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	<title>Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</title>
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	<title>Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</title>
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		<title>Come migliorare la Customer Experience</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/migliorare-customer-experience/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Luca Propato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2023 11:45:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comprendere e migliorare la Customer Experience (CX) è una delle attività strategiche più importanti per una crescita sostenibile e duratura di ogni azienda. Anche in Italia sta assumendo sempre più importanza, perché non basta più avere un brand forte e un prodotto di valore; serve anche garantire una esperienza di relazione, interazione, acquisto, post-vendita che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Comprendere e migliorare la <strong>Customer Experience (CX)</strong> è una delle attività strategiche più importanti per una crescita sostenibile e duratura di ogni azienda. </p>



<p>Anche in Italia sta assumendo sempre più importanza, perché non basta più avere un brand forte e un prodotto di valore; serve anche garantire una <strong>esperienza</strong> di relazione, interazione, acquisto, post-vendita che sia memorabile per i clienti.</p>



<p>In questo articolo presento 5 fattori o fasi fondamentali per costruire e sviluppare una Customer Experience efficace e in grado di <strong>fare davvero la differenza</strong> per la tua azienda e, soprattutto, per i tuoi clienti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1. Ascolto e comprensione del cliente</h2>



<p>La prima fase è comprendere in <strong>modo empatico</strong> i tuoi clienti, ma con <strong>dati</strong> alla mano, per mantenere alta l’oggettività. <a href="https://www.lucapropato.com/blog/ascolto-customer-experience.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ascolta</a> attivamente i loro feedback attraverso sondaggi, focus group, o interazioni dirette sui social media. Usa gli strumenti di analisi dei dati per comprendere meglio le preferenze e i comportamenti dei clienti.</p>



<p>Questo ti permetterà di scoprire tendenze e idee, oltre che anticipare le esigenze (anche quelle meno esplicite) del tuo pubblico e di offrire soluzioni su misura. Ricorda, un cliente che si sente ascoltato è più propenso a sviluppare una relazione a lungo termine con il tuo brand.</p>



<p>Un esempio di azienda che ascolta attivamente e comprende i suoi clienti è <strong><a href="https://www.bloo.it/blog/content-marketing-netflix/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Netflix</a></strong>, il famoso servizio di streaming video. Utilizza i dati di visione dei suoi utenti per capire &#8211; tramite algoritmi avanzati &#8211; quali sono i generi, le trame, gli attori e i registi che preferiscono. In questo modo, può offrire loro contenuti personalizzati e suggerimenti mirati, oltre che produrre serie e film originali basati sui gusti del suo pubblico. </p>



<p>Netflix ha anche un sistema di feedback che permette agli utenti di valutare i contenuti che hanno visto e di segnalare eventuali problemi tecnici o di qualità. Questo consente a Netflix di migliorare costantemente la sua offerta e di fidelizzare i suoi clienti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">2. Mappatura e ottimizzazione del Customer Journey</h2>



<p>Il <strong>Customer Journey</strong> include ogni punto di contatto (<em>touchpoint</em>) tra il cliente e la tua azienda. È fondamentale identificare e ottimizzare questi touchpoint. Per questo esamina attentamente ogni fase del viaggio del cliente, dalla scoperta del prodotto all&#8217;acquisto e oltre. Identifica punti di attrito e opportunità per migliorare.</p>



<p>Ad esempio, una semplice modifica nel processo di checkout può ridurre drasticamente la frustrazione del cliente e aumentare le conversioni. Implementa strumenti come il <strong>Customer Journey Mapping</strong> per visualizzare e ottimizzare queste interazioni.</p>



<p>Un&#8217;azienda che mappa e ottimizza il suo Customer Journey con estrema attenzione è <strong>IKEA</strong>, la nota catena di arredamento per la casa e l&#8217;ufficio. Ha progettato il suo percorso di acquisto in modo da guidare i clienti attraverso le diverse aree del negozio, stimolandoli a scoprire e provare i suoi prodotti. </p>



<p>IKEA offre anche diversi servizi aggiuntivi, come la progettazione online, il trasporto, il montaggio e il ritiro dell’usato, per facilitare e completare l’esperienza di acquisto. Usa anche strumenti digitali, come il sito web, l’app e i social media, per interagire con i clienti prima, durante e dopo la visita al negozio, offrendo loro informazioni, ispirazioni e assistenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">3. Personalizzazione dell&#8217;esperienza</h2>



<p>I clienti apprezzano le <strong><a href="https://www.lucapropato.com/blog/customer-experience.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esperienze personalizzate</a></strong>, soprattutto da quanto il digitale permette di costruire &#8211; con maggiore facilità e accuratezza &#8211; percorsi che vanno incontro a esigenze specifiche delle persone.</p>



<p>Utilizza i dati raccolti per creare esperienze uniche che parlino direttamente ai bisogni e desideri del tuo cliente. La personalizzazione può assumere molte forme, dalla raccomandazione di prodotti basati sul comportamento di acquisto alla comunicazione su misura. </p>



<p>Le tecnologie come l&#8217;intelligenza artificiale e il machine learning possono aiutarti in questo, rendendo le interazioni con il tuo pubblico più pertinenti e coinvolgenti.</p>



<p>Una azienda che personalizza l’esperienza dei suoi clienti è <strong>Yoox</strong>, il popolare sito di e-commerce di moda e design. Usa algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning per analizzare le preferenze e il comportamento di acquisto dei suoi clienti e creare offerte personalizzate in base ai loro gusti, al loro stile e al loro budget. </p>



<p>Yoox offre anche la possibilità di personalizzare alcuni prodotti, come borse, scarpe e gioielli, con incisioni, colori e materiali a scelta. Si adatta anche alle esigenze dei suoi clienti, offrendo diverse modalità di consegna, reso e pagamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">4. Coerenza e qualità percepita del servizio</h2>



<p>La <strong>coerenza</strong> attraverso tutti i canali è fondamentale. Assicurati che ogni interazione rifletta la visione, il valore e le promesse del tuo <a href="https://www.lucapropato.com/blog/customer-experience-brand.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">brand</a> e dei tuoi prodotti. In ogni interazione, i clienti dovrebbero sentire una connessione forte e coerenza con la tua azienda e con le persone che ne fanno parte.</p>



<p>Questo include tutto: dalla qualità del prodotto, al marketing, al servizio commerciale e al customer care. Ad esempio, assicurati che il <a href="https://www.bloo.it/blog/tone-of-voice-esempi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tono di voce</a> e lo stile della tua comunicazione siano uniformi su tutti i canali, dal sito web ai social media. La coerenza rafforza il tuo marchio e aumenta la fiducia dei clienti.</p>



<p>Immancabile come esempio, quello di <strong>Apple</strong>, che offre coerenza e valore estremo nel suo servizio. Si distingue per il suo design elegante e innovativo, la sua facilità d’uso e la sua affidabilità. Offre ai suoi clienti un&#8217;esperienza omogenea e integrata tra i suoi diversi prodotti e servizi. I prodotti e i servizi Apple sono progettati per funzionare insieme in modo armonioso. Questo crea un&#8217;esperienza utente più fluida e intuitiva. </p>



<p>Garantisce anche un servizio di assistenza e supporto di alto livello, sia online che nei suoi negozi fisici. I dipendenti Apple sono addestrati per fornire un servizio clienti di qualità e sono disponibili per aiutare i clienti con qualsiasi problema. I negozi Apple sono progettati per essere accoglienti e offrire un&#8217;esperienza di acquisto piacevole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">5. Misurazione e Analisi</h2>



<p>Definisci <strong>metriche</strong> chiare per valutare la CX e usa questi dati per guidare le decisioni aziendali e identificare le aree di miglioramento (prodotti, processi, comunicazione, etc). Non limitarti a misurare la soddisfazione del cliente; analizza anche il comportamento e le tendenze per prevedere i bisogni futuri, ma soprattutto per prevenire problemi.</p>



<p>Ricorda che l’analisi accurata dei dati può rivelare opportunità nascoste per migliorare l&#8217;esperienza del cliente e guidare la crescita dell&#8217;azienda. Misura costantemente la CX utilizzando metriche come Net Promoter Score (<em>NPS</em>), Customer Satisfaction Score (<em>CSAT</em>) e Customer Effort Score (<em>CES</em>).</p>



<p>Un esempio noto in tal senso è quello di Decathlon che è molto attento a questi indicatori per valutare la soddisfazione dei suoi clienti. L&#8217;azienda monitora il comportamento e le tendenze dei suoi clienti, utilizzando i dati di vendita, di navigazione e di feedback per migliorare la sua offerta e anticipare le loro esigenze, per innovare e lanciare nuovi prodotti e servizi, come le app, le community e le esperienze sportive. </p>



<p>Sfrutta anche i dati per ottimizzare i suoi processi interni, come la logistica, la gestione degli ordini, la consegna e il servizio clienti, al fine di garantire efficienza, rapidità e qualità. Decathlon è un&#8217;azienda che ha creato un’esperienza olistica <sup>(1)</sup> per i suoi clienti, integrando i canali online e offline.</p>



<h2 class="wp-block-heading">3 metriche per valutare la Customer Experience</h2>



<p>A proposito di metriche, fornisco una breve panoramica sulle tre che ho citato sopra. Net Promoter Score (NPS), Customer Satisfaction Score (CSAT) e Customer Effort Score (CES) sono tutti utilizzati per misurare aspetti diversi della Customer Experience e del servizio clienti. </p>



<p>•&nbsp;<strong>Net Promoter Score (NPS)</strong>: è una metrica utilizzata per misurare, valutare e migliorare la lealtà dei clienti verso un&#8217;azienda o una marca. Ai clienti viene chiesto di valutare, su una scala da 0 a 10, la probabilità che consiglino l&#8217;azienda o il prodotto a un amico o un collega. I punteggi 0-6 identificano i detrattori, 7-8 sono passivi e 9-10 sono promotori. Il NPS è calcolato sottraendo la percentuale di detrattori dalla percentuale di promotori. </p>



<p>•&nbsp;<strong>Customer Satisfaction Score (CSAT)</strong>: è una misura diretta della soddisfazione del cliente con un prodotto, servizio o esperienza specifica. Solitamente, dopo un&#8217;interazione o all&#8217;acquisto di un prodotto, ai clienti viene chiesto di valutare la loro soddisfazione su una scala, ad esempio da 1 (molto insoddisfatto) a 5 (molto soddisfatto). È utilizzato per valutare risposte immediate a specifiche interazioni o esperienze, aiutando le aziende a identificare aree di miglioramento. </p>



<p>• <strong>Customer Effort Score (CES)</strong>: misura l&#8217;impegno o lo sforzo richiesto al cliente per interagire con un&#8217;azienda o per ottenere una risoluzione a un problema. Dopo un&#8217;interazione di servizio, ai clienti viene chiesto di valutare, su una scala, quanto è stato facile o difficile ottenere ciò che volevano dall&#8217;azienda. Viene usato per valutare l&#8217;efficienza dei processi di servizio al cliente, con l&#8217;obiettivo di ridurre gli sforzi del cliente e migliorare l&#8217;esperienza complessiva. </p>



<p>Queste metriche sono strumenti importanti per le aziende che cercano di comprendere e migliorare la loro customer experience, identificare i punti di forza e di debolezza e infine, adottare misure per ottimizzare la soddisfazione e la fedeltà dei clienti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un viaggio continuo&#8230;</h2>



<p>Migliorare e ottimizzare la Customer Experience è un viaggio continuo e iterativo che richiede impegno per innovare e crescere. </p>



<p>Integrando questi cinque fattori o fasi nella tua strategia aziendale, puoi costruire relazioni più forti con i tuoi clienti, aumentando la loro soddisfazione e fedeltà. </p>



<p>Ricorda, la CX non è un progetto singolo basato su un unico momento o punto di contatto; è un mindset che deve permeare ogni aspetto del tuo business.</p>



<p><sup>(1) Fonte: https://www.moengage.com/blog/retail-marketing-101-decathlon-provides-a-holistic-omni-experience/</sup></p>
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		<title>Amazon: un’etichetta per i prodotti restituiti di frequente</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/amazon-etichetta-prodotti-restituiti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Luca Propato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 07:54:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[E-Commerce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gigante del commercio elettronico, Amazon, ha deciso di introdurre una nuova etichetta che indicherà ai potenziali acquirenti se un prodotto è stato restituito di frequente. Secondo quanto riportato dal sito The Information, l’obiettivo di Amazon è mettere in guardia i consumatori su oggetti potenzialmente fuorvianti o di bassa qualità. L’etichetta che contraddistingue questi prodotti [&#8230;]</p>
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<p>Il gigante del commercio elettronico, <strong>Amazon</strong>, ha deciso di introdurre una nuova etichetta che indicherà ai potenziali acquirenti se un <strong>prodotto è stato restituito di frequente</strong>. Secondo quanto riportato dal sito <em>The Information</em>, l’obiettivo di Amazon è mettere in guardia i consumatori su oggetti potenzialmente fuorvianti o di bassa qualità. L’etichetta che contraddistingue questi prodotti potrà attirare l&#8217;attenzione del potenziale acquirente sulla necessità di <strong>informarsi meglio</strong> su ciò che sta comprando, ad esempio leggendo più recensioni e pareri dagli altri utenti.</p>



<p>Questa nuova iniziativa di Amazon ha una duplice finalità: da un lato, vuole <strong>promuovere la <a href="https://www.bloo.it/blog/marketing-sostenibilita-greenwashing/">sostenibilità</a></strong> riducendo il numero di resi che comportano costi per l&#8217;azienda e impatto ambientale. Dall’altro lato, l&#8217;etichetta “Prodotto Frequentemente Restituito” rappresenta un <strong>avviso per il venditore</strong>, sia diretto che di terze parti, che potrebbe essere limitato nella vendita futura.</p>



<p>Al momento, la novità sembra riguardare solo il <strong>mercato statunitense</strong> e ancora pochi oggetti, tra cui un giradischi e due capi di vestiario. In un periodo in cui i resi sono aumentati in modo esponenziale, soprattutto per i vestiti a causa dell&#8217;impossibilità di provare gli abiti in negozio, Amazon ha deciso di mettere in campo questa nuova strategia.</p>



<p>La nuova etichetta, che si troverà alla fine della descrizione del prodotto, presenterà un testo simile a “<em>Prodotto frequentemente restituito. Controlla i dettagli del prodotto e le recensioni dei clienti per saperne di più su questo oggetto</em>”. L&#8217;idea che sta dietro a quest’etichetta è che un prodotto potrebbe essere restituito molto spesso anche perché l’utente non legge bene la sua descrizione e lo acquista senza rendersi conto esattamente delle sue caratteristiche. L’etichetta serve dunque come monito per fare <strong>attenzione alla descrizione e alle recensioni</strong> degli altri utenti.</p>



<p>Inoltre, i motivi per cui un prodotto viene restituito spesso possono essere tanti, ma in buona sostanza i principali sono due: o il prodotto è di <strong>scarsa qualità</strong>, oppure il prodotto è <strong>diverso</strong> da come viene descritto su Amazon e, per questo, non è utile allo scopo per cui l’acquirente l’ha comprato. In entrambi i casi, l’acquirente si accorge del problema solo dopo aver ricevuto il prodotto a casa e, di conseguenza, è <strong>costretto a fare il reso</strong> e chiedere il rimborso ad Amazon o al venditore.</p>



<p>Con questa nuova iniziativa, Amazon intende migliorare l&#8217;<strong>esperienza di acquisto</strong> dei suoi clienti, ridurre il numero di resi e aumentare la trasparenza nell’informazione sui prodotti. La politica di reso di Amazon è già tra le più vantaggiose del mercato: il cliente può esercitare il diritto di recesso in caso di prodotto non conforme alle aspettative entro 30 giorni dall&#8217;acquisto, senza dover fornire alcuna motivazione e con la possibilità di ottenere il rimborso dell&#8217;intero importo pagato.</p>



