bambino che eravamo</strong>.</p>
<p>Per questo, anche le pubblicità a Natale non possono che parlare a lui.</p>
<p>Nonostante si tratti di una comunicazione commerciale, ci prendono alla pancia e suscitano in noi <strong>emozioni profonde e ancestrali</strong>.</p>
<p>L&#8217;affetto, la paura di rimanere soli, l&#8217;amore, il calore, la sicurezza di una casa, di un abbraccio. Prima che di prodotti, soprattutto a Natale, i brand devono parlare di persone.</p>
<p>Ecco tre pubblicità natalizie che fanno inumidire gli occhi e ci raccontano questo periodo speciale, ognuna a modo suo, ma sempre con una dose di zucchero extra.</p>
<h2>John Lewis &amp; Partners and Waitrose &amp; Partners</h2>
<p>Una favola.</p>
<p>Lo spot di John Lewis &amp; Partners and Waitrose &amp; Partners, catena di negozi e supermarket britannici, racconta la <strong>tipica storia natalizia</strong>.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/r9D-uvKih_k" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ci sono un draghetto e una bambina dai capelli rossi: il primo combina guai e non riesce a farsi accettare in questo villaggio fuori dal tempo, la seconda decide di aiutarlo e di mostrare a tutti gli altri il suo lato buono.</p>
<p>Ecco allora che, davanti a una tavola imbandita, mentre tutti festeggiano, arriva il piccolo mostriciattolo con un dono culinario che &#8220;cuoce&#8221; al momento e accade la vera magia.</p>
<blockquote><p>Show them you care.</p></blockquote>
<p>Una frase perfetta per una giornata come quella del 25 dicembre. Una storia a lieto fine, un <strong>piccolo miracolo natalizio</strong>.</p>
<h2>Conad</h2>
<blockquote><p>Non sono gli alberi a fare il Natale, sono le persone.</p></blockquote>
<p>Questa frase mi ha colpito e ha vagato nella mia mente per un bel po&#8217;.</p>
<p>È vero. C&#8217;è un periodo dell&#8217;anno in cui tutto intorno a noi sembra diventare magico: palline, alberi illuminati, luci, dolci e regali.</p>
<p>Ma qual è la vera magia?</p>
<p>La vera magia è saper condividere le proprie emozioni, <strong>instaurare relazioni con gli altri</strong> e, soprattutto, imparare ad ascoltare.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/cj3SJUrd6Qw" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Già da alcuni anni, Conad ha fondato la sua comunicazione su un messaggio chiarissimo &#8211; <em>persone oltre le cose</em> &#8211; e, in questo spot natalizio, è riuscito a far passare il significato profondo di questo suo slogan.</p>
<p>Un Natale fatto di decorazioni, ma soprattutto di attenzioni, sorrisi, dolcetti da condividere e amore. <strong>Un Natale fatto di persone</strong>.</p>
<h2>Edeka</h2>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/xcpHyfKhNco" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>È molto toccante, non è vero?</p>
<p>Questa pubblicità è diventata un simbolo della comunicazione natalizia, per la forza del suo messaggio.</p>
<p>Parlare di morte a Natale non è proprio quanto di meglio si possa fare. A meno che questa morte non ci ricordi <strong>quanto sia importante la vita</strong>, la condivisione con gli altri, l&#8217;affetto, la cura e l&#8217;attenzione verso le persone a noi care.</p>
<p>Il brand, Edeka, è completamente nascosto, fa solo da sfondo e da oggetto di scena a una storia semplice ma profonda. <strong>Una storia che parla di noi</strong>.</p>
<p>E allora qual è la vera essenza di questa festività?</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Condividere. Una parola così usata oggi, nel mondo social, e così poco sentita nel mondo reale. </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/raccontare-il-natale-3-pubblicita/">Raccontare il Natale: 3 pubblicità da lacrimoni</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Instagram e l&#8217;influencer marketing: l&#8217;intervista a Giulio Tolli</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/instagram-influencer-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Luca Propato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2019 10:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=134404</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non si fa altro che parlare di influencer. Non solo le inarrivabili Chiara Ferragni e Kendall Jenner. Sono sempre di più i giovanissimi che vogliono avviare una carriera sui social, in particolare su Instagram. Ma, per farlo davvero, servono strumenti e competenze specifici. Giulio Tolli è un fotografo professionista e un instagramer affermato, che vanta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/instagram-influencer-marketing/">Instagram e l&#8217;influencer marketing: l&#8217;intervista a Giulio Tolli</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non si fa altro che parlare di influencer.</p>
<p>Non solo le inarrivabili Chiara Ferragni e Kendall Jenner. Sono sempre di più i giovanissimi che vogliono <strong>avviare una carriera sui social</strong>, in particolare su Instagram. Ma, per farlo davvero, servono strumenti e competenze specifici.</p>
<p><strong>Giulio Tolli</strong> è un fotografo professionista e un instagramer affermato, che vanta più di 100.000 followers: sarà lui a guidarci nel nostro Instagram Lab, tra strategia, vitamina C (Competenza, Creatività, Contenuti, Conversazioni, Conversioni) e influencer veri o improvvisati.</p>
<h2>Giulio, quanto e come è cambiato Instagram negli ultimi anni?</h2>
<p>Quando ho iniziato a utilizzare Instagram c&#8217;erano davvero poche persone e per lo più veniva usato per la condivisione di selfie, momenti quotidiani o cose molto semplici e banali. Sembrava una sorta di <strong>fotodiario giornaliero</strong>.</p>
<p>Oggi il social è totalmente trasformato. Una continua corsa a chi prende più likes e followers. <strong>Foto perfetta</strong> che non racconta niente spesso o, ancor più tragico, tutte immagini simili. Non c&#8217;è più il gusto e<strong> la voglia di raccontare</strong> quello che si fa e questo è quello che mi fa maggiormente dispiacere. Dall&#8217;altra parte, per quelli che riescono, è diventato <strong>un vero e proprio lavoro</strong>, se usato nel modo giusto. Ma bisogna trovare il giusto compromesso per non mostrarsi falsi rispetto a quello che si è nella vita reale di ogni giorno.</p>
<h2>Ma che cosa vuol dire essere Influencer nel 2019?</h2>
<p>Essere influencer: non sono ancora riuscito a capire bene che cosa vuol dire, perché ognuno si sente tale a suo modo, e questa cosa mi fa sorridere.</p>
<p>Per me un influencer è qualcuno che con una semplice condivisione riesce a <strong>spostare</strong>, o per lo meno a raccogliere, <strong>idee</strong> nella direzione della sua condivisione, che può essere di un semplice prodotto o di qualsiasi altra cosa. Una sorta di<strong> pubblicità umana</strong> nel senso più stretto della parola. Invece di mettere un cartellone in giro per la città, si sfrutta l&#8217;immagine di una persona che riesce a raggiungere un quantitativo molto elevato di ragazzi.</p>
<h2>Parliamo di Instagram Stories: come possono essere utilizzate dalle aziende?</h2>
<p>Le stories sono l&#8217;ultima frontiera della pubblicità, soprattutto se fatte bene. Sono viste da più persone rispetto alle foto e, se già il brand è seguito, è facile che nessuno se le faccia scappare. Per i brand meno seguiti c&#8217;è bisogno di <strong>costanza</strong> nella pubblicazione di queste, magari aggiungendo un pizzico di <strong>originalità</strong> per renderli <strong>virali e condivisibili</strong>.</p>
<h2>Un consiglio: quanti contenuti andrebbero pubblicati ogni giorno su Instagram?</h2>
<p>Non c&#8217;è un minimo o un massimo, secondo me ognuno può gestire come meglio crede il proprio account. Dico solo che per il quieto vivere: <strong>non bisogna esagerare</strong>.</p>
<h2>Chiudiamo con il tema dei bot su Instagram: sì o no?</h2>
<p>Bot su instagram? Decisamente meglio dei followers e likes comprati.</p>
<p>Se uno ha le competenze per <strong>impostare un bot in modo corretto</strong> non vedo perché non si dovrebbe usare, soprattutto <strong>in ambito aziendale</strong>. Porta <strong>seguaci reali e concreti</strong> che si interessano al target stabilito in precedenza e facilita il lavoro. Poi se il bot viene usato per avere più likes alle foto (come selfie etc) allora il senso non riesco a capirlo.</p>
<p>Io personalmente li utilizzo e le aziende di cui curo l&#8217;immagine sono cresciute notevolmente, non soltanto per il numero di followers e likes alle foto, ma anche per quanto riguarda la parte offline. Se sei in grado di farti notare verranno sicuro a trovarti in negozio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/instagram-influencer-marketing/">Instagram e l&#8217;influencer marketing: l&#8217;intervista a Giulio Tolli</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fyre Festival: la festa più virale (MAI) avvenuta</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/fyre-festival/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carmela Parisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 11:13:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=133028</guid>

					<description><![CDATA[<p>È stato sulla bocca di tutti per 10 mesi, uno degli hashtag più utilizzati al mondo, il suo colore arancione ha spopolato tra le bacheche degli influencer. Netflix, con il suo documentario, ha mostrato il dietro le quinte. Ma, esattamente, cos’è il FyreFestival? La mente che si nasconde dietro al più grande fallimento dell’epoca social [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/fyre-festival/">Fyre Festival: la festa più virale (MAI) avvenuta</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>È stato sulla bocca di tutti per 10 mesi, uno degli hashtag più utilizzati al mondo, il suo colore arancione ha spopolato tra le bacheche degli influencer. Netflix, con il suo documentario, ha mostrato il dietro le quinte. Ma, esattamente, cos’è il <strong>FyreFestival</strong>?</h3>
<p>La mente che si nasconde dietro al più grande fallimento dell’epoca social è Billy McFarland. Billy, bambino prodigio della società americana, è figlio di agenti immobiliari e, fin da piccolissimo, sviluppa un particolare fiuto per gli affari e, soprattutto, per le vendite.</p>
<p><em>“Sarebbe riuscito a vendere qualsiasi cosa, a chiunque”</em> è quello che dicono i suoi colleghi di lui. O meglio, dicevano prima che la corte americana lo condannasse a 6 anni di reclusione per truffa aggravata.</p>