<p>Va inoltre segnalato che il <strong>grande volume di resi</strong> comporta dei <strong>costi significativi </strong>per il gigante del commercio elettronico, non solo a livello economico ma anche in termini di <strong>impatto sull&#8217;ambiente</strong>. Amazon, infatti, collabora con vettori locali che ritirano i prodotti non voluti direttamente presso il domicilio del cliente, per poi effettuare il reso. Ciò significa che questi prodotti vengono spediti in un centro di smistamento, dove vengono analizzati e valutati per verificare le condizioni e la possibile rivendibilità. </p>



<p>Nel caso in cui il prodotto non possa essere rimesso in vendita, <strong>viene smaltito come rifiuto</strong>, con conseguente impatto ambientale. Per limitare questo impatto, Amazon sta cercando di implementare politiche di riduzione dei resi, come ad esempio la possibilità di provare i prodotti prima dell&#8217;acquisto tramite la funzione &#8220;<em>Prime Prova prima, paga poi</em>&#8221; o l&#8217;uso di algoritmi di raccomandazione più precisi per evitare acquisti errati. Inoltre, sta investendo in tecnologie come la visione artificiale e l&#8217;intelligenza artificiale per identificare in modo più accurato le condizioni dei prodotti resi e valutarne il loro reinserimento nel catalogo online per poi essere rivenduti.</p>



<p>In ogni caso, è importante leggere attentamente le <strong>condizioni di reso</strong> e di <strong>garanzia del prodotto</strong> prima di procedere all&#8217;acquisto, in modo da essere sempre consapevoli dei propri diritti e delle eventuali limitazioni previste dal venditore.</p>
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		<item>
		<title>Marketing e sostenibilità per la crescita dei brand, evitando il greenwashing</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/marketing-sostenibilita-greenwashing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Luca Propato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 13:44:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sostenibilità è sempre più al centro delle preoccupazioni delle aziende, che cercano di ridurre il loro impatto ambientale e sociale, nonché di promuovere un&#8217;immagine positiva. Questo soprattutto perché un numero sempre più grande di persone si aspetta che le aziende a cui si affidano dimostrino il proprio impegno a lungo termine per la sostenibilità. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>sostenibilità</strong> è sempre più al centro delle preoccupazioni delle aziende, che cercano di ridurre il loro <strong>impatto ambientale e sociale</strong>, nonché di promuovere un&#8217;immagine positiva. Questo soprattutto perché un numero sempre più grande di persone si aspetta che le aziende a cui si affidano dimostrino il proprio impegno a lungo termine per la sostenibilità.</p>



<p>Fare marketing promuovendo la sostenibilità non ha semplicemente un <strong>pubblico di ambientalisti</strong> o <strong>consumatori che hanno una forte sensibilità per le questioni ambientali</strong>, ma in generale a tutti coloro che sono interessati a fare scelte di acquisto consapevoli e responsabili. In questo modo, le aziende possono raggiungere un pubblico più ampio e diversificato, con il vantaggio di generare un maggiore valore nel lungo periodo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come essere un brand sostenibile</h2>



<p>Ci sono diverse strategie che le aziende possono adottare per operare in modo sostenibile, come l&#8217;utilizzo di <strong>materiali riciclati o biodegradabili</strong>, la <strong>riqualificazione degli edifici</strong> con materiali riciclati e l&#8217;utilizzo di <strong>fonti di energia rinnovabile</strong>, oltre a una <strong>comunicazione trasparente</strong> sulle caratteristiche sostenibili dei loro prodotti e servizi.</p>



<p>Ma a ciò si possono aggiungere anche altre pratiche, come:</p>



<p>• implementazione di programmi di raccolta e riciclo dei prodotti a fine vita;<br>• sostegno di progetti di conservazione dell&#8217;ambiente o iniziative sociali;<br>• opzioni di consegna sostenibili, come il servizio di consegna a domicilio con mezzi di trasporto elettrici o con la collaborazione con aziende di trasporto che utilizzano fonti di energia sostenibili.</p>



<p>Le aziende possono dimostrare il loro impegno per la sostenibilità attraverso la <strong>certificazione di prodotto o di processo</strong>, come il &#8220;<em>Certificato di Energia Rinnovabile</em>&#8221; per l&#8217;energia prodotta da fonti rinnovabili o il marchio &#8220;<em>FSC</em>&#8221; per il legno sostenibile. Quest&#8217;ultimo marchio identifica i prodotti costruiti con legno proveniente da foreste gestite in modo responsabile, in base a rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.</p>



<p>Ma essere un&#8217;azienda impegnata nella sostenibilità, significa anche essere trasparenti e concreti, senza sfociare nel greenwashing, che vediamo di seguito che cos&#8217;è.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cosa è il greenwashing? </h2>



<p>Il <strong>greenwashing</strong> è una pratica di marketing che consiste nel presentare un&#8217;azienda o un prodotto come più sostenibili di quanto non siano realmente, al fine di attirare l&#8217;attenzione dei consumatori sensibili ai temi ambientali. </p>



<p>Spesso le aziende che praticano il greenwashing utilizzano <strong>slogan o affermazioni ingannevoli o incomplete</strong> per promuovere l&#8217;immagine &#8220;verde&#8221; della loro attività o dei loro prodotti, senza l&#8217;implementazione effettiva di pratiche sostenibili o a favore della riduzione del loro impatto ambientale. </p>



<p>Il greenwashing è spesso utilizzato come una strategia di marketing per <strong>distogliere l&#8217;attenzione dalle problematiche ambientali associate all&#8217;azienda o al prodotto</strong>, e può essere difficile per i consumatori distinguere tra le aziende genuine e quelle che lo praticano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alcuni esempi di aziende sostenibili</h2>



<p>Ci sono già svariate aziende che hanno adottato un approccio sostenibile nei loro prodotti, servizi e pratiche aziendali.</p>



<p>Ecco alcuni esempi:</p>



<p>•&nbsp;<strong>Seventh Generation</strong>: produce prodotti per la pulizia della casa utilizzando ingredienti naturali e biodegradabili nei suoi prodotti, e si impegna nella conservazione delle risorse naturali.</p>



<p>• <strong>Method</strong>: quest&#8217;altra azienda di prodotti per la pulizia della casa utilizza imballaggi sostenibili e ingredienti naturali nei suoi prodotti, e si impegna nella conservazione delle risorse naturali.</p>



<p>In Italia abbiamo inoltre queste aziende che sono attente alle pratiche di sostenibilità. </p>



<p>Per esempio <strong>The Body Shop</strong>, azienda di prodotti per la bellezza e il benessere utilizza ingredienti naturali e biodegradabili nei suoi prodotti e si impegna nella conservazione delle risorse naturali.</p>



<p>Anche il gruppo <strong>Ferrero</strong> è stato riconosciuto per il suo impegno nella sostenibilità, con l&#8217;adozione di pratiche di produzione sostenibili per i suoi famosi prodotti come Nutella e Kinder.</p>



<p>Infine il gruppo <strong>Pirelli</strong>, che ha implementato diverse iniziative per ridurre l&#8217;impatto ambientale delle sue attività di produzione.</p>



<p>Nel corso dei prossimi anni sempre più brand sceglieranno di <strong>mettere in evidenza le proprie pratiche sostenibili</strong>, sia nella produzione &#8211; quindi nel concreto &#8211; che nella comunicazione, per attrarre e fidelizzare i consumatori sempre più attenti a queste tematiche.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>8 momenti importanti della storia del marketing</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/momenti-importanti-storia-marketing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[G. Luca Propato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2022 21:47:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bloo.it/?p=148792</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scopriamo 8 momenti che hanno contribuito a rendere il marketing quel processo fondamentale per la crescita e l’evoluzione di ogni azienda e brand.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quello che oggi conosciamo come <strong>marketing</strong> è il risultato di un percorso di tanti anni. Il mio obiettivo, con questo articolo, è trattare alcuni momenti fondamentali che hanno contribuito a plasmare l’attuale sistema di strategie e tattiche per la promozione di aziende, prodotti e servizi.</p>



<p>Essere a conoscenza di questi episodi potrebbe essere una <strong>fonte di ispirazione</strong> e, perché no, aiutarti a rendere più interessanti le tue chiacchierate con colleghi e clienti. </p>



<p>Per cui andiamo a scoprire insieme 8 momenti che hanno contribuito a rendere il marketing quel <strong>processo</strong> oggi fondamentale per la <strong>crescita</strong> e l’<strong>evoluzione</strong> di ogni azienda e brand oggi esistente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1. Invenzione della stampa</h2>



<p>L&#8217;<strong>invenzione della stampa</strong> a caratteri mobili nel XV secolo ha permesso la diffusione di idee e informazioni su larga scala, aprendo la strada a marketing, pubblicità e quindi alle strategie di promozione dei prodotti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">2. Industrializzazione</h2>



<p>L&#8217;<strong>industrializzazione</strong> del XVIII e XIX secolo ha portato alla produzione di massa di prodotti e alla nascita delle grandi catene di distribuzione, creando la necessità di promuovere i prodotti a livello nazionale e internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">3. Radio e Televisione</h2>



<p>La nascita della <strong>radio</strong> e della <strong>televisione</strong> nel XX secolo ha fornito nuove opportunità per la promozione dei prodotti, offrendo un mezzo per raggiungere un pubblico ampio e diversificato. In particolare, con la televisione a colori negli anni &#8217;70, sono nate nuove opportunità per pubblicizzare prodotti, raggiungendo ancora più persone grazie all’interesse e alla diffusione ancora più crescente nei confronti di questo media.</p>



<h2 class="wp-block-heading">4. Era Digitale</h2>



<p>L&#8217;avvento dell&#8217;<strong>era digitale</strong> negli anni &#8217;90 ha rivoluzionato il modo in cui le aziende promuovono i loro prodotti e servizi, offrendo nuove opportunità di marketing attraverso il web, i social media e altre forme di comunicazione digitale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">5. Dispositivi Mobili</h2>



<p><strong>Telefoni cellulari</strong> prima, e <strong>smartphone</strong> e <strong>tablet</strong> dopo, hanno cambiato il modo in cui i consumatori interagiscono con le aziende, con le informazioni e con le altre persone, offrendo nuove opportunità di marketing attraverso le app, l’invio di messaggi, la fruizione dei siti web da qualsiasi luogo e in ogni momento, l’uso dei social media.</p>



<h2 class="wp-block-heading">6. Content Marketing</h2>



<p>Il <strong>marketing dei contenuti</strong>, ovvero la creazione e la diffusione di contenuti informativi e di valore per attrarre e creare un legame con un pubblico specifico, è diventato una strategia importante negli ultimi anni. Il content marketing, a differenza delle varie forme di pubblicità a pagamento, con &#8220;effetti più temporanei&#8221;, è un mezzo di crescita aziendale che permette di costruire relazioni a lungo termine con la clientela.</p>



<h2 class="wp-block-heading">7. Influencer Marketing</h2>



<p>Negli ultimi anni l’<strong>influencer marketing</strong>, cioè la promozione dei prodotti attraverso persone che hanno un grande seguito sui social media o che sono considerate autorità nel loro campo, è diventato una strategia che ha rivoluzionato l’approccio dei consumatori con i brand, andando in alcuni casi a sostituire i grandi testimonial tradizionali, come personaggi provenienti dallo sport o dal mondo dello spettacolo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">8. Pandemia</h2>



<p>Ci ho pensato su un po’ prima di annoverare questo punto. Però, oggi a distanza di due anni dall’inizio della <strong>pandemia di COVID-19</strong>, non possiamo nascondere che ha avuto un impatto significativo sull’approccio alla vendita di prodotti e servizi, spingendo molte aziende a rivedere le proprie strategie di marketing per permettere l&#8217;acquisto online e la consegna a domicilio. L&#8217;<strong>e-commerce</strong> è cresciuto rapidamente negli ultimi 2 anni, molto più di quello che sarebbe accaduto in un momento “normale”, diventando una importante attività strategica di molte imprese che non lo avrebbero preso in considerazione, se non tra qualche anno. È cambiato anche l’approccio al mondo del lavoro e con esso anche al marketing, in cui da una fase di smart working forzato, siamo passati al fatto che videocall ed eventi a distanza sono la normalità.</p>



<p>Si conclude così questo breve ma intenso <strong>viaggio nella storia del marketing</strong>. Ovviamente un solo articolo non può essere esaustivo e non è possibile riassumere tutti i punti più importanti che si sono susseguiti negli anni, ma mi auguro che sia stato per te un interessante punto di partenza.</p>
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		<title>Luisa Spagnoli: la forza della creatività</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/luisa-spagnoli-la-forza-della-creativita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 09:49:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è una storia di gusto, stile e passione. La storia di una grande imprenditrice italiana, Luisa Spagnoli. Tra cacao e passerelle Qui inizia il racconto di una vita, purtroppo troppo breve, vissuta con entusiasmo, determinazione, leggerezza.  Già, perché nonostante in molte narrazioni della vita di questa donna ci si soffermi sui suoi amori, sul [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è una storia di gusto, stile e passione. La storia di una grande imprenditrice italiana, Luisa Spagnoli.</p>
<h2>Tra cacao e passerelle</h2>
<p>Qui inizia il racconto di una vita, purtroppo troppo breve, vissuta con entusiasmo, determinazione, leggerezza.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Già, perché nonostante in molte narrazioni della vita di questa donna ci si soffermi sui suoi amori, sul suo rapporto con i figli, sulle scelte prese, appunto, in quanto donna, la cosa che mi preme sottolineare è la sua <strong>importanza nel mondo dell’imprenditoria</strong>. E il valore aggiunto che le ha dato l’essere donna per le altre donne.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Luisa nasce in una famiglia modesta sul finire dell’800. Come si conveniva a una signorina, sposa giovanissima Annibale Spagnoli.</p>
<p>Moglie e marito decidono di rilevare <strong>una drogheria</strong> nel centro di Perugia, luogo che diventerà nel 1909 parte di una delle più importanti industrie dolciarie, la <strong>Perugina</strong>: da qui inizia la carriera di Luisa Spagnoli, che solo qualche anno dopo crea l’inconfondibile fondente del marchio, il <em>cioccolato Luisa</em>.</p>
<p>Con la famiglia Buitoni fa crescere quest’azienda, che sarà una delle prime a lavorare sul brand, sulla sua immagine e sui suoi valori, e che darà i natali a prodotti storici e leggendari, veri simboli italiani. Luisa sarà <strong>una delle prime donne a entrare nel Consiglio d’Amministrazione</strong> di un’industria così importante.</p>
<p>E poi, dopo la prima guerra mondiale, periodo di grande crescita per la Perugina, la Spagnoli si mette in testa di aprire un <strong>allevamento di conigli d’angora </strong>e pollame: inizia a lavorare la lana, che ricava “pettinando” i suoi animali, senza torture e sofferenze.</p>
<p>Purtroppo non riuscirà a vedere la crescita della sua <em>Angora Spagnoli</em> e le vetrine luminose del brand <em>Luisa Spagnoli</em>, portata via da una malattia nel 1935. Ma suo figlio e le generazioni successive porteranno avanti il suo progetto.</p>
<p>Proprio come avrebbe voluto lei.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>La forza di Luisa Spagnoli</h2>
<p>Quali sono state le armi vincenti di un’imprenditrice ammirata, imitata e amata dai suoi dipendenti? Ecco quelle che, secondo me, hanno fatto la differenza.</p>
<h3>Avere un progetto</h3>
<p>Quando Luisa ha rilevato la drogheria a Perugia, ha puntato in alto. Non voleva semplicemente una piccola attività che le permettesse di vivere ma <strong>un progetto in cui riconoscersi</strong>, investire forze ed estro, qualcosa che crescesse con lei.</p>
<p>Allo stesso modo, la scelta di differenziare e iniziare un’attività apparentemente distante come quella dell’angora aveva l’obiettivo di <strong>costruire qualcosa di nuovo</strong>. Qualcosa di diverso.</p>
<p>Certo, forse nemmeno lei si aspettava di riuscire a realizzare così tanto nella sua vita, sicuramente ha messo in campo quel pizzico di follia e spinta visionaria.</p>
<p>Ma non si è mai accontentata, non si è mai fermata. Ha preteso, prima di tutto da se stessa, il massimo.</p>
<h3>L’intuizione e la creatività<span class="Apple-converted-space"> </span></h3>
<p>Una dote innata condita con un entusiasmo travolgente e la voglia di creare: le <strong>intuizioni</strong>, poi rivelatesi tali anche a chi stava intorno a Luisa, e la sua creatività sono state le caratteristiche che le hanno fatto accelerare il passo.</p>
<p>Sapevi che fu lei a creare <strong>il primo <em>Bacio Perugina</em></strong>?</p>
<p>Un giorno decise di riutilizzare gli avanzi che rimanevano in laboratorio dalle lavorazioni dei loro prodotti: granella di nocciole, cacao, qualche nocciola intera. Decise di dare nuova vita a questi “scarti”. E così nacque il cioccolatino simbolo degli innamorati, che inizialmente lei chiamò <em>Cazzotto</em>, visto che ricordava una mano chiusa con una nocca in rilievo. Fu poi Buitoni ad addolcire il tutto.</p>
<p>Ma non solo. Da un’abitudine di Luisa venne l’ispirazione per <strong>il famoso bigliettino</strong> che troviamo ancora oggi avvolto intorno al Bacio: era lei che faceva recapitare a Giovanni, l’uomo con cui aveva una storia, un cioccolatino nascosto all’interno di un pezzettino di carta con su scritte parole d’amore.</p>
<p>Regalava idee, spunti e nuova linfa a chiunque la circondasse. Una creatività contagiosa.</p>
<h3>La determinazione</h3>
<p>Crederci: la fiducia in se stessi, la convinzione nelle proprie scelte, il camminare con la schiena dritta.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il grande dono che aveva Luisa, era quello di sentirsi una persona prima che una donna. In grado di prendere le sue decisioni, <strong>portare avanti le sue idee</strong>, in grado di fare a modo suo.</p>
<p>Certo, ascoltando consigli &#8211; come nel caso del nome del Bacio &#8211; ma senza perdere la bussola.</p>
<p>Il suo matrimonio finì proprio dopo la <strong>prima guerra mondiale</strong> perché lei, in un periodo tutt’altro che facile, prese decisioni rivoluzionarie per far continuare a prosperare l’azienda. Ci fu Luisa, con i figli giovanissimi, a capo della crescita della Perugina in quegli anni. Scelte non condivise dal marito Annibale che, alla fine, lasciò l’azienda e anche la moglie.</p>
<p>Allo stesso modo, molti non capirono la sua idea di avviare <strong>un secondo business</strong>, quello dell’angora: business portato avanti dal figlio dopo la sua morte, e passato di generazione in generazione. Un progetto che continua ancora ai giorni nostri.</p>
<h3>L’impegno per le donne</h3>
<p>E infine, permettetelo, voglio ricordare anche il suo impegno per le donne.</p>
<p>Unica donna tra gli uomini, sapeva di dover tenere botta per farsi ascoltare ma conosceva anche tutte le problematiche che il suo genere viveva ogni giorno. Le sentiva sulla sua pelle.</p>
<p>La sua <strong>gestione aziendale</strong> era anni luce avanti a quella di qualsiasi altra industria occidentale e quelle che oggi, spesso, vengono definite innovazioni e passi avanti per le donne lavoratrici, c’erano già tutte.</p>
<p>Proprio durante la Grande Guerra, come accennavamo prima, Luisa decide di non fermarsi: gli uomini erano al fronte e lei dà la possibilità alle donne, mogli e figlie, di andare a lavorare al posto loro. Questi furono anni di grande sviluppo, con <strong>un’azienda gestita e portata avanti al femminile</strong>.</p>
<p>Forse anche in questo periodo, capì quali erano le questioni che impedivano alle donne di lavorare come gli uomini e di vivere in modo sereno l’impegno in fabbrica. Fu così che venne creato l’<strong>asilo nido</strong> all’interno dell’impianto industriale e venne garantito il cosiddetto <strong>diritto all’allattamento</strong> a tutte le dipendenti.</p>
<p>E poi, per chiunque lavorasse nella Perugina, un ambiente di lavoro famigliare, sano, fatto di balli, premi e risultati.</p>
<h2>L’eredità di Luisa Spagnoli</h2>
<p>Le due aziende nate e cresciute grazie a Luisa Spagnoli sono ancora oggi <strong>esempi di made in Italy</strong> nel mondo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La <em>Perugina</em> e il brand di moda che porta il suo nome continuano a portare avanti le sue idee, il suo approccio al lavoro e i suoi prodotti. Inoltre, Luisa è diventata una vera icona, celebrata e raccontata in libri e film.</p>
<blockquote><p>«Luisa Spagnoli era una donna eccezionale nella mente e nel cuore».</p></blockquote>
<p>Lo diceva Giovanni Buitoni, suo compagno di lavoro e di vita. E mi sembra una sintesi perfetta.</p>
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		<title>Adriano Olivetti: la tecnologia per le persone</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/adriano-olivetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 15:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è il primo di una serie di articoli che ti daranno l’ispirazione giusta, attraverso il racconto di storie di successo vere, verissime, reali. E il primo grande genio italiano che ti presentiamo è proprio lui, Adriano Olivetti. La storia che non conosciamo Facendo ricerche per scrivere questo testo, mi sono resa conto che non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è il primo di una serie di articoli che ti daranno l’ispirazione giusta, attraverso il racconto di storie di successo vere, verissime, reali. E il primo grande genio italiano che ti presentiamo è proprio lui, <strong>Adriano Olivetti.</strong></p>
<h2>La storia che non conosciamo</h2>
<p>Facendo ricerche per scrivere questo testo, mi sono resa conto che non conoscevo nulla di questa figura quasi mitologica. Le macchine da scrivere, manco a dirlo, le ho sempre adorate.</p>
<p>Ma dietro questo prodotto, chi c’era?</p>
<p>Sarà stata la scomparsa prematura di Adriano Olivetti o il fatto che procedesse a una velocità diversa rispetto a quella dell’Italia dei suoi tempi, ma <strong>sappiamo davvero poco dell’imprenditore e della persona</strong> che era.</p>
<p>Ho provato a tracciare, a partire da interviste, siti dedicati e articoli di giornale, il suo profilo: quello che ne è venuto fuori è una descrizione davvero affascinante.</p>
<h2>Chi era Adriano Olivetti?</h2>
<p>Nato nel 1901, ragazzo studioso, apprendista nella fabbrica di suo padre che, appunto, costruiva macchine per scrivere. Un’azienda che funzionava, ma senza molte pretese.</p>
<p>Adriano, dopo un viaggio negli USA, inizia a mettere in pratica le sue <strong>idee nuove</strong> nell’impresa di famiglia con un unico obiettivo: <strong>modernizzare</strong> la produzione e creare <strong>prodotti innovativi</strong>, per una società in pieno cambiamento.</p>
<p>Negli anni Cinquanta, quelli del boom economico, la Olivetti viene consacrata come vero <strong>brand tecnologico</strong> anche all’estero. È proprio allora che nascono la Lexikon 80, la calcolatrice Divisumma 24 e la celeberrima macchina per scrivere portatile Lettera 22. Ancora oggi veri e propri oggetti del desiderio per gli amanti del vintage.</p>
<p>Parallelamente alla crescita imprenditoriale e industriale, Adriano si occuperà sempre di cultura, arte, architettura e politica.</p>
<p>Ma cosa lo rende, ancora oggi, una vera e propria icona?</p>
<p>Ho riportato quattro aspetti distintivi di quest’uomo e del suo lavoro, aspetti a cui i veri imprenditori di successo dovrebbero far attenzione. Anche nel nostro secolo.</p>
<h3>L’idea fissa</h3>
<p>In un’intervista al nipote, il giornalista chiede com’era davvero <strong>Adriano Olivetti al lavoro</strong>, come viveva il suo mestiere: Beniamino Liguori de’ Liguori Carino ruba l’espressione <em>“l’idea fissa”</em> a Paul Valery per definire il modo in cui suo nonno si impegnava ogni giorno.</p>
<p>Per l’imprenditore si trattava di qualcosa in più del semplice produrre dispositivi, oggetti tecnologici. C’era una <strong>passione</strong>, una fame di sapere, un’<strong>attenzione costante a migliorare il prodotto</strong>, ad andare oltre. Un vero fuoco che non smetteva mai di ardere.</p>
<p>E questo dovrebbe essere il motore di ogni azienda.</p>
<h3>La cultura</h3>
<p>Adriano Olivetti negli anni Trenta fondò una rivista, <em>Tecnica e Organizzazione</em> e prima della II Guerra Mondiale, durante l’esilio in Svizzera, scrisse il libro <em>L’ordine politico delle comunità</em>. Creò il famoso Movimento Comunità, con cui vinse anche le elezioni e divenne sindaco di Ivrea negli anni Cinquanta</p>
<p>La sua <strong>attenzione al dibattito culturale e politico</strong> fu fondamentale anche per il suo lavoro: Adriano riusciva, in questo modo, a vivere appieno il suo tempo, accogliendo tutte le <strong>spinte innovatrici</strong> e mantenendo stretto il <strong>contatto con la realtà</strong>.</p>
<p>Conoscere il panorama in cui ci si muove, le aspettative e i problemi del proprio tempo aiuta sicuramente l’imprenditore a creare prodotti utili, che trovano posto nel mercato e in un contesto sociale specifico.</p>
<h3>Le persone</h3>
<p>Molti hanno messo a confronto in questi anni il genio italiano con Steve Jobs, ma altrettanti hanno tenuto a precisare che Olivetti ha sempre lavorato per una tecnologia che “aiutasse” le persone, che fosse al loro servizio, un <strong>mezzo “popolare” per diffondere istruzione e cultura</strong>.</p>
<p>E questo è chiaro in molte iniziative portare avanti dal Signore delle macchine per scrivere.</p>
<p>L’imprenditore è stato un antesignano nella cura della <strong>comunicazione</strong>: agli inizi degli anni Trenta creò un nuovo ufficio, il Servizio Pubblicità. In poche parole, questo doveva occuparsi di comunicare in modo chiaro e piacevole con le persone. Far conoscere i prodotti e come questi potevano <strong>semplificare la loro vita</strong>, senza dimenticare l’estetica e il design. Non a caso, in IBM molti paragonavano le tristi macchine statunitensi ai frizzanti prodotti italiani, a favore ovviamente di questi ultimi.</p>
<p>Ma la cura per le persone non stava solo nella creazione del prodotto e nella sua comunicazione, ma anche nei <strong>rapporti con i dipendenti</strong>. Infatti la Olivetti fu una delle prime industrie a ridurre gli orari di lavoro per lo stesso salario, in anticipo sulla legislazione italiana.</p>
<p>Una sorta di pioniere della <a href="https://www.lucapropato.com/blog/dream-company.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dream Company</a>, che lavorava a un progetto con le persone e per le persone.</p>
<h3>L’innovazione</h3>
<p>Ora scoprirai una cosa sconvolgente.</p>
<p>Il <strong>pioniere dello store immersivo</strong>, da cui ha preso le mosse il modello Apple Store, fu proprio Olivetti.</p>
<p>Adriano contattò, nel 1954, gli architetti Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti e Ernesto Rogers per progettare un negozio al numero 584 della Fifth Avenue di New York. Che non fosse solo un luogo di vendita, ma uno <strong>spazio architettonico fatto di visioni, intuizioni, design</strong>. Di bellezza e tecnologia.</p>
<p>Ecco, basta questo per capire quanto lo sguardo di Adriano guardasse avanti, come questo imprenditore si muovesse a un ritmo che gli altri non riuscivano a tenere.</p>
<p>Altra cosa molto interessante che ti segnalo è che, dagli archivi NARA di Washington, pubblicati solo nel 2008, è venuto fuori che un agente della <strong>CIA</strong> era molto vicino a Olivetti e passava informazioni periodicamente agli USA. Non solo sull’industria di Ivrea ma, soprattutto, sulla vicenda politica e sociale dell’imprenditore.</p>
<p>Una personalità sfaccettata, frizzante, che non voleva solo produrre tecnologia, ma dare forma al futuro. Tanto innovatrice, da essere seguita con interesse anche dal Paese della modernità per antonomasia.</p>
<p>Adriano Olivetti si spense improvvisamente nel 1960, durante un viaggio in treno. Ma la sua, ancora oggi, è un’azienda con 36.000 dipendenti, presente in Italia e all’estero.</p>
<p>Soprattutto, come avrebbe voluto Adriano, è un progetto. Industriale, culturale e sociale.</p>
<p><strong>Continua a seguirci per leggere altre storie di successo. E chissà che non troverai proprio la giusta dose di ispirazione per la tua idea!</strong></p>
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		<title>Tempo e sperimentazione: il segreto per far crescere la tua azienda</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/tempo-sperimentazione-crescere-azienda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Bucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 12:56:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se sei atterrato/a su questo post, probabilmente anche tu almeno una volta negli ultimi 6 mesi ti sei chiesto, o chiesta: come affronto una pandemia, rimanendo a galla nonostante i rapidi cambiamenti di un mercato sempre più fragile e delicato? Come posso continuare a vendere i miei prodotti/servizi rimanendo in contatto col mio pubblico? Soprattutto, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se sei atterrato/a su questo post, probabilmente anche tu almeno una volta negli ultimi 6 mesi ti sei chiesto, o chiesta: <em>come affronto una pandemia, rimanendo a galla nonostante i rapidi cambiamenti di un mercato sempre più fragile e delicato?</em></p>
<p><em>Come posso continuare a vendere i miei prodotti/servizi rimanendo in contatto col mio pubblico?</em></p>
<p><em>Soprattutto, come arrivo a fine mese senza lasciare che pensieri e preoccupazioni governino le mie giornate e i risultati della mia azienda?</em></p>
<p>Ecco, come ho scritto, se sei atterrato/a su questo articolo, ti sei fatto/a almeno una di queste domande e sei ancora alla ricerca di una risposta&#8230; <strong>Sei nel post(o) giusto.</strong></p>
<p>La verità è in parte conosciuta: un evento epocale ha stravolto i sistemi di vita ai quali eravamo abituati finora, costringendoci ad adattare minuti, ore e giornate della nostra vita ad uno stile molto lontano dalle nostre consuetudini.</p>
<p>L’impatto dell’essere costretti a rimanere a casa è aumentato quando ci siamo ritrovati faccia a faccia con la nostra coscienza. E per coscienza intendo proprio la definizione letterale del termine, la quale recita:<em> “coscienza &#8211; consapevolezza che il soggetto ha di se stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori.”</em> (Treccani)</p>
<h3><strong>Cosa ha significato il confronto con tutti questi aspetti?</strong></h3>
<p>C’è chi si è accorto di stare dedicando troppe energie a situazioni che non lo meritavano, chi ha capito di voler intraprendere nuove strade lavorative, chi ha sentito il bisogno di rinnovarsi e chi ha avuto l’impulso di iniziare un percorso inesplorato.</p>
<p>Queste riflessioni hanno condotto ad un’unica, importante verità: il tempo è il bene più prezioso che abbiamo, e il modo in cui lo impieghiamo fa la differenza in termini di realizzazione dei nostri sogni, obiettivi, risultati.</p>
<p>In che modo tutto questo si collega alla prosperità di un’azienda, in un’epoca così particolare?</p>
<p>Il flusso di prosperità attraversa diverse fasi, tuttavia inizia a scorrere da un’unica vera fonte:<strong> il tempo.</strong></p>
<p>Utilizzare il <strong>tempo</strong> e le <strong>risorse</strong> ad esso connesse in modo da <strong>ottimizzare i risultati</strong> delle scelte che si fanno è fondamentale per rimanere focalizzati sul proprio obiettivo di crescita.</p>
<p><strong>Prosperare</strong> significa aprirsi alle possibilità, <strong>sperimentare nuovi approcci</strong>, studiare strumenti originali per adeguare le proprie strategie al mondo in cui viviamo, in cui le condizioni cambiano in un batter d’occhio.</p>
<p>Pensiamo per un attimo a come, negli ultimi anni, le strategie di Inbound Marketing abbiano soppiantato quasi del tutto le azioni di Outbound Marketing, premiando definitivamente un tipo di comunicazione volta a creare una relazione con gli utenti finali anziché a colpirli con un messaggio unilaterale.</p>
<p>Cosa ne sarebbe oggi del volto di molte aziende e multinazionali se non si fosse lasciato spazio alla sperimentazione e all’innovazione che hanno stravolto completamente il modo di comunicare moderno?</p>
<p>Una domanda retorica che racchiude in sé una piccola perla da tenere sempre in tasca: i <strong>cambiamenti</strong>, le <strong>sperimentazioni</strong> e i <strong>test</strong> sono alla base dell’innovazione che produce un progresso e conduce a nuove scoperte.</p>
<p>Per questo nella nostra agenzia abbiamo studiato un <strong>Processo di Consulenza e Formazione</strong> in grado di fornirti gli strumenti necessari per sfruttare ogni cambiamento a tuo vantaggio, liberando tempo, denaro e risorse da investire sull’innovazione e la crescita della tua azienda.</p>
<p>Questo processo conduce verso <strong>nuovi modi di reagire</strong> e ti permette di non essere impreparato di fronte ai cambiamenti, perché sai come affrontare, aggirare e superare tutti gli ostacoli che potresti trovare nel tuo percorso.</p>
<p>Immagina di camminare sul sentiero della tua vita, verso la realizzazione dei tuoi obiettivi e dei tuoi sogni. Ti piacerebbe avere una chiave per aprire con facilità ogni porta che si frappone fra te e il proseguimento del tuo percorso?</p>
<p>Con la chiave dell’innovazione sempre con te, non solo riesci nell’intento, ma soprattutto sei in grado, indipendentemente dal periodo storico che stai vivendo, di far prosperare la tua azienda, dedicare tempo di qualità alla tua famiglia e godere appieno delle bellezze della vita.</p>
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		<title>Testi lunghi o corti: Long is more</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/testi-lunghi-corti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianfranco Marramiero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 08:10:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bloo.it/?p=148313</guid>