<p>Billy deve la sua fortuna alla società <strong>Magnises</strong>, una società che vendeva ai Millennials americani una particolare carta di credito: nero opaco, soft touch, metallica con il nome del proprietario inciso, <em>“faceva rumore quando la poggiavi sul bancone, ti sentivi ricco e importante”</em>. Una carta che ti assicurava l’ingresso in una community, una delle più fighe ed esclusive d’America.</p>
<p>Dopo Magnises è la volta di <strong><em>Fyre Media</em></strong>, una società di organizzazione eventi che aveva come obiettivo quello di permettere agli utenti di “ingaggiare” le loro star preferite semplicemente facendo swipe-up sull’applicazione. Il progetto è stato immediatamente appoggiato, sponsorizzato e finanziato da Ja Rule, uno dei rapper più famosi degli Stati Uniti.</p>
<h3>Per il lancio ufficiale dell’applicazione, i due magnati decidono di organizzare il Fyre Festival, <strong>il più grande festival musicale</strong> del mondo, il luogo di incontro per migliaia di persone, lo stage preferito per gli influencer di tutto il pianeta. Un festival migliore del Coachella.</h3>
<p>Immagina <strong>un’isola deserta</strong> &#8211; l’isola che era appartenuta a Pablo Escobar &#8211; artisti musicali provenienti da tutto il mondo, <strong>influencer</strong> come Kyle Jenner &#8211; pagata 250mila dollari per postare una foto con l’hashtag #fyrefestival &#8211; Alessandra Ambrosio, Bella Hadid, Emily Ratajkowski, <strong>suite da sogno</strong> sulla spiaggia, catering organizzati dagli <strong>chef stellati</strong>, ville private con piscina, jet.</p>
<h3>…se non fosse che è tutto finto.</h3>
<p>A dicembre 2016, subito dopo aver deciso la location, i due organizzatori ingaggiarono le influencer più famose del mondo (con una vacanza omaggio sull’isola che avrebbe ospitato il festival) per postare simultaneamente un’immagine arancione con l’hashtag #fyrefestival.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-133029 size-full" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2019/01/download-1.png" alt="" width="1500" height="936" srcset="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2019/01/download-1.png 1500w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2019/01/download-1-300x187.png 300w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2019/01/download-1-1024x639.png 1024w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2019/01/download-1-768x479.png 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il <strong>successo</strong> è stato <strong>virale</strong>: di lì a poco il sito è stato preso d’assalto e le richieste di prenotazione hanno invaso le caselle mail dell’agenzia. Un successo mai visto prima per un festival: in 24 ore i biglietti VIP erano terminati.</p>
<p>E a seguire tutti gli altri tipi di biglietti, gli ingressi esclusivi, i braccialetti sui quali potevi ricaricare contanti (dato che sull’isola scarseggiava la connessione wireless e, quindi, i pagamenti via carta di credito erano molto lenti).</p>
<p>Le spese stimate per l’organizzazione del festival? 6 milioni di dollari.</p>
<p>Il budget impiegato in marketing, comunicazione e pubblicità? 5 milioni di dollari.</p>
<h4>Un festival presente solo su carta, o meglio, solo sul sito ufficiale, ma non dal vivo. <strong>Una truffa</strong> che si è costituita grazie a bugie costruite ad hoc: immagini photoshoppate per mostrare la location, rendering di ville e tende deluxe mai esistite, immagini di catering “rubate” dai profili social dei grandi chef.</h4>
<p>Il Ministero del Turismo delle Bahamas ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>Gli organizzatori ci hanno assicurato che sono state prese tutte le misure per garantire un evento sicuro e di successo. Ma chiaramente non avevano le capacità per eseguire un evento di questa portata.</p></blockquote>
<p>Quello che gli ospiti hanno trovato appena sbarcati sull’isola è stato tutt’altro rispetto a ciò che avevano visto e acquistato sul sito.</p>
<p>Tende utilizzate durante gli uragani, materassini di scarsa qualità, tavoli Ikea, senza luce né aria condizionata, bagni chimici e nessun servizio catering, bensì una cena composta da 2 fette di pane in cassetta con cheddar, una fettina di pomodoro e insalata senza condimento. Chi aveva affittato la villa &#8211; pagando anche 100mila dollari &#8211; si è ritrovato senza casa, a dover accaparrarsi una delle tende rimaste a disposizione.</p>
<p>Durante la notte, senza luce, è successo l’inferno: una ragazza non riusciva più a trovare la sua amica, valigie perse e oggetti personali smarriti, ospiti che non hanno chiuso occhio per paura di ciò che poteva capitare sull’isola.</p>
<p>I <strong>social media</strong>, e in particolare Instagram e Twitter che hanno assicurato in una sola giornata il successo del festival, hanno dichiarato il suo <strong>fallimento</strong> in meno di un’ora.</p>
<p><strong>28mila post su Instagram</strong>, altrettanti <strong>su Twitter</strong> accompagnati dall’hashtag ufficiale del disastro <strong>#FyreFraud</strong>, hanno segnato la fine degli organizzatori, ancora prima che i giudici si pronunciassero.</p>
<p>Una strategia sbagliata, quella di puntare tutto sul marketing senza pensare al contenuto effettivo del festival, che avrebbe permesso al festival di svolgersi e offrire ai suoi ospiti un’esperienza unica.</p>
<p>Forse il marketing non è tutto: la differenza la fa il contenuto, oltre ad accorgerci del potere che gli influencer hanno sulle persone.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/fyre-festival/">Fyre Festival: la festa più virale (MAI) avvenuta</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Starbucks a Milano: che cosa è successo in un mese?</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/starbucks-a-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carmela Parisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 14:16:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=131830</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il “tempio del caffè”, così come lo hanno rinominato, ha aperto un mese fa nella patria dell’espresso. È stata un’apertura in grande stile quella del colosso di Seattle &#8211; la cui prima caffetteria aprì nel 1971. La cerimonia, infatti, è stata divisa in due parti: una dedicata ai 1200 ospiti personalmente invitati e l’altra per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/starbucks-a-milano/">Starbucks a Milano: che cosa è successo in un mese?</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il “tempio del caffè”, così come lo hanno rinominato, ha aperto un mese fa nella patria dell’espresso. <span id="more-131830"></span></p>
<p><strong>È stata un’apertura in grande stile</strong> quella del colosso di Seattle &#8211; la cui prima caffetteria aprì nel 1971. La cerimonia, infatti, è stata divisa in due parti: una dedicata ai 1200 ospiti personalmente invitati e l’altra per il grande pubblico che ha aspettato fuori dalle porte della caffetteria americana.</p>
<h2>Un ritorno di fiamma</h2>
<p>Il proprietario, mr. Howard Schultz, <strong>ritorna a Milano per concludere ciò che aveva iniziato nel 1983</strong>: in un viaggio nella città italiana, infatti, visitò i caffè e trovò lì l’ispirazione per l’archittettura delle sue caffetterie.</p>
<p>Ed è proprio l’architettura della sede <strong>una delle caratteristiche principali della caffetteria milanese</strong>: il palazzo storico, che un tempo ospitava il Palazzo delle Poste, in piazza Cordusio. 2.300 metri quadri, marmo di Calacatta Macchia Vecchia usato per creare, con un unico blocco, il bancone principale del bar, legno e pelle, attenzione ai dettagli e un angolo dedicato al mixologyst.</p>
<p>Business si, ma <strong>con uno sguardo attento all’arte italiana</strong>.</p>
<p><strong>Non una semplice caffetteria</strong>, ma una Reserve Roastery con al centro una grande macchina verde e oro &#8211; prodotta a Cinisello Balsamo dall&#8217;azienda Scolari Engineering &#8211; che tosta il caffè 24 ore su 24; una vera e propria fabbrica del caffè in pieno centro a Milano che produce ogni giorno 3.450kg di caffè.</p>
<h2>Molto più di una strategia di marketing</h2>
<p>È passato un mese dall’apertura del colosso del caffè nella città italiana e in questo lasso di tempo si sono registrati circa dieci mila utenti nella caffetteria milanese; il profilo ufficiale facebook della Reserve Roastery conta dodici mila like (dalla data di apertura della pagina a metà luglio). Dal 30 luglio al 14 ottobre il profilo ha raggiunto 14,4 mila followers su Instagram e 13,5 mila su Facebook.</p>
<p><strong>Nel corso del primo mese di apertura molte sono state le polemiche</strong> alimentate attorno al colosso americano: dal prezzo dell’Espresso (1,80 €) per cui il Codacons ha aperto un’interrogazione parlamentare, alle lunghe file d’attesa fino alla polemica scatenata da Tommaso Zorzi (rampollo milanese) dopo essere stato invitato ad uscire per via del suo cane.</p>
<p>Ma la caffetteria (se così la vogliamo chiamare) di Milano <strong>non è un semplice bar</strong>. Il proprietario infatti ha voluto creare <strong>una vera e propria torrefazione</strong>. Ne esistono solo 3 al mondo, Seattle, Shangai e Milano e altre tre sono in arrivo a New York, Tokyo e Chicago.</p>
<p>La torrefazione milanese, sia per la quantità di caffè prodotto al giorno, sia per la sua <strong>posizione strategica</strong> potrebbe servire in futuro, come nei piani originali di Schultz, a soddisfare il fabbisogno di caffè delle caffetterie Starbucks europee.</p>
<p>La Reserve Roastery <strong>non è il classico “Starbucks Bar”</strong> che troviamo in giro per le capitali del mondo, una caffetteria dove ordinare Spiced Pumpkin latte o Frappuccino; è il luogo in cui degustare e addentrarsi nella storia del caffè, assaporando nuove miscele pregiate.</p>
<p>D’altronde, nella patria dell’espresso, non poteva essere altrimenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/starbucks-a-milano/">Starbucks a Milano: che cosa è successo in un mese?</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comunicazione efficace: l&#8217;intervista a Gianfranco Marramiero</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/comunicazione-efficace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carmela Parisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Oct 2018 10:37:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=131596</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gianfranco Marramiero è consulente e responsabile delle Pubbliche Relazioni per Bloo, ma è anche la nostra anima zen, che ci suggerisce le parole migliori da utilizzare e la prospettiva giusta per superare anche le giornate più difficili. L&#8217;intervista Gianfranco iniziamo questa intervista, ovviamente, da una parola: cosa significa per te il termine “efficace”? Ciao Carmela, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/comunicazione-efficace/">Comunicazione efficace: l&#8217;intervista a Gianfranco Marramiero</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gianfranco Marramiero è consulente e responsabile delle Pubbliche Relazioni per Bloo, ma è anche la nostra anima zen, che ci suggerisce le parole migliori da utilizzare e la prospettiva giusta per superare anche le giornate più difficili.</p>