					<description><![CDATA[<p>In questo periodo di profondo cambiamento, molti imprenditori refrattari &#8211; ante Covid-19 &#8211; all&#8217;uso della comunicazione online, hanno necessariamente dovuto rivedere la loro posizione e fare un &#8220;salto&#8221; verso il digitale trovandosi, loro malgrado, costretti a dover comunicare attraverso il web. Ed è proprio a quel punto che si sono trovati a porsi tutti la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo periodo di profondo cambiamento, molti imprenditori refrattari &#8211; ante Covid-19 &#8211; all&#8217;uso della comunicazione online, hanno necessariamente dovuto rivedere la loro posizione e fare un &#8220;salto&#8221; verso il digitale trovandosi, loro malgrado, costretti a dover comunicare attraverso il web.</p>
<p>Ed è proprio a quel punto che si sono trovati a porsi tutti la stessa domanda.</p>
<blockquote><p>“Quanto devono essere lunghi i post che scrivo per il mio blog? E sui social?”<br />
Lunghi o corti? Questo è il dilemma.</p></blockquote>
<p>Sulla densità dei contenuti di post e articoli negli anni, si è aperta una vera e propria &#8220;religion war&#8221;.</p>
<p>Ci sono i seguaci del cosiddetto <a href="https://www.lucapropato.com/blog/minimalismo-digitale.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>minimalismo digitale</strong></a>, quelli che “è meglio scrivere contenuti corti perché le persone non leggono e il livello di attenzione oggigiorno è inferiore a quella di un pesce rosso” che, per alcuni versi, può essere anche vero, anche se come vedremo non sempre è così.</p>
<p>C&#8217;è invece chi propende per la filosofia “se i contenuti sono interessanti per il pubblico, puoi scrivere anche un&#8217;enciclopedia, ma il lettore non staccherà mai gli occhi dal suo smartphone”. Allora dov&#8217;è la verità?</p>
<p>Al di là delle filosofie, ci sono i numeri che non mentono mai e ci consentono di dire, parafrasando una famosa frase dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, che &#8220;<strong>Long is more</strong>&#8220;. Come vedremo a breve, infatti, sono diversi gli studi che permettono di decretare il vincitore indiscusso tra contenuti lunghi e testi brevi.</p>
<h3>Le analisi di BuzzSumo e il caso Neil Patel</h3>
<p>Uno di questi studi è stato condotto da <a href="https://moz.com/blog/content-shares-and-links-insights-from-analyzing-1-million-articles" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Moz</strong></a> e <strong>BuzzSumo</strong>, che hanno messo sotto la lente di ingrandimento oltre 1 milione di articoli e pagine web, per capire qual è il fattore che più di tutti spinge le persone a condividere e linkare:</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-148319 size-full" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/grafico-content-mozcom-1.jpg" alt="Fonte: MOZ.com" width="1200" height="417" srcset="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/grafico-content-mozcom-1.jpg 1200w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/grafico-content-mozcom-1-300x104.jpg 300w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/grafico-content-mozcom-1-1024x356.jpg 1024w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/grafico-content-mozcom-1-768x267.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Alla luce di questi dati, non sembrerebbero esserci dubbi: i contenuti con oltre 3.000 parole hanno dei risultati superiori in termini di condivisione (<strong><a href="https://marketing.buzzsumo.com/link-study/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui l&#8217;analisi completa</a></strong>).</p>
<p>A confermare questa analisi c&#8217;è anche uno studio personale di <strong>Neil Patel</strong>, che ha fatto un&#8217;analisi, mettendo a confronto i suoi post più lunghi e più brevi di 1.500 parole, scoprendo che i suoi contenuti più lunghi risultavano essere più condivisi sui social rispetto a quelli più brevi.</p>
<h3>Quindi qual è la lunghezza ideale di un contenuto?</h3>
<p>Secondo l’analisi di <strong>Buffer</strong>, la lunghezza ideale per ottenere un maggiore engagement è tra le 1.800 e le 2.500 parole: un buon compromesso che permette di ottenere un buon ranking nei motori di ricerca e ricevere più condivisioni e likes.</p>
<p>Questi dati confermano, quindi, che per quanto gli utenti vadano veloci sui loro device e il livello di attenzione sia più basso rispetto al passato, tendono comunque a preferire e condividere un <strong>contenuto lungo, completo e con informazioni di valore</strong>.</p>
<p>Anche Google, come una sorta di “Salomone Digitale” si muove in questa direzione, premiando in termini di visibilità coloro che danno (in termini di ricchezza dei contenuti) prima di ricevere (condivisioni e reactions).</p>
<p>Da queste analisi sembrerebbe emergere che basta scrivere testi lunghi e &#8220;allungare il brodo&#8221; per ottenere risultati, giusto?</p>
<p>Niente di più sbagliato, poiché alla fine quello che conta davvero è la <strong>qualità</strong> di quello che scriviamo nei nostri testi, parole che devono entrare nel cuore del lettore e che da sole riescono ad aggiungere un granello di conoscenza o consapevolezza in più nella vita delle persone che li leggono.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/testi-lunghi-corti/">Testi lunghi o corti: Long is more</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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		<title>Valori e narrazioni: il caso Mulino Bianco</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/valori-mulino-bianco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 12:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bloo.it/?p=148306</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un marchio che è entrato nell’immaginario del nostro Paese, padre di un’espressione entrata ormai nel linguaggio comune. Mulino Bianco è uno dei brand italiani che ha costruito un’identità chiara e ben delineata, adattandola ai cambiamenti sociali, economici e culturali. Vediamo, allora, quali sono i valori e i racconti che ha portato avanti dagli anni Settanta a oggi. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Un marchio che è entrato nell’immaginario del nostro Paese, padre di un’espressione entrata ormai nel linguaggio comune. </span><span style="font-weight: 400;">Mulino Bianco è uno dei brand italiani che ha costruito <strong>un’identità chiara e ben delineata</strong>, adattandola ai cambiamenti sociali, economici e culturali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vediamo, allora, quali sono i valori e i racconti che ha portato avanti dagli anni Settanta a oggi.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">La vita di campagna</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Il primo topic, che troviamo anche nel logo e nel naming, è proprio quello della campagna. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La narrazione è quella di un mondo bucolico, genuino, tradizionale e lento.</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;">Il <strong>naming</strong> esprime genuinità;</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">il <strong>logo</strong> comprende spighe e fiori che ricordano la natura e il fiabesco mulino;</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;">il <strong>packaging</strong>, di colore giallo, ci dà la sensazione di qualcosa appena sfornato, e riporta indicati tutti gli ingredienti.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">I primi elementi del brand e la sua concretizzazione sono espressione di valori che coincidono, in gran parte, con quelli di <strong>un’Italia legata alle sue origini</strong>, alla sua dimensione più semplice e naturale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo legame, però, non può mantenersi sempre uguale ma deve adeguarsi ai tempi che cambiano, a una coscienza e a un popolo che, nel corso dei decenni, vive sempre più in città e scopre l’ecologia e la crisi climatica.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Mulino Bianco, allora, non assume una posizione conservatrice ma <strong>riporta la narrazione al tempo giusto</strong>: la campagna, con la sua vita scandita dai tempi della natura, diventa una scelta, un ritorno alla vita semplice, un’attenzione particolare all’ambiente, agli ingredienti sani e a uno stile di vita corretto.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">La favola</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Forse ricorderai Alice nel Paese delle Meraviglie che, in uno degli spot degli anni 2000, correva in questo campo di grano e alla fine inzuppava un biscotto in una tazza di tè col Cappellaio Matto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Era proprio una campagna pubblicitaria del Mulino Bianco, che decise di accostare i propri prodotti alle celebri favole occidentali. Già, perché <strong>la figura del cantastorie</strong> è un altro dei capisaldi di questo brand. </span><span style="font-weight: 400;">Il marchio, infatti, fece la sua prima comparsa in tv nel celeberrimo Carosello: la sua réclame mostrava una madre che sciorinava una piacevole filastrocca a sua figlia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ecco, allora, che il racconto a metà strada tra realtà e magia rimane una costante per il brand, declinato attraverso diversi canali e forme: inizialmente, la narrazione è interamente <strong>dedicata ai bambini</strong>, con le fiabe e la creazione di un vero e proprio personaggio, Piemmebi, il fornaio pasticcione e romantico che tentava in tutti i modi di conquistare la bella Clementina. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dalla favola pura, si passa a <strong>una narrazione più realistica e divertente</strong>, pensata anche per gli adulti: il Mulino diventa la location degli spot, con il famoso Antonio Banderas che parla a Rosita, e sulle confezioni dei biscotti rimane il riferimento alla storia del prodotto, indicata anche con il capolettera che ricorda proprio il <em>C’era una volta</em>.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">La famiglia</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">E infine, il luogo sicuro, il calore, la semplicità: la famiglia tradizionale diventa protagonista negli anni Ottanta, con il momento della colazione. Che verrà poi cucito, col passare del tempo, su una <strong>famiglia che cambia</strong>: la madre vestita con tailleur che va al lavoro &#8211; e non prepara più la colazione per tutti con il grembiule &#8211; i bambini che non vogliono sedersi a tavola e sono perennemente in ritardo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, nonostante la sua famiglia venga identificata con un ideale, il Mulino Bianco inizia ad umanizzare sempre più le situazioni rendendole avvicinandole<strong> al vissuto di tutti noi</strong>. Ma non per questo dimentica i valori e le basi del brand.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi i fornai del Mulino Bianco preparano le piadine per una serata tra amici, hanno cambiato quotidianità, ma amano ancora la campagna e i sentimenti veri.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">C’era una volta&#8230;e poi</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Ho scelto di parlare di Mulino Bianco perché, quando il tema di un articolo è il brand, spesso ci si trova di fronte ai grandi colossi del marketing. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo marchio italiano è oggi un gigante del mercato ma alle spalle ha una lunga storia, qualche intuizione, bravi creativi e la <strong>capacità di cambiare pelle</strong> e accompagnare 50 anni di storia, <strong>senza dimenticare mai i suoi valori</strong>, il suo racconto, il suo tono di voce. </span><span style="font-weight: 400;">Oggi il Mulino Bianco è uno dei brand più attenti alla personalizzazione dei prodotti, all’interazione con gli utenti, all’ascolto del suo target. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sta cambiando di nuovo e, per mantenersi a galla, cambierà ancora pelle. Ma mai cuore.</span></p>
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		<title>Come trasformare l&#8217;incertezza in un&#8217;opportunità di crescita</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/incertezza-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Ciarrocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 12:25:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bloo.it/?p=148282</guid>

					<description><![CDATA[<p>Opportunità di crescita in un contesto di incertezza? Certamente. Parliamo di capacità di adattamento e flessibilità. Se qualcuno ti avesse detto che nel 2020 avresti vissuto la più grande emergenza sanitaria del dopoguerra, cosa avresti fatto? Nella rara ipotesi in cui gli avessi creduto, come ti saresti preparato per affrontare questo momento di crisi? Difficile rispondere [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Opportunità di crescita in un contesto di incertezza? Certamente. Parliamo</span><span style="font-weight: 400;"> di <strong>capacità di adattamento</strong> e <strong>flessibilità</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se qualcuno ti avesse detto che nel 2020 avresti vissuto la più grande emergenza sanitaria del dopoguerra, cosa avresti fatto? Nella rara ipotesi in cui gli avessi creduto, come ti saresti preparato per affrontare questo momento di crisi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Difficile rispondere perché lo scenario degli ultimi mesi ci ha proiettato in un contesto di <strong>grandi incertezze</strong> e <strong>cambiamenti imprevisti</strong>, una vera e propria centrifuga che ha messo in discussione tutti i nostri punti saldi. Sono state stravolte le nostre consuetudini, abbiamo visto negata la libertà di muoverci e di relazionarci con le persone. Abbiamo perso totalmente la capacità di controllo su ciò che ci circonda, la visione d’insieme del mondo e di come funzionano le logiche della società in cui viviamo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">D’impatto, il buio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La fase di crisi è repentina, inarrestabile, pronta a travolgerti come un fiume in piena, ma rappresenta spesso un’occasione di crescita per coloro che riescono ad analizzare ed interpretare meglio e prima degli altri il cambiamento.</span></p>
<h3><strong>Ma come si gestisce una situazione di crisi?</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Il miglior modo per reagire è quello di prepararsi attingendo all’esperienza e alle best practices da cui possiamo trarre importanti insegnamenti. Non possiamo pensare di avere una soluzione immediata ad un nuovo contesto se non abbiamo solide basi aziendali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo parlare di <strong>Crisis Management</strong>? </span><span style="font-weight: 400;">Certamente. Le situazioni di crisi aziendale possono nascere da molteplici contesti, tra cui quello che stiamo vivendo legato al Covid-19. Questa emergenza sanitaria ha incrociato quella economica, provocando un effetto domino che ha colpito tutte le realtà imprenditoriali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Agire tempestivamente è fondamentale, ma lo è ancor di più comprendere la strada da percorrere. Ogni azienda dovrebbe costantemente monitorare il mercato in cui opera e definire un piano di azione in caso di crisi, che segue delle specifiche linee guida. Stiamo parlando del cosiddetto <strong>“piano di crisis management”</strong>, il documento redatto internamente all’azienda che tiene conto delle azioni da intraprendere in ogni settore aziendale, oltre che dei soggetti che entrano in gioco nel caso in cui ci fossero i presupposti per fronteggiare una situazione di crisi, contenendo danni diretti e collaterali all’azienda.</span></p>
<h3><strong>La valutazione dei rischi</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Le aziende più strutturate, qualora fosse necessario, sono in grado di implementare i piani di emergenza in tempi molto rapidi, grazie anche alla presenza di un team di lavoro preposto. Quando questo non è possibile, è necessario valutare rapidamente i rischi di impatto sull’operatività aziendale.<br />
</span><span style="font-weight: 400;">In questo scenario emerge il vero leader che sa <strong>analizzare il contesto</strong> in cui opera, ne comprende il cambiamento ed è in grado di rispondere in maniera funzionale e veloce.</span></p>
<h3><strong>La definizione del piano di comunicazione</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">In contesti difficili di emergenza come quello attuale è fondamentale gestire i <strong>rapporti interni ed esterni</strong> all’azienda. Non possiamo continuare a parlare al nostro pubblico senza fare riferimento al contesto in cui stiamo vivendo. È importante adeguare i <strong>contenuti</strong> e il <strong>tono di comunicazione</strong>, senza però tralasciare l’importanza di essere coerenti con i valori aziendali e il core business.</span></p>
<h3><strong>Il confronto</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Fare un passo indietro, fermarsi e riflettere. Insieme. La forza di un’azienda sta nel confronto e un vero leader si differenzia perché sa <strong>ascoltare</strong>. Il dialogo con i collaboratori è importante perché ci apre ad una visione più completa dell’azienda e la specializzazione di ognuno ci permette di analizzare nello specifico ogni settore aziendale. Nasce proprio dai momenti di confronto l’idea che può costituire l’alternativa e la soluzione vincente in grado di rispondere ad una situazione di emergenza. Qui si definisce la <strong>capacità di adattamento</strong> che spesso nasce dal rimescolare le carte e mettere in discussione dei punti saldi che spesso vengono dati per scontati. L’abilità del buon leader è quella di saper cogliere le occasioni date dal cambiamento, partendo dal confronto e intercettando un&#8217;<strong>opportunità di crescita</strong>.</span></p>
<h3><strong>La flessibilità</strong></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">In contesti di emergenza dobbiamo essere pronti a riorganizzare l’attività aziendale proponendo <strong>modelli snelli e fluidi</strong>, ricorrendo a tutti gli strumenti a cui abbiamo accesso. Ripensare all’attività aziendale ed ottimizzare ogni aspetto. Pianificare e lavorare per obiettivi seguendo una <strong>strategia</strong> ci aiuta ad essere più flessibili e pronti ad affrontare situazioni di emergenza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lo <strong>smart working</strong> e la <strong>comunicazione digitale</strong> hanno evidenziato la capacità organizzativa di un’azienda. In poco tempo ci siamo trovati di fronte a delle scelte strategiche importanti in cui gli strumenti digitali hanno giocato un ruolo centrale. Si sono attivati nuovi bisogni che rappresentano nuove opportunità. Il quadro complessivo è di grande rilevanza ed è in continua mutazione, sei pronto?</span></p>
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		<title>Prisma di Kapferer per sviluppare l&#8217;identità di marca</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/kapferer-identita-di-marca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Bloo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 09:53:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.bloo.it/?p=148268</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tranquillo, non parleremo di geometria. Il protagonista di questo articolo è il Prisma di Kapferer, uno strumento importante per lavorare all’identità di marca: vediamo subito come viene utilizzato. Perché un prisma? Se dovessi descrivere una persona, da cosa inizieresti? Probabilmente dall’aspetto esteriore &#8211; colore dei capelli, &#160;occhi &#8211; per poi passare al carattere, al lavoro, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Tranquillo, non parleremo di geometria.</p>
</div>
<div>Il protagonista di questo articolo è il Prisma di Kapferer, uno strumento importante per lavorare all’identità di marca: vediamo subito come viene utilizzato.</div>
<h2>Perché un prisma?</h2>
<div>Se dovessi descrivere una persona, da cosa inizieresti?</div>
<div></div>
<div>Probabilmente dall’aspetto esteriore &#8211; colore dei capelli, &nbsp;occhi &#8211; per poi passare al carattere, al lavoro, agli interessi e alle caratteristiche meno tangibili.</div>
<div></div>
<div>Questa stessa riflessione venne fatta da un certo&nbsp;<strong>Jean-Noel Kapferer</strong>, professore e autore che ha segnato la <strong>storia dei&nbsp;modelli di branding</strong>. I suoi studi vennero formalizzati negli&nbsp;anni Ottanta, quando la comunicazione pubblicitaria viveva un periodo di transizione.</div>
<div></div>
<div>Dalla visione&nbsp;product-oriented&nbsp;tradizionale degli anni Cinquanta, si iniziava a ragionare sulla&nbsp;<a href="https://www.bloo.it/blog/lovemarks-e-brand/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">forza del brand</a>, sui sistemi di valore. Su una società che era ormai consumistica e assuefatta ad un certo tipo di comunicazione.</div>
<div></div>
<div>Kapferer pensò allora di strutturare la&nbsp;<strong>costruzione di un’identità di marca</strong> come se fosse quella di una persona e, in effetti, la cosa funziona.</div>
<div></div>
<div>Pensa a Mercedes: se fosse una persona, come sarebbe? Forse un uomo d’affari, in giacca e cravatta, elegante, sempre di corsa ma mai sgualcito.</div>
<div></div>
<div>Da questa intuizione fece derivare qualcosa di concreto e utile, un modello da utilizzare per costruire da zero l’identità di marca: il famoso prisma.</div>
<h2>Il prisma e il suo significato</h2>
<div>Ecco com’è fatto:</div>
<div></div>
<div><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-148270" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/prisma-kapferer-300x199.png" alt="prisma di kapferer" width="600" height="399" srcset="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/prisma-kapferer-300x199.png 300w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/prisma-kapferer.png 713w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></div>
<div></div>
<div>
<div>Ai due estremi del prisma ci sono il brand e i suoi potenziali clienti.</div>
<div></div>
<div>Ogni lato della figura rappresenta un aspetto del brand:</div>
<ol>
<li><strong>le caratteristiche fisiche</strong>: la parte esteriore, oggettiva;</li>
<li><strong>la&nbsp;relazione</strong>: il rapporto che si va a creare con le persone;</li>
<li><strong>il&nbsp;riflesso</strong>: il cliente ideale e stereotipato;</li>
<li><strong>la&nbsp;personalità</strong>: l’elemento che rende riconoscibile, unica, la marca;</li>
<li><strong>l’universo culturale</strong>: i valori del brand;</li>
<li><strong>la&nbsp;rappresentazione</strong>: la percezione che ha il cliente di sé in quanto acquirente di quel brand.</li>
</ol>
<div>Molto bene, ma adesso come si usa? Ti presento un esempio.</div>
<h2>Il caso Starbucks</h2>
<div>Ecco un brand dotato di una forte identità di marca, conosciuto da tutti e nel mondo intero. Vediamo, allora, come appare il prisma di Kapferer in questo caso.</div>
</div>
<div></div>
<div><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-148271" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/starbucks-300x212.jpg" alt="identità di marca starbucks" width="600" height="424" srcset="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/starbucks-300x212.jpg 300w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/starbucks-768x543.jpg 768w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/starbucks-840x595.jpg 840w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/06/starbucks.jpg 842w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></div>
<div></div>
<div>
<div>Andiamo adesso ad analizzare le singole facce del prisma:</div>
<ol>
<li>caratteristiche fisiche: Starbucks vende&nbsp;bevande calde, punta a creare un’<strong>atmosfera rilassata, sicura</strong>, non a caso utilizza molto il colore verde (nel logo stesso);</li>
<li>relazione: con i suoi consumatori innanzitutto ha un rapporto di<strong>&nbsp;prossimità</strong>, perché è praticamente ovunque (almeno negli USA), regala un’<strong>esperienza personalizzata</strong> – avrai in archivio una stories col tuo nome sul bicchiere – e crea un legame confidenziale in un contesto conviviale;</li>
<li>riflesso: la persona che ama sentirsi&nbsp;<strong>connessa&nbsp;agli altri</strong> in uno Starbucks, che incontra altre persone per lavoro o tempo libero, che pensa di gustare un prodotto tradizionale e di qualità;</li>
<li>personalità: tradizionale, attento alla qualità e aggiungerei&nbsp;<strong>amichevole, sorridente, “leggera”</strong>;</li>
<li>universo culturale: i valori di Starbucks sono il <strong>rispetto</strong>, per le persone e l’ambiente, e l’impegno&nbsp;per realizzare un mondo migliore, sicuramente più <strong>umano</strong>;</li>
<li>rappresentazione: la persona che frequenta Starbucks reputa se stessa attenta alla&nbsp;relazione con gli altri, pensa di avere un&nbsp;<strong>comportamento etico&nbsp;e scrupoloso</strong> in fatto di qualità del prodotto e di mantenimento di piccole preziose tradizioni, come quella di una tazza di caffè.</li>
</ol>
<div>Ti sembra di riconoscerlo? Vedi il brand materializzarsi davanti ai tuoi occhi?&nbsp;Bene, Starbucks ha fatto un ottimo lavoro, ma puoi farlo anche tu.</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/kapferer-identita-di-marca/">Prisma di Kapferer per sviluppare l&#8217;identità di marca</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Consigli per sconfiggere il temibile foglio bianco</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/consigli-foglio-bianco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Elena Crusco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 11:31:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=148228</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ansia da foglio bianco? Io mi ritrovo spesso a fissare il vuoto nel più totale sconforto. Ho scoperto, con grande piacere, che questa cosa succede a tutti, anche a chi è abituato a scrivere per lavoro. In questo articolo ho deciso di condividere con te qualche suggerimento che mi è stato utile per affrontare il blocco [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/consigli-foglio-bianco/">Consigli per sconfiggere il temibile foglio bianco</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Ansia da foglio bianco?</p>
<p class="p1">Io mi ritrovo spesso a fissare il vuoto nel più totale sconforto. Ho scoperto, con grande piacere, che questa cosa succede a tutti, anche a chi è abituato a scrivere per lavoro.</p>
<p class="p1">In questo articolo ho deciso di condividere con te qualche suggerimento che mi è stato utile per <strong>affrontare il blocco da foglio bianco.</strong></p>
<p class="p1"><strong><em>“Per iniziare a scrivere bisogna scrivere”</em></strong>, mi dicevano. Non credo esista frase più scontata, ma ti posso assicurare che è assolutamente vera.</p>
<p class="p1">Iniziamo!</p>
<h2 class="p1">Partiamo dalle idee</h2>
<p class="p1">Qual è l’argomento principale di cui vuoi parlare? Focalizzati su quello e inizia a pensare a quale sfumatura vuoi dare al tuo discorso.</p>
<p class="p1">Il <strong>Brainstorming</strong> è uno strumento molto utile a chiarire questo dubbio esistenziale.</p>
<p class="p1">Prendi un foglio e inizia ad appuntarti qualsiasi cosa ti venga in mente riguardo l’argomento principale: una parola, una sensazione, un pensiero, una frase scritta da qualcuno. Fai qualche ricerca su internet e lasciati ispirare (non troppo).</p>
<p class="p1">Ora guarda il foglio che hai davanti e inizia a creare dei collegamenti tra le varie cose che hai appuntato. Ragionaci un po su e vedrai che inizierà a delinearsi una strada da seguire e avrai dato un senso più concreto alle tue idee.</p>
<p class="p1">Prima di iniziare a scrivere ti consiglio di <strong>abbozzare una scaletta</strong>: argomento principale, sottoparagrafi o capitoli.</p>
<p class="p1">Non preoccuparti dei titoli, ci penserai in un secondo momento. L’importante è iniziare ad avere più o meno chiara l’organizzazione del discorso.</p>
<h2 class="p1">Iniziare a scrivere</h2>
<p class="p1">L’illuminazione, a volte, arriva proprio mentre lasciamo fluire i pensieri e le mani sulla tastiera, per cui&#8230;inizia a scrivere!</p>
<p class="p1">La tattica che utilizzo io è molto semplice: scrivo come se stessi raccontando qualcosa ad un amico, con leggerezza, senza tener conto in questa fase della forma stilistica.</p>
<p class="p1">Il fatto di iniziare a scrivere così mi aiuta a sconfiggere l’ansia di non sapere da dove iniziare o come proseguire: intanto butto giù tutto quello che desidero <strong>raccontare al mio amico/lettore immaginario</strong>, poi in un secondo momento, metto in ordine il discorso.</p>
<p class="p1">Al “secondo momento” ho dato il nome di <strong>“fase del leggi e rileggi”</strong>, nella quale inizio a dare forma, ritmo e un tono di voce preciso a ciò che ho scritto.</p>
<p class="p1"><strong>Ci vogliono pazienza e cura per le parole</strong> e ognuno ha il suo tempo per perfezionare il lavoro. Io lascio passare anche uno o due giorni dalla prima stesura e nel frattempo esco di casa, faccio una passeggiata, ascolto musica, vado fuori per il weekend.</p>
<p class="p1">Le idee migliori si hanno nei momenti in cui stai facendo tutt’altro. Altra cosa scontata, ma verissima.</p>
<p class="p1">Quindi torno a <strong>rileggere e modificare</strong> il mio testo più volte finché, leggendolo ad alta voce, mi sembra che possa funzionare e che sia ben comprensibile e fluido.</p>
<p class="p1">A questo punto dichiaro ufficialmente pronto il mio lavoro.</p>
<p class="p1">Scrivere è una questione di allenamento continuo e costante e anche di qualche metodologia specifica che, ahimè, non è universale e deve adattarsi a te e al tuo modo di lavorare.</p>
<p>Forza e coraggio, c&#8217;è un foglio bianco da affrontare.</p>
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		<title>3 libri da leggere per scrivere storie memorabili</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/libri-storie-memorabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 10:04:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per scrivere bisogna leggere. Questa è una delle grandi certezze della vita. Leggere &#8211; e capiamoci, leggere qualsiasi cosa &#8211; aiuta ad interiorizzare una serie di costruzioni, espedienti linguistici e vocaboli fondamentali per chi usa penna e tastiera per lavoro. I libri che ti consiglio oggi sono molto diversi tra loro, ma ti apriranno nuove [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per scrivere bisogna leggere.</p>
<p>Questa è una delle grandi certezze della vita. Leggere &#8211; e capiamoci, leggere qualsiasi cosa &#8211; aiuta ad interiorizzare una serie di costruzioni, espedienti linguistici e vocaboli fondamentali per chi usa penna e tastiera per lavoro.</p>
<p>I libri che ti consiglio oggi sono molto diversi tra loro, ma ti apriranno nuove strade per costruire storie da Oscar.</p>
<h2>1. Il viaggio dell&#8217;eroe, di C.Vogler</h2>
<p>Prima, le basi.</p>
<p>Ogni storia, da quella che raccontiamo in pizzeria agli amici a quella che guardiamo sullo schermo di un cinema, poggia su delle <strong>regole</strong> e su una <strong>struttura</strong> canonica.</p>
<p>La narrazione parte da un protagonista, l&#8217;eroe, e dal <strong>percorso</strong> che questo fa per raggiungere un obiettivo.</p>
<p>In questo manuale troverai molta teoria, a partire dal <strong>modello di Campbell</strong>, ma anche una rielaborazione narratologica che parte da Aristotele, arriva a Freud e Jung, fino a toccare le pellicole di Lucas e Spielberg.</p>
<p><strong>Consigliato perché devi conoscere le regole. Per romperle.</strong></p>
<h2>2. Storie che incantano, di A. Fontana</h2>
<p>Andrea Fontana ha basato tutta la sua ricerca sull&#8217;<strong>uso della narrazione</strong> in ambiti molto lontani da quello letterario. Dalla politica alla comunicazione pubblicitaria.</p>
<p>Nell&#8217;epoca dello <strong>storytelling</strong>, della costruzione di messaggi che coinvolgano le persone, toccando le loro corde più profonde, ecco che non si può fare a meno di conoscere questo autore e le sue analisi.</p>
<p>In <em>Storie che incantano</em> la tesi è che<strong> i racconti di marca e di prodotto possono fare la differenza</strong>: saper raccontare diventa necessario per farsi ascoltare, in qualsiasi settore, e Andre Fontana ci lascia esempi e qualche suggerimento che sarebbe un peccato perdersi.</p>
<p><strong>Consigliato a te che vuoi guardare con occhi nuovi il tuo lavoro nella comunicazione.</strong></p>
<h2>3. Grammatica della fantasia. Introduzione all&#8217;arte di inventare, di G. Rodari</h2>
<p>Personalmente, credo che Rodari sia uno dei grandi della letteratura italiana. Se non ne sei convinto, leggi questo libro e magari ne riparliamo.</p>
<p>I principi che lo scrittore afferma fortemente nel testo sono <strong>il valore della parola e dell&#8217;immaginazione</strong>, e il ruolo educativo della fantasia.</p>
<p>Un vero classico che rende accessibili i processi e le regole per creare una storia, un racconto, una narrazione. Una serie di spunti, idee, riflessioni che permettono di accedere a quel mondo incontaminato che è la creatività.</p>
<p>Rodari parla principalmente dello scopo educativo, dell&#8217;importanza di insegnare in modo &#8220;differente&#8221;, ma possiamo applicare lo stesso concetto anche al nostro mondo e alla nostra quotidianità.</p>
<p><strong>Consigliato per liberare, finalmente, il tuo potenziale creativo.</strong></p>
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		<title>Comunicare con onestà: le pubblicità di Bill Bernbach</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/pubblicita-bernbach/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Elena Crusco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 14:06:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una bella famigliola sorridente, i capelli perfetti e il trucco impeccabile, si accinge a fare colazione con dei deliziosi cornetti dal ripieno super cremoso. Io, di prima mattina, a parte i capelli da scienziato pazzo, ci metto all’incirca una ventina di minuti a capire chi sono. Mi rifiuto di credere che anche per te non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Una bella famigliola sorridente, i capelli perfetti e il trucco impeccabile, si accinge a fare colazione con dei deliziosi cornetti dal ripieno super cremoso.</p>
<p class="p1">Io, di prima mattina, a parte i capelli da scienziato pazzo, ci metto all’incirca una ventina di minuti a capire chi sono.</p>
<p class="p1">Mi rifiuto di credere che anche per te non sia così.</p>
<p class="p1">Quella sopra, però, è la classica pubblicità della famiglia felice e coccolosa che ci propinano, con insistenza, ormai da anni. Ma non sarà meglio essere onesti?</p>
<p class="p1">Parliamone!</p>
<h2 class="p3"><b>Dimmi la verità, nient’altro che la verità</b></h2>
<p class="p1">L’onestà è un fattore importante, soprattutto nella comunicazione, dove il consenso del nostro pubblico lo otteniamo proprio quando restituiamo, alle parole e alle immagini, la loro credibilità.</p>
<p class="p1">Certo, una pubblicità non può sbatterci in faccia la realtà così com’è. Rischierebbe di essere troppo arida e non riuscirebbe a incuriosirci o a emozionarci.</p>
<p class="p1">Il segreto sta sempre nel mezzo, bisogna trovare il <strong>giusto equilibrio tra realtà e finzione</strong>.</p>
<p class="p1">Basta con tutta questa iper-positività ovunque, con le solite frasi: <em>“Siamo i leader di mercato”</em>, <em>“Il miglior prodotto che tu abbia mai provato!”</em>, con allegata foto di un sorriso a 35.000 denti.</p>
<p class="p1">Essere creativi significa <strong>avere il coraggio di osare</strong>, di uscire fuori dagli schemi. Abbandonare i porti sicuri e sapersi addentrare con stile nel mondo delle debolezze che un prodotto o un brand possono avere. La vera maestrìa sta nel <strong>saper valorizzare la verità</strong>, soprattutto se è una verità scomoda.</p>
<p class="p1">Ecco per te due esempi caldi caldi (come i cornetti di cui parlavo prima).</p>
<h2 class="p3"><b>Bill Bernbach e la sua delicata onestà</b></h2>
<p class="p1">Conosci Bill Bernach?</p>
<p class="p1">È stato un pubblicitario statunitense, promotore della <strong>rivoluzione creativa</strong> che ci fu nella pubblicità americana degli anni cinquanta.</p>
<p class="p1">Fu l’ideatore di queste due pubblicità:</p>
<ul>
<li><strong>Avis </strong></li>
</ul>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-147876" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/02/Schermata-2020-02-07-alle-15.51.28-708x1024.png" alt="pubblicità avis bernbach" width="300" height="434" srcset="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/02/Schermata-2020-02-07-alle-15.51.28-708x1024.png 708w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/02/Schermata-2020-02-07-alle-15.51.28-207x300.png 207w, https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/02/Schermata-2020-02-07-alle-15.51.28.png 748w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p class="p1"><em>&#8220;Avis è solo al secondo posto nel settore dell&#8217;autonoleggio.</em><br />
<em>E allora, perchè venire con noi?</em><br />
<em>Noi ci proviamo davvero (quando non sei il più grande, devi farlo per forza).</em><br />
<em>È solo che non possiamo permetterci posaceneri sporchi. O serbatoi di benzina mezzi vuoti. O tergicristalli usurati. O auto non lavate. O gomme sgonfie. O nient&#8217;altro che regolatori di sedili che regolano.</em><br />
<em>Riscaldatori che riscaldano. Sbrinatori che sbrinano.</em><br />
<em>Ovviamente, ciò che cerchiamo di fare al meglio è semplicemente essere gentili.</em><br />
<em>Per farti partire bene con una macchina nuova, ad esempio un&#8217;esuberante Ford super-torque e un sorriso accogliente.</em><br />
<em>Per farti sapere, tanto per dire, dove mangiare un buon panino al pastrami a Duluth.</em><br />
<em>Perché?</em><br />
<em>Perchè non possiamo permetterci di darti per scontato.</em><br />
<em>Vieni con noi la prossima volta.</em><br />
<em>La fila al nostro sportello è più breve.&#8221;</em></p>
<p class="p1">Ci vuole fegato a dire che un’azienda non è la migliore sul mercato, anche se è la verità.</p>
<p class="p1">Avis si impegna molto di più delle altre aziende proprio perchè sa di non essere leader, quindi perchè mentire dicendo il contrario?</p>
<p class="p1">Bernach riesce a trasformare una “scomoda verità” in un<strong> punto di forza</strong> per l’azienda, che mostrandosi sincera e trasparente<strong> entra subito in sintonia con i suoi clienti</strong>, creando un legame di simpatia e fiducia.</p>
<ul>
<li class="p1"><strong>Ohrbach&#8217;s</strong></li>
</ul>
<p class="p1"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-147883" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2020/02/Schermata-2020-02-07-alle-15.50.56-194x300.png" alt="pubblicità libri bernbach" width="300" height="463" /></p>
<p><em>&#8221; We regret to inform you your school stuff is ready at Ohrbach&#8217;s&#8221;</em><br />
<em>&#8220;Ci dispiace informarti che il tuo materiale scolastico è pronto da Ohrbach&#8217;s&#8221;</em></p>
<p class="p1">Anche qui si mette in scena la verità.</p>
<p class="p1">Tutti noi siamo stati bambini e sappiamo benissimo quant’è brutto tornare a scuola dopo le vacanze estive. Una foto di bambini che corrono felici e contenti verso l’entrata della scuola non sarebbe stata credibile e il messaggio non avrebbe avuto lo stesso valore.</p>
<p class="p1">L’onestà di Bernach è così<strong> leggera e sofisticata</strong> che riesce a catturarci subito, ci sentiamo rappresentati da quelle parole o da quelle immagini perché <strong>raccontano quello che viviamo ogni giorno</strong>.</p>
<p class="p1">Dare un taglio realistico e credibile alla nostra comunicazione ci aiuta a porre le basi per una giusta <strong>relazione con il nostro pubblico</strong> e a far alzare la famosa “saracinesca” della diffidenza nei confronti delle pubblicità.</p>
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		<title>Quando Coca-Cola cambiò ricetta e divenne un brand</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/brand-coca-cola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 11:14:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi voglio raccontarti una storia. Forse &#8211; anzi, quasi sicuramente &#8211; non la conosci perché è accaduta tanti tanti anni fa. Non è solo la storia di un prodotto, ma anche quella di un brand. Coca-Cola. C’era una volta un farmacista… Tutti sappiamo che fu il Dr. Pemberton a produrre questo sciroppo ad Atlanta, e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi voglio raccontarti una storia.</p>
<p>Forse &#8211; anzi, quasi sicuramente &#8211; non la conosci perché è accaduta tanti tanti anni fa. Non è solo la storia di un prodotto, ma anche quella di un brand. Coca-Cola.</p>
<h2>C’era una volta un farmacista…</h2>
<p>Tutti sappiamo che fu il <strong>Dr. Pemberton</strong> a produrre questo sciroppo ad Atlanta, e a proporlo come bevanda da asporto, abbinato ad acqua gassata. Venne definito dai primi assaggiatori come “delizioso e rinfrescante”.</p>
<p>Siamo nel 1886 e il creatore della Coca-Cola riuscì a vendere nel primo anno circa 9 bicchieri al giorno del suo ritrovato nero e frizzantino. Due anni dopo <strong>Candler</strong>, un abile uomo d’affari, fiutò il reale valore di quella bevanda e acquistò la società.</p>
<p>Da qui iniziò l’ascesa di Coca-Cola. Fino al<strong> 23 aprile 1985</strong>.</p>
<h2>Il &#8220;giorno dell’infamia&#8221;</h2>
<p>Viene ricordato così il giorno in cui l’azienda annunciò di voler <strong>cambiare la ricetta della Coca Cola</strong>.</p>
<p>Perché, ti starai domandando. A quanto pare si era assottigliata la distanza tra il marchio delle due C e i <strong>competitor</strong> &#8211; il sapore della Pepsi risultava più dolciastro e più gradevole &#8211; e il <strong>mercato</strong> sembrava un po’ <strong>addormentato</strong>: andava ridato un po’ di smalto a quel gusto, che era rimasto sempre lo stesso quasi per 100 anni.</p>
<p>E in realtà l’effetto ottenuto fu quello tanto auspicato. Non grazie all’idea dei dirigenti, ma alla <strong>reazione dei consumatori</strong>, delle persone comuni. Da quel 23 aprile iniziarono, infatti, <strong>79 giorni di proteste</strong>, che trasformarono per sempre il settore dei soft-drink e il brand Coca-Cola.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La nuova ricetta, ribattezzata New Coke, era stata creata dopo test gustativi sottoposti ai clienti: per la precisione, vennero coinvolte circa 200.000 persone. Insomma, doveva essere davvero buona questa nuova bevanda. Ma quello che l’azienda non aveva calcolato &#8211; o non era stata in grado di quantificare &#8211; era il <strong>legame tra le persone e il brand</strong>.</p>
<p>Probabilmente aveva sottovalutato un fattore fondamentale: quello della relazione tra tutto ciò che Coca-Cola rappresentava e le persone che mettevano in tavola quella bevanda, che stappavano la famosa bottiglietta ogni giorno appena rientrati da lavoro, che condividevano quel momento con i loro figli.</p>
<p>Al di là del sapore, <strong>Coca Cola</strong> non <strong>era</strong> più la bevanda da asporto del Dottor Pemberton, ma <strong>un brand</strong>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La Coca-Cola Company ricevette in quei 79 giorni circa 1.500 telefonate di lamentele quotidiane, vide nascere associazioni che volevano il ritorno alla “vecchia” Coca Cola, dovete fare i conti con clienti che facevano scorte della ricetta <em>old-style</em>.</p>
<p>Su un cartello esposto durante una manifestazione venne scritto: <em>&#8220;I nostri figli non sapranno mai cosa vuol dire dissetarsi”</em>.</p>
<h2>Morale della favola?</h2>
<p>Quella che venne definita come la peggior mossa fatta dall’azienda, il peggior momento di marketing della storia, fu invece il <strong>momento d’oro della Coca Cola</strong>. Il momento in cui un marchio, col suo prodotto, perdeva le sue caratteristiche concrete e diventava un brand.</p>
<p>Nel luglio del 1985 tornò sugli scaffali dei negozi la classica Coca-Cola, mentre la nuova versione scomparve pochi anni dopo.</p>
<p>Ciò che è rimasto è tutto l’immaginario che continua a circondare quella bottiglia, quella bevanda di festa, condivisione, allegria e freschezza. Ciò che rimane è un <a href="https://www.blooacademy.it/blog/lovemarks-e-brand/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lovemark</a>, forse uno dei primi della storia.</p>
<p>E l&#8217;unico grande insegnamento che ha segnato l&#8217;evoluzione del marketing: quello che conta è essere un brand e riuscire a creare un legame vero e tangibile con le persone.</p>
<h3>Contenuto bonus</h3>
<p><strong>In realtà la New Coke è tornata, dopo quasi 35 anni, ma solo come omaggio alla nuova stagione di Stranger Things.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/brand-coca-cola/">Quando Coca-Cola cambiò ricetta e divenne un brand</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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		<title>Murubutu: lo storytelling in musica</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/storytelling-in-musica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maria Elena Crusco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2020 11:03:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=147547</guid>