<h2>L&#8217;intervista</h2>
<p><strong>Gianfranco iniziamo questa intervista, ovviamente, da una parola: cosa significa per te il termine “efficace”?</strong></p>
<p>Ciao Carmela, al giorno d&#8217;oggi le persone sono bombardate dalla comunicazione, pubblicitaria e non, e fare &#8220;breccia&#8221; nella mente e nel cuore dei consumatori, online e offline è sempre più difficile.</p>
<p>Come ci si riesce? Comunicando efficacemente appunto, seguendo poche ma fondamentali regole che permettono di arrivare all&#8217;utente &#8220;catturando&#8221; la sua attenzione.</p>
<p><strong>Tu citi spesso le Parole &#8220;Killer&#8221;: cosa intendi? Ci fai qualche esempio?</strong></p>
<p>Le Parole Killer della comunicazione sono quelle che letteralmente &#8220;uccidono&#8221; e impediscono il flusso del processo comunicativo. Alcune sono palesemente non positive, altre sono parole che spesso sono di uso comune &#8211; e vengono usate addirittura come intercalari &#8211; ma, se si ripetono costantemente, condizionano negativamente il nostro interlocutore.</p>
<p>Un esempio che mi viene in mente a tal proposito è l&#8217;utilizzo o forse sarebbe meglio dire l&#8217;abuso, della frase «scusami se ti disturbo». Immagino quante volte ti è capitata di sentirla, eh? Spesso siamo portati a pensare che sia una forma di educazione, e infatti dal punto di vista sociale è considerata tale, ma il nostro cervello al livello inconscio classifica quella persona che le pronuncia, come un disturbatore.</p>
<p><strong>Oltre a quella verbale esiste anche una comunicazione non verbale: quanto conta?</strong></p>
<p>Sicuramente conta molto, su questo tema  c&#8217;è tantissima letteratura, spesso dibattuta, a partire dagli studi del Dr. Mehrabian che considerava la comunicazione non verbale più importante di quella verbale mentre c&#8217;è chi rifugge da questa teoria.</p>
<p>Come sempre, la verità sta nel mezzo, nel senso che è verissimo il fatto che il linguaggio non verbale e paraverbale nella comunicazione rivestano un ruolo importante ma è altrettanto fondamentale anche l&#8217;utilizzo delle parole &#8220;giuste&#8221;.</p>
<p><strong>Nel tuo lavoro ti occupi di relazioni esterne, un compito non sempre semplicissimo: ci sveli qual è il tuo metodo per rimanere sempre zen e trovare le parole giuste per chi hai di fronte?</strong></p>
<p>Beh nel mio lavoro, come in quello di un consulente, è fondamentale l&#8217;ascolto &#8220;attivo&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è una grande differenza infatti tra ascoltare e sentire, troppo spesso siamo talmente concentrati su noi stessi che ignoriamo o comunque non diamo la giusta importanza al nostro interlocutore.</p>
<p>Se ti dovessi dare la mia ricetta &#8220;segreta&#8221; è restare in ascolto e guardare le cose dal punto di vista del nostro interlocutore. Se tutti facessero così praticamente non ci sarebbero incomprensioni e litigi, in quanto con questo semplice esercizio si riesce a comprendere meglio l&#8217;altro e giustificare anche atteggiamenti che inizialmente potrebbero sembrare aggressivi.</p>
<p><strong>Se potessi vestire i panni di un “comunicatore” e rubare tutto il suo know-how, chi sceglieresti?</strong></p>
<p>Mah, diciamo che nella mia carriera ho letto tanti libri e ho avuto il privilegio di ascoltare tantissimi speaker nazionali e internazionali; ho diversi modelli di riferimento, se devo sceglierne due ti posso dire che apprezzo molto il carisma e l&#8217;energia di Anthony Robbins, e il magnetismo e le enormi capacità comunicative di T. Harv Eker, davvero due &#8220;mostri&#8221; sacri della comunicazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/comunicazione-efficace/">Comunicazione efficace: l&#8217;intervista a Gianfranco Marramiero</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Growth Hacking e Cultura Digitale: l&#8217;intervista a Raffaele Gaito</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/growth-hacking-raffaele-gaito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Luca Propato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 May 2018 09:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=7479</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si definisce multipotenziale, si allena per diventare Batman e ha scritto un libro che ha cambiato la percezione del Growth Hacking in Italia. Sto parlando di lui, Raffaele Gaito. Uno dei docenti della Bloo Academy e autore di &#8220;#Growth Hacker: Mindset e strumenti per far crescere il tuo business&#8221;, che proprio nei prossimi giorni sarà qui per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/growth-hacking-raffaele-gaito/">Growth Hacking e Cultura Digitale: l&#8217;intervista a Raffaele Gaito</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si definisce multipotenziale, si allena per diventare Batman e ha scritto un libro che ha cambiato la percezione del Growth Hacking in Italia. Sto parlando di lui, Raffaele Gaito.</p>