					<description><![CDATA[<p>È una domenica mattina soleggiata e decido di fare una passeggiata all’aria aperta. Esco di casa con gli auricolari nelle orecchie e avvio la riproduzione casuale di qualche playlist di musica su Spotify. Mentre cammino, mi rendo conto che la mia attenzione è stata completamente catturata dalla canzone che è iniziata: ha una base rap [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/storytelling-in-musica/">Murubutu: lo storytelling in musica</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">È una domenica mattina soleggiata e decido di fare una passeggiata all’aria aperta.</p>
<p class="p1">Esco di casa con gli auricolari nelle orecchie e avvio la riproduzione casuale di qualche playlist di musica su Spotify.</p>
<p class="p1">Mentre cammino, mi rendo conto che la mia attenzione è stata completamente catturata dalla canzone che è iniziata: ha una base rap e, con rime ricche ed elaborate, mi sta raccontando qualcosa.</p>
<p class="p1">Mi fermo per strada, ormai sono del tutto presa dalle parole, dal ritmo e dalla narrazione e voglio concentrarmi sul testo per scoprire come va a finire questa storia.</p>
<p class="p1">Sei curioso?</p>
<p class="p1">Prometto di non spoilerarti nulla.</p>
<h2 class="p1">Murubutu e i suoi racconti</h2>
<p class="p1">Sul display del telefono leggo “Anna e Marzio &#8211; Murubutu”.</p>
<p class="p1">Non conosco questo cantante, ma in pochi secondi mi ritrovo a esplorare tutta la sua discografia e scoprire che Murubutu non scrive semplici parole in rima, lui <strong>narra delle storie</strong> in rima.</p>
<p class="p1">Veri e proprio <strong>racconti che sanno coinvolgere ed emozionare.</strong></p>
<p class="p1">I suoi album sono un viaggio alla scoperta di personaggi unici, imperfetti e fragili, che convivono ogni giorno con le proprie paure e speranze. Come succede a tutti noi.</p>
<p class="p1">Murubutu riesce in pochi minuti a <strong>trasmettere un’emozione, una curiosità e uno spunto di riflessione.</strong></p>
<p class="p1">Tra parole che si susseguono veloci e ritmi incalzanti, chi ascolta inizia a disegnare con la fantasia forme e contorni di mondi e personaggi immaginari, a immedesimarsi in loro e a voler conoscere la loro storia.</p>
<p class="p1">Alla fine, quando la canzone finisce, è successo qualcosa. Ti sei emozionato, sei rimasto colpito dalla bellezza delle rime o più semplicemente ti sei sentito coinvolto nella narrazione.</p>
<p class="p1">Qualsiasi cosa, ma non puoi essere rimasto indifferente.</p>
<h2 class="p1">Storytelling: lo stai facendo nel modo giusto</h2>
<p class="p1">Ti ricordi di quando abbiamo parlato dell’importanza per un brand di sapere <a href="https://www.lucapropato.com/blog/tipologie-di-contenuti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ispirare, educare e intrattenere</a> i propri clienti?</p>
<p class="p1">Ecco, se Murubutu si potesse paragonare a un’azienda ti direi che sta facendo davvero un ottimo lavoro di <strong>content marketing.</strong></p>
<p class="p1"><strong>Sta comunicando qualcosa attraverso i racconti</strong> e ti sta dando di più di un’assillante hit estiva o di un motivetto che tra qualche giorno scorderai, ti sta facendo sognare e immaginare altri mondi, sta risvegliando in te una sensazione o una curiosità.</p>
<p class="p1">Pensa a quante canzoni con testi vuoti o insensati ascoltiamo ogni giorno, mentre siamo al supermercato o in fila alla cassa di un negozio.</p>
<p class="p1">Queste canzoni sono come le <strong>aziende che non sanno comunicare: non ci raccontano nulla,</strong> non ci incuriosiscono, ma cercano solo di venderci i loro prodotti o servizi.</p>
<p class="p1">Queste canzoni o aziende passano inosservate, o al massimo di loro ci ricordiamo solo perché diventano assillanti e le ritroviamo ovunque, ma non di certo perché ci hanno trasmesso qualcosa.</p>
<p class="p1"><strong>Riuscire ad affascinare il tuo pubblico è tutta un’altra storia.</strong> Una storia che<a href="https://www.blooacademy.it/blog/come-raccontare-un-brand/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> chi sa fare storytelling</a> conosce bene.</p>
<p class="p1"><strong>Chi sa usare le parole attira la nostra attenzione</strong> e crea con noi un legame speciale che va oltre qualsiasi musica maledettamente orecchiabile.</p>
<p class="p1">Ti lascio con una citazione che qui in Bloo Academy ci pace tanto:</p>
<blockquote>
<p class="p1">“Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire.” <em>Maya Angelou</em></p>
</blockquote>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/storytelling-in-musica/">Murubutu: lo storytelling in musica</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;impresa gentile: comportamenti e comunicazione di valore</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/impresa-gentile-comunicazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Damiano De Cristofaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2020 09:51:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ad Maiora]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=147380</guid>