<p><span id="more-7479"></span></p>
<p>Uno dei docenti della Bloo Academy e autore di &#8220;#Growth Hacker: Mindset e strumenti per far crescere il tuo business&#8221;, che proprio nei prossimi giorni sarà qui per incontrare tutti gli appassionati del settore e per un corso unico, un vero laboratorio pratico.</p>
<h2>L&#8217;intervista</h2>
<p>Una chiacchierata tra Raffaele e me, in cui quest&#8217;ultimo mi ha svelato qual è la sua visione delle aziende italiane, dell&#8217;attuale mercato del lavoro e della cultura digitale nel nostro Paese.</p>
<p><strong>Partiamo da te. In diverse interviste e nella Bio sul tuo Blog ti definisci “multipotenziale”, riprendendo un concetto di Emilie Wapnick: secondo te perché è importante, nel mercato attuale del lavoro, avere questa caratteristica?</strong></p>
<p>Perché credo che sia un mercato del lavoro in continua evoluzione e in continuo cambiamento. Il digitale ha completamente cambiato le regole del gioco e in un contesto di questo tipo c&#8217;è sempre più bisogno di multidisciplinarietà, curiosità e adattabilità&#8230; che poi sono le caratteristiche principali dei multipotenziali. E di questo cambiamento se ne stanno accorgendo anche le grandi aziende: c&#8217;è sempre più bisogno di persone che siano in grado di parlare più lingue e far comunicare tra di loro gli specialisti che, purtroppo, hanno ancora troppo spesso i paraocchi. Siamo nel 2018 e ancora si vedono aziende dove il reparto marketing non sa cosa fa il customer care o il reparto sales non ha mai interagito con i programmatori, e così via.</p>
<p>I multipotenziali sono degli ottimi &#8220;interpreti&#8221; perché hanno una gamma di competenze molto più ampie dello specialista, hanno esperienze passate molto diversificate e riescono a muoversi con disinvoltura tra un contesto e un altro. Diciamo che finalmente la terribile espressione &#8220;se sai fare un po&#8217; di tutto allora non sai fare niente&#8221; ha i giorni contati!</p>
<p><strong>Descrivici il Growth Hacker ideale: quali dovrebbero essere le sue hard e soft skills?</strong></p>
<p>Il Growth Hacker ideale non esiste, se esiste lavora su progetti suoi o si fa pagare a peso d&#8217;oro!<br />
Diciamo che, in ordine sparso, ti posso buttare lì qualche caratteristica tipica di questa figura:</p>
<ul>
<li>Ha spirito imprenditoriale</li>
<li>È disciplinato</li>
<li>È un leader</li>
<li>È un portavoce</li>
<li>È orientato ai dati</li>
<li>È curioso</li>
</ul>
<p>Attenzione però, non deve essere scambiato per un manager. Il growth hacker gestisce il processo, non le persone. Ecco perché l&#8217;ho definito un leader!</p>
<p>In linea di massima direi che il bilanciamento tra la curiosità e l&#8217;orientamento ai dati è la vera chiave di volta tra un bravo growth hacker e uno &#8220;nella media&#8221;. Il Growth Hacker si chiede il perché di qualsiasi cosa e vuole smontare la scatola per capire come funziona!</p>
<p><strong>Questa figura rappresenta una risorsa importante, soprattutto nel contesto odierno: secondo te ci sarà una risonanza concreta nelle aziende italiane?</strong></p>
<p>Questo non so dirtelo, non ho la sfera magica.<br />
Io me lo auguro, ma mi rendo anche conto che non c&#8217;è modo di far avvenire questo cambiamento finché si parla un linguaggio tecnico riservato a un&#8217;elite di addetti ai lavori.<br />
Un po&#8217; tutti dovremmo provare a semplificare e rendere accessibili certi concetti, modelli e strumenti per far sì che ci sia un vero impatto nelle aziende italiane.</p>
<p>Come si fa questo? Mettendosi nei panni degli imprenditori (non esistono solo le startup digital) cercando di capire i loro problemi reali e proporre un modo di affrontare e risolvere questi problemi. Una volta che porti risultati chi se ne frega se il metodo ha un nome o meno e se questo nome è growth hacking o un altro.</p>
<p><strong>L’obiettivo della Bloo Academy, con cui hai già collaborato, è quello di salvaguardare e migliorare la Cultura Digitale. Tu hai contribuito ad aggiungere un tassello con la scrittura del libro e hai incontrato molte persone in vari eventi. Secondo te qual è davvero lo stato della cultura digitale in Italia?</strong></p>
<p>In parte la risposta l&#8217;ho già data nella domanda precedente. Credo che ci sia una profonda spaccatura tra il circoletto di addetti ai lavori che se la canta e se la suona con i suoi eventi, le sue belle presentazioni e i paroloni in inglese incomprensibili. La verità è che poi li fuori c&#8217;è un mondo di imprese &#8220;tradizionali&#8221; (passami il termine, anche se lo odio) che ancora non usa manco un CRM o un tool di gestione del tempo e dei task.</p>
<p>E non possiamo dare la colpa agli imprenditori, sarebbe una visione parziale, falsata e semplificata della questione. La colpa è nostra, di chi ha la responsabilità di &#8220;impugnare il microfono&#8221; e parlare di certi temi. Se non scendiamo dal piedistallo e non rendiamo i concetti accessibili a chi ne ha veramente bisogno, allora ne abbiamo ancora tanta di strada da fare&#8230;</p>
<p><strong>Ormai è noto che aspiri a diventare un vero super-eroe, Batman. Ma se dovessi essere un “cattivo”, quale sceglieresti?</strong></p>
<p>Beh io adoro Batman perché non è un buono, nel senso classico del termine. Per capirci, non è un Superman o uno Spiderman che puoi definire al 100% bravi ragazzi. Batman è tormentato e sa che deve scendere a compromessi e molto spesso è spinto da interessi personali&#8230;</p>
<p>Ma provo a rispondere alla tua domanda in maniera più precisa. Se dovessi scegliere un cattivo lo pescherei da altri contesti e non dall&#8217;universo di Batman. I primi nomi che mi vengono in mente sono Benjamin Linus di Lost e Vegeta di Dragon Ball e, come vedi, in entrambi i casi sono andato a pescare personaggi che non puoi definire in maniera netta come &#8220;buoni&#8221; o &#8220;cattivi&#8221; perché tutto dipende molto dal punto di vista e dalle situazioni. Questo è un aspetto che mi ha sempre affascinato di alcuni cattivi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/growth-hacking-raffaele-gaito/">Growth Hacking e Cultura Digitale: l&#8217;intervista a Raffaele Gaito</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>C&#8217;era una volta il Blog: la storia del diario in rete</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/blog-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2017 14:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.primefactory.it/?post_type=post&#038;p=2429</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il blog sta per compiere 20 anni ma la sua storia, pur essendo breve, è densa di eventi e di sviluppi inaspettati e inarrestabili. Riviviamola insieme in questa favola del diario online. I primi passi La sua data di nascita viene fissata al 18 Luglio 1997, in America: è questo, convenzionalmente, il giorno in cui un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/blog-storia/">C&#8217;era una volta il Blog: la storia del diario in rete</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il blog sta per compiere 20 anni ma la sua storia, pur essendo breve, è densa di eventi e di sviluppi inaspettati e inarrestabili. Riviviamola insieme in questa favola del diario online.<br />
<span id="more-2429"></span></p>
<h2>I primi passi</h2>
<p>La sua data di nascita viene fissata al <strong>18 Luglio 1997</strong>, in America: è questo, convenzionalmente, il giorno in cui un angolo personale in uno spazio pubblico virtuale tira fuori il suo primo vagito. La scelta è stata fatta riferendosi allo<strong> sviluppo del software</strong>, creato da Dave Winer, che permise la pubblicazione dei cosiddetti proto-blog.</p>
<p>Il primo blog andò online il 23 dicembre dello stesso anno e il pioniere fu un certo <strong>Jorn Barger</strong>, un commerciante americano appassionato di caccia: questo impavido cittadino creò una sua pagina personale e la chiamò RobotWisdom, per condividere i risultati delle ricerche fatte online sul suo hobby. E sempre lui coniò il termine web-log, intendendo questo spazio, appunto, come un diario online. Ma il New York Times ha incoronato primo diarist e blogger della storia lo studente dello Swarthmore College Justin Hall che, a quanto pare nel 1994, diede vita a links.net, basato sulla stessa idea di <strong>condivisione di link e indirizzi utili su un tema.</strong></p>
<p>Fino a quel momento, in un primo abbondante decennio di vita del World Wide Web, esistevano già molti esempi di registri online, ormai scomparsi. Era questa la formula iniziale del blog: un <strong>embrionale strumento di condivisione </strong>di freddi e interminabili elenchi di risorse o appunti. Va anche contestualizzata questa prima conformazione, in quanto dobbiamo pensare che in quella fase non esistevano i potenti motori di ricerca di oggi, quindi poter accedere a queste liste rappresentava una risorsa importante per i primi internauti.</p>
<p>Nell&#8217;ottobre 1998 viene fuori Open Diary: la prima vera e propria <strong>community online</strong> in cui è possibile scambiarsi commenti, e lo spazio personale diventa spazio di <strong>confronto orizzontale</strong>. Un ulteriore passo avanti nello sviluppo di questo nuovo genere testuale.</p>
<p><strong>Una piccola curiosità</strong>: all’inizio del 1999 Peter Merholz propose l’abbreviazione blog, invece del primordiale web-log, sul suo sito <a href="http://www.peterme.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">peterme.com</a>. Puoi visitarlo ancora oggi, e buttare un occhio alla sua<em> description</em> personale!</p>
<h2>Un fenomeno nuovo</h2>
<p>Arriviamo così al XXI secolo: il blog smette di essere un semplice elenco di link e inizia a declinarsi nelle diverse vesti. È appena iniziato il 2000 quando un utente, Adam Kontras, pubblica sul suo Blog un<strong> testo</strong> e un video dedicati alla sua famiglia, per aggiornarli su ciò che sta facendo lontano da casa; solo qualche mese dopo, in Australia, Adrian Miles realizza il primo videoblog, definito poi <strong>vlog</strong>.</p>
<p>Nel <strong>2001</strong> il fenomeno prende piede anche <strong>nel nostro Paese</strong>, con i servizi gratuiti di blogging che esplodono in quel periodo: da qui inizia la <strong>diversificazione</strong>, con i novelli scrittori che usano questi spazi come diari in cui inserire informazioni personali, riflessioni, immagini, video, tutorial. Qui scoppia la rivoluzione, sì tecnologica, ma anche comunicativa, di linguaggio e di costume.</p>