					<description><![CDATA[<p>Prima dei concetti penso che ci siano le storie. Non le favole, ma i racconti di vita vissuta, le esperienze di chi, anche in piccoli gesti, mette attenzione e cura. Come è accaduto in questa impresa gentile. Ti racconto una storia Sto facendo formazione, coaching e consulenza nello sviluppo delle persone in un’azienda e, da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/impresa-gentile-comunicazione/">L&#8217;impresa gentile: comportamenti e comunicazione di valore</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima dei concetti penso che ci siano le storie.</p>
<p>Non le favole, ma i racconti di vita vissuta, le esperienze di chi, anche in piccoli gesti, mette attenzione e cura. Come è accaduto in questa impresa gentile.</p>
<h2>Ti racconto una storia</h2>
<p>Sto facendo formazione, coaching e consulenza nello sviluppo delle persone in un’azienda e, da una persona che è molto legata all’impresa e fa il suo lavoro con passione e cura, mi è stato raccontato questo episodio.</p>
<p>L’amministratore è davanti al distributore automatico di cibi e bevande, nell’area relax, e nota che ci sono degli slot vuoti tra un prodotto e l’altro; allora, inserisce la chiavetta e “acquista” gli spazi dove non c’è il prodotto.</p>
<p>Come mai lo ha fatto? Perché non voleva che qualcuno, non accorgendosi che non c’era il prodotto, rimanesse “fregato”.</p>
<p>Quando mi è stata raccontato il fatto, mi sono sentito bene, felice e appagato: l’amministratore si è preso cura delle persone che lavorano per la sua azienda e questo è avvenuto senza &#8220;pubblicità&#8221;, è stato solo un caso che ci fosse qualcuno a vedere. La scelta poteva essere quella di contattare il distributore e far riempire gli slot, senza dover spendere per acquistare gli spazi vuoti. Sì, avrebbe potuto, ma nel frattempo?<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Un gesto semplice, ma denso di significato. Può sembrare un piccolo gesto, ma chi li conosce sa che ci sono tantissime altre azioni che in quell’azienda vengono fatte per <strong>prendersi cura delle persone</strong>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In quel gesto ho visto <strong>il vero imprenditore</strong>, quello che investe per creare valore non solo per sé e la sua famiglia, ma anche per i clienti, i fornitori e per le persone che investono il loro tempo in azienda.</p>
<h2>Parliamo di Responsabilità Sociale</h2>
<p>La Responsabilità Sociale d’Impresa è proprio legata a questi aspetti.</p>
<p>Se fai impresa, sai che hai una <strong>responsabilità nei confronti della società</strong>; certo, l’imprenditore assume un rischio ed è giusto che ci sia un ritorno dell’investimento e un’adeguata remunerazione.</p>
<p>Ci capita di sentire storie di imprese che si comportano in maniera opposta, che puntano al maggior profitto e basta, non in una logica di creazione di valore, ma di accumulo di capitali e di sfruttamento. E purtroppo non solo nelle imprese, ma anche nella politica.</p>
<p>Non stiamo parlando di morale o di etica &#8211; non mi occupo di questo &#8211; ma di consapevolezza dell’<strong>impatto del comportamento dell’impresa sulla società</strong>.</p>
<p><strong>Comportamento è comunicazione</strong>: non è un errore di ortografia, ma comunicazione e comportamento sono la stessa cosa. Questo si applica a tutti i settori: anche al marketing, alla pubblicità e all’Employer Branding così come alla comunicazione interna.</p>
<p>È possibile fare impresa e prendersi cura della relazione con i propri dipendenti e i clienti?</p>
<p>Possono il marketing, la pubblicità e l’Employer Branding essere assertivi e non manipolativi?</p>
<p>Possono le imprese essere trasparenti e creare veramente valore per il contesto sociale? Soprattutto, è possibile nell’era digitale?</p>
<p>Si, è possibile! Quello che cambia è il come, sono gli strumenti e le strategie, non lo scopo o il senso delle azioni che mettiamo in atto. Se l’obiettivo è quello di prenderci cura dei nostri bisogni, di quelli dei clienti, dei fornitori, delle persone che lavorano per noi e del contesto sociale nel quale viviamo, allora ci assumiamo la responsabilità delle scelte che facciamo e della comunicazione che mettiamo in atto.</p>
<p>Che si comunichi con il cliente o con un altro interlocutore poco importa, c’è la necessità di raggiungere un obiettivo: quale?</p>
<h2>Che differenza c’è tra convincere e manipolare?</h2>
<p>Iniziamo con il ragionare sui termini e sulle loro conseguenze.</p>
<ul>
<li><strong>Manipolare:</strong> spesso quando vediamo l’immagine di un prodotto e lo acquistiamo, succede che le nostre aspettative vengono deluse perché in fase di comunicazione il prodotto è stato manipolato. Il messaggio che questo trasmette è inquietante: se ho necessità di rendere un prodotto diverso da quello che in realtà è, cosa significa? Che per poter essere invitante è necessario mostrarlo in maniera diversa da come si presenta realmente e che il cliente non lo acquisterà mai. La manipolazione, nella comunicazione, si verifica proprio quando si attiva la convinzione del <em>Io non sono Ok, tu non sei ok</em><i>. </i>Questo porta alla necessità di manipolare in una <strong>logica Win-Lose</strong> (Io vinco, Tu perdi).</li>
<li><strong>Convincere:</strong> durante i miei corsi, spesso emerge questa parola che può avere effetti diversi, sulla base dell’interpretazione che ne diamo. Convincere non significa manipolare, ma domandiamoci: <em>“Come posso convincere il mio interlocutore?”</em>. La risposta è: entrando in connessione, cercando di sintonizzarsi sulle esigenze di entrambi e di soddisfare i bisogni, in una <strong>logica</strong> che viene definita <strong>Win-Win</strong> (Io vinco &#8211; Tu vinci).</li>
</ul>
<p>Osserviamo questa trasformazione:</p>
<ul>
<li>Convincere</li>
<li>Con Vincere</li>
<li>Vincere con</li>
</ul>
<p>Se entriamo in una logica di riconoscimento dei nostri bisogni e di quelli dell’altro, se diamo empatia a noi stessi e agli altri, se rispettiamo noi stessi e l’interlocutore accade l’alchimia e la relazione si trasforma in qualcosa di più duraturo e soddisfacente, con minor stress e più opportunità di comprendersi anche nei momenti difficili.</p>
<ul>
<li><strong>Empatia:</strong> capacità di riconoscere le emozioni, non di identificarci con quell’emozione, ma di riconoscerla, comprenderla e accettarla. Rosemberg affermava che l’essere umano soffre perché si è allontanato dalla sua condizione naturale che è quella di dare e ricevere empatia. Molto spesso parliamo di <strong>Ascolto Empatico</strong>, ossia la capacità di ascolto non solo che coglie gli aspetti contenutistici, ma anche quelli emotivi e relazionali.</li>
<li><strong>Gratitudine:</strong> questo termine può sembrare forte, eppure è essenziale, non solo per instaurare relazioni efficaci, ma anche svolgere al meglio le attività che poniamo in essere. La gratitudine <strong>verso il cliente</strong> che ha scelto il nostro prodotto/servizio, <strong>verso i collaboratori</strong> che investono gran parte del loro tempo nell’azienda e verso noi stessi.</li>
</ul>
<p>Si, lo so, questo termine solleva solitamente una serie di obiezioni, come ad esempio: <em>“Se io pago lo stipendio ai dipendenti, devo anche essergli grato?”</em> La risposta è si! Se riduciamo la relazione lavorativa allo stipendio e alla logica “ti pago, quindi lavori”, otterremo solo quello.</p>
<p>Invertiamo la logica: come si sente l’imprenditore quando vede che una persona che lavora per lui, che fa semplicemente il suo lavoro e vuole solo avere uno stipendio per raggiungere i propri risultati? Non è attento all’azienda? Non è coinvolto?</p>
<p>Se l’imprenditore tiene alla propria azienda, sono sicuro che vorrà persone coinvolte e che si sentano parte dell’azienda.</p>
<ul>
<li><strong>Gentilezza:</strong> essere gentili non è un esercizio di forma, la vera gentilezza è frutto di consapevolezza e di equilibrio interiore. Non parlo di essere affabili o di comunicare con delicatezza, parlo di<strong> prendersi cura della relazione</strong>. Esprimiamo autentica gentilezza quando siamo mentalmente predisposti ad accettare e ad accogliere.<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
</ul>
<p>Ricapitolando, l’alchimia si genera quando ci sono degli <strong>elementi base per la formula magica</strong>:</p>
<ul>
<li>la consapevolezza;</li>
<li>l’ascolto e l’osservazione;</li>
<li>l’empatia;</li>
<li>avere una logica win-win;</li>
<li>la gratitudine autentica;</li>
<li>la gentilezza.</li>
</ul>
<p>La scelta di cosa e come comunicare dipende molto da come vedo l’altro? Lo vedo solo come un mezzo? Solo come un “pollo da spennare?” Certo che ci sono le esigenze d’impresa e la necessità di fare fatturato, ma si può raggiungere un risultato efficace senza manipolazione e rendendo più umano il marketing (interno ed esterno) e il fare impresa?</p>
<h2>Il digitale e l&#8217;impresa gentile</h2>
<p>L’uso del digitale può essere un’opportunità o un pericolo:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<ul>
<li>un’opportunità per cogliere nuove esigenze e raggiungere un pubblico più ampio</li>
<li>un pericolo perché rischiamo di confondere la velocità con la superficialità e la scarsa attenzione.</li>
</ul>
<p>Come diceva il mio maestro:</p>
<blockquote><p>“La mediocrità prima o poi si scopre!”<span class="Apple-converted-space"> </span></p></blockquote>
<p>Essere perfetti non è possibile, valorizzare quello che si fa è fondamentale, far vedere quello che non è diventa manipolazione… e prima o poi si scopre.</p>
<p>Il mezzo non può essere ignorato, non possiamo rifiutarci di utilizzare i canali digitali e la tecnologia non è il male: possiamo imparare ad <strong>utilizzarli con consapevolezza</strong> e oltre alla forma curare la sostanza, oltre la velocità <strong>approfondire le relazioni e i contenuti</strong> e oltre al profitto cercare di <strong>generare valore</strong>.</p>
<p>Che siano dipendenti o clienti, la Leadership Gentile e lo Human Marketing puntano a creare la consapevolezza che la relazione non è uno strumento, ma un’opportunità per creare rapporti di valore.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Social Media: tutte le dimensioni giuste per le tue immagini</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/social-dimensioni-immagini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Iulianella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2020 08:47:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=147237</guid>

					<description><![CDATA[<p>Forse pensi che sia poco importante. Ma scegliere le immagini giuste e dar loro le dimensioni giuste è fondamentale per far sì che la tua strategia social funzioni. Ogni piattaforma, infatti, ha le sue caratteristiche specifiche di cui ogni brand deve tener conto, per sfruttare al meglio quel canale. Ecco allora il tuo vademecum, con le [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Forse pensi che sia poco importante.</p>
<p>Ma scegliere le immagini giuste e dar loro le dimensioni giuste è fondamentale per far sì che la tua strategia social funzioni. <span style="font-weight: 400;">Ogni piattaforma, infatti, ha le sue caratteristiche specifiche di cui ogni brand deve tener conto, per sfruttare al meglio quel canale.</span></p>
<p>Ecco allora il tuo vademecum, con le dimensioni esatte per i contenuti su ogni social. Scommetto che questo articolo entrerà tra i tuoi Preferiti!</p>
<h2>Facebook</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">È il social network per eccellenza, quello che ha cambiato le abitudini di tutti noi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Facebook, nel corso degli anni, ha modificato di molto la sua rotta: nato come strumento per agevolare la comunicazione tra gli studenti universitari, è oggi la <strong>piattaforma più consigliata per le inserzioni pubblicitarie</strong>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inutile ribadire come gli aggiornamenti di Facebook viaggino più veloci della luce. </span><span style="font-weight: 400;">Il segreto? Aggiornarsi! </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Pensiamo alle adv usate per le inserzioni: spesso Facebook gioca con i <strong>cambi di dimensione consigliata</strong> e ci fa impazzire su Photoshop: attualmente le dimensioni più usate sono 1:1 e 1200&#215;628 px per le Campagne Lead.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Attenzione, inoltre, ad <strong>ottimizzare le immagini del profilo e quelle di copertina</strong>: sono il biglietto da visita della tua azienda.</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Dimensioni foto profilo Facebook:</strong> minimo 180 x 180 px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Cover o dimensioni copertina Facebook:</strong> 820 x 310 px (cerca di focalizzarti sulla parte centrale per rendere la grafica Mobile Friendly)</span></li>
<li><strong>Link post: </strong><span style="font-weight: 400;">1.200 x 628 px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Post:</strong> 1000 x 1000 px</span></li>
<li><strong>Foto: </strong><span style="font-weight: 400;">1.200 x 628 px</span></li>
<li><strong>Immagine evento: </strong><span style="font-weight: 400;">1.920 x 1.080 px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Cover gruppi:</strong> 1.640 x 859 px</span></li>
</ul>
<h2>Instagram</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Il social che ama il bello! Storie, foto, video e chi più ne ha più ne metta. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Unico appunto? È una <strong>piattaforma basata (quasi) interamente sul visual</strong>. Abbigliamento, gioiellerie, personal branding, influencer, beauty, fotografia: questi sono alcuni dei settori che troveremo maggiormente. Non è, infatti, un social per tutti: bisogna dedicargli molto tempo ma, soprattutto, molto impegno per la creazione di contenuti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Inizialmente Instagram permetteva di caricare solo foto 1:1; da qualche anno, però, ha introdotto anche la possibilità di inserire il <strong>formato orizzontale e verticale</strong>. </span><span style="font-weight: 400;">Corre in nostro soccorso <strong>IG TV</strong> che ci permette di caricare video in high quality senza limiti di tempo, a differenza delle amate<strong> stories</strong>.</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Foto profilo:</strong> 110 x 110px</span></li>
<li><strong>Quadrato: </strong><span style="font-weight: 400;">1080 x 1080px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Portrait/Formato verticale:</strong> 1080 x 1350px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Landscape/Formato orizzontale:</strong> 1080 x 566px</span></li>
</ul>
<h2>Twitter</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Non ha bisogno di molte presentazioni. Twitter è amato dalle <strong>testate giornalistiche</strong>, dai <strong>politici</strong> ma soprattutto degli appassionati dei <strong>trend del momento</strong>. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il social dei cinguettii continua ad essere un <strong>importante strumento per lo studio delle tendenze</strong>, per quanto riguarda il mercato ma anche e soprattutto per scoprire e seguire i tormentoni del periodo. <strong>Poche immagini</strong> e parole essenziali!</span></p>
<ul>
<li><strong>Dimensioni Foto Profilo: </strong><span style="font-weight: 400;">400 x 400px</span></li>
<li><strong>Cover: </strong><span style="font-weight: 400;">1500 x 500px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Foto In-Stream:</strong> 440 x 220px</span></li>
</ul>
<h2>LinkedIn</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Parola d’ordine? Professionalità. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Usatissimo per il <strong>personal branding</strong>, Linkedin continua ad essere un social molto amato anche se apparentemente freddo. Il tono di voce, qui, cambia totalmente rispetto ai suoi &#8220;colleghi&#8221;: frasi composte e grammaticamente impeccabili, e post quasi sempre volti all’interazione. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Debole la parte b2c, ma ancora <strong>molto usato per la ricerca di collaboratori</strong>.</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Foto profilo personale:</strong> 400 x 400 px</span></li>
<li><strong>Cover pagina personale: </strong><span style="font-weight: 400;">1584 x 396px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Cover Business:</strong> 1536 x 768px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Business logo:</strong> </span><span style="font-weight: 400;">400 x 400px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Business post:</strong> 646 x 220px</span></li>
</ul>
<h2>YouTube</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Numeri da capogiro e la dote di riuscire a farsi voler bene da tutti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">YouTube ha bisogno di una <strong>strategia ben precisa</strong>, ma soprattutto non giustifica le debolezze. N</span><span style="font-weight: 400;">iente improvvisazione, prendi carta e penna e inizia a lavorare sui testi del tuo prossimo video!</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Foto profilo canale:</strong> 800 x 800px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Cover:</strong> 2560 x 1440px</span></li>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Video Thumbnail:</strong> minimo 1280 x 720px</span></li>
</ul>
<h2>TikTok</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Una vera new entry per noi &#8220;vintage digitalist” ma <strong>fortissimo tra gli under 25</strong>. È il social dei sorrisi, dei video divertenti e delle challenge (vere e proprie sfide a colpi di balletti).</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Visto il grande successo, in pochissimo tempo, si inizia già a parlare di TikTok Specialist e anche le aziende italiane cominciano a ricercare queste figure.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I<strong> video verticali</strong> sono l’unica dimensione consentita su questa piattaforma.</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400;"><strong>Dimensioni video:</strong> 1080 x 1920 (il video deve usare l’intera area)</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">Ora non ti resta che ricontrollare le immagini che stai per postare, ma soprattutto rifletti sulla tua <strong>strategia social</strong>.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ognuno di questi canali si caratterizza per uno stile di comunicazione, una prevalenza di contenuti specifici e un pubblico ben definito: prima di decidere, <strong>analizza bene il tuo mercato</strong> e chiediti se il tuo potenziale cliente è proprio lì, su quella piattaforma.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Un consiglio?</strong> Focalizzati su pochi social ma regala agli utenti dei reali contenuti di valore.</span></p>
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		<title>Contenuti: 2 consigli + 1 raccomandazione per il tuo 2020</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/contenuti-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 09:17:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=146893</guid>