<p>Il celebre magazine Newsweek, nel 2002, predisse un ruolo di primo piano per i blog, visti come un nuovo codice che avrebbe soppiantato i media tradizionali, e in effetti, se Google nel 2003 ci mette lo zampino, un motivo ci sarà: nasce in quell&#8217;anno <strong>Google AdSense</strong>, che abbina ai contenuti le inserzioni pubblicitarie, offrendo così una possibilità di monetizzazione. Da qui viene fuori l&#8217;equazione azienda-influencer che vede nel 2007 l&#8217;11% dei blogger guadagnare dai propri scritti: la figura del testimonial non riguarda più, da questo momento in poi, solo lo star-system, ma diventa l&#8217;aspirazione massima di tanti &#8211; anche troppi &#8211; adolescenti. Nello stesso anno viene creata anche <strong>WordPress</strong>, piattaforma ancora esistente e tra le più utilizzate.</p>
<p>Negli stessi anni il blog entra anche <strong>negli spazi sacri della comunicazione</strong>: il Guardian usa il <strong>live blogging</strong> durante i Question Time, la BBC per gli eventi sportivi; negli USA <strong>Graff</strong> è il primo blogger, nel 2005, ad ottenere le credenziali stampa dalla Casa Bianca e nello stesso anno nasce il celebre <strong>Huffington Post</strong>, che ha già fatto storia.</p>
<h2>La crisi superata</h2>
<p>Si prospettò un periodo di crisi tra il 2009 e il 2010, anni in cui ci fu il vero <strong>boom dei social network</strong>: si temeva che Facebook sarebbe diventato l&#8217;unica piazza in cui gli utenti avrebbero condiviso i loro pensieri e contenuti, o che il micro-blogging di Twitter potesse minare l&#8217;abitudine del long copy. Ma questa deriva non è mai arrivata.</p>
<p>Infatti il blog ha sempre mantenuto una sua identità, una sua vocazione, e si è anzi vestito di <strong>ruoli istituzionali</strong>: l&#8217;editoria ha strizzato l&#8217;occhio al nuovo medium, inserendo ad esempio sui siti giornalistici pagine dedicate ai blog personali delle firme più seguite, ma anche le aziende hanno sostituito sempre più i vecchi siti vetrina con siti dinamici, periodicamente aggiornati e basati su questo sistema.</p>
<p><a href="http://blog.unicomitalia.org/wp-content/uploads/2013/02/Brillanti-esempi-di-infografiche-levoluzione-del-blogger-di-Flowtown.png" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Qui trovi una perfetta infografica di FlowTown sull&#8217;evoluzione del Blogger.</a></p>
<h2>Un lieto fine (?)</h2>
<p>Quanti blog esistono oggi? Non si hanno stime ufficiali o dati affidabili per rispondere a questa domanda ma bisogna pensare che <strong>nel 2007</strong>, in uno dei periodi d&#8217;oro del diario online, Technorati ne contava <strong>circa 70 milioni</strong>, e Splinder, una delle prime fortunate piattaforme per blog, nel 2010 dichiarava di ospitarne circa 475.000.</p>
<p>Proprio la figura del blogger e l&#8217;importanza che questi <strong>spazi para-editoriali</strong> hanno acquisito come fonte di informazione &#8211; pensiamo anche al caso politico del Movimento 5 Stelle in Italia &#8211;  ha portato alla richiesta pressante di <strong>vincoli legislativi</strong>. Nel 2007  Tim O’Reilly, una personalità di spicco dei nuovi media, propose una sorta di breve <strong>codice etico</strong> per i blogger in 7 punti:</p>
<ol>
<li>Sii responsabile delle tue parole e anche dei commenti che escono sul tuo blog;</li>
<li>Specifica il livello di tolleranza per i commenti non opportuni;</li>
<li>Considera l’eliminazione dei commenti anonimi;</li>
<li>Ignora i troll;</li>
<li>Sposta le eventuali conversazioni non idonee fuori dal blog e parla direttamente con l’utente;</li>
<li>Se qualcuno si comporta male online, faglielo notare;</li>
<li>Non dire nulla online che non diresti anche di persona.</li>
</ol>
<p>Punti validi ancora oggi, utili anche per chi si avvicina alla scrittura online per fini personali o professionali: ma servirebbero anche norme ricalcate su quelle della stampa, visto anche il fenomeno delle <strong>fake news</strong>?</p>
<p>Sempre nel 2007 il Governo presentò un disegno di legge sulla <strong>riforma dell&#8217;editoria</strong>, in cui veniva stabilito per i blog l&#8217;obbligo della registrazione: la postilla non venne accettata dal mondo web, la disputa arrivò in tribunale e in Corte di Cassazione, la quale nel 2011 ha ritenuto ammissibile il sequestro preventivo di un articolo &#8220;asseritamente diffamatorio&#8221; pubblicato sul blog, ma solo se si tratta di un giornalista professionista. Una riflessione ancora aperta a cui non si è stati in grado di dare risposte concrete e costruttive.</p>
<p>Certo è che l&#8217;uso del blog ha portato a una nuova e «continua dialettica fra espressione del sé e relazione sociale in uno spazio pubblico»<sup> [1]</sup>, quindi a un nuovo modo di incontrarsi, confrontarsi e informarsi. E questa <strong>rivoluzione sociale e comunicativa</strong> avrà ancora tante pagine da scrivere.</p>
<p>Per ora diciamo che <em>&#8220;vissero tutti felici e contenti&#8221;</em>.</p>
<p><strong>FONTI</strong></p>
<p>1] <a href="http://www.doppiozero.com/materiali/web-analysis/storia-sociale-del-blog-italia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Storia sociale del Blog in Italia</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/blog-storia/">C&#8217;era una volta il Blog: la storia del diario in rete</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