					<description><![CDATA[<p>Avrai fatto sicuramente tanti buoni propositi per questo 2020. Scommetto che questa settimana sei anche impegnato in una dieta detox. E allora potevano mancare i consigli e le raccomandazioni per un nuovo anno all&#8217;insegna dei contenuti? Primo consiglio? Un tool! Avrai già in mano il tuo piano editoriale su cui svetta un bel 2020, ma i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Avrai fatto sicuramente tanti buoni propositi per questo 2020. Scommetto che questa settimana sei anche impegnato in una dieta detox.</p>
<p>E allora potevano mancare i consigli e le raccomandazioni per un nuovo anno all&#8217;insegna dei contenuti?</p>
<h2>Primo consiglio? Un tool!</h2>
<p>Avrai già in mano il tuo piano editoriale su cui svetta un bel <em>2020</em>, ma<strong> i vecchi contenuti</strong>? No, non buttarli via come raccomanderebbe una massima della saggezza popolare.</p>
<p>Possono ancora rivivere. E per aiutarti a rinverdirli, ti viene in soccorso il primo tool consigliato.</p>
<p>Il <strong>Content Audit</strong> è un&#8217;attività fondamentale per far funzionare un blog. Ci sono, infatti, degli articoli evergreen che, con qualche piccola modifica, possono <strong>allungare il</strong> loro <strong>ciclo di vita</strong>.</p>
<p><strong> Screaming Frog SEO Spider</strong> è uno strumento che va a muoversi tra meta description, pagine 404, titoli e aspetti SEO fondamentali per un blog: con questo software potrai fare un check completo dei tuoi contenuti, migliorarli e dargli nuovo slancio.</p>
<h2>E poi un libro&#8230;</h2>
<p>Pensavi di non dover studiare in questo 2020?</p>
<p>E invece ti tocca. Soprattutto se vuoi tenerti al passo con le ultime tendenze e i prossimi trend.</p>
<p>Quest&#8217;anno così tondo sarà infatti centrato sulla <strong>User Experience</strong>, da un punto di vista tecnico e grafico, ma anche <strong>per la scrittura</strong>. L&#8217;utente, la persona, rimane il fulcro centrale di ogni comunicazione e le nostre parole devono abbracciarlo e condurlo verso l&#8217;obiettivo in modo semplice, piacevole, magari anche divertente.</p>
<p>Fai spazio sulla tua scrivania a <strong>#UX WRITER di Alice Morrone</strong>, per me il miglior libro in italiano (scritto da un&#8217;italiana) sulla scrittura in ottica ux: pratico, ben scritto e molto molto interessante.</p>
<h2>+ la raccomandazione</h2>
<p>E infine, una raccomandazione per questo nuovo anno di studio e lavoro.</p>
<p>Sii sempre curioso: non sentirti arrivato, non pensare di conoscere fino in fondo il tuo mondo, appassionati a qualcosa che prima non avevi mai considerato, allarga i tuoi orizzonti.</p>
<p>Per i creativi, ma anche per i cittadini del mondo attuale, la cultura è l&#8217;unico vero antidoto contro l&#8217;opacità.</p>
<p><strong>RISORSE</strong></p>
<ul>
<li><a href="https://www.screamingfrog.co.uk/seo-spider/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Screaming Frog SEO Spider</a></li>
<li><a href="https://www.amazon.it/Writer-Scrivere-microcopy-che-convertano/dp/8891782424" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#Ux Writer, di Alice Morrone</a></li>
</ul>
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		<title>Real time marketing a Natale: promossi e bocciati</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/real-time-marketing-natale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 10:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Content Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.blooacademy.it/?p=144639</guid>

					<description><![CDATA[<p>È giunto il momento dell&#8217;anno più temuto da tutti i social media cosi dell&#8217;universo: bisogna preparare i post per Natale. Ho selezionato tre esempi di Real Time Marketing dorato: sono i promossi e bocciati da cui potrai prendere ispirazione &#8211; o prendere le distanze &#8211; per il tuo calendario editoriale. Il Real Time Marketing Non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È giunto il momento dell&#8217;anno più temuto da tutti i<em> social media cosi</em> dell&#8217;universo: bisogna preparare i post per Natale.</p>
<p>Ho selezionato tre esempi di Real Time Marketing dorato: sono i promossi e bocciati da cui potrai prendere ispirazione &#8211; o prendere le distanze &#8211; per il tuo calendario editoriale.</p>
<h2>Il Real Time Marketing</h2>
<p>Non diamo nulla per scontato, quindi: cos&#8217;è il Real Time Marketing?</p>
<p>È quel metodo di comunicazione che si aggancia a particolari <strong>eventi</strong>, momenti reali, ricorrenze e <strong>festività</strong> per veicolare un messaggio, dal brand alle persone.</p>
<p>Si tratta di un <strong>marketing in presa diretta</strong>, che quindi poggia su quello che accade <em>offline</em>: nel caso del periodo natalizio le date e gli avvenimenti sono, ovviamente, <strong>prevedibili</strong>.</p>
<p>Ora, molti sono favorevoli, molti sono contrari all&#8217;uso di questi post festivi sui social. Come vedremo negli esempi selezionati, in realtà, ciò che conta rimane sempre costruire dei<strong> contenuti di valore</strong>.</p>
<p>Ecco, allora, i tre post che ti aiuteranno a decidere cosa pubblicare sulle tue Pagine durante le prossime settimane.</p>
<h2>Bocciato, penna blu e dietro la lavagna</h2>
<p>Questo contenuto non ha scusanti.</p>
<p><strong>Crema Novi</strong>, come molti altri, ha semplicemente formulato degli auguri e montato i prodotti a mo&#8217; di abete.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-144644" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2019/11/crema-novi-natale.png" alt="crema novi natale" width="400" height="413" /></p>
<p>&#8220;Grazie, a te e famiglia&#8221;, ma posso benissimo ignorare questa comunicazione: <strong>non colpisce la mia attenzione</strong> &#8211; se non per uno sguardo sdegnato &#8211; non mi dice nulla sul brand, non comunica <strong>nulla di unico o riconoscibile. </strong>A parte il barattolino che sì, ci sta, ma non aggiunge nulla di creativo, divertente o emozionale.</p>
<p>Anche <em>Arbre Magique</em> sfrutta la forma del suo prodotto &#8211; l&#8217;alberello appunto &#8211; per ogni Natale: qualche tocco di rosso, qualche pallina, una spolverata di neve <em>et voilà</em>.</p>
<p>Nessuno sforzo creativo, nessun sorriso e nessun brivido per gli utenti.</p>
<h2>Non si applica, potrebbe fare di più</h2>
<p>Qui siamo sulla fascia media.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-144646" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2019/11/tartufone-natale.png" alt="tartufone natale" width="400" height="483" /></p>
<p>Il <strong>Tartufone</strong> è un prodotto prettamente natalizio: il Natale è quindi la giornata dei Tartufone lovers. Ci sta. Carino.</p>
<p>Ma è un post che andresti a condividere? È un post che coinvolge e lascia un messaggio? Direi di no.</p>
<p>Un post celebrativo, che finge di essere dedicato alle persone ma è <strong>completamente centrato sul prodotto</strong>.</p>
<p>Potreste obiettare che andrebbe valutato il contesto e il brand di cui stiamo parlando: bene, vi suggerisco di andare a guardare il lavoro che fa <em>Bauli</em>. Anche questo un marchio legato alle festività dicembrine, che ha però trovato il modo &#8211; creativo &#8211; per comunicare tutto l&#8217;anno e in modo mai banale.</p>
<p>Ha le potenzialità, ma non si applica.</p>
<h2>Promosso e inaspettato</h2>
<p>Ero tentata di citare <em>Barilla</em>, che qualche anno fa fece un post molto carino alla Vigilia di Natale, in cui salutava tutti coloro che si preparavano alla maratona di cucina che stava per iniziare.</p>
<p>Ma poi ho scelto di inserire <strong><em>Perlana</em></strong>, un brand non blasonato a livello social che in realtà lavora molto bene.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-144647" src="https://www.bloo.it/wp-content/uploads/2019/11/perlana-natale.png" alt="Perlana natale" width="400" height="482" /></p>
<p>Perlana non fa semplicemente gli auguri, ma scherza sul tessuto del vestito di Babbo Natale e sul fatto che c&#8217;è sempre qualcuno che deve indossarlo in casa.</p>
<p>Non è il post del secolo ma è <strong>cucito addosso al brand</strong> &#8211; dopotutto parla di capi, lavaggi e resistenza &#8211; e usa un <strong>linguaggio</strong> che è quello <strong>di Perlana</strong>, si rivolge alle donne e strappa anche un sorriso, riportando alla mente tanti momenti vissuti con le persone che amiamo.</p>
<p>Semplice, essenziale, ma riuscito.</p>
<p>Ora che hai conosciuto il meglio e il peggio, sei pronto per dare forma al tuo post di Natale. Lo farai o non lo farai?</p>
<p><em>PS. Occhio, se posti un alberello fatto di calzini, barattolini, penne o qualsiasi altro oggetto&#8230;ti troverò!</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.bloo.it/blog/real-time-marketing-natale/">Real time marketing a Natale: promossi e bocciati</a> proviene da <a href="https://www.bloo.it">Bloo • Digital &amp; Human Marketing Agency</a>.</p>
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		<title>Raccontare il Natale: 3 pubblicità da lacrimoni</title>
		<link>https://www.bloo.it/blog/raccontare-il-natale-3-pubblicita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Di Vincenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 11:06:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il calendario dell&#8217;avvento da completare, la Vigilia di attesa trepidante e la mattina del 25 con tutti i regali sotto l&#8217;albero. E poi la tombola con i parenti e la tavola imbandita per settimane. In molti recitano la parte dei Grinch, ma questa festività ci riporta inevitabilmente all&#8217;infanzia, risvegliando in noi il bambino che eravamo. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il calendario dell&#8217;avvento da completare, la Vigilia di attesa trepidante e la mattina del 25 con tutti i regali sotto l&#8217;albero. E poi la tombola con i parenti e la tavola imbandita per settimane.</p>
<p>In molti recitano la parte dei Grinch, ma questa festività ci riporta inevitabilmente all&#8217;infanzia, <strong>risvegliando in noi il bambino che eravamo</strong>.</p>
<p>Per questo, anche le pubblicità a Natale non possono che parlare a lui.</p>
<p>Nonostante si tratti di una comunicazione commerciale, ci prendono alla pancia e suscitano in noi <strong>emozioni profonde e ancestrali</strong>.</p>
<p>L&#8217;affetto, la paura di rimanere soli, l&#8217;amore, il calore, la sicurezza di una casa, di un abbraccio. Prima che di prodotti, soprattutto a Natale, i brand devono parlare di persone.</p>
<p>Ecco tre pubblicità natalizie che fanno inumidire gli occhi e ci raccontano questo periodo speciale, ognuna a modo suo, ma sempre con una dose di zucchero extra.</p>
<h2>John Lewis &amp; Partners and Waitrose &amp; Partners</h2>
<p>Una favola.</p>
<p>Lo spot di John Lewis &amp; Partners and Waitrose &amp; Partners, catena di negozi e supermarket britannici, racconta la <strong>tipica storia natalizia</strong>.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/r9D-uvKih_k" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ci sono un draghetto e una bambina dai capelli rossi: il primo combina guai e non riesce a farsi accettare in questo villaggio fuori dal tempo, la seconda decide di aiutarlo e di mostrare a tutti gli altri il suo lato buono.</p>
<p>Ecco allora che, davanti a una tavola imbandita, mentre tutti festeggiano, arriva il piccolo mostriciattolo con un dono culinario che &#8220;cuoce&#8221; al momento e accade la vera magia.</p>
<blockquote><p>Show them you care.</p></blockquote>
<p>Una frase perfetta per una giornata come quella del 25 dicembre. Una storia a lieto fine, un <strong>piccolo miracolo natalizio</strong>.</p>
<h2>Conad</h2>
<blockquote><p>Non sono gli alberi a fare il Natale, sono le persone.</p></blockquote>
<p>Questa frase mi ha colpito e ha vagato nella mia mente per un bel po&#8217;.</p>
<p>È vero. C&#8217;è un periodo dell&#8217;anno in cui tutto intorno a noi sembra diventare magico: palline, alberi illuminati, luci, dolci e regali.</p>
<p>Ma qual è la vera magia?</p>
<p>La vera magia è saper condividere le proprie emozioni, <strong>instaurare relazioni con gli altri</strong> e, soprattutto, imparare ad ascoltare.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/cj3SJUrd6Qw" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Già da alcuni anni, Conad ha fondato la sua comunicazione su un messaggio chiarissimo &#8211; <em>persone oltre le cose</em> &#8211; e, in questo spot natalizio, è riuscito a far passare il significato profondo di questo suo slogan.</p>
<p>Un Natale fatto di decorazioni, ma soprattutto di attenzioni, sorrisi, dolcetti da condividere e amore. <strong>Un Natale fatto di persone</strong>.</p>
<h2>Edeka</h2>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/xcpHyfKhNco" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>È molto toccante, non è vero?</p>
<p>Questa pubblicità è diventata un simbolo della comunicazione natalizia, per la forza del suo messaggio.</p>
<p>Parlare di morte a Natale non è proprio quanto di meglio si possa fare. A meno che questa morte non ci ricordi <strong>quanto sia importante la vita</strong>, la condivisione con gli altri, l&#8217;affetto, la cura e l&#8217;attenzione verso le persone a noi care.</p>
<p>Il brand, Edeka, è completamente nascosto, fa solo da sfondo e da oggetto di scena a una storia semplice ma profonda. <strong>Una storia che parla di noi</strong>.</p>
<p>E allora qual è la vera essenza di questa festività?</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Condividere. Una parola così usata oggi, nel mondo social, e così poco sentita nel mondo reale. </span></p>
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